{"id":17100,"date":"2011-03-31T00:00:00","date_gmt":"2011-03-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/emergenza-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:00","slug":"emergenza-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/emergenza-siria\/","title":{"rendered":"Emergenza Siria"},"content":{"rendered":"<p>Oggi come ieri nessun attore internazionale o regionale sembra interessato a un cambio di regime (<i>regime change<\/i>) in Siria, n\u00e9 si profila all\u2019orizzonte una guerra contro il nemico di sempre, Israele, notoriamente contrario a ogni destabilizzazione del sistema di potere capeggiato da quarant\u2019anni dagli al-Asad.<\/p>\n<p><b>L\u2019urto della rivolta<\/b><br \/>Dal 2008 \u201cla Siria degli al-Asad\u201d (<i>Suriya al-Asad<\/i>) \u00e8 tornata gradualmente ad essere un interlocutore sia per gli europei che per gli Stati Uniti e un attore chiave in Medioriente: senza abbandonare la sua solida alleanza strategica con l\u2019Iran, ha rafforzato il legame con la Turchia e mantenuto stretti rapporti con le fazioni radicali palestinesi e il movimento sciita libanese anti-israeliano Hezbollah.<\/p>\n<p>Nel corso del 2010 Damasco aveva inoltre ricucito con l\u2019Arabia Saudita una delle pi\u00f9 gravi fratture regionali. E ora Riyad \u00e8 in prima linea nel difendere pubblicamente \u201cla stabilit\u00e0 e la sicurezza\u201d della Siria. Anche Washington, d\u2019altronde, ha assicurato che non intende interferire negli affari interni siriani.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/syria.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Per la prima volta dopo decenni, la legittimit\u00e0 interna del presidente al-Asad e del Baath, il partito al potere da quasi mezzo secolo, \u00e8 messa per\u00f2 in seria discussione da due settimane di proteste senza precedenti, che sono state brutalmente represse dalle forze di sicurezza. La mobilitazione, avviata in sordina a Damasco, si \u00e8 scatenata nella sua forma pi\u00f9 violenta nella regione meridionale dell\u2019Hawran e si \u00e8 poi allargata alle principali citt\u00e0 del paese, fino a scuotere il porto di Latakia, sul Mediterraneo, 350 km a nord-ovest della capitale.<\/p>\n<p>Per \u201criportare l\u2019ordine\u201d nel capoluogo della regione alawita, abitato anche da sunniti e cristiani e da cui provengono la famiglia presidenziale e i clan suoi alleati, il regime ha deciso di schierare in citt\u00e0 reparti dell\u2019esercito regolare. Non accadeva dal 1982, quando l\u2019allora<i> ra\u00ecs <\/i>Hafiz non esit\u00f2 a ricorrere all\u2019apparato militare per schiacciare nel sangue la ribellione armata dei Fratelli musulmani, asserragliati nella citt\u00e0 di Hama a nord di Damasco.<\/p>\n<p><b>Cause profonde<\/b><br \/>Oggi come allora, il regime accusa \u201cparti straniere\u201d di \u201cfomentare i fondamentalisti\u201d con un preciso obiettivo finale: \u201csmembrare il paese su base confessionale\u201d, evocando il tentativo (fallito) della potenza coloniale francese di creare, all\u2019inizio del suo mandato in Siria, una serie di \u201cstaterelli\u201d confessionali nei territori fino a due anni prima sotto formale controllo dell\u2019Impero ottomano.<\/p>\n<p>Diversi fattori hanno invece spinto migliaia e, in certi casi, centinaia di migliaia di siriani a scendere in strada e manifestare, per la prima volta in modo palese, il loro dissenso, sfidando le pallottole delle forze di sicurezza e rischiando di finire in carcere assieme ai circa 3.000 prigionieri politici gi\u00e0 dietro le sbarre.<\/p>\n<p>Le proteste, che hanno acquisito slancio sull\u2019onda delle altre mobilitazioni regionali, hanno cause profonde e radicate. La societ\u00e0 siriana \u00e8 percorsa ormai da anni da un generale e diffuso senso di sfiducia nelle autorit\u00e0 e nella loro reale volont\u00e0 di riformare davvero il sistema, nonostante il continuo richiamo del regime e dei media ufficiali alle \u201criforme\u201d (<i>islahat<\/i>). A questo si aggiunge un profondo sentimento di frustrazione e rabbia per decenni di dura repressione di ogni forma di libera espressione politica, e per la continua arroganza del potere che ha molteplici forme, pi\u00f9 o meno esplicite.<\/p>\n<p>Ogni regione siriana ha una propria lista di rivendicazioni, comuni di fatto a gran parte del paese: dall\u2019aumento vertiginoso del costo della vita all\u2019assenza del sostegno statale, passando per la crescente disoccupazione giovanile, l\u2019ormai endemica corruzione e l\u2019assenza di trasparenza nelle gestione degli affari locali.<\/p>\n<p><b>Intifada<\/b><br \/>Tutto questo a Daraa, capoluogo della depressa regione agricola dell\u2019Hawran, dominata dal tribalismo, \u00e8 deflagrato a met\u00e0 marzo dopo l\u2019arresto, e il conseguente trasferimento a Damasco, a fine febbraio, di alcuni bambini appartenenti a un influente clan locale, \u201ccolpevoli\u201d di aver scritto slogan anti-regime sui muri scolastici. Una delegazione di capi trib\u00f9 si sarebbe recata il 17 marzo a colloquio con il responsabile della polizia segreta della citt\u00e0, ma ogni possibilit\u00e0 di mediazione sarebbe stata respinta duramente dall\u2019alto ufficiale.<\/p>\n<p>Provata da sei anni di siccit\u00e0 e gi\u00e0 afflitta da un\u2019immigrazione interna di famiglie di contadini provenienti dalla Jazira, regione orientale anch\u2019essa colpita dall\u2019assenza di raccolti, la popolazione di Daraa si \u00e8 sollevata (<i>Intifada<\/i>) attaccando i simboli del potere \u201ccorrotto e oppressivo\u201d. I \u201cmartiri\u201d &#8211; si parla di circa 130 persone uccise in tutto l\u2019Hawran in dieci giorni di violenze &#8211; sono stati la scintilla che ha scatenato la sollevazione generale anche in altre zone del paese, comprese le citt\u00e0 periferiche (Homs, Hama, Dayr al-Zor), il porto di Latakia e molti sobborghi di Damasco.<\/p>\n<p>Il tradizionale attendismo della borghesia commerciale della capitale e di Aleppo, assieme al massiccio dispiegamento di forze di sicurezza e alla discesa in strada, pi\u00f9 o meno \u201cspontanea\u201d, di folle di lealisti, hanno per il momento evitato che la mobilitazione anti-governativa investisse le due pi\u00f9 importanti citt\u00e0 della Siria.<\/p>\n<p>Le minoranze confessionali (drusi, armeni, cristiani) ed etniche (curdi) temono la futura rappresaglia di un regime incattivito perch\u00e9 messo alle corde. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 le zone a maggioranza drusa (la regione di Suwayda\u2019, limitrofa allo Hawran) e quella a prevalenza curda (nord-est al confine con Turchia e Iraq) siano per ora rimaste a guardare. Le tristi quanto vicine esperienze irachena e libanese inducono ancora moltissimi siriani a preferire la \u201cstabilit\u00e0\u201d a vere riforme.<\/p>\n<p><b<Riforme cosmetiche<\/b><br \/>D\u2019altronde, le \u201criforme\u201d annunciate finora dai rappresentanti del regime di Damasco sembrano espedienti per prender tempo. L\u2019abrogazione della legge d\u2019emergenza, in vigore da 48 anni, \u00e8 stata promessa in fretta e furia all\u2019indomani del bagno di sangue di Daraa, ma solo dopo la promulgazione di una legge \u201canti-terrorismo\u201d. Nel suo atteso discorso del 30 marzo, il ra\u00ecs al-Asad non ha annunciato, come alcuni si aspettavano, la revoca dello stato d\u2019emergenza; ha anzi sfidato i manifestanti: \u201cSe battaglia sar\u00e0, siamo pronti. (\u2026) Non ci saranno posizioni di mezzo\u201d.<\/p>\n<p>Lo stato d\u2019emergenza &#8211; in vigore a causa della \u201ccontinua minaccia del nemico\u201d Israele &#8211; regola, tra le altre cose, il funzionamento di tribunali speciali e prevede la possibilit\u00e0 per le autorit\u00e0 di fermare cittadini sospetti dissidenti e di accusarli di reati come \u201cattentato alla sicurezza dello Stato\u201d, \u201ccontatti con paesi stranieri nemici\u201d, \u201cdiffusione di informazioni false con lo scopo di indebolire la nazione\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa via per il cambiamento e le riforme deve esser percorsa assicurando continuit\u00e0 e stabilit\u00e0\u201d, affermava nel luglio 2000 l\u2019allora neoeletto trentaquattrenne presidente siriano Bashar al-Asad rivolgendosi dallo scranno dell\u2019Assemblea del popolo &#8211; il parlamento &#8211; ai deputati e alla nazione. Nel corso di una notte, la direzione del Baath, il partito al potere da quasi mezzo secolo, e lo stesso parlamento avevano per l\u2019occasione approvato l\u2019emendamento dell\u2019articolo costituzionale che fissava a 40 anni l\u2019et\u00e0 minima per essere eletti capo dello Stato siriano.<\/p>\n<p>Nel pieno rispetto delle istituzioni, il giovane oftalmologo formatosi a Londra pot\u00e9 quindi succedere al padre Hafiz, defunto poche settimane prima e rimasto in carica per circa trent\u2019anni dal novembre 1970 al giugno 2000. In questi quasi undici anni di potere, Bashar al-Asad ha saputo superare la difficile transizione ai vertici del potere, mantenendo per\u00f2 di fatto inalterato l\u2019apparato repressivo contro ogni forma di dissenso interno.<\/p>\n<p>A capo di un regime ereditato dal \u201cfondatore della Siria moderna\u201d e membro dell\u2019ormai pi\u00f9 potente clan alawita (branca dello sciismo) del paese, il \u201cgiovane\u201d Bashar condivide oggi con altri influenti membri della sua famiglia e di clan alawiti alleati la gestione di un sistema di potere protetto da una capillare rete di servizi di controllo e repressione e da super addestrati corpi d&#8217;elite. Tutte agenzie e reparti al comando di parenti del <i>ra\u00ecs <\/i>o di personalit\u00e0 comunque legate alla famiglia presidenziale.<\/p>\n<p><b>Rischio guerra civile<\/b><br \/>Per il <i>ra\u00ecs <\/i>e i suoi alleati ai vertici del potere riformare davvero il sistema politico costruito da Hafiz al-Asad, non solo abrogando la legge d\u2019emergenza, ma aprendo al multipartitismo e ponendo fine al controllo sui mezzi d\u2019informazione significherebbe di fatto firmare la propria condanna politica. Ecco perch\u00e9 i legislatori siriani sarebbero ora al lavoro per redigere quanto prima una legge \u201canti-terrorismo\u201d.<\/p>\n<p>Per il regime \u00e8 essenziale preservare le pietre angolari (controllo e repressione) del suo potere. A tal fine le istituzioni del sistema formale &#8211; l\u2019esercito male armato, il partito Baath ormai privo di ogni potere decisionale, il governo e il parlamento &#8211; devono mantenere una parvenza di legittimit\u00e0, continuando a celare gli elementi portanti del sistema reale di potere: le quattro agenzie di sicurezza e i reparti speciali paramilitari a difesa della ristretta oligarchia politico-affaristica composta dagli al-Asad e dai loro alleati. <\/p>\n<p>  L\u2019ultimo discorso del presidente sembra indicare che il regime vuole ora  tentare la via delle riforme cosmetiche, cercando di dare l\u2019impressione all\u2019interno e all\u2019estero di esser davvero impegnato a \u201csoddisfare le richieste legittime dei cittadini\u201d. Damasco spera di poter contare sull\u2019appoggio non solo delle potenze regionali (Iran e Arabia Saudita, interessate per ragioni diverse a mantenere lo <i>status quo <\/i>nell\u2019area), ma anche degli stessi Stati Uniti, alleati di Israele.<\/p>\n<p>La piazza potrebbe per\u00f2 non piegarsi e una tenacia e un\u2019unit\u00e0 d\u2019intenti inaspettata. Potrebbe svilupparsi in questo caso una prolungata guerra intestina, con scontri a sfondo confessionale. La comunit\u00e0 alawita sarebbe posta di fronte al dilemma se arroccarsi a difesa dei clan del regime oppure schierarsi con la maggioranza degli insorti (sunniti).<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi come ieri nessun attore internazionale o regionale sembra interessato a un cambio di regime (regime change) in Siria, n\u00e9 si profila all\u2019orizzonte una guerra contro il nemico di sempre, Israele, notoriamente contrario a ogni destabilizzazione del sistema di potere capeggiato da quarant\u2019anni dagli al-Asad. 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