{"id":16990,"date":"2011-03-20T00:00:00","date_gmt":"2011-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/intervento-in-libia-cosa-e-permesso-e-cosa-no\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:04","slug":"intervento-in-libia-cosa-e-permesso-e-cosa-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/intervento-in-libia-cosa-e-permesso-e-cosa-no\/","title":{"rendered":"Intervento in Libia, cosa \u00e8 permesso e cosa no"},"content":{"rendered":"<p>La risoluzione 1973 (2011) del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite ha posto fine alle discussioni circa la legittimit\u00e0 di un intervento armato per motivi umanitari senza l\u2019autorizzazione dell&#8217;Onu. Si \u00e8 fatto un gran parlare della \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d la popolazione civile, dimenticando che si tratta solo di un dovere dello stato, che non pu\u00f2 maltrattare i propri cittadini. <\/p>\n<p>Ma tale dovere non autorizza i membri della comunit\u00e0 internazionale ad intervenire senza una chiara determinazione del Cds. L\u2019azione militare, che \u00e8 stata intrapresa da una \u201ccoalizione dei volenterosi\u201d (<i>coalition of the willing<\/i>), deve peraltro essere mantenuta nei limiti consentiti dalla risoluzione 1973, altrimenti diventa illegittima.<\/p>\n<p><b>Ambiguit\u00e0 della risoluzione<\/b><br \/>Il contenuto e i limiti dell\u2019azione bellica sono indicati dalla risoluzione, non senza qualche ambiguit\u00e0. I paragrafi decisivi sono il 4, l\u20198 e il 13.<\/p>\n<p>Il paragrafo 4 autorizza i membri delle Nazioni Unite a prendere, singolarmente o nel quadro di un\u2019organizzazione o accordo regionale, \u201ctutte le misure necessarie\u201d per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco.<\/p>\n<p>Il linguaggio, gi\u00e0 adoperato in altre occasioni, autorizza l\u2019uso della forza, ma esclude \u201cl\u2019occupazione sotto qualsiasi forma\u201d di qualsiasi parte del territorio libico. Qui sta il primo elemento di ambiguit\u00e0. Non si capisce bene se il termine occupazione sia usato in senso tecnico-giuridico, escluda  cio\u00e8 la sola permanenza prolungata ed effettiva di eserciti stranieri sul suolo libico, ma consenta una presenza pi\u00f9 limitata, ad esempio per salvare un pilota di un aereo caduto o, ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante, una scorta a un convoglio umanitario per portare soccorso alla popolazione civile.<\/p>\n<p>Il paragrafo 8 autorizza l\u2019istituzione di una <i>no-fly zone <\/i>sullo spazio aereo libico. Tutti i voli sono banditi, tranne ovviamente quelli della coalizione dei volenterosi e i voli i di natura umanitaria o volti all\u2019evacuazione di cittadini stranieri. Anche in questo caso i membri della comunit\u00e0 internazionale sono autorizzati a prendere \u201ctutte le misure necessarie\u201d per raggiungere tale obiettivo.<\/p>\n<p>Il paragrafo 13 obbliga gli stati a ispezionare navi e aeromobili nei propri porti e aeroporti allo scopo di verificare se venga rispettato l\u2019embargo di armi nei confronti della Libia. Sono autorizzate  anche misure ispettive in alto mare di navi battenti bandiera altrui. Non \u00e8 chiaro se siano lecite misure nei confronti di aeromobili che sorvolano lo spazio aereo  internazionale e se questi possano essere intercettati. Il par. 13 della risoluzione non parla neppure di blocco navale, ma questo pu\u00f2 essere concepito come strumentale al perseguimento dell\u2019obiettivo di proteggere la popolazione civile stabilito dal par. 4. <\/p>\n<p> La risoluzione 1973 non stabilisce un termine finale per l\u2019azione armata. Il Cds, com\u2019\u00e8 detto nell\u2019ultimo paragrafo, tiene la situazione sotto esame e pu\u00f2 decidere la fine delle misure autorizzate, ma anche il loro inasprimento (al limite un\u2019invasione di terra). Tutto dipende dal comportamento delle autorit\u00e0 libiche e in particolare dalla loro accettazione effettiva della richiesta di cessate il fuoco e dalla cessazione immediata delle ostilit\u00e0 contro la popolazione civile. La risoluzione ha meri intenti umanitari e non ha per scopo un cambiamento di regime.<\/p>\n<p>Gli eventi suggeriscono per\u00f2 una diversa lettura.<\/p>\n<p><b>Prese di distanza<\/b><br \/>I 22 partecipanti che si sono riuniti il 19 scorso a Parigi sotto la presidenza di Sarkozy hanno prodotto un documento finale in cui hanno affermato il loro \u201cprolungato\u201d impegno nei confronti della Libia, accompagnato da un forte sostegno al Consiglio nazionale libico, cio\u00e8 ai ribelli di Bengasi, che la Francia aveva gi\u00e0 riconosciuto come il legittimo rappresentante del popolo libico, dando avvio all\u2019apertura di relazioni diplomatiche.<\/p>\n<p>L\u2019azione militare ha gi\u00e0 provocato le prime crepe tra i membri del Cds. Russia e Cina hanno trovato eccessivo l\u2019uso della forza. Essi fanno parte del gruppo dei cinque membri del Cds, che si sono astenuti sulla Risoluzione 1973. Tra questi anche il Brasile, che ha contestato il par. 4 della risoluzione, sostenendo che l\u2019azione bellica potrebbe provocare pi\u00f9 danni che una reale protezione della popolazione civile. <\/p>\n<p>   La Germania, altro membro che si \u00e8 astenuto, ha affermato in seno al Cds che l\u2019uso della forza comporta gravi rischi, con la possibile perdita di una grande quantit\u00e0 di vite umane.<\/p>\n<p>I soli bombardamenti aerei non sono sempre risolutivi e spesso richiedono di essere prolungati per un lungo arco di tempo per produrre gli effetti politici desiderati. Quelli contro la Serbia durarono circa tre mesi (24 marzo-20 giugno) prima che Slobodan Milosevic decidesse di ritirare le forze serbe dal Kosovo.<\/p>\n<p>   <b>Regole da rispettare <\/b><br \/>Il conflitto libico \u00e8 stato finora un conflitto armato non internazionale (forze governative-insorti), che implica il rispetto del diritto internazionale umanitario nella repressione dell\u2019insurrezione. Diritto che il governo libico ha trasgredito, stando alle fonti Onu. Il conflitto tra la coalizione dei volenterosi e il governo costituito \u00e8 un conflitto armato internazionale, che a sua volta comporta l\u2019osservanza di numerose regole non solo da parte del governo libico, ma anche della coalizione.<\/p>\n<p>La disciplina delle operazioni aeree dirette contro obiettivi a terra \u00e8 contenuta nel I Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949. Le relative regole sono rispettate dagli Stati Uniti a titolo di consuetudine, non avendo essi ratificato il I Protocollo, che impegna invece gli altri partecipanti ai raid aerei. Quantunque la violenza bellica debba essere diretta solo contro obiettivi militari, sono inevitabili le vittime civili, specialmente quando l\u2019obiettivo \u00e8 collocato in aree densamente popolate. Esistono dei principi da rispettare allo scopo di evitare danni collaterali eccessivi.<\/p>\n<p>Potrebbe porsi in particolare il problema degli scudi umani volontari, cio\u00e8 di quelle persone che hanno dichiarato di posizionarsi  intorno agli obiettivi militari per evitare che questi ultimi siano colpiti. Una tale condotta deve essere qualificata come partecipazione diretta alle ostilit\u00e0, con la conseguenza che l\u2019obiettivo militare non \u00e8 immune e gli scudi sono esposti al rischio delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Ruolo e responsabilit\u00e0 dell&#8217;Italia<\/b><br \/>Qualche parola infine sulla posizione italiana. Fin dall\u2019inizio della crisi l\u2019Italia ha mancato di iniziativa e rischia di perdere la posizione privilegiata che aveva, qualunque sia l\u2019esito del conflitto in corso. Detto in chiaro, non \u00e8 stato fatto uso dell\u2019influenza nei confronti di Gheddafi per consigliargli una toeletta istituzionale del regime, che forse avrebbe impedito il precipitarsi della situazione. Tanto pi\u00f9 che nessuno conosce i quarti di democraticit\u00e0 dei ribelli di Bengasi e il loro tasso rivoluzionario. Inoltre taluni dei capi della ribellione non sono scevri da passate contiguit\u00e0 con il Colonnello.<\/p>\n<p>Resta il problema del Trattato del 2008 e la clausola che obbliga a non concedere il proprio territorio per atti ostili conto la Libia. Il Trattato impedisce di concedere l\u2019uso delle basi per i raid contro la Libia? Il divieto, come ho gi\u00e0 detto pi\u00f9 volte, \u00e8 facilmente superabile, sia perch\u00e9 \u00e8 qualificato dal rispetto della legalit\u00e0 internazionale che Tripoli ha infranto, sia perch\u00e9 l\u2019uso della forza autorizzato dal Cds per fini umanitari non pu\u00f2 essere considerato un \u201catto ostile\u201d.<\/p>\n<p>Ma quale la sorte del Trattato? In linea di principio esso dovrebbe vincolare un nuovo governo che si insediasse al posto di quello del Colonnello. Ma la dinamica degli eventi sta ponendo fine alle diatribe, in verit\u00e0 poco fondate sotto il profilo giuridico, sulla permanenza in vigore del Trattato. La guerra &#8211; in questo caso il conflitto armato &#8211; \u00e8 una causa di estinzione dei trattati di natura politica, quale un trattato di amicizia, e ciascuna delle parti potrebbe sempre sostenere che il Trattato del 2008 si \u00e8 estinto una volta acclarata la partecipazione italiana al conflitto.<\/p>\n<p>La concessione di basi per i raid aerei non \u00e8 un atto indifferente sotto il profilo giuridico. L\u2019Italia dovrebbe assicurarsi che gli alleati si comportino nei limiti dell\u2019autorizzazione concessa dalla risoluzione 1973 e conformemente al diritto umanitario. Altrimenti ne sarebbe responsabile: la questione venne in considerazione, in particolare, durante la guerra del Kosovo per gli aerei alleati in partenza dalla base di Aviano.<\/p>\n<p>Ovviamente la partecipazione italiana alla coalizione dei volenterosi solleva anche problemi di natura parlamentare-costituzionale. Le commissioni esteri e difesa di Camera e Senato hanno gi\u00e0 espresso il loro assenso all\u2019intervento italiano alla missione sia con la concessioni di basi sia con un ruolo pi\u00f9 attivo. Alla partecipazione italiana non \u00e8 d\u2019ostacolo l\u2019art. 11 della Costituzione e il ripudio della guerra ivi contenuto: lo ha gi\u00e0 ribadito il Capo dello Stato. Ma sul punto ci riserviamo di intervenire successivamente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La risoluzione 1973 (2011) del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite ha posto fine alle discussioni circa la legittimit\u00e0 di un intervento armato per motivi umanitari senza l\u2019autorizzazione dell&#8217;Onu. 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