{"id":16920,"date":"2011-03-16T00:00:00","date_gmt":"2011-03-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strategia-soft-di-obama-nel-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:05","slug":"la-strategia-soft-di-obama-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/la-strategia-soft-di-obama-nel-mediterraneo\/","title":{"rendered":"La strategia \u201csoft\u201d di Obama nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>Le rivolte del Nord Africa hanno colto di sorpresa la Casa Bianca o vanno viste come il risultato di un lavoro paziente, ma continuo, cui Washington si \u00e8 dedicata negli ultimi tempi? L\u2019amministrazione americana ha perso l\u2019occasione di influenzare gli eventi o ha contribuito a rendere possibili le \u2018rivolte dei gelsomini\u2019? <\/p>\n<p>Contro l\u2019amministrazione americana sono state formulate accuse di ogni genere: alcuni hanno criticato Washington per essere stata colta di sorpresa dagli eventi in Tunisia, aver mostrato ambiguit\u00e0 nei confronti dell\u2019Egitto, passivit\u00e0 nei confronti della Libia e per aver fatto il doppio gioco in Algeria. Un agente della Cia ha rivelato al <i>New York Times <\/i>che l\u2019agenzia sapeva dell\u2019\u201dinsostenibilit\u00e0\u201d della situazione in Egitto, ma non era in grado di prevederne gli sviluppi. Un altro funzionario ha invece sottolineato che l\u2019attenzione dei responsabili americani era concentrata prevalentemente sull\u2019Iran e sul processo di pace israelo-palestinese, mentre nessuno aveva previsto la rivolta in Egitto.<\/p>\n<p><b>Visione paziente<\/b><br \/>Quanti ritengono invece che gli Usa siano stati in grado di prevedere gli eventi, sottolineano che proprio il presidente Obama \u00e8 stato il primo ad immaginare, appena entrato in carica, la caduta di Mubarak in Egitto, chiedendo di realizzare diversi studi di scenario sui possibili esiti di una transizione nel paese. Il 28 gennaio, nel corso di un franco colloquio con Mubarak, Obama avrebbe inoltre spronato il presidente egiziano a prendere atto dell\u2019irreversibilit\u00e0 degli eventi. <\/p>\n<p>I contatti tra il Pentagono e i militari di Egitto e Tunisia &#8211; mantenuti ai massimi livelli durante la crisi &#8211; avrebbero contribuito in maniera determinante ad accelerare le tappe della transizione. Decenni di addestramento, di aiuti militari e di sostegno alla societ\u00e0 civile si sono rivelati preziosi per gli Usa; si tratta del resto di alcune decine di miliardi di dollari, una cifra modesta rispetto ai trilioni spesi per la guerra in Iraq. <\/p>\n<p>Il modo spassionato con cui Obama ha gestito la \u2018promozione della democrazia\u2019 lo distingue nettamente dal suo predecessore. I suoi appelli a evitare ogni forma di violenza e la scelta di distillare con attenzione i suoi interventi pubblici durante le crisi rivelano una visione pi\u00f9 paziente dei processi che conducono all\u2019affermazione della libert\u00e0.<\/p>\n<p><b>Nuovo approccio<\/b><br \/>Chi contesta questa interpretazione afferma invece che ogni conclusione <i>ex post <\/i>sull\u2019influenza esercitata dagli Usa \u00e8 inverosimile, poich\u00e9 l\u2019amministrazione americana ha mantenuto un approccio stato-centrico, mentre le rivolte di Tunisia ed Egitto sono state dei moti popolari spontanei. I detrattori della politica americana (ed europea) criticano l\u2019eccessiva attenzione dedicata alla sfera politica rispetto a quella sociale. Anthony Cordesman, analista del <i>Center for Strategic and International Studies (<\/i>(Csis) di Washington, ha recentemente raccomandato un cambiamento di approccio: \u2018smettete di concentrarvi sulla democrazia, sui diritti umani e sullo stato di diritto\u2019 e dedicate maggiori risorse alla governance e all\u2019economia locale.<\/p>\n<p>Ma in che misura i programmi di sostegno americani  riescono a incidere sul contesto in cui operano? Gli eventi di inizio 2011 nel Mediterraneo potrebbero essere interpretati, ottimisticamente, come una legittimazione della complessa e stratificata struttura degli aiuti esterni degli Usa. Secondo alcuni, sono anche il risultato del forte impulso impresso dall\u2019amministrazione Bush alle politiche di promozione della democrazia. Va ricordato che quando Bush aveva espresso l\u2019intenzione di condizionare gli aiuti militari alle riforme politiche e giudiziarie, Mubarak aveva raffreddato le relazioni bilaterali, fino a decidere di annullare una visita ufficiale a Washington.<\/p>\n<p>Per i  neocon si \u00e8 trattato di un prezzo sostenibile: Mubarak ha infatti continuato a incassare gli assegni senza cambiare di un centimentro le sue politiche verso Israele o nel canale di Suez. Fino a quando non ha ricevuto la \u201cgiusta ricompensa\u201d per non aver dato ascolto a chi gli consigliava di introdurre maggiori cambiamenti nel sistema politico egiziano.<\/p>\n<p><b>Nonostante gli Usa?<\/b><br \/>Altri affermano invece che le rivolte siano avvenute <i>nonostante <\/i>gli sforzi americani. Come ha evidenziato Tamara Wittes, del Dipartimento di Stato americano, la maggior parte degli aiuti forniti alle societ\u00e0 arabe dall\u2019amministrazione Usa durante l\u2019epoca di Bush sono stati usati per finanziare programmi governativi e per formare la pubblica amministrazione: hanno quindi offerto un sostegno determinante ad un regime che si sperava invece di cambiare. <\/p>\n<p>Tanto le amministrazioni repubblicane quanto quelle democratiche hanno cercato di smentire l\u2019impressione che gli aiuti esterni servissero solo a puntellare i dittatori. All\u2019inizio di febbraio i lacrimogeni di produzione americana usati dalle forze dell\u2019ordine non sono riusciti a sedare le rivolte nei paesi della sponda sud del Mediterraneo, ma hanno contraddetto l\u2019esistenza di uno sforzo globale e profondo per incoraggiare la graduale democratizzazione delle societ\u00e0 nordafricane. <\/p>\n<p>Le linee di finanziamento americane vanno dai programmi del Dipartimento di Stato, tra cui il <i>Middle East Partnership Iniziative<\/i>, alla <i>Millennium Development Corporation<\/i>, dall\u2019Usaid al <i>National Endowment for Democracy<\/i>, passando per i partenariati con i privati. I contribuenti americani hanno versato miliardi per gli aiuti militari e quelli allo sviluppo, ma anche centinaia di milioni di dollari per facilitare la crescita della societ\u00e0 civile e favorire la partecipazione politica. <\/p>\n<p>Un ufficio della <i>Middle East Partnership Iniziative <\/i>era stato aperto a Tunisi e un altro ufficio era in attesa di trovare una sede al Cairo. Ma dietro questo approccio si celava un paradosso: si lavorava con dei dittatori per favorire una lenta democratizzazione. Ma quale dittatore degno di questo nome avrebbe acconsentito a lavorare per la sua progressiva esautorazione? Come pu\u00f2 riuscire una campagna di democratizzazione condotta con l\u2019arma del bancomat?<\/p>\n<p>Di sicuro, quei soldi non hanno migliorato la reputazione degli Usa: secondo i principali sondaggi, nel 2010 solo il 17% degli egiziani aveva un\u2019opinione favorevole degli americani. D\u2019altra parte sarebbe difficile negare che per gli Usa \u00e8 pi\u00f9 facile influenzare le dinamiche politiche dei paesi con cui mantiene rapporti diplomatici; gli attivisti interni sono meno costosi degli espatriati e meno esposti all\u2019accusa di essere marionette in mani straniere. <\/p>\n<p><b>La nuova agenda per la promozione della democrazia<\/b><br \/>Ma \u00e8 ancora presto per parlare di successo: se l\u2019ex presidente comunista cinese Zhou Enlai, amava dire che i tempi non erano ancora maturi per una valutazione sulla Rivoluzione francese, a maggior ragione appare prematuro un giudizio sulle rivolte dell\u2019Africa settentrionale. Siamo solo all\u2019inizio del processo, all\u2019ora zero, e ci vorr\u00e0 tempo prima che in Tunisia e Egitto si svolgano le elezioni programmate. <\/p>\n<p>L\u2019impossibilit\u00e0 di prevedere l\u2019esito di tali elezioni contribuisce a spiegare la cautela mostrata da Obama. Se l\u2019esito sar\u00e0 \u2018sorprendente\u2019, Obama avr\u00e0 meno difficolt\u00e0 a fare marcia indietro di quanta ne abbia avuta l\u2019amministrazione precedente dopo le elezioni in Libano e a Gaza, svoltesi nel 2005 mentre Bush conduceva la sua campagna per la democratizzazione. <\/p>\n<p>In proposito occorre chiedersi ancora una volta se il desiderio di promuovere la democrazia e la libert\u00e0, condiviso da repubblicani e democratici, sia compatibile con il perseguimento degli interessi americani nella regione. <\/p>\n<p>Facendo della promozione della democrazia un fine in se stesso, il <i>National Endowment for Democracy <\/i>(Ned) intendeva appunto evitare, anche in quanto organizzazione non governativa, che tale contraddizione emergesse apertamente. Inoltre nel 2005 il Congresso aveva prima esaminato e poi respinto la possibilit\u00e0 di combinare la diplomazia pubblica con la promozione della democrazia. Il sostegno bipartisan di cui gode in entrambe le camere del Congresso dimostra, del resto, che il Ned \u00e8 riuscita a restare fuori dalla polemica politica.<\/p>\n<p>Nel futuro prossimo l\u2019influenza degli Usa nella regione dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 americana di seguire con discrezione gli eventi e di combinare gli strumenti dello <i>hard power <\/i>con quelli del <i>soft power<\/i>. Il primo \u00e8 rappresentato dallo hardware militare degli Usa nella regione e dai miliardi di dollari per la sicurezza che Washington pu\u00f2 concedere, condizionare o rifiutare; il secondo consiste invece nei milioni stanziati per promuovere lo sviluppo economico, fornire aiuti alimentari, e sostenere le organizzazioni della societ\u00e0 civile, che possono essere mobilitate tramite la condivisione dei valori e i software informatici di produzione americana.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le rivolte del Nord Africa hanno colto di sorpresa la Casa Bianca o vanno viste come il risultato di un lavoro paziente, ma continuo, cui Washington si \u00e8 dedicata negli ultimi tempi? L\u2019amministrazione americana ha perso l\u2019occasione di influenzare gli eventi o ha contribuito a rendere possibili le \u2018rivolte dei gelsomini\u2019? 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