{"id":16970,"date":"2011-03-19T00:00:00","date_gmt":"2011-03-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lintervento-contro-gheddafi-e-luso-delle-basi-italiane\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:05","slug":"lintervento-contro-gheddafi-e-luso-delle-basi-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/lintervento-contro-gheddafi-e-luso-delle-basi-italiane\/","title":{"rendered":"L&#8217;intervento contro Gheddafi e l&#8217;uso delle basi italiane"},"content":{"rendered":"<p>La risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza giunge provvidenziale a togliere ogni alibi di carattere ideologico o economico alla comunit\u00e0 internazionale, costringendola ad uscire allo scoperto sulla questione Libia. Ogni accordo pregresso tra governi viene ora superato, ogni patto bilaterale pu\u00f2 essere disatteso, ogni restrizione di sovranit\u00e0 viene giustificata, ogni atto di forza &#8211; perfino i bombardamenti aerei e navali &#8211; diviene lecito, purch\u00e9 ispirato da esigenze umanitarie. L\u2019unico atto che questa risoluzione vieta esplicitamente \u00e8 il dispiegamento di una forza straniera (anche araba, o solo occidentale?) in qualsiasi forma e in qualsiasi parte del territorio libico.<\/p>\n<p><b>Azione umanitaria senza \u201coccupazione\u201d?<\/b><br \/>Negli ultimi quattro lustri \u00e8 la seconda volta, a memoria, che l\u2019Onu &#8211; sia pure per fini umanitari &#8211; autorizza esplicitamente l\u2019uso della forza. La prima \u00e8 stata il 29 novembre 1990, quando, con la risoluzione 678, il Consiglio di Sicurezza intim\u00f2 a Saddam Hussein, con un ultimatum, di ritirarsi dal Kuwait entro il 16 gennaio. Prima di passare ai fatti gli era stato dato un mese e mezzo di tempo per riflettere. A Gheddafi, niente. Sembrava che la semplice minaccia di applicazione del potere aereo avesse funzionato, tanto che il ministro degli esteri libico si era affrettato a dichiarare una sorta di &#8220;cessate il fuoco&#8221; unilaterale. Ma si trattava di un tattica dilatoria.<\/p>\n<p>Resta da vedere come \u00e8 possibile l\u2019azione umanitaria senza mettere piede sul territorio. Evidentemente lo \u00e8, ma in questo caso il linguaggio della Risoluzione 1973 \u00e8 piuttosto sibillino. Il paragrafo sulla \u201cProtezione dei civili\u201dnon sembra in effetti offrire indicazioni concrete e appare in contrasto con l\u2019esclusione di ogni \u201cforza di occupazione straniera in qualunque forma e in qualunque parte del territorio libico\u201d .<\/p>\n<p><b>Basi americane in Italia<\/b><br \/>Stupisce questa volta la strana acquiescenza bipartisan alla \u201cconcessione\u201d delle basi ancora prima della risoluzione. Non era mai accaduto, se ricordiamo la prima e la seconda guerra del Golfo, la problematica della caserma Ederle a Vicenza, la stazione Loran di Lampedusa e le lunghe diatribe per i rischieramenti alleati durante la missione <i>Deny Flight <\/i>sulla Bosnia e la guerra per la liberazione del Kosovo. La questione delle basi americane in Italia non \u00e8 infatti argomento nuovo per il nostro pubblico e, a maggior ragione, non lo \u00e8 per le forze politiche.<\/p>\n<p>Eppure, ogni volta che se ne \u00e8 discusso &#8211; \u00e8 accaduto puntualmente una o pi\u00f9 volte nell\u2019arco di ciascuna legislatura &#8211; l\u2019approccio \u00e8 stato non pragmatico, come i molti aspetti tecnici avrebbero richiesto, ma ideologico. Ora che ci apprestiamo &#8211; ma continuiamo a sperare di no &#8211; a bombardare Gheddafi, sulle basi nessuno ha pi\u00f9 niente da dire. Meglio cos\u00ec, perch\u00e9 forse si \u00e8 finalmente compreso che si tratta di accordi bilaterali tra due paesi democratici, regolati<i> in primis <\/i>da un documento<i> politico<\/i>, che a sua volta include un certo numero di annessi <i>tecnici<\/i>, in genere uno per ciascuna installazione.<\/p>\n<p>L\u2019accordo politico \u00e8 il \u201c<i>Bilateral Infrastructure Agreement<\/i>\u201d (Bia), pi\u00f9 noto negli ambienti ministeriali come <i>Accordo Ombrello<\/i>. Il documento, che regola i rapporti tra l\u2019Italia e gli Stati Uniti in relazione all\u2019uso delle basi italiane concesse alle forze americane in Italia, fu firmato nel 1954 dall\u2019allora ministro Pella e dall\u2019ambasciatore pro-tempore degli Stati Uniti in Italia, la signora Clara Booth Luce. L\u2019originale \u00e8 presumibilmente custodito presso la Farnesina, ma in copia \u00e8 disponibile presso la Difesa.<\/p>\n<p><b>Gli accordi con Washington<\/b><br \/>Pur trattando argomenti di carattere preminentemente logistico, il documento stabilisce, tra l\u2019altro, il tetto massimo di militari americani che possono stazionare contemporaneamente nel nostro paese. Sebbene datato, si tratta di un documento tuttora sufficientemente idoneo a tutelare la sovranit\u00e0 nazionale, e, in ogni caso, non contiene elementi che possano eroderla o comprometterla. Si tratta di documento classificato; non si sa quindi se il corpo centrale sia stato ridiscusso di recente.<\/p>\n<p>Il documento, che ha carattere generale, non prevede sotto-accordi per ciascuna delle tre forze armate, ma \u00e8 corredato da un certo numero di \u201c<i>Technical Agreements<\/i>\u201d (Ta), uno per base, negoziabili e spesso negoziati, dove vengono tutelate tutte le prerogative e gli interessi nazionali, ivi compresi quelli relativi all\u2019ambiente e al territorio. L\u2019ultima serie di aggiornamenti a questi annessi deriverebbe dal cosiddetto \u201c<i>Shell Agreement<\/i>\u201d, firmato a livello Stato Maggiore della Difesa e comando delle forze Usa in Europa nel 1995, per esigenze riguardanti le operazioni nei Balcani, che comunque recepiva tutti gli aspetti politici contenuti nell\u2019 \u201cOmbrello\u201d cui si ispirava. <\/p>\n<p>Per effetto di questi accordi, sempre scrupolosamente osservati dalle parti, la somma di personale o di assetti bellici Usa precisato da ciascun annesso non supera mai il tetto massimo previsto dall\u2019accordo, che dovrebbe essere rinegoziato se ci\u00f2 dovesse accadere. Ed \u00e8 molto probabile, ma questa \u00e8 solo una ragionevole supposizione, che oggigiorno questo numero sia di gran lunga inferiore, considerato che con la fine della guerra fredda la consistenza degli organici delle forze armate statunitensi \u00e8 stata fortemente ridotta. Specie in Europa, in parte decaduta come interesse strategico americano. \u00c8 allora sufficiente scrivere bene, a livello di autorit\u00e0 civili-militari locali, un buon <i>Technical Agreement <\/i>che tuteli in modo ottimale gli interessi di tutti.<\/p>\n<p><b>Uso delle basi Nato in Italia <\/b><br \/>Per quanto riguarda le basi Nato, la questione \u00e8 un po\u2019 diversa, anche se simile. Anche in questo caso, per esigenze legate alle operazioni nei Balcani nel 1995 era stato siglato un \u201c<i>Memorandum of Understanding<\/i>\u201d (Mou) fra Ministero della Difesa e Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa (Shape) riguardante il supporto logistico alle forze esterne in transito o temporaneamente stanziate sul territorio italiano. Questo Mou era stato completato con \u201c<i>Local Arrangements<\/i>\u201d stipulati con olandesi, belgi, francesi, turchi, inglesi e americani (aggiuntivi questi ultimi a quelli gi\u00e0 in atto per le forze Usa ad Aviano, i cui accordi sono invece tuttora regolati dall&#8217;Accordo Ombrello\/Bia e dai relativi accordi tecnici\/Ta). <\/p>\n<p>In entrambi i casi, le procedure non cambiano e la sovranit\u00e0 nazionale resta intatta. Per Bosnia e Kosovo erano state rese disponibili &#8211; tra molte proteste &#8211; ben 15 basi che ospitavano circa 300 aeroplani. Il ministro La Russa ha dichiarato che le basi aeree che l\u2019Italia pu\u00f2 mettere a disposizione per eventuali interventi in Libia sono sette: Amendola, Gioia del Colle, Sigonella, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria. Il parlamento, in sede di commissioni esteri e difesa, ha anche approvato l\u2019eventuale disponibilit\u00e0 di mezzi aerei e navali. <\/p>\n<p>Gheddafi ha finto di accettare il cessate il fuoco chiesto dalla Risoluzione Onu, ma ha in realt\u00e0 continuato l&#8217;offensiva contro le truppe ribelli. \u00c8 una sfida a tutta la comunit\u00e0 internazionale, che \u00e8 ora posta di fronte a nuove a pi\u00f9 gravi responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza giunge provvidenziale a togliere ogni alibi di carattere ideologico o economico alla comunit\u00e0 internazionale, costringendola ad uscire allo scoperto sulla questione Libia. 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