{"id":17010,"date":"2011-03-22T00:00:00","date_gmt":"2011-03-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rivoluzioni-in-rete-lezioni-per-loccidente-e-per-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:03","slug":"rivoluzioni-in-rete-lezioni-per-loccidente-e-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/rivoluzioni-in-rete-lezioni-per-loccidente-e-per-litalia\/","title":{"rendered":"Rivoluzioni in rete, lezioni per l\u2019Occidente (e per l\u2019Italia)"},"content":{"rendered":"<p>Le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia hanno portato alla ribalta il ruolo politico dei \u201csocial media\u201d nel mondo arabo. Strumenti come facebook e twitter non hanno causato le rivolte, ma, affiancandosi a media pi\u00f9 tradizionali, come televisione, radio e quotidiani, sono diventati cruciali nel delicato equilibrio di poteri tra le forze riformiste pro-democrazia e quelle interessate al mantenimento dello status quo.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 la situazione politica in Nord Africa rimanga incerta, la nuova rilevanza assunta dai social media ha cambiato in modo strutturale il rapporto tra comunicazione e politica nella regione.<\/p>\n<p><b>Eccezione araba?<\/b><br \/>\nPrima dei recenti sommovimenti politici, gran parte degli studi sull\u2019influenza di internet nei paesi autoritari indicavano nel Medio Oriente l\u2019area in cui gli effetti della rete erano stati i pi\u00f9 limitati. L\u2019Asia, al contrario, veniva additata come un\u2019area in cui la diffusione di internet e dei social media avevano accresciuto lo spazio per l\u2019espressione democratica.<\/p>\n<p>Poco prima che scoppiassero le proteste in Nord Africa, Evgeny Morozov aveva provato a spiegare le ragioni di questo fenomeno in <i>Net Delusion<\/i>, un libro ricco di esempi di come i regimi autoritari avessero imparato ad usare le nuove tecnologie per consolidare e accrescere il loro potere.<\/p>\n<p>Gli eventi degli ultimi tre mesi hanno contraddetto, in larga parte, quest\u2019idea. I social media non hanno determinato le sollevazioni popolari, ma hanno favorito l\u2019espressione di un malcontento diffuso e facilitato la mobilitazione contro i regimi al potere. Il loro effetto si \u00e8 intrecciato a quello di canali pi\u00f9 tradizionali, dalle televisioni satellitari alla poesia. In modo diverso da paese a paese, hanno permesso a diversi segmenti della popolazione di comunicare tra loro e con il resto del mondo.<\/p>\n<p><b>I casi di Tunisia e Egitto<\/b><br \/>\nIn Tunisia, per esempio, twitter e facebook sono stati fondamentali per diffondere immagini e slogan all\u2019interno del paese, mentre non hanno contribuito granch\u00e9 alla copertura della protesta all\u2019estero, dove i media hanno iniziato solo dopo settimane a dedicare alle manifestazioni l\u2019attenzione che meritavano. Mano a mano che le proteste si sviluppavano, l\u2019internet tunisina, tra le pi\u00f9 controllate al mondo, \u00e8 stata progressivamente liberata dei filtri pi\u00f9 restrittivi: mossa con cui il Presidente Ben Ali ha segnalato la volont\u00e0 di negoziare con le forze di opposizione (rivelatasi peraltro tardiva e insufficiente, come le altre attuate da Ben Ali nel tentativo di riprendere il controllo dellla situazione).<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo dei media in Egitto \u00e8 stato ben diverso. Allertati dagli eventi tunisini, i media internazionali, e Al Jazeera in particolare, hanno tempestivamente puntato i loro riflettori sulle proteste che, esordite come risposta a una manifestazione organizzata su facebook contro gli abusi della polizia, si sono evolute grazie ai pi\u00f9 diversi mezzi.<\/p>\n<p>Secondo quanto riportato da Opennet Initative, con un gesto unico nella storia di internet, l\u2019accesso alla rete in entrata e in uscita \u00e8 stato progressivamente azzerato. Questo ha spinto i manifestanti in Egitto e gli attivisti sparsi per il mondo a ricorrere a mezzi tradizionali, ma utilizzandoli con modalit\u00e0 simili a quelle dei moderni social network. Per esempio, Google ha ideato un sistema \u201cspeak to tweet\u201d, per dare la possibilit\u00e0 ai manifestanti di registrare brevi messaggi via telefono, da mettere poi in rete. Inoltre, service provider francesi hanno offerto connessioni dial-up gratis a chi si fosse collegato dall\u2019Egitto.<\/p>\n<p><b>Gheddafi in trincea<\/b><br \/>\nIn Libia lo scenario mediatico \u00e8 stato ben pi\u00f9 drammatico. Diversamente dalla Tunisia e dall\u2019Egitto, dal 17 febbraio, giorno d\u2019inizio delle proteste, fino al 20 marzo, quando sono cominciati i raid aerei, i media sono rimasti compattamente a fianco del potere costituito. Il governo libico ha mantenuto il controllo dei principali mezzi di comunicazione. I segnali dei canali satellitari di <i>Al Jazeera, Al-Hurra<\/i> e <i>Al-Arabiya<\/i> sono stati oscurati. Come dimostrato dal \u201cRapporto sulla trasparenza\u201d prodotto da Google, lo stesso \u00e8 accaduto a internet. Solo le linee fisse sembrano essere state risparmiate. Bloccare internet non \u00e8 stato molto difficile: la Libia ha un solo provider controllato dalla famiglia Gheddafi.<\/p>\n<p>La differenza pi\u00f9 marcata, per\u00f2, ha riguardato l\u2019utilizzo dei canali di informazione pi\u00f9 tradizionali. Nel corso delle prime quattro settimane dall\u2019inizio della rivoluzione contro il regime, Gheddafi ha utilizzato in maniera strategica la televisione libica. Questa ha quotidianamente mandato in onda immagini di manifestanti che esultavano in favore del regime e contro le aggresionni di \u201cterroristi\u201d legati ad \u201cal Qaeda.\u201d N\u00e9 Mubarak n\u00e9 Ben Ali hanno orchestrato una campagna mediatica tanto determinata e sistematica.<\/p>\n<p>Alcuni osservatori, come Andrew Trench, giornalista di <i>Media24<\/i>, hanno spiegato i diversi esiti delle proteste facendo riferimento ai dati relativi alla diffusione di internet nei tre paesi. In Tunisia il 34% della popolazione ha accesso alla rete, il 24% in Egitto, ma solo il 5% in Libia. Si tratta di un\u2019analisi interessante, ma che rischia di dare adito a facili determinismi tecnologici, ignorando il contesto socio-politico.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che spiegare l\u2019esito delle proteste, questi dati aiutano a capire come siano state rappresentate e percepite. In Tunisia e in Egitto, ben prima del successo delle manifestazioni, internet e i social media avevano assunto un ruolo importante, anche tra i non utilizzatori di questi strumenti. Erano diventati l\u2019immagine di una generazione impegnata a sperimentare nuove forme di comunicazione, spesso in un contesto panarabo.<\/p>\n<p>Questo fenomeno si \u00e8 verificato molto meno in Libia, dove, fin dall\u2019inizio delle proteste i media di Gheddafi hanno tentato di contrastare l\u2019immagine di una protesta guidata da una giovent\u00f9 illuminata, attribuendone la paternit\u00e0 a gruppi di \u201cterroristi\u201d. Le televisioni di stato hanno mostrato immagini di \u201cribelli\u201d che torturavano soldati, suggerendo alla nazione che la caduta del regime avrebbe portato solo violenza e caos.<\/p>\n<p><b>Prime lezioni<\/b><br \/>\nIn questo momento di fondamentali trasformazioni politiche nel mondo arabo, non \u00e8 possibile trarre conclusioni definitive sul ruolo dei social media nei processi di democratizzazione, ma per i paesi occidentali alcune importanti lezioni sono gi\u00e0 emerse.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante \u00e8 che \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile fare il doppio gioco, ergersi a paladini della democrazia e al tempo stesso sostenere regimi autoritari. Affidandosi al puro realismo politico, ci si preclude la comprensione delle nuove dinamiche sociali e politiche e ci si inibisce la capacit\u00e0 di dare risposte efficaci e tempestive.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo di nuove tecnologie, soprattutto in Tunisia e in Egitto, ha rivelato un mondo arabo pi\u00f9 progressista di quanto molti di noi immaginassero e che ha ambizioni non diverse dalle nostre: vivere una vita dignitosa e avere il diritto di far sentire la propria voce. Una realt\u00e0 assai diversa da quella di paesi l\u00ec l\u00ec per cadere preda dell\u2019estremismo fondamentalista e perci\u00f2 da tenere sotto controllo affidandosi a uomini forti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019altra lezione importante per paesi come l\u2019Italia: non ci si pu\u00f2 limitare ad interagire con l\u2019elite politica del momento, ignorando gli altri attori. Ora che \u00e8 emersa in piena luce l\u2019importanza dei social media per lo sviluppo politico e istituzionale dei paesi del Nord Africa, anche la nostra diplomazia dovrebbe preoccuparsi di mettere in atto nuove strategie e strumenti per comunicare e dialogare con i nuovi protagonisti della scena araba.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia hanno portato alla ribalta il ruolo politico dei \u201csocial media\u201d nel mondo arabo. 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