{"id":17210,"date":"2011-04-07T00:00:00","date_gmt":"2011-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/fronda-militare-in-yemen\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:27","slug":"fronda-militare-in-yemen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/fronda-militare-in-yemen\/","title":{"rendered":"Fronda militare in Yemen"},"content":{"rendered":"<p>Dopo le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia, ogni paese dell\u2019area del Medioriente e del Nord Africa sta assistendo a dimostrazioni popolari impetuose, che partendo da semplici rivendicazioni contro il caro vita finiscono per investire la struttura di regimi pluriennali dispotici e spesso corrotti. Le classi dirigenti di tali Paesi cercano in ogni modo di resistere alle pressioni popolari, e dove non vi riescano tramite concessioni economiche e promesse di riforma, non si fanno scrupoli a usare la forza. Per questo \u00e8 importante il sostegno delle forze armate, spesso unico baluardo contro le sempre pi\u00f9 frequenti \u201cgiornate della collera\u201d che si propongono di ripetere il modello di Piazza Tahrir in ogni capitale dell\u2019area araba. <\/p>\n<p><b>Defezione importante<\/b><br \/>Il 21 marzo scorso il Capo delle forze corazzate dell\u2019esercito yemenita, Generale Ali Mohsen Al Ahmar, ha deciso di defezionare e di passare con gli oppositori. La decisione di Al Ahmar \u00e8 stata un duro colpo per il regime del Presidente Ali Abdullah Saleh e ha provocato una serie di passi analoghi da parte di molti colleghi di Al Ahmar, e anche di ambasciatori e diplomatici yemeniti. <\/p>\n<p>Il regime ha cos\u00ec perso uno dei suoi uomini pi\u00f9 importanti, e ora preoccupa il possibile scontro tra una parte dell\u2019esercito che ha seguito la scelta di Al Ahmar e la Guardia Repubblicana che invece \u00e8 rimasta fedele al Presidente Saleh. Quest\u2019ultimo rifiuta di dimettersi cos\u00ec come richiesto dalle rivolte popolari.<\/p>\n<p>In carica da 32 anni, il Presidente aveva annunciato che non si sarebbe ricandidato alle prossime elezioni presidenziali, previste in origine per l\u2019aprile di quest\u2019anno. Il 22 marzo, subito dopo la defezione di Al Ahmar, Saleh ha invece annunciato di non voler lasciare l\u2019incarico prima delle elezioni parlamentari del 2012, per evitare di lasciare il paese nel caos. Nonostante la confusione tra le due affermazioni, sembrerebbe che Saleh non abbia alcuna intenzione di dimettersi, come da giorni chiedono i dimostranti in piazza in tutte le citt\u00e0 del Paese. Resta da vedere se la fronda militare contro di lui abbia maggiori possibilit\u00e0 di convincerlo ad uscire di scena.<\/p>\n<p>Di certo uno dei candidati per la futura presidenza potrebbe essere lo stesso Al Ahmar, la cui forte rivalit\u00e0 con Saleh \u00e8 ben nota da tempo. In passato lo stesso Saleh avrebbe cercato con ogni mezzo di liberarsi di Al Ahmar.<br \/><br<Per un eventuale dopo-Saleh, Al Ahmar avrebbe molte possibilit\u00e0 di prendere il potere, anche perch\u00e9 \u00e8 il candidato appoggiato dall\u2019Arabia Saudita, che ha un ruolo determinante negli affari interni dello Yemen. Non sarebbe da escludere nemmeno l\u2019ipotesi di una giunta militare con a capo lo stesso Al Ahmar, che prenda il potere per guidare lo Yemen in una transizione pi\u00f9 o meno lunga verso nuove elezioni: pi\u00f9 o meno sul modello annunciato dall\u2019Egitto dopo le dimissioni di Mubarak.\n\n<b>Potere tribale<\/b><br \/>Se invece la situazione di stallo permanesse, il rischio di frantumazione dello Yemen aumenterebbe esponenzialmente, a causa della natura sostanzialmente tribale del paese. Prova ne \u00e8 l\u2019autonomia e il potere che conservano ancora oggi le tante trib\u00f9 yemenite.<\/p>\n<p>Ham\u00ecd Abd All\u00e0h bin Hussein, capo di una delle pi\u00f9 potenti trib\u00f9 yemenite, ha avanzato pretese sulla successione a Saleh, ma i legami di sangue e l\u2019affiliazione clanica sono fonte di notevoli contrasti e, naturalmente, ostacolano una possibile ascesa al potere di bin Hussein.<\/p>\n<p>Paradossalmente, il sistema tribale continua a essere una spina nel fianco anche per il regime. Nella regione di Sada\u2019a la trib\u00f9 locale degli al-Houti \u00e8 riuscita nei giorni scorsi a deporre il governatore imposto da Sana\u2019a, sostituendolo con uno dei leader ribelli, grazie anche al decisivo appoggio dell\u2019esercito. Gli al-Houti sono di confessione zaidita, ramo confessionale dello sciismo, particolarmente diffuso nelle regioni settentrionali dello Yemen, al confine con l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Saleh ha lanciato negli ultimi anni sei operazioni militari contro gli al-Houti, spesso in collaborazione con le truppe saudite. La preoccupazione per la diffusione dello sciismo accomuna infatti i due Paesi, preoccupati per il crescente ruolo regionale che l\u2019Iran sta assumendo negli ultimi anni. Solo l\u2019anno scorso, grazie alla mediazione del Qatar \u00e8 stato raggiunto un cessate il fuoco ed \u00e8 in vigore una tregua tra ribelli zaiditi e il governo che ha consentito uno scambio di prigionieri e la consegna di molti mezzi militari sequestrati dai ribelli.<\/p>\n<p>Ma la situazione di caos provocata dalle manifestazioni popolari di questi giorni sembrerebbe rimettere tutto in discussione. <\/p>\n<p><b>Minaccia terroristica<\/b><br \/>Altro fronte \u00e8 la minaccia terroristica: la proliferazione dei terroristi islamici in Yemen \u00e8 nota da tempo, e la relativa facilit\u00e0 con la quale gli estremisti hanno creato Al Qaeda nella Penisola arabica (Aqap) proprio in questo Paese dimostra l\u2019incapacit\u00e0 del regime di contrastare il fenomeno: i tentativi messi in atto sono andati per il momento a vuoto, sia per gli innumerevoli problemi che deve affrontare il regime, sia perch\u00e9 i mezzi apprestati non sono stati certo efficaci.<\/p>\n<p>Non basta certo creare un\u2019associazione di amicizia per debellare la piaga del terrorismo, cos\u00ec come non basta sostenere il regime di Saleh come unico argine contro il dilagare dei fondamentalisti. Anzi, uno dei possibili candidati alla presidenza secondo fonti locali \u00e8 addirittura Abd al-Maj\u00ecd al-Zind\u00e0ni, guida spirituale del movimento islamista, ricercato dagli Stati Uniti per i suoi legami con il terrorismo islamico. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte Washington ha chiesto alle autorit\u00e0 yemenite la consegna di al-Zind\u00e0ni, ma Sana\u2019a si \u00e8 sempre rifiutata. Non \u00e8 tanto la possibilit\u00e0, per ora alquanto improbabile, che al-Zindani prenda il potere in Yemen, quanto il rischio che i terroristi approfittino del caos che ha costretto gli Usa a rivedere i propri rapporti con il regime di Saleh.<\/p>\n<p><b>Rischio \u201c<i>failed state<\/i>\u201d<\/b><br \/>Nel gennaio scorso il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha effettuato una visita lampo nel Golfo, atterrando anche in Yemen e sostenendo il Presidente Saleh nei suoi propositi di riforma.<\/p>\n<p>L\u2019appoggio a regimi autoritari e corrotti \u00e8 stato spesso giustificato dall\u2019Occidente come l\u2019unico modo per impedire il dilagare del terrorismo in Medio Oriente. Di certo le rivoluzioni arabe di questi mesi stanno facendo ricredere molti. Gli occidentali si ritrovano con magri risultati a causa di premesse azzardate, se non completamente sbagliate. E con il rischio che paesi come lo Yemen possano essere i prossimi <i>failed states <\/i>da aggiungere sulle carte geografiche.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia, ogni paese dell\u2019area del Medioriente e del Nord Africa sta assistendo a dimostrazioni popolari impetuose, che partendo da semplici rivendicazioni contro il caro vita finiscono per investire la struttura di regimi pluriennali dispotici e spesso corrotti. 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