{"id":1710,"date":"2006-08-02T00:00:00","date_gmt":"2006-08-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-libano-rilancia-chirac\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:22","slug":"il-libano-rilancia-chirac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/08\/il-libano-rilancia-chirac\/","title":{"rendered":"Il Libano rilancia Chirac"},"content":{"rendered":"<p>Alcune settimane fa tutti davano Jacques Chirac per spacciato. Il presidente francese sembrava condannato a finire il suo mandato nell\u2019ombra di Nicolas Sarkozy, il candidato della maggioranza di governo per le prossime presidenziali. Questo ultimo, gi\u00e0 sicuro della vittoria, si spingeva fino a lasciare il palco parigino a Chirac per il suo ultimo quattordici luglio, inventandosi incontri nei palazzi romani. Per\u00f2 alcuni osservatori parigini ripetevano che soltanto nel caso di crisi internazionale il vecchio Chirac avrebbe ritrovato una sua leadership. <\/p>\n<p>Come sempre nella sua lunga carriera, la funesta fortuna non si \u00e8 fatta aspettare. Nel contesto del conflitto libanese, Jacques Chirac interpretata al meglio il suo ruolo di responsabile della politica estera e di difesa francese. Con il diplomatico di carriera Dominique de Villepin a capo del governo, si sono rimessi in moto i meccanismi che portavano la Francia ad esprimere le proprie ragioni nel dibattito sull\u2019intervento in Irak nel 2003. Inoltre, il ministro degli esteri Philippe Douste-Blazy \u00e8 un fedelissimo del presidente che riprende fedelmente la linea della Presidenza della Repubblica.<\/p>\n<p><b>L\u2019esperienza del leader<\/b><br \/>Jacques Chirac era  l\u2019amico personale del defunto presidente libanese Rafik Hariri, un legame personale che ben illustra la particolare relazione franco-libanese, radicata nella storia. Ed \u00e8 anche uno dei pochi leader politici occidentali con esperienze di comando militare e di lotta alla guerriglia, un bagaglio non da poco per valutare l\u2019attuale conflitto. Di fatto Chirac esprime una linea politica nella quale l\u2019insieme delle forze politiche francesi si ritrova. Sia per rispetto della funzione presidenziale in tempo di guerra, sia anche per l\u2019esperienza di Chirac che dall\u2019Eliseo detta una naturale sintesi della linea francese: sostegno al governo libanese eletto, proseguimento della road-map della risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e richiesta di un cessate-il-fuoco immediato.<\/p>\n<p>L\u2019insieme dei responsabili politici francesi non riesce ad esprimere altro che una totale solidariet\u00e0 e un supporto alla posizione della Presidenza della Repubblica. A livello interno la sinistra si trova ancora una volta spiazzata da uno Chirac che esprime una loro ideale linea di politica estera. A destra il ministro degli interni Nicolas Sarkozy \u00e8 completamente sparito: il dossier degli Esteri non fa parte delle sue prerogative e, seguendo il movimento di coesione nazionale, deve anche stare sugli attenti di fronte al Capo dello Stato nel suo ruolo internazionale. <\/p>\n<p>Chirac esplicit\u00e0 anche una posizione di differenza nei confronti degli Stati Uniti, una distinzione che si \u00e8 gi\u00e0 rivelata pagante sul piano interno, ma che ha anche provocato dopo il 2003 una serie di rovinose incomprensioni e di divisioni, anche a livello europeo.<\/p>\n<p><b>La Francia e gli Usa<\/b><br \/>Il Libano ha rappresentato il punto di convergenza fra la Francia e gli Stati Uniti che si sono impegnati entrambi per far votare la risoluzione 1559. Si tratta di un quadro comune importante che serviva anche a rinsaldare i rapporti dopo le divisioni sulla questione irachena. Oggi sorgono delle divergenze: la Francia si fa interprete della posizione delle autorit\u00e0 governative libanesi quando chiede un cessate-il-fuoco immediato, anche per tutelare le popolazioni e gli osservatori militari delle Nazioni Unite che si ritrovano presi fra due fuochi. <\/p>\n<p>Da parte degli Stati Uniti l\u2019agenda nei confronti di Israele \u00e8 pi\u00f9 lasca, con un\u2019amministrazione Bush che ragiona in termini di agressione terroristica all\u2019alleato israeliano. In un recente intervento su Le Monde, Chirac \u00e8 andato ripetendo che quello che era importante era il quadro di azione comune con gli Stati Uniti anche se le posizioni divergono. Come nel 2003, il vertice francese \u00e8 convinto del proprio \u201cbuon senso\u201d, della validit\u00e0 di un approccio che possa mediare fra le posizioni belligeranti e riprendere una normalizzazione del Libano. <\/p>\n<p>La presa di posizione critica della Francia nei confronti degli Stati Uniti \u00e8 un riflesso naturale per un paese che si \u00e8 sempre considerato come l\u2019unica alternativa possibile al modello americano. Anche se queste posizioni sono popolari, non soltanto fra l\u2019elettorato francese, ma anche per tutte le sinistre europee, non si tratta di un\u2019espressione premeditata. Come nel 2003, la Francia va avanti con le sue ragioni. <\/p>\n<p>Oggi non si deve pensare che le posizioni francesi e americane siano fondamentalmente mutate rispetto al periodo dell\u2019intervento iracheno. Ma nel frattempo \u00e8 cresciuta la consapevolezza da parte francese, ma anche da parte americana, che la contrapposizione all\u2019interno del campo occidentale riduce i margini di azione di tutti. Auguriamoci che Chirac lo tenga a mente per terminare il proprio mandato in bellezza, non soltanto nello stile, ma anche nella sostanza.<\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcune settimane fa tutti davano Jacques Chirac per spacciato. Il presidente francese sembrava condannato a finire il suo mandato nell\u2019ombra di Nicolas Sarkozy, il candidato della maggioranza di governo per le prossime presidenziali. 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