{"id":17080,"date":"2011-03-29T00:00:00","date_gmt":"2011-03-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lacune-e-ambiguita-dellintervento-in-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:01","slug":"lacune-e-ambiguita-dellintervento-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/lacune-e-ambiguita-dellintervento-in-libia\/","title":{"rendered":"Lacune e ambiguit\u00e0 dell\u2019intervento in Libia"},"content":{"rendered":"<p>Gli interventi di <i>gestione delle crisi<\/i> delle coalizioni di volonterosi a prevalenza occidentale sono basati di norma su una \u201cformula magica\u201c che prevede un adeguato dosaggio di tre elementi. Il primo \u00e8 un\u2019azione politico-diplomatica che miri a una soluzione negoziale dei problemi. Soluzione che magari all\u2019inizio apparir\u00e0 inaccettabile alla controparte, ma che &#8211; se ben strutturata &#8211; risulter\u00e0 sempre pi\u00f9 appetibile nel corso del tempo. Sino a configurarsi come \u201cla soluzione\u201d, nel momento in cui i sacrifici di una situazione di costante confronto armato inizieranno ad apparire insopportabili all\u2019opinione pubblica, e di conseguenza alla classe politica e di governo, dell\u2019avversario.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 un\u2019azione di fuoco puntuale, ma violenta ed ininterrotta, condotta prevalentemente dall\u2019aria, ma a volte integrata anche dal mare, svolta utilizzando in prevalenza i sofisticati mezzi aerei e marittimi degli alleati occidentali della coalizione. La pressione esercitata \u00e8 di norma dosata in due modi fra loro complementari: variando l\u2019intensit\u00e0 del fuoco e agendo sulla scelta degli obiettivi, che pu\u00f2 estendersi o meno a bersagli di particolare delicatezza.<\/p>\n<p>Il terzo consiste nell\u2019attivit\u00e0 ininterrotta di fanterie solide e ben inquadrate (\u201c<i>boots on the ground<\/i>\u201d) che non diano tregua alle forze terrestri dell\u2019avversario, muovendosi in stretto ed efficace coordinamento con l\u2019azione di fuoco di cui al punto precedente. Queste forze non appartengono mai alla coalizione, ma sono sempre forze locali. L\u2019intervento dei paesi occidentali a terra si limita cos\u00ec all\u2019utilizzazione di pochi elementi specializzati per missioni di <i>intelligence <\/i>o di commandos, nonch\u00e9 all\u2019eventuale distacco di istruttori e personale di inquadramento, che per\u00f2 non sono mai coinvolti direttamente negli scontri.<\/p>\n<p><b>Formula magica<\/b><br \/>Questa formula consente ai paesi occidentali di limitare al massimo le perdite e quindi di tenere nel tempo senza rischiare di trovarsi di fronte e reazioni dell\u2019opinione pubblica simili a quella che negli anni novanta costrinsero gli Stati Uniti a far decadere l\u2019azione delle Nazioni Unite in Somalia dopo diciannove morti statunitensi e lo scioccante episodio dell\u2019abbattimento di un elicottero americano in azione a Mogadiscio.<\/p>\n<p>Il successo della formula \u00e8 tanto pi\u00f9 rapido e garantito quanto migliori e pi\u00f9 solide sono le fanterie che operano sul terreno. Allorch\u00e9 le forze aeree della Nato intervennero per arrestare i serbi in Croazia e in Bosnia, le fanterie croate e bosniache erano formate da veterani, inquadrati tra l\u2019altro in nuove strutture organiche e operative studiate da sei specialisti americani, Generali in pensione, distaccati dalla \u201c<i>Military Resources inc<\/i>\u201d,  societ\u00e0 di consulenza fondata dall\u2019ex Capo di Stato Maggiore Usa, Charles Vuono.<\/p>\n<p>Il successo arrise cos\u00ec rapidamente alla coalizione e la conclusione degli scontri fu sancita dalla firma degli \u201cAccordi di Dayton\u201d, proprio la soluzione politico-diplomatica che il mediatore, Richard Holbrooke, proponeva da tempo alle parti.<\/p>\n<p>Nel 1998 in Kosovo le cose furono invece pi\u00f9 difficili. Come fanteria fu infatti utilizzato l\u2019Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck). Si trattava di formazioni partigiane che non riuscirono mai ad essere all\u2019altezza dei reparti serbi cui si contrapponevano, temprati da sei anni di guerra pi\u00f9 o meno ininterrotta. Il risultato fu che l\u2019azione aerea della coalizione dovette protrarsi per pi\u00f9 di ottanta giorni, impegnando un totale di quasi mille aeromobili. <\/p>\n<p>Anche nella scelta dei bersagli la coalizione dovette muoversi con spregiudicatezza, arrivando persino a qualificare disinvoltamente come \u201cerrori\u201d o \u201csbavature\u201d colpi che erano stati invece concepiti come chiari segnali di avvertimento. Alla fine la tregua fu firmata e ci si avvi\u00f2 verso un\u2019incerta soluzione diplomatica che si concretizz\u00f2 soltanto alcuni anni dopo con il riconoscimento del Kosovo come nazione indipendente.<\/p>\n<p>Uno schema analogo fu adottato in Afghanistan nel 2001-2002: attacco americano dal cielo e la prospettiva di una soluzione politica &#8211; che culmin\u00f2 poi nella convocazione della Loya Girga e nella elezione di Karzai &#8211; uniti all\u2019azione terrestre dei combattenti dell\u2019Alleanza del Nord. A terra gli Usa inviarono soltanto forze speciali e istruttori e questa fase dell\u2019intervento si concluse efficacemente e rapidamente.<\/p>\n<p><b>Obiettivi confusi<\/b><br \/>Tentiamo ora di applicare la \u201c formula magica \u201csin qui descritta a quanto sta succedendo in questo momento in Libia. Ci accorgeremo subito che tutti e tre gli elementi che la compongono non sono stati ancora definiti con la chiarezza che sarebbe invece necessaria per conseguire una rapida soluzione.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 infatti sino a questo momento alcun accordo sull\u2019esito politico-diplomatico della crisi. Vogliamo cacciare Gheddafi, permettendogli magari una trasmissione del potere che avvenga nell\u2019ambito della famiglia, o intendiamo andare oltre favorendo un mutamento radicale che comporti il rinnovo totale delle strutture di governo libiche e dell\u2019intera classe dirigente? <\/p>\n<p>Vogliamo preservare l\u2019unit\u00e0 del paese o accetteremmo anche la secessione della Cirenaica e la creazione di due stati distinti? E via di questo passo con una serie di interrogativi cui occorrerebbe dare risposte quanto prima possibile. Risposte che invece latitano, anche se sono molti &#8211; di sicuro troppi! &#8211; coloro che si offrono come potenziali mediatori di una soluzione che ancora non si sa quale sia.<\/p>\n<p>L\u2019azione di fuoco \u00e8 in corso. &#278; potente, continua e confusa. Anzich\u00e9 avere un unico punto di riferimento nella Nato, che in quanto alleanza politico-militare apparirebbe predestinata a tale ruolo, ne ha invece anche un altro in un Comitato di Ministri degli Esteri che finisce col ricordare in maniera sinistra e controproducente i \u201cComitati degli Ambasciatori\u201d e quelli degli \u201cAmmiragli delle Potenze\u201d che gestivano gli interventi coloniali della fine dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>Si \u00e8 arrivati anche ad agire in base a due differenti interpretazioni della Risoluzione 1973, che trovano espressione nella imposizione, rispettivamente, della <i>no fly zone <\/i>e della <i>no fly zone plus<\/i>. Di certo un poco di chiarezza e di coordinamento in pi\u00f9 non guasterebbero, anche se ci\u00f2 comporterebbe da parte di alcuni paesi la rinuncia ad ambizioni che, comunque le si valutino, appaiono eccessive.<\/p>\n<p>Infine l\u2019azione a terra, che \u00e8 affidata in questo caso ai ribelli di Bengasi. Persone che sono magari coraggiosissime ed entusiaste se prese singolarmente, ma che sino ad ora non hanno messo in luce alcuna reale capacit\u00e0 militare. Alla loro prima tumultuosa avanzata nel vuoto che si era creato all\u2019atto della rivolta ha fatto infatti poi seguito una ritirata che solo il supporto degli aerei francesi ha arrestato, giusto un attimo prima che fosse troppo tardi.<\/p>\n<p>&#278; chiaro che il movimento insurrezionale difetta da un lato di armamenti e dall\u2019altro di addestramento, due elementi indispensabili per poter divenire una forza che possa fronteggiare con possibilit\u00e0 di successo quella messa in campo dal Colonnello Gheddafi. Ci vorr\u00e0 quindi del tempo perch\u00e9 esso possa crescere fino a disporre della solida fanteria locale richiesta dalla formula dell\u2019occidente.<\/p>\n<p>In mancanza di questi tre fattori indispensabili per pervenire ad una conclusione la soluzione del problema libico rischia quindi di rimanere lontana ed inafferrabile.<\/p>\n<p>L\u2019unica speranza \u00e8 che il processo di globalizzazione finisca con l\u2019accelerare anche i processi di ricostruzione, imprimendo loro la medesima accelerazione che ha imposto sino ad ora a quelli di dissoluzione in corso in tutto il mondo arabo. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli interventi di gestione delle crisi delle coalizioni di volonterosi a prevalenza occidentale sono basati di norma su una \u201cformula magica\u201c che prevede un adeguato dosaggio di tre elementi. Il primo \u00e8 un\u2019azione politico-diplomatica che miri a una soluzione negoziale dei problemi. 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