{"id":17170,"date":"2011-04-05T00:00:00","date_gmt":"2011-04-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mediterraneo-lue-ci-riprova\/"},"modified":"2017-11-03T15:33:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:33:58","slug":"mediterraneo-lue-ci-riprova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/mediterraneo-lue-ci-riprova\/","title":{"rendered":"Mediterraneo, l\u2019Ue ci riprova"},"content":{"rendered":"<p>Il vertice straordinario dell\u2019Ue di met\u00e0 marzo sulla crisi libica ha espresso il \u201csostegno incondizionato dell\u2019Unione all\u2019aspirazione dei nostri vicini a godere della nostra stessa libert\u00e0\u2019\u2019 e ha proposto un salto qualitativo nelle relazioni tra Ue e vicini del Sud. Ci\u00f2 implica la fine del decennale approccio europeo secondo cui il bacino del Mediterraneo va considerato come un\u2019area omogenea a cui applicare una strategia politica unitaria.<\/p>\n<p>Il Consiglio europeo ha deciso la \u2018\u2018rapida revisione delle partnership e dei programmi di assistenza esistenti\u2019\u2019 sulla base di una \u2018\u2018approccio paese per paese\u2019\u2019. Ha accolto positivamente le proposte della Commissione e dell\u2019Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza,  Catherine Ashton, di varare \u2018una \u201cPartnership per la democrazia e la prosperit\u00e0 condivisa con il Mediterraneo Sud\u2019\u2019 basata su un \u201capproccio di differenziazione e di incentivi\u2019\u2019. Ha concluso che \u2018\u2018traendo le lezioni da quanto accaduto, l\u2019Unione europea \u00e8 pronta a rivedere le missioni dell\u2019Unione per il Mediterraneo\u2019\u2019.<\/p>\n<p><b>Specificit\u00e0 e quadro unitario<\/b><br \/>Iscrivere le relazioni tra i paesi europei e quelli della sponda sud del Mediterraneo in un quadro politico-istituzionale unitario \u00e8. stato per decenni uno dei capisaldi della politica europea nella regione. La politica globale mediterranea negli anni \u201870, la partnership mediterranea negli anni \u201890 cos\u00ec come l\u2019Unione per il Mediterraneo lanciata nel 2008 sono state altrettante matrici comuni delle relazioni di ogni singolo paese dell\u2019area con l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ai primi accordi fotocopia tra i paesi della sponda sud e la Comunit\u00e0 europea sono succeduti quelli, altrettanto fotocopia, di associazione dopo il lancio del Partenariato euro-mediterraneo nel 1995 a Barcellona.<\/p>\n<p>Solo a met\u00e0 dello scorso decennio, fermo restando il primato del quadro unitario, ciascun paese mediterraneo ha beneficiato, accanto al regime di associazione, di accordi bilaterali di \u2018\u2019vicinato\u2019\u2019 dai contenuti modulati secondo le sue specificit\u00e0.<\/p>\n<p>I recenti eventi in Nord Africa hanno messo una pietra tombale sul gi\u00e0 traballante quadro multilaterale unitario dell\u2019Ue nella regione. Il processo di Barcellona aveva deluso molte aspettative, rivelandosi incapace di promuovere il libero scambio, di avviare la soluzione dei conflitti e di assicurare significativi passi avanti nella democrazia e nella tutela dei diritti della persona. <\/p>\n<p>L\u2019Unione per il Mediterraneo ha rappresentato un fallimento eclatante, deludendo quanti consideravano che meccanismi di governance euromediterranea e grandi progetti comuni potessero innescare un processo unificante tra le due sponde del Mediterraneo. La governance congiunta non ha mai visto la luce e i grandi progetti comuni hanno stentato a decollare.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che l\u2019approccio armonizzato al Mediterraneo Sud andava bene per la originaria Comunit\u00e0 europea del commercio e del mercato unico. Ha invece rivelato i suoi limiti quando la nuova Unione europea ad elevata integrazione economica e con una nascente politica estera ha voluto dar vita ad una pi\u00f9 autentica presenza nella regione.<\/p>\n<p>L\u2019Ue si \u00e8 innanzitutto scontrata \u2013 ed \u00e8 stata la causa immediata del fallimento dell\u2019Unione per il Mediterraneo &#8211; con l\u2019interminabile conflitto israelo-palestinese. Insormontabili lacerazioni hanno infatti impedito che potessero sedere allo stesso tavolo Israele e paesi arabi. Pi\u00f9 fondamentalmente, le grandi differenze tra gli stessi paesi mediterranei hanno vanificato l\u2019approccio unitario. Lo stesso abito cucito dagli europei non poteva alla lunga essere indossato indifferentemente da paesi petroliferi e non, quelli interessati all\u2019adesione e quelli indifferenti, quelli dittatoriali e quelli pi\u00f9 aperti, quelli filo e anti-occidentali. Ne \u00e8 una prova la radicata divisione tra gli stessi paesi arabi, incapaci di costruire non solo un minimo di cooperazione politica, ma anche un quadro di scambi economici, di discipline comuni o di infrastrutture congiunte.<\/p>\n<p><b>Nuovo approccio <\/b><br \/>I nuovi orientamenti del Consiglio europeo si basano sulla semplice anche se tardiva constatazione che \u201cnessun paese nella regione \u00e8 uguale, dobbiamo quindi reagire alle specificit\u00e0 di ciascuno di essi\u2019\u2019. Prendendo atto delle nuove domande di partecipazione politica, di dignit\u00e0 e di maggiori opportunit\u00e0 di lavoro, l\u2019Ue invita dunque a \u2018\u2018pi\u00f9 rapide e pi\u00f9 ambiziose riforme politiche ed economiche\u2019\u2019, mettendo sul tavolo l\u2019idea di una \u201cpartnership per la democrazia e la prosperit\u00e0 condivisa\u201d con i partner della sponda Sud che siano disposti ad impegnarsi su un\u2019agenda cos\u00ec ambiziosa.<\/p>\n<p>L\u2019elemento originale della partnership \u00e8 rappresentato dal fatto che le riforme nazionali dovranno essere specifiche e misurabili. L\u2019Unione offrir\u00e0 incentivi a tal fine. I paesi che procederanno pi\u00f9 speditamente sulla via delle riforme potranno contare su un maggiore sostegno dalla Ue, \u201cdi pi\u00f9 per di pi\u00f9\u2019\u2019. Essenziale sar\u00e0 al riguardo l\u2019ascolto delle domande provenienti dalle societ\u00e0 civili. Criteri di valutazione delle riforme saranno gli standard in materia di diritti umani e di governance.<\/p>\n<p>Libere e opportunamente monitorate elezioni saranno il requisito di ingresso nella Partnership. Simmetricamente, giocher\u00e0 in maniera pi\u00f9 incisiva la \u201ccondizionalit\u00e0\u2019\u2019. Saranno penalizzati i paesi refrattari a imboccare la strada delle riforme. Il sostegno economico dell\u2019Ue sar\u00e0 ridistribuito a danno dei paesi che rifiutano o si ritirano dai programmi di riforma. Saranno invece avvantaggiati prima di tutti Tunisia, Egitto e Libia.<\/p>\n<p><b>Poca sostanza<\/b><br \/>Per incentivare le riforme Bruxelles offre una gamma di provvidenze in settori quali il supporto alle societ\u00e0 civili, il sostegno della mobilit\u00e0, lo sviluppo economico, commercio e investimenti e la cooperazione in varie materie. Viene ipotizzata anche un\u2019accresciuta assistenza finanziaria. Tutte misure attraenti, certo, ma \u00e8 legittimo chiedersi se e quanto siano in grado di sedurre societ\u00e0 e nuove classi dirigenti.<\/p>\n<p>Il Mediterraneo non \u00e8 pi\u00f9 il mare <i>nostrum <\/i>di ieri. Data la sua ritrovata centralit\u00e0 strategica, nuovi attori sono presenti con offerte forti o generose quali Stati Uniti, Cina, Russia, Turchia e paesi del Golfo. L\u2019Europa \u00e8 in competizione con loro. Non basta a garantire posizione di privilegio all\u2019Europa l\u2019offerta delle tradizionali misure di assistenza, anche se riverniciate, leggermente arricchite e ripresentate a tavoli bilaterali. L\u2019Alto Rappresentante stesso, Catherine Ashton, ammette &#8211; <i>Corriere della Sera <\/i>del 26 marzo &#8211; che \u201cil programma manca di attrattiva\u201d . \u201cEsso per\u00f2\u2019- aggiunge la Ashton &#8211; non manca di ambizione\u2019\u2019. &#278; lecito dubitarne.<\/p>\n<p>La gran maggioranza dei paesi mediterranei ha un bisogno immediato di risorse finanziarie da destinare a spesa sociale e alimentare, occupazione, sviluppo economico, riforme civili o altro. Sotto questo profilo l\u2019offerta europea \u00e8 deludente. Non \u00e8 previsto per il momento nessun trasferimento a fondo perduto aggiuntivo, ma al massimo qualche redistribuzione tra paesi, all\u2019interno di una dotazione globale definita sei anni fa e chiaramente insufficiente a fronte alle domande.<\/p>\n<p>Basti dire che per il 2011-13 sono al momento disponibili per Tunisia e Egitto rispettivamente solo 240 e 435 milioni di euro. Anche se Bruxelles riuscisse nei prossimi mesi a mobilitare dai paesi europei e dalle pieghe del suo bilancio nuovi fondi, essi rischiano di essere insufficienti e tardivi. Per il resto, sono promesse maggiori risorse per prestiti attraverso il sistema bancario europeo opportunamente rifinanziato o riformato. Ma anche qui la sostanza \u00e8 modesta. Questi prestiti, oltre a non essere disponibili in tempi rapidi, sono a condizioni non agevolate, quindi di dubbia appetibilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 coraggio<\/b><br \/>Altri interventi potrebbero essere molto interessanti per i singoli paesi, ma le offerte europee appaiono timide, quando non nulle. Modeste sono le facilitazioni per le esportazioni, in particolare agricole. \u00c8 addirittura ignorato il dramma dell\u2019emigrazione dalle sponde tunisine, libiche o da altri eventuali porti. \u00c8 invece mantenuto, con qualche possibile alleggerimento, l\u2019umiliante sistema di visti per l\u2019accesso in Europa dai paesi del Sud.<\/p>\n<p>L\u2019Unione si mostra pronta per interventi che facilitino i processi elettorali e lo sviluppo delle societ\u00e0 civili. Ma i paesi del Sud hanno anche altre impellenti esigenze, prima di tutto quelle relative alla sicurezza interna e alla soddisfazione dei bisogni alimentari primari. Al riguardo non esiste alcuna offerta da parte dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>L\u2019ebollizione nel Mediterraneo procede in modo rapido e imprevedibile. I capi di governo si sono impegnati ad esaminare in tempi brevi le misure proposte da Commissione e Alto Rappresentante. Altre sono annunciate per aprile per rivedere in chiave di differenziazione, condizionalit\u00e0 e partenariato tra societ\u00e0 gli accordi di vicinato tra Unione e singoli paesi mediterranei.<\/p>\n<p>Occorre maggiore coraggio e ben pi\u00f9 sostanziosa generosit\u00e0 da parte europea. Le misure proposte da Bruxelles sollecitano soprattutto istituzioni europee e governi nazionali. C\u2019\u00e8 da chiedersi se gli attori europei del mondo associativo, delle professioni e dell\u2019economia non sarebbero in grado di contribuire anch\u2019essi alla solidariet\u00e0 europea con azioni importanti per loro stessi e per i partner mediterranei.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vertice straordinario dell\u2019Ue di met\u00e0 marzo sulla crisi libica ha espresso il \u201csostegno incondizionato dell\u2019Unione all\u2019aspirazione dei nostri vicini a godere della nostra stessa libert\u00e0\u2019\u2019 e ha proposto un salto qualitativo nelle relazioni tra Ue e vicini del Sud. 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