{"id":17230,"date":"2011-04-07T00:00:00","date_gmt":"2011-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rapporti-italia-cina-piccolo-non-e-bello\/"},"modified":"2017-11-03T15:33:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:33:58","slug":"rapporti-italia-cina-piccolo-non-e-bello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/rapporti-italia-cina-piccolo-non-e-bello\/","title":{"rendered":"Rapporti Italia-Cina, piccolo non \u00e8 bello"},"content":{"rendered":"<p>Se guardiamo ai freddi numeri, i rapporti economici tra Italia e Cina non sono particolarmente significativi e sembrerebbero non giustificare l\u2019enorme attenzione che l\u2019opinione pubblica e le imprese italiane tributano al colosso asiatico. <\/p>\n<p>Effettivamente, vista dalla Cina, l\u2019Italia non \u00e8 un partner economico particolarmente importante: \u00e8 solo il ventunesimo per interscambio commerciale. Ci viene riconosciuta la storia che a tratti ha unito i due paesi, grazie a uomini come Marco Polo e Matteo Ricci, cos\u00ec come la cultura, la moda, il design e il lusso. Questi ambiti, per\u00f2, non generano grandi volumi, almeno per ora. Se poi un marchio come Bulgari, forte di un buon successo in Cina, passa in mano francese, \u00e8 chiaro che la situazione non \u00e8 rosea.<\/p>\n<p><b>Interscambio commerciale tra Italia e Cina nell\u2019ultimo decennio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/prodi.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> In blu la percentuale delle esportazioni italiane dirette in Cina sul totale dell\u2019export italiano. In rosso la percentuale delle  importazioni dalla Cina sul totale dell\u2019import italiano<\/font>.<\/p>\n<p><b>Sentimenti contrastanti<\/b><br \/>Vista dall\u2019Italia la Cina scatena sentimenti contrastanti tra chi la considera come grande mercato cui aggrapparsi per uscire dalla crisi cominciata nel 2008 (ma per alcuni settori del <i>made in Italy<\/i> le difficolt\u00e0 sono iniziate ben prima) e chi invece vede nella competizione delle aziende cinesi la \u201cminaccia finale\u201d, destinata a stroncare le moltissime Pmi italiane. <\/p>\n<p>Probabilmente entrambe le prospettive colgono elementi reali. Di certo, i dati ci dicono che la prima opzione non \u00e8 per tutti, visto che la Cina rappresenta l\u2019undicesimo paese di sbocco delle nostre merci, ricettore di un magro 2,3% delle nostre esportazioni. Ci si pu\u00f2 consolare con il fatto che 10 anni fa questa percentuale, gli era dello 0,7% e che, tutto sommato, esclusa la Germania e in parte la Francia altri paesi europei non fanno meglio di noi. Per ora i numeri ci dicono che la Cina \u00e8 un mercato importante per chi produce tecnologia e in particolare per la meccanica, che rappresenta oltre il 50% delle nostre esportazioni verso il paese. Dal lato delle importazioni, invece, l\u2019importanza della Cina \u00e8 cresciuta notevolmente. Se nel 2000 solo il 2,7% delle nostre importazioni veniva dalla Cina oggi siamo a circa il 7%. <\/p>\n<p><b>Nuove filiere<\/b><br \/>Ancora pi\u00f9 interessanti sono i dati disaggregati, da cui emergono alcuni fatti noti e altri meno. Dalla Cina importiamo il 30% di tutti i beni semidurevoli, che ricomprendono la gran parte del <i>made in Italy<\/i>, oltre ad altri prodotti come l\u2019elettronica di consumo. In realt\u00e0, quindi, l\u2019Italia esporta verso la Cina pochi prodotti tipici del <i>made in Italy<\/i> come abbigliamento, arredo casa ecc. (circa il 20% del nostro export verso la Cina), mentre, in compenso, ne importa molti.<\/p>\n<p>Importante, poi, \u00e8 l\u2019aumento delle importazioni di beni capitali, passate in 10 anni dal 2,5% al 12% sul totale delle importazioni italiane dalla Cina. Questo vuol dire non solo che la Cina sta alzando il livello qualitativo delle sue esportazioni, ma che sempre di pi\u00f9 le nostre imprese acquistano macchine e componenti da quel paese. In sostanza le filiere produttive italiane sono sempre pi\u00f9 legate alla Cina. Chi sar\u00e0 in grado di gestire questa filiera allungata riuscir\u00e0 ad approfittare della Cina non solo come mercato di sbocco, ma anche come fonte di approvvigionamento. <\/p>\n<p>Certo \u00e8 una sfida difficile soprattutto per le imprese pi\u00f9 piccole: per approvvigionarsi in Cina occorrono investimenti importanti in termini di tempo e di capitale umano. La selezione dei fornitori \u00e8 complessa e notoriamente esistono problemi di affidabilit\u00e0 e fidelizzazione. Tipicamente le nostre imprese fanno ordini piccoli e richiedono alta qualit\u00e0; questo non sempre si addice al sistema produttivo cinese, che \u00e8 cresciuto soprattutto sui volumi. <\/p>\n<p><b>Il problema delle dimensioni<\/b><br \/>Non che in Cina manchino i fornitori di qualit\u00e0, ma spesso sono rappresentati da imprese di dimensioni importanti e non sono interessati agli ordini relativamente piccoli delle nostre imprese. Ci possono essere fornitori di dimensione minore che vedono negli ordini delle nostre imprese un\u2019opportunit\u00e0 di crescita, ma anche questi vanno monitorati con molta attenzione perch\u00e9 possono crescere rapidamente e perdere di interesse, con ripercussioni immediate sulla qualit\u00e0 e costanza delle forniture. <\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 legate all\u2019aspetto dimensionale non si limitano per\u00f2 a chi in Cina compra, ma riguardano anche chi in Cina vende &#8211; una considerazione che vale in particolare per i settori tipici del <i>made in Italy<\/i>. Esiste una fascia di consumatori cinese molto benestante e disposta a comprare marchi italiani: questi ultimi per\u00f2 devono essere noti e prestigiosi. Chi ha un marchio importante in Cina vende molto bene. In difficolt\u00e0 sono le imprese di altissima qualit\u00e0 italiana, ma di piccole dimensioni, che non possono intraprendere campagne pubblicitarie di dimensione adeguata e non riescono a entrare nei grandi <i>shopping malls <\/i>del lusso dove farsi conoscere. <\/p>\n<p>Infine, va notato come gli investimenti cinesi all\u2019estero stiano crescendo in modo consistente. In un momento di crisi come questo ogni investitore \u00e8 benvenuto (non era cos\u00ec per gli investitori cinesi prima della crisi). <\/p>\n<p>Purtroppo gli investimenti cinesi in Italia sono molto pochi e di scarso rilievo, anche se qualcosa si muove. Un esempio noto \u00e8 la Zoomlion, impresa leader in Cina nei macchinari per l\u2019edilizia, che ha di recente acquistato la Cifa, uno dei leader europei nel medesimo settore con oltre 300 milioni di euro di fatturato. Il nuovo gruppo andr\u00e0 ad insidiare la leadership mondiale del gruppo tedesco Putzmeister. La Zoomlion\/Cifa sta ora pensando di insediare a Milano un centro di ricerca per tutto il gruppo. <\/p>\n<p>La dimensione medio-piccola delle nostre aziende fa s\u00ec che esse passano spesso sotto il radar degli imprenditori cinesi e che, anche quando sono intercettate, non vengono acquisite perch\u00e9 i costi per selezionare, valutare e gestire una simile impresa in un mercato cos\u00ec lontano non giustificano la portata dell\u2019investimento. Insomma, per la Cina piccolo non \u00e8 (quasi mai) bello. <\/p>\n<p>*<font size=\"1\"> Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=575\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali.<\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se guardiamo ai freddi numeri, i rapporti economici tra Italia e Cina non sono particolarmente significativi e sembrerebbero non giustificare l\u2019enorme attenzione che l\u2019opinione pubblica e le imprese italiane tributano al colosso asiatico. Effettivamente, vista dalla Cina, l\u2019Italia non \u00e8 un partner economico particolarmente importante: \u00e8 solo il ventunesimo per interscambio commerciale. 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