{"id":16870,"date":"2011-03-10T00:00:00","date_gmt":"2011-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-direttrice-di-marcia-per-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:06","slug":"una-direttrice-di-marcia-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/una-direttrice-di-marcia-per-litalia\/","title":{"rendered":"Una direttrice di marcia per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Le recenti rivolte nei paesi della sponda sud del Mediterraneo ripropongono l\u2019esigenza di una riflessione strategica sulle priorit\u00e0 e gli obiettivi della politica estera italiana nel medio e lungo termine. Si tratta di trovare un equilibrio pi\u00f9 efficace tra la dimensione bilaterale e quella multilaterale della proiezione esterna del paese, anche attraverso un uso migliore delle sempre pi\u00f9 scarse risorse disponibili.<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Tabella.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i>Incidenza % del bilancio Mae sul bilancio dello Stato<\/i>.<br \/>Aps: Aiuto pubblico allo sviluppo.<\/p>\n<p>Due fattori strutturali rendono quest\u2019esigenza particolarmente urgente. Il primo \u00e8 la crisi del sistema multilaterale, cui si aggiungono le incerte prospettive del processo di integrazione europea. Pi\u00f9 in generale, siamo in presenza di una rapida trasformazione del quadro complessivo di riferimento dell\u2019azione esterna del paese. Il secondo \u00e8 la fragilit\u00e0 economica e politica dell&#8217;Italia, che \u00e8 all\u2019origine delle difficolt\u00e0 a competere, e talora anche a cooperare, con gli altri attori del sistema internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019edizione 2011 dell\u2019annuario <i>La politica estera dell\u2019Italia<\/i>, realizzato dallo Iai di Roma e dall\u2019Ispi di Milano per la casa editrice Il Mulino, vuole offrire un contributo al rilancio di questo dibattito. Il rapporto introduttivo dell&#8217;annuario sottolinea alcune costanti storiche dell&#8217;azione esterna dell&#8217;Italia fin dall\u2019unit\u00e0 nazionale che continuano a manifestarsi anche oggi e, sulla base dell\u2019analisi dei principali eventi del 2010, indica tre possibili direttrici della politica estera italiana.<\/p>\n<p><b>Alleanza asimmetrica<\/b><br \/>L\u2019Italia ha spesso cercato di compensare le proprie debolezze interne attraverso un\u2019alleanza privilegiata con una delle maggiori potenze. Questo approccio \u00e8 stato tuttavia bilanciato, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, dalla partecipazione alle principali organizzazioni multilaterali, che hanno garantito al paese un rafforzamento del suo profilo internazionale e una relativa libert\u00e0 di manovra. La ridefinizione della gerarchia del potere internazionale in corso e la crisi del contesto multilaterale potrebbero rafforzare oggi la convinzione che il legame asimmetrico con una grande potenza possa garantire a una \u201cmedia potenza\u201d come l\u2019Italia certi margini di sicurezza e di \u201cprotezione\u201d. <\/p>\n<p>Ma con quale paese potrebbe essere realizzata questa opzione e quali ne sarebbero i vantaggi e i costi? <\/p>\n<p>Nello scenario attuale, l\u2019interlocutore obbligato continuerebbero ad essere gli Stati Uniti, unica grande superpotenza rimasta, a cui l\u2019Italia \u00e8 legata da consolidati rapporti politici e strategici. Gli Usa sembrano per\u00f2 rivolgere all\u2019Europa un\u2019attenzione assai minore che in passato, mentre chiedono ai loro principali alleati contributi sempre pi\u00f9 onerosi, e di carattere non solo militare, per affrontare le crescenti minacce sistemiche provenienti dalle aree extraeuropee di maggiore instabilit\u00e0. <\/p>\n<p>La scelta di un\u2019alleanza asimmetrica renderebbe questo tipo di impegni sempre pi\u00f9 onerosi e difficilmente sostenibili per l\u2019Italia, mentre altri partner degli Usa, europei e non, manterrebbero comunque un vantaggio comparativo agli occhi di Washington. <\/p>\n<p>Una pi\u00f9 stretta alleanza con gli Usa potrebbe inoltre implicare alcune limitazioni (anche indirette o autoimposte) alla politica dell\u2019Italia nel Mediterraneo e in Medioriente (dove il vincolo con Israele si farebbe pi\u00f9 stretto) o a quella verso la Russia e, nel medio periodo, anche con la Turchia. Ci\u00f2 si rifletterebbe negativamente sia sulla proiezione regionale del paese che sulla possibilit\u00e0 di svolgere quel ruolo diplomatico e di mediazione che in diversi momenti \u00e8 stato uno dei tratti distintivi della politica estera dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Ma la conseguenza pi\u00f9 grave di questa scelta strategica sarebbe probabilmente un ulteriore indebolimento delle istituzioni multilaterali e, in particolare, dell\u2019Ue, che, come dimostrano sia gli effetti della crisi finanziaria sia gli sviluppi delle rivolte nel Mediterraneo, costituiscono la vera garanzia di ultima istanza per un paese come l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Questo tipo di \u201calleanza asimmetrica\u201d sarebbe ancor meno praticabile con altri alleati come, ad esempio, la Germania. Pur essendo il maggiore paese europeo, la Germania non sembra infatti interessata a ricoprire il ruolo di potenza protettrice, e comunque certo non nei confronti dell\u2019Italia (semmai verso qualche paese minore dell\u2019Europa centro-orientale).<\/p>\n<p><b>Enfasi sul bilateralismo<\/b><br \/>La percezione che la crisi del multilateralismo possa avere un carattere strutturale e di lungo periodo potrebbe alimentare il timore che il paese sia esposto a un alto rischio sistemico. Ne potrebbero derivare scelte che accentuano i legami bilaterali e l\u2019autonomia politica ed economica, anche senza necessariamente rimettere in discussione il patrimonio di legami e alleanze sviluppato per decenni. In questo scenario si punterebbe soprattutto a sviluppare iniziative autonome in campo bilaterale, in primo luogo economiche e commerciali, con la prospettiva di una loro graduale estensione al campo politico. <\/p>\n<p>Questa scelta richiederebbe tuttavia la capacit\u00e0 di mobilitare notevoli risorse di carattere economico e organizzativo per poter dar seguito, con la dovuta efficacia e rapidit\u00e0, agli impegni assunti e pretendere un comportamento analogo anche dagli interlocutori. Ma dovrebbe essere condotta anche con sensibilit\u00e0 diplomatica, per evitare di suscitare reazioni a livello internazionale. <\/p>\n<p>Per perseguire questa strada sarebbe infatti necessario affrontare una serie di nodi strutturali, a partire dalla profonda riforma del sistema decisionale e operativo nei settori della politica estera, della sicurezza e difesa e della gestione delle emergenze. Una maggiore autonomia bilaterale richiede infatti strumenti pi\u00f9 articolati e incisivi di azione internazionale. Servono inoltre risorse significative per orientare rapidamente nella direzione voluta le scelte dei singoli operatori, senza le quali questa opzione strategica rischia di rivelarsi velleitaria e di diffondere un\u2019immagine di incoerenza e scarsa affidabilit\u00e0. Anche in questo caso, infine, si rischierebbe di accelerare la frammentazione del sistema multilaterale, con conseguenze che potrebbero rivelarsi peggiori di quelle che ci si prefigge di scongiurare.<\/p>\n<p><b>Multilateralismo attivo<\/b><br \/>Una terza possibile direttrice della politica estera italiana \u00e8 quella del <i>multilateralismo attivo<\/i>, o propositivo. Non si tratta, in questo caso, di difendere gli interessi immediati del paese all\u2019interno degli organismi internazionali, o di evocare retoricamente l\u2019esigenza di una loro profonda riforma, ma di individuare alcuni obiettivi prioritari, ancorch\u00e9 parziali, di riforma, attorno ai quali costruire coalizioni e alleanze. Rapporti preferenziali con questo o quel paese non sono, in linea di principio, incompatibili con questa opzione strategica, a patto che rientrino nel disegno pi\u00f9 generale di rafforzamento del contesto multilaterale.<\/p>\n<p>In questo scenario, diventa ancora pi\u00f9 importante la credibilit\u00e0 del \u201csistema paese\u201d, che si pu\u00f2 ottenere solo attraverso azioni coerenti e ispirate da un disegno organico. Troppo spesso nel recente passato, anche all\u2019interno dell\u2019Ue, carenze informative e una scarsa reattivit\u00e0 ci hanno spinto, per esigenze difensive, ad assumere posizioni troppo rigide che ci hanno reso meno credibili riducendo anche il tasso di consenso attorno alle nostre scelte. \u00c8 questo un esempio di <i>multilateralismo passivo<\/i>, o reattivo, che \u00e8 esattamente l\u2019opposto di quello che sarebbe consigliabile.<\/p>\n<p>Anche in questo caso si pone il problema dell\u2019aggiornamento degli strumenti decisionali e delle risorse economiche, sia per garantire una maggiore e pi\u00f9 qualificata presenza all\u2019interno delle organizzazioni internazionali, sia per rafforzare la capacit\u00e0 di gestione dei vari dossier. Determinanti diventano peraltro anche altri aspetti, su cui l\u2019Italia \u00e8 meno arretrata che in altri settori, come la preparazione del personale diplomatico, la capacit\u00e0 di elaborazione o quella negoziale. <\/p>\n<p>Rafforzare le alleanze e i rapporti bilaterali al fine di accrescere l\u2019efficacia del quadro multilaterale \u00e8 una politica certamente delicata e difficile, ma appare come quella pi\u00f9 efficace per gestire con successo i nuovi problemi regionali e globali e le tante crisi in atto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti rivolte nei paesi della sponda sud del Mediterraneo ripropongono l\u2019esigenza di una riflessione strategica sulle priorit\u00e0 e gli obiettivi della politica estera italiana nel medio e lungo termine. 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