{"id":17160,"date":"2011-04-04T00:00:00","date_gmt":"2011-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-effetti-perversi-dellasse-londra-parigi\/"},"modified":"2017-11-03T15:33:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:33:59","slug":"gli-effetti-perversi-dellasse-londra-parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/gli-effetti-perversi-dellasse-londra-parigi\/","title":{"rendered":"Gli effetti perversi dell&#8217;asse Londra-Parigi"},"content":{"rendered":"<p>Le discusse modalit\u00e0 con cui alcuni paesi europei sono intervenuti in Libia, in attuazione della risoluzione Onu, riflettono anche le difficolt\u00e0 di una fase complessa e delicata della politica europea della difesa. Quel che si impone, anche alla luce delle lezioni della crisi libica, \u00e8 una seria riflessione comune sul futuro della difesa europea in vista di un rilancio degli obiettivi del Trattato di Lisbona. <\/p>\n<p>Il ruolo dell\u2019Agenzia europea della difesa (Eda) e il suo utilizzo costituiscono un punto chiave da cui partire.<\/p>\n<p><b>Ruolo chiave dell&#8217;Eda<\/b><br \/>L\u2019Eda nasce da una \u201cazione comune\u201d decisa dai ministri europei nel luglio 2004 sulla scorta delle deliberazioni del Consiglio europeo tenutosi a Salonicco un anno prima. L&#8217;agenzia si prefigge di sviluppare le capacit\u00e0 di difesa europee per la gestione delle crisi, di promuovere e rafforzare la cooperazione europea nel settore degli armamenti, di consolidare la base industriale e tecnologica della difesa europea, di creare un mercato europeo competitivo dei materiali di difesa e di promuovere la ricerca. <\/p>\n<p>Per quanto riguarda la gestione delle crisi, l&#8217;Eda ha il compito di identificare le capacit\u00e0 militari di cui l&#8217;Ue ha bisogno, di armonizzare i requisiti militari e di proporre attivit\u00e0 di collaborazione nel settore operativo.<\/p>\n<p>Si tratta di obiettivi di cruciale importanza se si vuole che l&#8217;Unione europea abbia una politica comune della difesa e che, pi\u00f9 specificamente, possa svolgere un ruolo effettivo nella gestione di crisi come quella libica.<\/p>\n<p>L\u2019Eda ha perseguito i suoi obiettivi istituzionali guardando sia al breve sia al lungo termine: ha fra l&#8217;altro, elaborato nel 2006 un documento \u201c<i>Long Term Vision<\/i>\u201d che, nella prospettiva della costruzione di una difesa comune, individua le capacit\u00e0 militari necessarie nei prossimi decenni per condurre con efficacia le operazioni previste dalla Politica di sicurezza e difesa comune.<\/p>\n<p><b>Lacune e divisioni<\/b><br \/>I paesi membri dell&#8217;Ue hanno per\u00f2 posizioni diverse sui compiti e il ruolo dell\u2019Eda. N\u00e9 sono mancate le critiche su quanto \u00e8 stato fatto finora: si lamentano, in particolare, le scarse risorse di cui l&#8217;agenzia \u00e8 stata dotata, anche in settori determinanti per il raggiungimento dei suoi obiettivi, come quello della ricerca e dello sviluppo tecnologico, e la lentezza del processo di identificazione delle capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, il problema di fondo resta l\u2019insufficiente determinazione degli Stati nel procedere verso l\u2019integrazione e il coordinamento delle capacit\u00e0 militari, che tra l\u2019altro consentirebbero un notevole risparmio economico.<\/p>\n<p>I segnali pi\u00f9 recenti indicano che non si sta andando nella giusta direzione: Francia e Regno Unito, i due paesi militarmente pi\u00f9 importanti &#8211; gli unici, peraltro, a possedere armi nucleari &#8211; sembrano sempre pi\u00f9 insofferenti delle difficolt\u00e0 che si frappongono alla costruzione di un\u2019Europa della difesa con un numero cos\u00ec cospicuo di partner, ben 26 (la Danimarca non aderisce all\u2019Eda). Nei fatti, le due potenze europee, che pure sono state protagoniste della creazione e sviluppo di una politica di difesa europea, danno l\u2019impressione di agire lungo due assi principali che possono sembrare contrastanti, ma che in realt\u00e0 rispondono ad una stessa logica.<\/p>\n<p><b>Voga bilateralista <\/b><br \/>Da una parte, Parigi e Londra vogliono mantenere il controllo dei centri direzionali della difesa europea  &#8211; non a caso l\u2019Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonch\u00e9 capo dell\u2019Eda, \u00e8 un\u2019inglese, Lady Catherine Ashton, mentre il direttore esecutivo dell&#8217;agenzia \u00e8 una francese, Claude France Arnould &#8211; per indirizzarne le attivit\u00e0, non solo e non tanto a tutela dei loro specifici interessi nazionali, quanto per garantire uno sviluppo della difesa europea compatibile con le loro politiche di difesa.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, mirano a superare i lacci e lacciuoli derivanti dai complessi processi decisionali dell&#8217;Ue e dalle diversit\u00e0 politiche, militari, economiche e strutturali dei 26 paesi, attraverso accordi, alleanze e decisioni bilaterali, come nel caso dell&#8217;intervento in Libia e, in precedenza, degli accordi strategici stipulati dai due paesi nel novembre 2010.<\/p>\n<p>Queste iniziative bilaterali non solo vanno contro lo spirito, la \u201c<i>vision<\/i>\u201d, dell\u2019Eda, non solo ne contraddicono gli sforzi di integrazione, ma sono ridondanti o addirittura in contrasto con lo sviluppo in corso di programmi e iniziative intraprese dall&#8217;agenzia, come peraltro da altri organismi della difesa europea.<\/p>\n<p>Nella crisi libica i paesi europei si sono mossi in modo scomposto, con obiettivi diversi, una grave difficolt\u00e0 di coordinamento e la mancanza di una visione unitaria. Tutto ci\u00f2 dovrebbe indurre a riflettere sulla necessit\u00e0 di istituzioni e meccanismi comuni che possano garantire ci\u00f2 che \u00e8 palesemente mancato finora. Va ricordato che \u00e8 stato lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a definire l\u2019Eda uno \u201cstrumento cruciale\u201d per raggiungere un adeguato livello di efficacia e di coordinamento delle capacit\u00e0 militari europee nella gestione delle crisi. <\/p>\n<p>Solo riavviando e potenziando, sulla base di una visione comune, gli strumenti comuni di cooperazione, a partire dal&#8217;Eda, l\u2019Europa potr\u00e0 superare le debolezze e le divisioni che durante la crisi libica, come gi\u00e0 molte altre volte in passato, ne hanno reso l&#8217;azione confusa e incerta.<\/p>\n<p><i>Fabio Dani \u00e8 consulente aziendale<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi inoltre: <\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1662\" target= \"blank\"><b><u> I ritardi dell\u2019Ue nella conquista dello spazio<\/u><\/b><\/a>, <i>di Anna Veclani<\/i><\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1593\" target= \"blank\"><b><u> Parigi snobba l\u2019Ue e guarda oltremanica<\/u><\/b><\/a>, <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le discusse modalit\u00e0 con cui alcuni paesi europei sono intervenuti in Libia, in attuazione della risoluzione Onu, riflettono anche le difficolt\u00e0 di una fase complessa e delicata della politica europea della difesa. 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