{"id":17150,"date":"2011-04-04T00:00:00","date_gmt":"2011-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/egitto-il-rebus-della-transizione\/"},"modified":"2017-11-03T15:33:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:33:59","slug":"egitto-il-rebus-della-transizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/egitto-il-rebus-della-transizione\/","title":{"rendered":"Egitto, il rebus della transizione"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Egitto ha di nuovo sorpreso se stesso, il primo aprile, quando Piazza Tahrir si \u00e8 ancora una volta riempita di manifestanti. Certo, non era stipata com\u2019\u00e8 successo per tre settimane di seguito, dal 25 gennaio all\u201911 febbraio. E poi ancora sino all\u2019inizio di marzo. Da quasi un mese, infatti, piazza Tahrir era diventata solo un\u2019icona, il ricordo della rivoluzione e il memento dell\u2019orgoglio riconquistato dagli egiziani. Non pi\u00f9, per\u00f2, la piazza pulsante, il cuore della rivoluzione.<\/p>\n<p>Quando i gruppi protagonisti di Tahrir hanno deciso, di nuovo, di fare una prova di forza verso il Consiglio Militare Supremo (Scaf), il primo aprile scorso, in pochi in Egitto erano dunque disposti a credere che gli organizzatori sarebbero riusciti a portare in piazza pi\u00f9 di qualche migliaio di persone.<\/p>\n<p>Ancora una volta, invece, l\u2019Egitto ha espresso una forza inattesa. Le stime pi\u00f9 riduttive parlano di centomila persone a Piazza Tahrir per una manifestazione che aveva due obiettivi indissolubilmente legati l\u2019uno all\u2019altro: difendere le conquiste della <i>Thawra<\/i>, la rivoluzione egiziana, e portare in tribunale alcune delle figure determinanti del regime di Hosni Mubarak. Dallo stesso ex presidente a suo figlio Gamal, passando per Safwat el Sherif e Zakaria Azmi.<\/p>\n<p><b>Domande inevase<\/b><br \/>La manifestazione del primo aprile definisce dunque, simbolicamente, le questioni aperte dopo la stagione (eroica) di Tahrir.<\/p>\n<p>Primo, quali richieste scaturite da Tahrir sono state accolte dal Consiglio militare supremo, che sta guidando ancora la fase transitoria?<\/p>\n<p>Hosni Mubarak si \u00e8 dimesso, certo. E il premier da lui designato, Ahmed Shafiq, ha dovuto alla fine cedere, dopo le pressioni della piazza e l\u2019attacco in tv, durissimo quanto controverso, condotto dal pi\u00f9 famoso scrittore egiziano, Alaa al Aswany. Al suo posto, \u00e8 andato un uomo che \u00e8 espressione di piazza Tahrir, Essam Sharaf, assieme ad altre figure che non dispiacciono ai movimenti che sono stati protagonisti della <i>Thawra<\/i>, compreso il ministro degli esteri e quello dell\u2019interno.<\/p>\n<p>A fronte di decisioni importanti &#8211; comunicate anche via Facebook &#8211; prese dal Consiglio militare supremo, e considerate dai movimenti di piazza Tahrir come un accoglimento delle loro richieste, molto di quello che lo Scaf sta facendo diffonde disagio nell\u2019ancora magmatico panorama della rivoluzione.<\/p>\n<p>Anzitutto, le decisioni riguardanti la sicurezza e il controllo dell\u2019ordine pubblico, con il divieto di manifestazioni, proteste, scioperi. Un divieto sfidato in maniera patente proprio con la manifestazione del primo aprile. Per non parlare della continue denunce di violazioni dei diritti civili, maltrattamenti e arresti arbitrari. Infine, \u00e8 il controllo democratico del regime uno degli ostacoli che dividono i protagonisti della rivoluzione dallo Scaf, che non ha ancora dimostrato di voler condurre una vera e propria epurazione.<\/p>\n<p><b>Ambizione e compromesso <\/b><br \/>\u00c8, tuttavia, la transizione istituzionale il vero nodo su cui la discussione politica si concentra. \u00c8 ancora in piedi il regime? \u00c8 in atto una vera e propria controrivoluzione? \u00c8 possibile evitarla e riuscire a traghettare l\u2019Egitto in una sorta di Seconda Repubblica?<\/p>\n<p>La <i>strada araba<\/i>, come sempre succede nella regione, narra il sentire comune, e racconta in questi ultimi giorni dei timori per la tenuta economica del paese, dei soldi che non ci sono, e soprattutto della paura che il regime non sia stato sconfitto. Una paura mescolata, invece, all\u2019orgoglio di aver dato vita a una rivoluzione incredibile. Incredibile, <i>in primis<\/i>, per gli stessi che vi hanno partecipato.<\/p>\n<p>Questi sentimenti contraddittori, diffusi nella <i>strada araba<\/i>, sono gli stessi degli analisti e dei protagonisti della rivoluzione: coloro che, dopo le dimissioni di Mubarak, stanno traducendo in politica istituzionale la rivoluzione di Tahrir.<\/p>\n<p>Lo scontro non \u00e8 tra chi vorrebbe un pi\u00f9 evidente cambio di passo nel traghettamento dell\u2019Egitto verso la Seconda Repubblica, e chi invece \u00e8 disposto a un compromesso onorevole. Le divisioni sono molto meno nette, molto pi\u00f9 confuse, e pi\u00f9 trasversali. Lo ha dimostrato lo stesso referendum del 19 marzo sull\u2019approvazione o meno degli emendamenti costituzionali, proposti dal comitato designato dallo Scaf e guidato da Tareq al Bishri.<\/p>\n<p>Una lettura superficiale del risultato del referendum, la vittoria dei \u2018s\u00ec\u2019 con il 77% delle schede votate, ha descritto l\u2019Egitto gi\u00e0 in mano ai Fratelli Musulmani, e &#8211; in modo molto contraddittorio &#8211; in piena controrivoluzione. L\u2019analisi in loco del referendum, attraverso il colloquio diretto con chi ha votato e con molti dei protagonisti di Tahrir, mostra invece che il voto \u00e8 stato, soprattutto nelle grandi citt\u00e0, espressione di volont\u00e0 individuali.<\/p>\n<p>Voto non solo democratico, ma consapevole, di fronte &#8211; invece &#8211; a un quesito referendario che era confuso. Molti di quelli che hanno votato \u2018s\u00ec\u2019 erano preoccupati, al pari dei sostenitori del \u2018no\u2019, di un protrarsi della presenza delle forze armate nella gestione degli affari civili. E tutti, sia i sostenitori del \u2018no\u2019 sia quelli del \u2018s\u00ec\u2019, sono d\u2019accordo sull\u2019obiettivo ultimo: avere una nuova costituzione, e non &#8211; come ora &#8211; una costituzione rappezzata, figlia del regime di Hosni Mubarak.<\/p>\n<p><b>Tappe forzate<\/b><br \/>La transizione verso la cessione dei poteri dalle forze armate a un governo civile ha ora scadenze precise: entro la fine del 2011, poco pi\u00f9 di sei mesi per organizzare i partiti, le elezioni politiche e da ultime quelle presidenziali. Poco tempo, sostengono in molti, per riuscire a rompere il duopolio tra Fratelli Musulmani e Ndp, il partito di regime sotto Mubarak: un duopolio che nei fatti aveva saturato per decenni la macchina del consenso socio-politico in Egitto. Tempi brevi, ma necessariamente brevi, rispondono invece altri &#8211; sempre da Tahrir -, ricordando che \u00e8 meglio che l\u2019esercito lasci presto la guida del paese e torni a controllare le estese frontiere egiziane.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che lo Ndp sta tentando di riproporsi come uno dei protagonisti anche della Seconda Repubblica, nonostante lo scheletro annerito del mastodontico quartier generale dello <i>Hizb al Watani<\/i>, proprio a lato di Piazza Tahrir, funga da memento quotidiano per il passante e per il regime: gli egiziani hanno bruciato il simbolo del potere, e potrebbero rifarlo. \u00c8 vero anche che la Fratellanza Musulmana \u00e8 subito scesa in campo, proponendo gi\u00e0 il nome del suo partito, Libert\u00e0 e Giustizia, e mettendo in moto una macchina organizzativa gi\u00e0 ben oliata.<\/p>\n<p>Lo scenario politico, per\u00f2, \u00e8 gi\u00e0 molto frastagliato. I <i>pourparler<\/i> per la nascita di partiti che possano raccogliere il consenso della Rivoluzione sono quotidiani. I nuovi sindacati indipendenti (il vero fatto nuovo della <i>Thawra<\/i>, che tra le sue richieste principali prevedeva il salario minimo garantito) mostrano gi\u00e0 il percorso che la sinistra comunista e socialista vuole seguire.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 civile si sta muovendo da settimane per capire come e dove si possa convogliare l\u2019energia politica uscita da Tahrir. Lo sta facendo il Movimento 6 aprile, ormai da settimane, evidenziando anche una spaccatura interna alla dirigenza, cos\u00ec come imprenditori del calibro di Naguib Sawiris, che proprio nei primissimi giorni di aprile ha cominciato le sue manovre elettorali.<\/p>\n<p><b>Sfida aperta<\/b><br \/>Da ultimo, \u00e8 la stessa Fratellanza Musulmana a mostrare che niente \u00e8 gi\u00e0 scritto nella transizione egiziana. Al contrario. La Fratellanza Musulmana \u00e8 pi\u00f9 spaccata che mai. L\u2019elettorato islamista \u00e8 amplissimo. Comprende anche quei movimenti salafiti che, per l\u2019impianto religioso e ideologico, sono lontani anni luce dalla lezione di Hassan al Banna, il fondatore della Fratellanza Musulmana. L\u2019elettorato che ruota attorno alla Fratellanza Musulmana, poi, ha gi\u00e0 a disposizione, nelle urne, Libert\u00e0 e Giustizia, espressione ufficiale del bureau esecutivo della Fratellanza, ma anche il partito centrista del Wasat, nato molti anni fa da fuoriusciti dalle file della Fratellanza.<\/p>\n<p>Non solo: \u00e8 ancora tutto da vedere il destino dei leader riformatori, da Abdel Moneim Abul Futouh a Ibrahim el Zaafarani, che tutti considerano in uscita, visti i cattivi rapporti con l\u2019attuale dirigenza della Fratellanza.<\/p>\n<p>Per non parlare, poi, del peso sempre pi\u00f9 forte &#8211; anche elettorale &#8211; che hanno i giovani islamisti. Molti di loro hanno gi\u00e0 espresso il loro dissenso dalla Fratellanza, lasciando addirittura i ranghi del movimento.<\/p>\n<p>\u00c8, insomma, una transizione tutta da inventare, quella egiziana, lontano dalla \u2018caccia alle streghe\u2019 sul pericolo islamista condotta sulla pubblicistica europea e in genere occidentale. Una \u2018caccia alle streghe\u2019 che non esprime solo miopia, ma anche incapacit\u00e0 di leggere le dinamiche politiche egiziane. Dinamiche molto pi\u00f9 vivaci, interessanti e variegate di quanto si pensi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Egitto ha di nuovo sorpreso se stesso, il primo aprile, quando Piazza Tahrir si \u00e8 ancora una volta riempita di manifestanti. Certo, non era stipata com\u2019\u00e8 successo per tre settimane di seguito, dal 25 gennaio all\u201911 febbraio. E poi ancora sino all\u2019inizio di marzo. 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