{"id":17030,"date":"2011-03-24T00:00:00","date_gmt":"2011-03-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-lincubo-nucleare\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:01","slug":"litalia-e-lincubo-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/litalia-e-lincubo-nucleare\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e l\u2019incubo nucleare"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 dato ancora sapere come evolver\u00e0 la situazione nei reattori giapponesi e, in particolare, se si riuscir\u00e0 o meno a riprenderne il controllo cos\u00ec da impedire gli esiti pi\u00f9 disastrosi. Alcune conseguenze e insegnamenti possono tuttavia gi\u00e0 essere tratti da quella tragedia e, se il mondo sapr\u00e0 tenerne conto, essa non sar\u00e0 accaduta invano.<\/p>\n<p><b>Oggi come ieri<\/b><br \/>\u00c8 ben chiaro come i sentimenti sia delle opinioni pubbliche che dei governi nel mondo occidentale siano drasticamente mutati nel volgere di pochi giorni in modo non dissimile da quanto sperimentammo dopo la tragedia di Chernobyl del 26 aprile 1986, quando diversi paesi europei decisero una \u201cmoratoria nucleare\u201d: non rinnovando il parco centrali di cui disponevano (Spagna, Belgio, Olanda), uscendone definitivamente (Italia), programmandone l\u2019uscita (Germania, Svezia), bandendo il nucleare addirittura per via costituzionale (Austria).<\/p>\n<p>In Italia &#8211; che dal nucleare \u00e8 uscita dal 1987, ma vi era con gran clamore virtualmente rientrata nel 2008 &#8211; le cose si sono dipanate oggi secondo il medesimo copione di allora. Una settimana dopo il disastro di Chernobyl, l\u2019allora presidente del consiglio Bettino Craxi sottoscrisse il documento finale del Vertice dei G7 di Tokyo del 4 maggio 1986, in cui si affermava che \u201cil nucleare continuer\u00e0 ad essere una fonte di energia di impiego sempre crescente\u201d, confermando il prosieguo dei lavori delle costruende centrali italiane.<\/p>\n<p>Oggi, in seguito alle prime drammatiche notizie dal Giappone, l\u2019attuale governo ha perentoriamente dichiarato  che \u201c<i>dal piano nucleare non si torna indietro<\/i>\u201d (quasi fossimo arrivati da una qualche parte) e \u201c<i>guai a noi se di fronte a eventi straordinari ci fermassimo sulla strada del nucleare<\/i>\u201d. Salvo proporre, al primo stormir dei sondaggi &#8211; ieri come oggi &#8211; una \u201c<i>pausa di riflessione<\/i>\u201d e la necessit\u00e0 di non far nulla senza l\u2019imprescindibile \u201c<i>largo e pieno consenso<\/i>\u201d delle regioni. Smentendo, in tal modo, quanto approvato solo qualche giorno prima nel decreto legislativo in discussione alla Camera, ove alle regioni non si assegnava alcun ruolo.<\/p>\n<p><b>Contraccolpi<\/b><br \/>Ieri come oggi, in un crescente bailamme di mezze verit\u00e0, dati artatamente falsificati, perentorie affermazioni che farebbero rabbrividire studenti del primo anno di ingegneria o fisica, il paese \u00e8 ripiombato in un clima di paura, sconcerto, smarrimento. A prescindere dall\u2019esito del referendum del prossimo 12 giugno sull\u2019abrogazione del decreto (del giugno del 2008) che d\u00e0 il via libera alla realizzazione delle centrali nucleari sul territorio nazionale, penso che la tragedia giapponese possa segnare in Italia &#8211; paese in cui niente \u00e8 pi\u00f9 definitivo di ci\u00f2 che \u00e8 temporaneo &#8211; la chiusura forse tombale di ogni ravvicinata \u201crinascita nucleare\u201d, o spostarla molto in l\u00e0 nel tempo.<\/p>\n<p>I contraccolpi saranno, tuttavia, evidenti anche nell\u2019insieme dei paesi occidentali. La sicumera, se non l\u2019arroganza, di cui era infarcita la propaganda nuclearista degli ultimi tempi, tesa a dimostrare &#8211; contro ogni evidenza fattuale &#8211; la grande rinascita del nucleare, ha lasciato il campo a dubbi, perplessit\u00e0, inversioni di rotta. Morale: le gi\u00e0 scarne prospettive di sviluppo del nucleare nei paesi occidentali si ridurranno fortemente, mentre \u00e8 prevedibile che si proceda ad un\u2019anticipata chiusura delle centrali pi\u00f9 vecchie, evitando di prolungarne la vita com\u2019era previsto in Germania.<\/p>\n<p>Gli scenari energetici nel mondo industrializzato non si modificheranno, tuttavia, di molto, per la semplice ragione, occultata dalla propaganda, che di reattori in costruzione ve ne erano pochissimi sia in Europa che negli Usa. Nello scenario programmatico francese, patria del nucleare, si prevedeva, ad esempio, al 2030 un aumento netto della potenza nucleare di appena 2.000 Mwe (sui 63.000 Mwe in esercizio), mentre non dissimili erano le prospettive negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Tutt\u2019altro discorso \u00e8 quello riferibile ai paesi emergenti ove si concentrava la quasi totalit\u00e0 delle centrali in costruzione (24 in Cina, 6 in Corea del Sud, 4 in India). In questi paesi vi potr\u00e0 essere un momentaneo congelamento, ma non una cancellazione degli investimenti necessari a soddisfare una domanda elettrica in forte crescita e ad assicurare cos\u00ec quella sicurezza geopolitica che \u00e8 per taluni di essi, specie la Cina, una vera ossessione. La conclusione \u00e8 che dopo il disastro giapponese nulla sar\u00e0 come prima, proprio come non lo fu dopo Chernobyl, che avvi\u00f2 una lunga e ancora ininterrotta stasi degli investimenti nel nucleare civile.<\/p>\n<p><b>Insicurezza<\/b><br \/>Ancor pi\u00f9 rilevanti sono gli insegnamenti che da quel disastro dovrebbero trarsi, che attengono al fatto che la scelta nucleare ha implicazioni che investono l\u2019intera umanit\u00e0 e che non si possono pi\u00f9 lasciare alla discrezionalit\u00e0 (se non all\u2019arbitrio) dei singoli paesi. Non si \u00e8 paese denuclearizzato solo perch\u00e9 non si dispone di reattori nucleari nel proprio territorio. Fukushima insegna che tutti i paesi sono nuclearizzati, perch\u00e9 tutti possono subire danni e devastazioni a causa di un solo incidente avvenuto a grande distanza.<\/p>\n<p>La questione centrale diviene allora quella della sicurezza delle centrali, su cui governi del mondo, organismi internazionali, comunit\u00e0 scientifica dovrebbero congiuntamente concentrare le loro attenzioni per garantire gli standard pi\u00f9 alti, attraverso la realizzazione di reattori di nuova generazione.<\/p>\n<p>Standard di sicurezza e controlli devono essere fissati in modo molto pi\u00f9 stringente a livello internazionale. Serve, in particolare per quel che ci riguarda da vicino, una politica ferma e chiara a livello europeo, ove finora il nucleare \u00e8 stato lasciato alla discrezionalit\u00e0 dei singoli Stati perch\u00e9 materia politicamente troppo spinosa. Ben vengano allora gli <i>stress test <\/i>delle centrali esistenti per rassicurare l\u2019opinione pubblica, realizzati non solo sulle 148 centrali dislocate in Europa, ma anche sulle 15 in Ucraina e le 32 in Russia.<\/p>\n<p>In questa prospettiva l\u2019Italia deve puntare a riconquistare un ruolo e una credibilit\u00e0 perdute da tempo. Se vogliamo essere interlocutori credibili all\u2019interno dell\u2019Unione europea dobbiamo consolidare il processo di ricostituzione delle conoscenze e delle professionalit\u00e0 dissipate in venticinque anni di vuoto nucleare. Possiamo essere attori nel nucleare anche senza centrali, se riprendiamo e rafforziamo il filo del sapere, se diamo maggior spessore alle istituzioni da poco costituite &#8211; penso all\u2019Agenzia della sicurezza &#8211; se riusciamo, non ultimo, a risolvere finalmente l\u2019annoso problema delle scorie radioattive. Si doveva e si deve partire da qui per recuperare il consenso sociale e politico su un ritorno all&#8217;atomo, divenuto comunque molto pi\u00f9 problematico e che potr\u00e0 comunque avvenire solo in una prospettiva di lunghissimo periodo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 dato ancora sapere come evolver\u00e0 la situazione nei reattori giapponesi e, in particolare, se si riuscir\u00e0 o meno a riprenderne il controllo cos\u00ec da impedire gli esiti pi\u00f9 disastrosi. Alcune conseguenze e insegnamenti possono tuttavia gi\u00e0 essere tratti da quella tragedia e, se il mondo sapr\u00e0 tenerne conto, essa non sar\u00e0 accaduta invano. 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