{"id":17220,"date":"2011-04-07T00:00:00","date_gmt":"2011-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/accordo-italia-tunisia-per-che-fare\/"},"modified":"2017-11-03T15:36:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:36:18","slug":"accordo-italia-tunisia-per-che-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/accordo-italia-tunisia-per-che-fare\/","title":{"rendered":"Accordo Italia-Tunisia, per che fare?"},"content":{"rendered":"<p>Il 5 aprile \u00e8 stato finalmente raggiunto un accordo tra il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni e il suo omologo tunisino Habib Essid. L&#8217;obiettivo \u00e8 di rafforzare il controllo dei flussi migratori irregolari e facilitare il rimpatrio (o la riammissione) dei cittadini tunisini in situazione irregolare.<\/p>\n<p>Eppure, la pressione esercitata da Silvio Berlusconi durante la sua recente visita a Tunisi, sotto il diktat della Lega Nord, non faceva presagire un tale accordo. Tanto pi\u00f9 che il suo omologo tunisino B\u00e9ji Ca\u00efd Essebsi ha fatto un discorso pragmatico, ricordando al Presidente del Consiglio italiano le molteplici sfide sociali, politiche ed economiche cui il governo tunisino provvisorio deve far fronte, dopo la rivoluzione del 14 gennaio 2011, per rispondere alle attese dei suoi cittadini. Questo richiamo ai pressanti problemi che assillano oggi la Tunisia riveste, a ben vedere, un&#8217;importanza maggiore dell&#8217;accordo in quanto tale.<\/p>\n<p>Innanzitutto, perch\u00e9 mette in luce come le priorit\u00e0 immediate del governo provvisorio tunisino siano diverse da quelle del governo italiano. Il primo ha il bisogno impellente di consolidare un certo grado di stabilit\u00e0 sociale ed economica per garantire la transizione democratica fino alle prossime elezioni della costituente nel luglio 2011, laddove il secondo agita il tema della sicurezza e della situazione di emergenza a Lampedusa per tutt&#8217;altri fini.<\/p>\n<p>In secondo luogo, il nuovo regime tunisino trae la sua legittimit\u00e0 principalmente in Tunisia, da attori locali che fanno parte integrante di una societ\u00e0 civile divenuta attenta e vigilante sul rispetto delle rivendicazioni di libert\u00e0 e giustizia sociale, che hanno mobilitato un&#8217;intera popolazione, al di l\u00e0 delle divisioni.<\/p>\n<p>Infine, un accordo bilaterale che mira a facilitare l&#8217;espulsione o la riammissione dei migranti in situazione irregolare riflette, per definizione, un&#8217;asimmetria di interessi che si pu\u00f2 correggere solo attraverso compensazioni finanziarie, commerciali o materiali variabili nel tempo.<\/p>\n<p><b>Esperienze passate<\/b><br \/>    La cooperazione italo-tunisina in materia di riammissione dei migranti in situazione irregolare non \u00e8 una novit\u00e0. In passato sono stati stipulati tre accordi bilaterali miranti a facilitare, fra l&#8217;altro, l&#8217;espulsione delle persone in situazione irregolare. Non si tratta di accordi standard di riammissione, ma di accordi <i>legati <\/i>alla riammissione che possono essere rapidamente rinegoziati per rispondere agli interessi variabili, quando non contrastanti, delle parti contraenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il primo accordo, datato 6 agosto 1998, si basava su una nota verbale tra il ministro degli esteri italiano e l&#8217;ambasciatore della Tunisia a Roma: vi si proponeva la messa in opera di un dispositivo di controllo dei flussi in provenienza dalla Tunisia o in transito sul territorio tunisino in cambio di quote di ingresso in Italia per i lavoratori tunisini. La nota verbale prevedeva inoltre il finanziamento da parte delle autorit\u00e0 italiane di centri di trattenimento sul territorio tunisino e vietava esplicitamente le espulsioni collettive di migranti riammessi in Tunisia.<\/p>\n<p>Qualche anno pi\u00f9 tardi &#8211; il 13 dicembre 2003 &#8211; fu concluso un secondo accordo bilaterale per la cooperazione di polizia. Aveva come obiettivo principale di addestrare le forze di polizia tunisine a un controllo rafforzato della frontiera marittima con l&#8217;Italia attraverso un&#8217;assistenza tecnica e una pi\u00f9 stretta cooperazione tra le autorit\u00e0 dei due paesi. Erano previste, come nel primo accordo, quote di ingresso in Italia per i lavoratori migranti tunisini per spingere il governo tunisino a cooperare nella \u201clotta all&#8217;immigrazione clandestina\u201d.<\/p>\n<p>Un terzo accordo \u00e8 stato stipulato il 28 gennaio 2009 tra i ministri dell&#8217;Interno Roberto Maroni e Rafik Haj Kacem (l&#8217;ex-ministro sotto il regime di Ben Ali). Si basava su un&#8217;intesa mirante ad accelerare il rilascio dei lasciapassare &#8211; condizione necessaria per l&#8217;espulsione dei migranti irregolari privi di documenti di viaggio e identificati come cittadini tunisini &#8211; da parte delle autorit\u00e0 consolari tunisine.<\/p>\n<p>Dal punto di vista dell&#8217;Unione europea (Ue) e dei suoi Stati membri, il rilascio dei lasciapassare consolari ha costituito, da sempre, un problema centrale della cooperazione in materia di riammissione. Ci\u00f2 riguarda tutti i paesi terzi, senza eccezione, con cui gli Stati membri dell&#8217;Ue hanno concluso degli accordi, siano essi standard o meno.<\/p>\n<p>Nel contesto euro-mediterraneo, diversi Stati membri, in particolare la Spagna, la Francia, la Grecia e l&#8217;Italia hanno tentato di aggirare il problema proponendo contropartite o compensazioni finanziarie nell&#8217;ambito di accordi flessibili, come scambi di lettere, note verbali, memorandum di intesa, o accordi di cooperazione tecnica che includono una clausola in materia di lotta all&#8217;immigrazione clandestina. Tuttavia, l&#8217;esperienza ha dimostrato che queste modalit\u00e0 di cooperazione, bench\u00e9 possano funzionare in situazioni di emergenza, non garantiscono una cooperazione costante nel lungo termine.<\/p>\n<p><b>Nulla di nuovo<\/b><br \/>Una domanda s&#8217;impone. Per quale ragione le autorit\u00e0 italiane hanno insistito tanto che si concludesse un quarto accordo, considerata anche la passata esperienza bilaterale, fra cui il recente accordo del gennaio 2009? Si risponder\u00e0 che i cambiamenti radicali intervenuti in Tunisia esigono un nuovo quadro dei reciproci impegni in materia di riammissione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 per\u00f2 una spiegazione convincente. In primo luogo, la cooperazione in materia di lotta contro l&#8217;immigrazione clandestina e di riammissione non pu\u00f2 essere isolata dal quadro complesso di interazione tra Stati, da cui dipende, in ultima analisi, il grado di cooperazione bilaterale. Tutte le autorit\u00e0 statali, al Nord come al Sud del Mediterraneo, lo sanno. <\/p>\n<p>Inoltre, la conclusione di un accordo permette di dimostrare alle societ\u00e0 dei paesi di destinazione che questi ultimi sono capaci di \u201cproteggerli\u201d contro \u201cminacce\u201d esterne, o percepite come tali. Questa risposta fattuale, specie quando \u00e8 abilmente propagandata attraverso i media, pu\u00f2 servire a rafforzare la legittimit\u00e0 di un governo in calo di consensi, specialmente nei periodi pre-elettorali. <\/p>\n<p>Infine, parlare di rimpatri \u00e8 spesso un modo per tentare di rinvigorire il legame tra Stato e cittadini, anche se cos\u00ec si rischia di compromettere valori universali e obblighi internazionali in materia di rispetto dei diritti fondamentali dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli immigrati, e della loro dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Indubbiamente il governo provvisorio tunisino ha saputo decifrare le motivazioni del governo italiano, esplicite o meno, concrete o simboliche. Tuttavia, l&#8217;accordo firmato l&#8217;altro giorno da Roberto Maroni e Habib Essid non servir\u00e0 ad affrontare, nel lungo termine, le cause profonde delle tragedie umane nel Mediterraneo, cos\u00ec come non potr\u00e0 occultarle nel breve termine.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 aprile \u00e8 stato finalmente raggiunto un accordo tra il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni e il suo omologo tunisino Habib Essid. L&#8217;obiettivo \u00e8 di rafforzare il controllo dei flussi migratori irregolari e facilitare il rimpatrio (o la riammissione) dei cittadini tunisini in situazione irregolare. 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