{"id":16850,"date":"2011-03-07T00:00:00","date_gmt":"2011-03-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-futuro-delleuro-passa-per-berlino\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:06","slug":"il-futuro-delleuro-passa-per-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/il-futuro-delleuro-passa-per-berlino\/","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019euro passa per Berlino"},"content":{"rendered":"<p>In una serie di vertici di qui a fine marzo verr\u00e0 ridisegnato l\u2019intero assetto della <i>governance<\/i> economica dell\u2019Europa. Le decisioni che vi verranno prese serviranno a fronteggiare i problemi di fondo che hanno determinato in quest\u2019ultimo anno la grave crisi dell\u2019euro. Una situazione di crisi che non \u00e8 affatto finita. Il pacchetto di misure che verr\u00e0 approvato dovr\u00e0 servire a rassicurare i mercati che restano in guardinga attesa. I risultati del negoziato saranno comunque fortemente condizionati dalle vicende politiche interne dei maggiori paesi, in primo luogo della Germania.  <\/p>\n<p>  <b>Patto di convergenza<\/b><br \/>L\u2019appuntamento chiave per decidere il nuovo assetto del governo dell\u2019economia della zona euro e dell\u2019intera Ue \u00e8 fissato per la fine di marzo (24 e 25). Ci si arriver\u00e0 gradualmente con una serie di passaggi successivi che dovranno definire i contenuti dell\u2019accordo Ue.<\/p>\n<p>Un negoziato che ruoter\u00e0 attorno alle proposte di riforma del patto di stabilit\u00e0, corredato delle nuove regole del Fondo europeo di stabilizzazione alle quali si \u00e8 aggiunta pi\u00f9 di recente la proposta di un \u2018Patto per la competitivit\u00e0 elaborato da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e in via di riformulazione per iniziativa congiunta della Commissione e del Consiglio europeo. <\/p>\n<p> La proposta franco-tedesca contiene un insieme eterogeneo di misure incentrate su salari, pensioni e fisco, tra cui: l\u2019eliminazione di clausole automatiche di indicizzazione dei salari all\u2019inflazione (fieramente avversata dal Belgio e dalla Spagna); l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 di pensionamento (assai poco gradita all\u2019Austria); lo sviluppo di una base fiscale comune per le imprese (che vede l\u2019Irlanda fortemente contraria); emendamenti alle Costituzioni nazionali per trasformare in legge l\u2019azzeramento dei deficit pubblici (come gi\u00e0 fatto dalla Germania); il tutto corredato di sanzioni per i paesi che non si adegueranno a questi vincoli.<\/p>\n<p>Sono misure di natura e finalit\u00e0 assai diverse, alcune da tempo al centro del dibattito europeo e che hanno lo scopo, pi\u00f9 o meno dichiarato, di imporre una svolta in chiave rigorista alle politiche economiche, finanziarie, sociali e di bilancio dei paesi dell\u2019eurozona e in particolare dei paesi periferici pi\u00f9 in difficolt\u00e0. In contropartita la Germania ha lasciato intendere di essere pronta ad impegnarsi nel potenziamento del Fondo salva stati: sia del Fondo attuale (Efsf), sia di quello permanente (Esm) che lo sostituir\u00e0 nel 2013, in termini sia di risorse che di modalit\u00e0 operative.<\/p>\n<p>   <b>Metodo intergovernativo<\/b><br \/>Oltre a imporre una serie di obiettivi e vincoli comuni alle politiche dei paesi membri su materie di stretta competenza nazionale, il patto di convergenza punta sul modello intergovernativo di pressioni reciproche per la sua applicazione. Perch\u00e9 a differenza di quello comunitario sarebbe in grado di garantire &#8211; a detta della Merkel e Sarkozy &#8211; tempi certi e procedure efficaci. Si tratterebbe dunque di arrivare a una sorta di cooperazione rafforzata estesa innanzi tutto all\u2019eurozona, ma con la possibilit\u00e0 di adesione anche da parte di altri paesi membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p> Si possono nutrire forti dubbi in realt\u00e0 sull\u2019efficacia del metodo intergovernativo alla luce delle esperienze tutt\u2019altro che brillanti del passato. Prima fra tutte quella della strategia di Lisbona per la crescita, rivelatasi in questi anni del tutto inadeguata a ristrutturare e modificare i modelli economici diversi dei vari paesi europei.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante a questo riguardo si presenta la proposta di mediazione &#8211; con riferimento al patto franco-tedesco &#8211; elaborata di recente da Manuel Barroso e Herman Van Rompuy, che mira ad ampliare significativamente il ruolo della Commissione e del metodo comunitario nella gestione e coordinamento delle misure che i singoli paesi membri dovranno adottare per una maggiore convergenza e competitivit\u00e0. Anche questa proposta verr\u00e0 discussa nelle prossime settimane.<\/p>\n<p>Se non vi sono dubbi sulla grande rilevanza che avrebbe per l\u2019Europa l\u2019approvazione di un pacchetto di misure in grado di stimolare una maggiore coordinazione e un pi\u00f9 stretto allineamento tra i paesi membri in settori vitali dell\u2019economia, la domanda da porsi \u00e8 se tali decisioni potranno servire anche a risolvere la crisi dell\u2019euro tuttora in corso, creando le condizioni per mettere al riparo l\u2019eurozona dal rischio di implosione profilatosi in questi ultimi mesi.<\/p>\n<p> I nodi essenziali da affrontare e sciogliere sono soprattutto tre: far uscire dalla crisi i paesi \u2018periferici\u2019; costruire un efficace meccanismo permanente di gestione delle crisi; fronteggiare il dissesto di molti sistemi bancari europei.<\/p>\n<p><b>Paesi periferici<\/b><br \/>La crisi dell\u2019euro nasce &#8211; com\u2019\u00e8 noto &#8211; da un complesso di fattori che si possono riassumere nell\u2019interazione perversa in un certo numero di paesi tra l\u2019enorme crescita del debito privato e pubblico, da un lato, e l\u2019accumularsi di squilibri competitivi sempre meno sostenibili, dall\u2019altro. Il fatto che questi paesi facessero parte di una unione monetaria ha conferito alla crisi caratteri sistemici, che richiedono risposte in grado di rafforzare l\u2019intero sistema, e non solo le misure di intervento caso per caso varate finora &#8211; e sempre con notevole ritardo &#8211; dall\u2019Europa.<\/p>\n<p>Tutti i paesi periferici in difficolt\u00e0, quali la Grecia, l\u2019Irlanda, il Portogallo e la Spagna, hanno adottato, sotto la spinta degli ispettori dell\u2019Ue e del Fondo monetario internazionale, politiche e misure di risanamento assai severe. Sia di consolidamento fiscale finalizzate a riportare le finanze pubbliche sotto controllo, sia di riforme strutturali atte a ridare slancio al potenziale di crescita.<\/p>\n<p>Alcuni primi risultati positivi si cominciano a vedere e la nuova disciplina prospettata dal patto di stabilit\u00e0 e da quello per la convergenza servir\u00e0 certamente a rafforzare tali processi di aggiustamento.<\/p>\n<p>Se i piani di risanamento nazionali, per quanto dolorosi, rappresentano strumenti indispensabili in molti paesi per affrontare le crisi del debito sovrano, \u00e8 anche vero che va messa a disposizione di questi stessi paesi tutta la liquidit\u00e0 necessaria perch\u00e9 il processo di ripianamento del debito non venga impedito e alla fine soffocato da processi deflazionistici.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che i fondi di intervento oggi a disposizione per fornire assistenza finanziaria ai paesi in difficolt\u00e0 (Efsf) sono insufficienti in termini di quantit\u00e0 di risorse e troppo costosi. Per aumentare le possibilit\u00e0 di successo delle risposte nazionali tali fondi andrebbero dunque rafforzati significativamente e resi pi\u00f9 convenienti, come d\u2019altra parte chiedono da tempo i mercati.<\/p>\n<p><b>Meccanismo di stabilizzazione<\/b><br \/>A questo riguardo \u00e8 comunque importante l\u2019impegno, sottolineato nelle conclusioni dell\u2019ultimo Consiglio europeo e da Angela Merkel alla presentazione del Patto franco-tedesco, di aumentare le risorse a disposizione dell\u2019Efsf, oggi di fatto molto al di sotto dei 440 miliardi di euro disponibili sulla carta.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 difficile che il fondo salva stati sia autorizzato ad acquistare &#8211; come richiesto da molti &#8211; i titoli dei paesi in difficolt\u00e0 sul mercato secondario. In questo caso una decisione positiva \u00e8 tutt\u2019altro che scontata, vista la forte resistenza dei paesi pi\u00f9 forti, con in testa la Germania, che temono soprattutto ripercussioni negative in termini elettorali e di politica interna. Il che lascia prevedere che la Banca centrale europea continuer\u00e0 ad acquistare titoli di stato in tutte le situazioni in cui i mercati non siano disposti a fornire le risorse liquide richieste.<\/p>\n<p>Oltre alle modifiche dell\u2019Efsf, l\u2019altro tema chiave del negoziato europeo riguarda la creazione del suo successore nel 2013, il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilizzazione (Esm). Circa il suo funzionamento si continua ad insistere &#8211; anche in questo caso soprattutto da parte della cancelliera Merkel &#8211; sul ruolo centrale da assegnare alla possibilit\u00e0 di <i>default <\/i>del debito sovrano dei paesi della periferia, prevedendo altres\u00ec in questi casi una sorta di \u2018tosatura\u2019 dei creditori privati quale deterrente per future incaute esposizioni a favore di paesi debitori inaffidabili.<\/p>\n<p>Se sul piano teorico ipotesi di <i>default<\/i> di singoli paesi appaiono, in realt\u00e0, pienamente gestibili e percorribili, non vanno affatto sottostimate le gravi ripercussioni che il <i>default <\/i>del debito sovrano avrebbe all\u2019interno della zona euro, a partire dall\u2019impatto devastante sui bilanci delle banche di molti paesi europei.<\/p>\n<p> Molto meglio sarebbe prospettare un Esm che sia una sorta di Fondo monetario europeo, in grado di contemperare l\u2019assistenza finanziaria ai paesi in difficolt\u00e0 con una condizionalit\u00e0 adeguata a stimolare le necessarie riforme dei singoli paesi con crisi debitoria. Le risorse per farlo funzionare potrebbero essere reperite attraverso varie strade, e proposte interessanti in merito non mancano.<\/p>\n<p>Ma l\u2019ostacolo maggiore per una decisione in tal senso \u00e8 eminentemente politico ed \u00e8 legato ai trasferimenti di risorse &#8211; seppur modesti e pi\u00f9 che compensati da ritorni complessivi &#8211; dai paesi pi\u00f9 forti ai paesi in difficolt\u00e0 che un fondo permanente anticrisi di questo genere potrebbe contemplare. Questi trasferimenti sono giudicati inaccettabili in molti paesi oggi in Europa, in primo luogo in Germania, dove a fine marzo si svolgeranno nel Baden-W&#369;rttemberg elezioni molto importanti anche per gli equilibri politici nazionali.<\/p>\n<p><b>Instabilit\u00e0 finanziaria<\/b><br \/>Il terzo e ultimo tema chiave per una soluzione positiva della crisi europea riguarda la stabilit\u00e0 finanziaria. Misure e meccanismi importanti sono stati varati in questi mesi, ma resta il problema chiave di riuscire a separare la crisi bancaria dalla crisi dei debiti sovrani. Esse sono oggi strettamente intrecciate attraverso i salvataggi bancari operati con denaro dei contribuenti, come nel caso dell\u2019Irlanda. Servirebbe un piano di ricapitalizzazione e ristrutturazione del settore bancario, che sia ampio, complessivo ed esteso all\u2019intera area europea. A questo scopo andrebbero approntati meccanismi di risanamento dei sistemi bancari di alcuni paesi, cos\u00ec da isolare le banche di fatto fallite &#8211; e da chiudere &#8211; dal resto del sistema che pu\u00f2 essere invece ristrutturato e risanato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile valutare l\u2019ammontare esatto di risorse che costerebbe un insieme di interventi di questo genere. Le stime sono assai varie, e indicano comunque cifre importanti, oscillanti tra i 100 e i 200 miliardi di euro. A questo riguardo lo \u201c<i>stress test<\/i>\u201d effettuato lo scorso anno per accertare le condizioni di salute di circa 90 banche medio-grandi europee avrebbe potuto rafforzare la credibilit\u00e0 del sistema finanziario europeo e la sua capacit\u00e0 di sostenere la ripresa in corso. Si \u00e8 trattato in realt\u00e0 di un test all\u2019acqua di rose e, comunque, ispirato a criteri troppo blandi. Basti pensare che il fabbisogno di ricapitalizzazione venne stimato pari ad appena 3,5 miliardi di euro. <\/p>\n<p> Si \u00e8 deciso di riprovarci e condurre tra un po\u2019 un nuovo <i>check-up <\/i>del sistema bancario europeo avvalendosi questa volta della nuova Autorit\u00e0 bancaria europea (Eba). L\u2019obiettivo \u00e8 arrivare a fornire nuovo capitale l\u00e0 dove necessario.  Ma le anticipazioni che si sono potute cogliere finora sono tutt\u2019altro che rassicuranti circa la \u2018severit\u00e0\u2019 degli esami che verranno condotti. Uno scetticismo dettato in particolare dalla cautela che continua a caratterizzare la Germania nella valutazione delle difficolt\u00e0 delle sue banche.<\/p>\n<p>Su questo e altri aspetti della <i>governance <\/i>economica europea i paesi della zona euro e l\u2019intera Ue saranno comunque chiamati a dare risposte chiare per fronteggiare la situazione di crisi che rimane aperta e foriera di rischi per la stabilit\u00e0 dell\u2019euro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una serie di vertici di qui a fine marzo verr\u00e0 ridisegnato l\u2019intero assetto della governance economica dell\u2019Europa. Le decisioni che vi verranno prese serviranno a fronteggiare i problemi di fondo che hanno determinato in quest\u2019ultimo anno la grave crisi dell\u2019euro. Una situazione di crisi che non \u00e8 affatto finita. 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