{"id":16980,"date":"2011-03-20T00:00:00","date_gmt":"2011-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-turchia-alla-prova-delle-rivolte-arabe\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:03","slug":"la-turchia-alla-prova-delle-rivolte-arabe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/la-turchia-alla-prova-delle-rivolte-arabe\/","title":{"rendered":"La Turchia alla prova delle rivolte arabe"},"content":{"rendered":"<p>Che implicazioni possono avere per la Turchia i sommovimenti politici nel mondo arabo? Molti pensano che Ankara possa offrire un modello per i popoli arabi in rivolta. Non \u00e8 un\u2019idea peregrina, ma si basa su una lettura ottimistica e un po\u2019 semplicistica delle dinamiche regionali. C\u2019\u00e8 poi chi prevede un\u2019egemonia regionale turca come esito probabile, o addirittura inevitabile, della trasformazione in corso in Nord Africa e nel Medioriente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, le \u2018rivoluzioni arabe\u2019 non presentano solo opportunit\u00e0 per la Turchia; la mettono anche di fronte a sfide impegnative. E potrebbero mettere a nudo alcune contraddizioni della sua politica regionale. Invece che adagiarsi in un azzardato trionfalismo, Ankara dovrebbe interrogarsi in modo pi\u00f9 lucido, e fornire risposte pi\u00f9 coerenti, su quale Mediterraneo e Medioriente vorrebbe vedere emergere dall\u2019attuale transizione, affrontando anche la spinosa questione dei suoi rapporti con l\u2019Iran. <\/p>\n<p>Una pi\u00f9 stretta collaborazione tra Unione europea e Turchia nell\u2019area del Mediterraneo, che il Consiglio europeo straordinario della settimana scorsa ha auspicato, potr\u00e0 realizzarsi solo se sia l\u2019una che l\u2019altra sapranno fare i conti con le contraddizioni delle proprie politiche regionali.<\/p>\n<p><b>Aspirazioni e contraddizioni<\/b><br \/>Il governo turco \u00e8 stato tra i primi e tra i pi\u00f9 decisi a esprimere appoggio ai popoli arabi in rivolta. Con maggior tempestivit\u00e0 e risolutezza dei principali paesi europei, ha sostenuto la richiesta di dimissioni di Hosni Mubarak in Egitto e quella di un rapido avvio della transizione democratica in Tunisia. <\/p>\n<p>Il primo ministro Recep Tayyip Erdo&#287;an e il presidente Abdullah G\u00fcl sono andati anche oltre: il primo ha parlato di Turchia come &#8216;fonte di ispirazione&#8217; per i popoli in rivolta, il secondo di &#8216;condivisione dell&#8217;esperienza turca&#8217;. Il ministro degli esteri Ahmet Davuto&#287;lu, l\u2019artefice della politica di \u2018zero problemi\u2019 con i vicini, ha detto cose simili. Tutti e tre si sono per\u00f2 ben guardati dal parlare di \u2018modello turco\u2019 per ovvie ragioni: Ankara non vuole che si pensi che voglia imporre una sua agenda politica alla regione e sa bene che a molti arabi suona offensiva, a dir poco, l\u2019idea del \u2018modello turco\u2019.<\/p>\n<p>   Che la \u2018primavera araba\u2019 sia destinata a tradursi in un rafforzamento del ruolo regionale della Turchia sono in molti a pensarlo. Ankara non si \u00e8 forse preoccupata negli ultimi anni di differenziarsi dalle politiche americane in Medio Oriente e da quelle dell\u2019Ue nel Mediterraneo? E non ha sostenuto, in diverse occasioni, le istanze arabe anche a costo di un inasprimento dei rapporti con Israele? Non \u00e8 quindi il paese meglio posizionato per trarre vantaggio da quanto sta accadendo?<\/p>\n<p>Questa \u00e8 per\u00f2 una lettura parziale delle opportunit\u00e0 e delle sfide che la Turchia ha di fronte, poich\u00e9 si concentra su alcuni elementi, trascurandone altri. Vi sono infatti vari quesiti importanti che Ankara non dovrebbe lasciare inevasi. Come mai \u00e8 stata colta di sorpresa, non meno degli altri paesi occidentali, dalla repentina primavera araba, nonostante la tanto declamata vicinanza ai popoli della regione? Come mai, quando si \u00e8 dovuta affrontare la questione della Libia, un suo importante partner economico, si \u00e8 mossa scompostamente, anche pi\u00f9 degli altri paesi europei, opponendosi non solo all\u2019opzione militare, ma mostrando scetticismo persino sull\u2019uso delle sanzioni, poi approvate all\u2019unanimit\u00e0 dal Consiglio di Sicurezza (Cs) dell\u2019Onu? (se la presa di distanza di Ankara dalla linea degli alleati ha avuto un limitato impatto politico \u00e8 anche perch\u00e9, a differenza di quando si tenne il voto sulle sanzioni contro l\u2019Iran nel giugno scorso, la Turchia non siede ora nel Cs). <\/p>\n<p>E che dire, infine, dell\u2019imbarazzante silenzio turco sulle proteste popolari in Iran, e della relazione sempre pi\u00f9 stretta tra Ankara e Damasco, proprio quando l\u2019opposizione iraniana spera di fare leva sulle rivoluzioni arabe per riprendere la sua lotta al regime degli ayatollah, e sembra essersi interrotto il processo di riavvicinamento tra il governo siriano e i paesi occidentali?<\/p>\n<p><b>Incognita Egitto<\/b><br \/>Ankara sembra inoltre non volere vedere che anche nei due paesi dove finora le rivolte arabe hanno ottenuto dei primi risultati &#8211; l\u2019Egitto e la Tunisia &#8211; le difficili transizioni sono gestite dai militari, vale a dire da caste simili a quella contro cui il Partito della Giustizia e Sviluppo (Akp), al governo in Turchia dal 2003, si \u00e8 tenacemente battuto non solo per difendere la propria esistenza &#8211; l\u2019Akp \u00e8 guidato da leader che hanno abbandonato l\u2019islamismo, ma che hanno mosso un attacco frontale alla tradizionale \u00e9lite kemalista e laicista &#8211; ma anche per rimuovere uno dei principali ostacoli alla piena democratizzazione del paese. <\/p>\n<p>Ma anche se l\u2019Egitto riuscisse a portare a termine quella che per ora rimane un\u2019incerta e assai fragile transizione democratica, non \u00e8 detto che svilupperebbe rapporti pi\u00f9 stretti e cooperativi con la Turchia. Potrebbe anche diventare per Ankara un rivale pi\u00f9 temibile per l\u2019influenza regionale di quanto non fosse il regime di Mubarak, che era da tempo in declino. Nate da rivendicazioni di maggiore libert\u00e0 e sicurezza economica, le rivolte arabe stanno infatti ravvivando sia impulsi religiosi e nazionalistici sia visioni panarabe che mal si conciliano con un\u2019egemonia regionale turca.<\/p>\n<p>Cosa dovrebbe fare dunque la Turchia? Abbandonare ogni velleit\u00e0 regionale? Non esattamente. L\u2019influenza della Turchia nella regione \u00e8 ormai un dato di fatto strutturale. Grazie ad una serie di politiche coraggiose e lungimiranti verso vari paesi arabi, come l\u2019avvio di dialoghi strategici bilaterali, l\u2019espansione delle relazioni commerciali e la liberalizzazione del regime dei visti, la Turchia si \u00e8 ritagliata uno spazio unico nel contesto regionale che n\u00e9 l\u2019Ue n\u00e9 gli Stati Uniti sono in grado di occupare.<\/p>\n<p><b>Quale modello?<\/b><br \/>Ma l\u2019idea retorica della Turchia come \u2018fonte di ispirazione\u2019 meriterebbe di essere precisata e approfondita. Lo stesso dicasi dei progetti di egemonia regionale turca. Serve una riflessione seria e onesta su come garantire un equilibrio tra l\u2019esigenza di stabilit\u00e0 &#8211; acutamente avvertita dalla Turchia, non meno che dagli altri paesi europei &#8211; e i processi di riforma e di democratizzazione, che sono essenziali per uno sviluppo sostenibile, sia politico che economico, della regione. <\/p>\n<p>Il governo turco non ha lesinato critiche alle politiche occidentali nella regione (compresa quelle portate avanti da Obama), ma \u00e8 soprattutto l\u2019esperienza politica e di governo dell\u2019Akp a costituire un \u201cmodello\u201d o, meglio si direbbe, una fonte di ispirazione per i paesi arabi. Pur mantenendo salde le sue radici nelle \u2018periferie anatoliche\u2019, l\u2019Akp ha saputo evolvere verso una posizione post-islamista e conquistare un ruolo centrale negli assetti politici e istituzionali della Turchia. In tal modo ha contribuito in modo determinante alla democratizzazione del paese. <\/p>\n<p>La Turchia pu\u00f2 rappresentare un modello perch\u00e9 ha saputo liberarsi di una casta che aveva preteso di imporre un\u2019identit\u00e0 nazionale basata sugli interessi e l\u2019ideologia di una sola parte. In questo senso, nonostante sia interesse di Ankara, per motivi economici, tenere un basso profilo, il suo esempio potrebbe risultare attraente anche in Iran. L\u2019\u00e9lite al governo a Teheran dice di sperare in una nuova rivoluzione islamista nella regione, ma in realt\u00e0 teme soprattutto di essere scalzata dall\u2019onda democratica. <\/p>\n<p><b>L\u2019asse con l\u2019Ue<\/b><br \/>La Turchia \u00e8 in una posizione assai diversa da quella dell\u2019Iran di fronte alle rivolte arabe, mentre deve affrontare dilemmi, a ben vedere, analoghi a quelli europei. Soprattutto uno: come conciliare la tutela degli interessi economici e di sicurezza con il sostegno ai processi di riforma e di democratizzazione. Ue e Turchia hanno perci\u00f2 un chiaro interesse a sviluppare forme pi\u00f9 strette di collaborazione, o almeno di coordinamento. <\/p>\n<p>Non avendo tenuto fede ai suoi impegni in materia di adesione, l\u2019Ue ha buttato via le sue carte migliori e la Turchia ora guarda ad ogni proposta di collaborazione con comprensibile diffidenza.  E certamente non vuole compromettere le relazioni che \u00e8 riuscita a costruire nel mondo arabo negli ultimi anni, grazie anche a politiche talora pi\u00f9 coraggiose ed efficaci di quelle europee. <\/p>\n<p>\u00c8 auspicabile per\u00f2 che Ankara prenda atto che, in un quadro regionale fluido che offre opportunit\u00e0, ma presenta anche diversi rischi e incognite, un fronte comune europeo e occidentale \u00e8 la sponda internazionale pi\u00f9 sicura per i movimenti che lottano per il cambiamento e l\u2019argine pi\u00f9 solido contro una ripresa autoritaria.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che implicazioni possono avere per la Turchia i sommovimenti politici nel mondo arabo? Molti pensano che Ankara possa offrire un modello per i popoli arabi in rivolta. Non \u00e8 un\u2019idea peregrina, ma si basa su una lettura ottimistica e un po\u2019 semplicistica delle dinamiche regionali. 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