{"id":17090,"date":"2011-03-31T00:00:00","date_gmt":"2011-03-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/verso-una-coalizione-arabo-occidentale\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:00","slug":"verso-una-coalizione-arabo-occidentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/verso-una-coalizione-arabo-occidentale\/","title":{"rendered":"Verso una coalizione arabo-occidentale?"},"content":{"rendered":"<p>La crisi libica vede una forte partecipazione del mondo arabo. Fra i presentatori della Risoluzione 1973, che ha autorizzato l\u2019intervento in Libia, spicca infatti il governo libanese. Inoltre, l\u2019intervento \u00e8 stato appoggiato sia dal Consiglio di Cooperazione del Golfo sia dalla Lega degli Stati Arabi. Il Consiglio ha votato a favore all\u2019unanimit\u00e0, la Lega con la sola astensione della Siria e dell\u2019Algeria. Si \u00e8 poi aggiunto l\u2019appoggio dell\u2019Organizzazione della Conferenza Islamica, quindi dei musulmani oltre che degli arabi.<\/p>\n<p><b>Rara convergenza<\/b><br \/>\tUn\u2019alleanza arabo-occidentale contro un paese arabo \u00e8 pi\u00f9 l\u2019eccezione che la regola. I paesi arabi hanno partecipato a numerose missioni di pace guidate dall\u2019Occidente su mandato dell\u2019Onu, ma si trattava di paesi e crisi non arabe: missioni nell\u2019Africa a sud del Sahara, nei Balcani e altrove. Solo la coalizione multinazionale guidata dagli Usa contro l\u2019invasione irachena del Kuwait nel 1991 conobbe un\u2019estesa alleanza internazionale arabo-occidentale per intervenire in una crisi araba, contro un paese arabo.<\/p>\n<p>Ma mentre con l\u2019intervento in Kuwait, che fu anch\u2019esso autorizzato dall\u2019Onu, si reag\u00ec all\u2019aggressione di uno stato arabo contro un altro stato arabo, quello in Libia \u00e8 contro un governo arabo impegnato nella repressione di una rivolta interna, un caso cio\u00e8 politicamente e legalmente molto pi\u00f9 spinoso del primo. Vale perci\u00f2 la pena di riflettere su motivazioni e obiettivi dell\u2019attuale rinnovarsi di questa rara convergenza fra arabi e occidentali.<\/p>\n<p>La Libia di Gheddafi non \u00e8 amata in nessuna parte del mondo arabo. L\u2019attivismo del colonnello e la sua inframmettenza hanno sempre irritato gli altri leader arabi, a cominciare dal leader egiziano Nasser. Ogni iniziativa e aiuto di Gheddafi si sono sempre accompagnati alla pretesa di imporre le sue idee e i suoi programmi. <\/p>\n<p>Quando negli anni novanta si \u00e8 trovato isolato fra gli arabi, ha preso a insultarli e disprezzarli, ha lanciato la provocazione della \u201cIsratine\u201d (un solo stato comprendente israeliani e palestinesi) e ha pubblicamente inveito contro il re saudita Abdullah.<\/p>\n<p>Infine, i regimi arabi pi\u00f9 religiosamente ortodossi, come appunto l\u2019Arabia Saudita, aborrono la pretesa di Gheddafi di fornire con il suo \u201cLibro Verde\u201d una versione cesarista dell\u2019Islam. Lungi da ogni principio laico di non-interferenza negli affari religiosi, il regime libico ha al contrario tentato di assoggettare l\u2019Islam, che \u00e8 finito anch\u2019esso, almeno teoricamente, sotto il diretto controllo della Guida Gheddafi.<\/p>\n<p><b>Crisi sistemica<\/b><br \/>Isolato fra gli arabi, Gheddafi ha cercato di esercitare una sua leadership nell\u2019Africa a sud del Sahara. Qui ha trovato meno resistenza e ha potuto cos\u00ec fare gravi danni, da ultimo in Liberia e Sierra Leone. <\/p>\n<p>Non che l\u2019aspro rapporto con gli altri paesi arabi abbia di per s\u00e9 determinato le prese di posizione di questi ultimi contro Gheddafi. Tuttavia, le ha facilitate, anche perch\u00e9 all\u2019opinione pubblica si \u00e8 potuto facilmente presentare Gheddafi come assassino di inermi musulmani e l\u2019adesione alle iniziative occidentali come dettata da intenti umanitari.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, a determinare l\u2019interventismo arabo contro Gheddafi \u00e8 stata la dinamica apparentemente incontrollabile della crisi. La rivolta libica \u00e8 un episodio della pi\u00f9 ampia crisi che sta rapidamente avvolgendo l\u2019intero mondo arabo. A differenza della crisi tunisina e di quella egiziana, quella libica ha messo capo a una guerra civile, ma il senso delle tre crisi aperte \u00e8 identico ed \u00e8 lo stesso di quelle che stanno montando in Giordania, Yemen, Bahrein, e ora in Siria, nonch\u00e9 di quelle latenti in molti altri paesi, come in Algeria e persino in Arabia Saudita. <\/p>\n<p>Si tratta dovunque di una crisi di legittimit\u00e0 &#8211; spesso, ma non sempre, acuita da gravi disagi socio-economici &#8211; che sta esplodendo quasi ovunque, traducendosi in una pressante domanda di libert\u00e0. \u00c8 questa crisi di legittimit\u00e0, che spinge i governi arabi, esattamente come accadde nel 1991, a unirsi alla coalizione guidata dall\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Nel 1991 il rovesciamento dell\u2019equilibrio internazionale bipolare minacciava di tradursi in crisi interne di legittimazione. Questo costrinse i regimi arabi a partecipare sia alla coalizione contro l\u2019Iraq sia alla conferenza di Madrid sul Medioriente, cio\u00e8 a integrarsi nella sfera occidentale per prevenire i contraccolpi domestici del loro indebolimento internazionale.<\/p>\n<p><b>Piattaforma di collaborazione<\/b><br \/>Oggi, i regimi si trovano ad affrontare una crisi di legittimazione interna pi\u00f9 diretta e grave di quell\u2019altra. L\u2019opportunit\u00e0 di cooperazione con l\u2019Occidente, che \u00e8 offerta dalla crisi in Libia, consente loro di ampliare grandemente il loro margine di reazione. D\u00e0 loro voce in capitolo nella gestione di una crisi, che altrimenti rischiano semplicemente di subire. <\/p>\n<p>Ai regimi che oggi cooperano con l\u2019Occidente contro Gheddafi sar\u00e0 pi\u00f9 difficile negare appoggio. Parimenti, per questi stessi regimi sar\u00e0 pi\u00f9 facile negoziare riforme con i paesi occidentali. Questa \u00e8 la determinante di fondo della convergenza degli arabi con l\u2019Occidente nella crisi in corso, in quella libica e in quella pi\u00f9 vasta del mondo arabo.<\/p>\n<p>Questa lettura consente di valutare meglio quello che sta accadendo e talune ironie che sono implicite negli sviluppi correnti. La coalizione arabo-occidentale che \u00e8 nata contro la Libia \u00e8 un\u2019importante opportunit\u00e0 di gestione politica della crisi: offre ai regimi arabi e ai paesi occidentali una piattaforma di collaborazione che pu\u00f2 servire ad incanalare i caotici sviluppi in corso verso soluzioni condivise e sostenibili.<\/p>\n<p>Per i regimi arabi, si tratta di recuperare credibilit\u00e0 agli occhi dell\u2019Occidente, anche pagando dei prezzi in termini di riforme finora respinte. Per i paesi dell\u2019Occidente, si tratta di uscire con soluzioni ragionevoli dai dilemmi a cui situazioni come quella di Bahrein li inchiodano. <\/p>\n<p>La Libia permette questa convergenza di arabi e occidentali perch\u00e9 non ha rilevanza strategica n\u00e9 per gli arabi n\u00e9 per gli occidentali. Gli interessi economici in gioco sono notevoli, ma le implicazioni regionali sono relativamente limitate. Al contrario, le crisi nel Mashreq e nel Golfo, essendo collegate con i conflitti regionali in corso, hanno una forte rilevanza strategica per occidentali e arabi. <\/p>\n<p><b<Cambio di regime<\/b><br \/>Perci\u00f2, questa prospettiva non si applica a casi come quello della Siria. Damasco &#8211; come Algeri &#8211; si \u00e8 tenuta fuori. D\u2019altra parte, se come gli eventi in corso fanno ritenere, ci sar\u00e0 una rivolta contro il regime, nessuno vorr\u00e0 o potr\u00e0 metterci il dito per timore di accendere la miccia dei conflitti regionali cui la Siria \u00e8 collegata, quello con Israele e quelli che riguardano l\u2019Iran. Ma pu\u00f2 anche darsi che la crisi siriana, una volta scatenata, tracimi comunque. Una crisi siriana potrebbe rinsaldare la coalizione arabo-occidentale che oggi si profila.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, in principio la crisi libica pu\u00f2 essere un\u2019occasione per ricomporre i rapporti fra Occidente e arabi moderati. Ci\u00f2 detto non ci si possono nascondere le difficolt\u00e0 e le contraddizioni in cui questa prospettiva si muove. Per esempio, non sar\u00e0 facile conciliare l\u2019obiettivo di cambio del regime che Francia e Regno Unito si pongono con l\u2019atteggiamento pi\u00f9 cauto e compromissorio dei paesi arabi, che sono soprattutto preoccupati di contenere le violenze del regime contro i cittadini libici agli occhi delle loro opinioni pubbliche e vedono comunque male un cambiamento di regime imposto dal di fuori, perch\u00e9 \u00e8 per loro un cattivo presagio. D\u2019altra parte, gli arabi possono contare sull\u2019atteggiamento pi\u00f9 prudente e conservatore di alcuni paesi occidentali, come l\u2019Italia, la Germania e forse gli Usa.<\/p>\n<p>Questi e altri contrasti richiederanno una gestione diplomatica pi\u00f9 attenta di quella che si \u00e8 vista negli ultimi giorni da parte dei leader della coalizione. L\u2019idea della Francia di distinguere la gestione politica della crisi da quella operativa (che tocca alla Nato) e di creare una cabina di regia nella quale possano sedere anche gli arabi &#8211; a parte il suo merito in termini di alleanze occidentali &#8211; pu\u00f2 conciliare, ma anche esacerbare le contraddizioni latenti di questa eccezionale coalizione arabo-occidentale che oggi si presenta sulla scena. <\/p>\n<p>Non si vorrebbe che &#8211; nella foga francese di assicurarsi una primazia mediterranea &#8211; si replicasse quanto \u00e8 accaduto con l\u2019Unione per il Mediterraneo, dove gli arabi sono entrati nella cabina di regia e hanno bloccato tutto ancor prima che l\u2019inchiostro degli accordi si fosse asciugato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi libica vede una forte partecipazione del mondo arabo. Fra i presentatori della Risoluzione 1973, che ha autorizzato l\u2019intervento in Libia, spicca infatti il governo libanese. 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