{"id":17180,"date":"2011-04-05T00:00:00","date_gmt":"2011-04-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/bosnia-in-bilico\/"},"modified":"2017-11-03T15:33:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:33:58","slug":"bosnia-in-bilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/bosnia-in-bilico\/","title":{"rendered":"Bosnia in bilico"},"content":{"rendered":"<p>A sei mesi dalle elezioni, La Bosnia Erzegovina non ha ancora un governo centrale. Delle due entit\u00e0 che compongono il paese, la Repubblica Serba (RS), dove il partito di Milorad Dodik (Snsd) aveva confermato la sua leadership, \u00e8 la sola ad avere un nuovo governo da diverse settimane.<\/p>\n<p>La Federazione di Bosnia Erzegovina (Fbih), dove il partito socialdemocratico (Sdp) aveva ottenuto una chiara vittoria, non solo attende ancora la formazione di un governo, ma \u00e8 precipitata in una crisi politico-istituzionale che ha seriamente compromesso le possibilit\u00e0 di un accordo tra i vari partiti bosgnacchi, serbi e croati a livello nazionale. Una crisi causata principalmente dalle posizioni intransigenti adottate da alcuni partiti nazionalisti (soprattutto croati) e da un ruolo confuso e a volte controproducente dell\u2019Ufficio dell\u2019Alto rappresentante (Ohr), complici una legge elettorale complessa e lacunosa e la costituzione della Fbih che non contiene meccanismi per risolvere dispute politiche.<\/p>\n<p><b>Piattaforma riformista<\/b><br \/>Proprio una lacuna legislativa \u00e8 all\u2019origine della crisi nella Federazione. Per la formazione del governo, i dieci cantoni che la compongono devono eleggere i loro rappresentanti alla Camera alta federale (Camera dei Popoli). La legge fissa una scadenza per tali nomine a un mese dalle elezioni, ma non prescrive sanzioni per i cantoni che non la rispettino. La Commissione elettorale centrale (Cec) non pu\u00f2 certificare la corretta formazione della Camera alta federale, e quindi dare il via libera alla formazione del governo, finch\u00e9 i cantoni non hanno completato le nomine. Ritardi si erano verificati anche in passato, ma alla fine un accordo politico tra partiti bosgnacchi e croati aveva sempre permesso di formare il governo.<\/p>\n<p>All\u2019inizio di quest\u2019anno, i partiti bosgnacchi, guidati da Sdp (che si dichiara per\u00f2 \u201cmultietnico\u201d), insieme a partiti croati minori, hanno lanciato una \u201cpiattaforma\u201d per il governo centrale del paese basata su un programma fortemente riformista. I nazionalisti croati dei due partiti Hdz BiH e Hdz 1990, nel timore di restare esclusi dal governo centrale, hanno congelato le nomine dei rappresentanti nei quattro cantoni dove detengono la maggioranza, bloccando cos\u00ec la formazione della Camera alta, e quindi del governo della Federazione.<\/p>\n<p><b>Governo illegittimo?<\/b><br \/>Durante il mese di marzo, giudicando inutili eventuali azioni legali da parte dei partiti della \u201cpiattaforma\u201d per sbloccare la situazione, l\u2019Ohr ha deciso di tentare di negoziare un accordo tra i leader della Fbih. Nonostante gli sforzi dell\u2019Ohr, sostenuti da Ue e Stati Uniti, il negoziato \u00e8 fallito, aprendo la strada a un governo dei partiti della \u201cpiattaforma\u201d votato da una Camera alta incompleta, senza i delegati di tre cantoni e in mancanza di altri importanti requisiti.<\/p>\n<p>Il nuovo governo ha rapidamente proceduto all\u2019approvazione della legge finanziaria prima della scadenza legale di fine marzo. Immediatamente, i partiti croati esclusi dal governo hanno fatto scattare una serie di ricorsi alla Cec e alla Corte costituzionale della Federazione, chiedendo l\u2019annullamento dell\u2019elezione del presidente e vicepresidente della Federazione e che il nuovo governo venisse dichiarato illegale.<\/p>\n<p>Sola istituzione con l\u2019autorit\u00e0 di farlo, la Cec ha dichiarato l\u2019elezione delle leadership della Camera alta, e quindi indirettamente del governo, illegittima, secondo la legge elettorale vigente. La Cec ha altres\u00ec confermato che non si erano prodotte le condizioni per la formazione della Camera alta. La Cec \u00e8 comunque solo la prima istanza di un procedimento che prevede il ricorso alla Corte di Bosnia Erzegovina.<\/p>\n<p>Due giorni dopo, l\u2019Alto rappresentante ha sospeso a tempo indeterminato la decisione della Cec, usando i suoi poteri esecutivi (i <i>Bonn powers<\/i>), con la motivazione che essa poteva intralciare il verdetto della Corte costituzionale, di fatto sottraendo la questione alla giurisdizione della Corte di Bosnia Erzegovina. In risposta, gli Hdz hanno ritirato i loro ricorsi alla Corte costituzionale federale, lasciando la patata bollente nelle mani dell\u2019Ohr e di tutta la comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Interferenza<\/b><br \/>Anche se effettivamente esisteva il rischio di un verdetto della Corte in contraddizione con l\u2019interpretazione della Cec, un intervento cos\u00ec affrettato e imprudente andava evitato. Il paese poteva sopravvivere a qualche giorno di incertezza legale, dato che la reazione degli Hdz poteva ampiamente essere prevista. Inoltre, forse la crisi avrebbe potuto essere disinnescata con un intervento pi\u00f9 discreto e basato sulle istituzioni a inizio anno, in tempi non sospetti.<\/p>\n<p>Ad una prima analisi, i risultati negativi dell\u2019azione di Ohr sono molteplici. Innanzitutto, essa presta il fianco alle accuse che l\u2019Ohr favorisca i partiti bosgnacchi e che per fare questo sia pronto all\u2019uso di ogni scorciatoia. Inoltre, la crisi spinger\u00e0 i croati in molti cantoni della Federazione a cercare maggiori autonomie locali, perfino a tentare la creazione di istituzioni parallele &#8211; una terza entit\u00e0 <i>de facto <\/i>se non <i>de jure<\/i>. A pi\u00f9 breve termine, la formazione di una coalizione di governo a livello nazionale diviene complessa, per non dire impossibile.<\/p>\n<p>I maggiori partiti croati e serbi hanno gi\u00e0 siglato un accordo a Mostar che mira praticamente a escludere Sdp dal potere centrale. E gi\u00e0 appare lo spettro di una nuova consultazione elettorale, perlomeno nella Fbih. Ma soprattutto, la decisione dell\u2019Ohr indebolisce fortemente la Cec, una delle poche istituzioni indipendenti, efficienti (frutto di anni di lavoro della comunit\u00e0 internazionale) e soprattutto rispettate dai tre gruppi etno-nazionali della Bosnia.<\/p>\n<p>Su questo sfondo, il 29 e 30 marzo si \u00e8 svolta una riunione del Consiglio per la realizzazione della pace (<i>Peace Implementation Council<\/i>, Pic). Impegnata da mesi nella difficile transizione verso un nuovo assetto, dall\u2019Ohr a un ruolo rafforzato dell\u2019Unione europea, la comunit\u00e0 internazionale si trova ora a gestire potenzialmente una delle peggiori crisi degli ultimi anni in Bosnia.<\/p>\n<p><b>Il momento dell\u2019Ue<\/b><br \/>Non \u00e8 certo il momento ideale. I membri del Pic non hanno trovato l\u2019accordo per la chiusura della \u201csupervisione\u201d internazionale del distretto di Brcko, piccola regione autonoma e multietnica nel nord del paese, nonostante il completamento di tutte le condizioni da parte delle due entit\u00e0. Il contenuto stesso del <a href= \"http:\/\/www.ohr.int\/pic\/default.asp?content_id=45905\" target= \"blank\"><b><u> comunicato finale<\/u><\/b><\/a> d\u00e0 un\u2019ulteriore conferma del logoramento dei meccanismi creati dall\u2019accordo di Dayton.<\/p>\n<p>&#278; necessario aprire al pi\u00f9 presto una fase nuova, spostando il baricentro decisionale dall\u2019Ohr alla Delegazione Ue, che baserebbe la sua azione sul processo di avvicinamento della Bosnia Erzegovina all\u2019Unione. Annunciata come l\u2019apertura di questa fase nuova, la nomina di un nuovo capo Delegazione, rimandata da mesi, potrebbe avvenire durante l\u2019estate.<\/p>\n<p>Il nuovo assetto dovr\u00e0 necessariamente contribuire a rendere i leader politici bosniaci maggiormente responsabili del futuro del paese di fronte ai loro elettori. Forse non sar\u00e0 sufficiente, date le profonde divisioni tra i tre gruppi etno-nazionali, ma perlomeno occorre liberare la Bosnia Erzegovina dalla tutela di un quasi-protettorato ormai inefficace, perch\u00e9 parte integrante della scena politica nazionale, come le recenti vicende hanno ancora una volta dimostrato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A sei mesi dalle elezioni, La Bosnia Erzegovina non ha ancora un governo centrale. Delle due entit\u00e0 che compongono il paese, la Repubblica Serba (RS), dove il partito di Milorad Dodik (Snsd) aveva confermato la sua leadership, \u00e8 la sola ad avere un nuovo governo da diverse settimane. 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