{"id":17240,"date":"2011-04-12T00:00:00","date_gmt":"2011-04-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/parigi-incerta-tra-asse-con-londra-e-scelta-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:27","slug":"parigi-incerta-tra-asse-con-londra-e-scelta-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/parigi-incerta-tra-asse-con-londra-e-scelta-europea\/","title":{"rendered":"Parigi incerta tra asse con Londra e scelta europea"},"content":{"rendered":"<p>Malgrado le incertezze e la confusione iniziale, l\u2019intervento militare alleato in Libia avr\u00e0 per lo meno chiarito quali sono i nuovi assetti interni all\u2019Unione europea. Il tandem Sarkozy-Cameron che si \u00e8 imposto in Europa (e nel mondo) contro il colonnello Gheddafi dimostra che i trattati militari firmati il 2 novembre 2010 da Londra e Parigi non rappresentano una semplice cooperazione tecnica tra le due principali potenze militari europee, come del resto hanno esplicitamente riconosciuto i diretti interessati.<\/p>\n<p>La ratifica di quei trattati configura, piuttosto, un ritorno in grande stile della coppia franco-britannica sulla scena europea. Prima o poi, del resto, era inevitabile che l\u2019euroscetticismo inglese tornasse ad intrecciarsi con la tradizionale ambiguit\u00e0 gollista nei confronti dell\u2019Ue. Bisogner\u00e0 tuttavia aspettare le prossime elezioni presidenziali francesi del 2012 per capire se si tratta di una semplice passione primaverile o di una relazione stabile, destinata a riconfigurare l\u2019integrazione europea nel campo della politica estera e della difesa.<\/p>\n<p><b>Parata franco-britannica<\/b><br \/>In attesa di quest\u2019importante scadenza elettorale, va tuttavia osservato che gli altri membri dell\u2019Unione, in particolare la Germania, hanno fortemente contribuito a spingere Parigi tra le braccia di Londra (\u00e8 la Francia infatti ad aver attraversato la Manica, non il contrario). Dodici anni di riforme istituzionali e di animati dibattiti all\u2019interno dell\u2019Ue non sono bastati a migliorare sostanzialmente le capacit\u00e0 militari degli stati membri e ad accrescerne la complementarit\u00e0. E la riluttanza tedesca a impegnarsi nella gestione dei conflitti, che contrasta con l\u2019attivismo diplomatico di Berlino verso i paesi emergenti e la Russia, non ha certo contribuito a questo processo.<\/p>\n<p>Venti anni dopo lo scoppio delle crisi balcaniche, Francia e Regno Unito restano i due soli paesi europei in grado di avviare missioni militari ad alta intensit\u00e0 oltre le proprie frontiere. Londra e Parigi non hanno mancato di sottolinearlo implicitamente nella dichiarazione comune sui nuovi accordi, ricordando che i loro investimenti per la difesa rappresentano oltre la met\u00e0 di quelli europei e pi\u00f9 dei due terzi della spesa complessiva per ricerca e sviluppo tecnologico.<\/p>\n<p>In occasione della crisi libica la coppia anglo-francese \u00e8 passata dalle parole ai fatti. Nella sua fase iniziale, l\u2019azione militare franco-britannica \u00e8 sembrata a tratti una vera e propria parata. Al di l\u00e0 delle motivazioni legittime che le hanno spinte ad intervenire, le due principali potenze del continente non si sono limitate a mostrare i muscoli al dittatore libico. Hanno anche ricordato ai loro partner, Stati Uniti inclusi, chi \u00e8 in grado di agire e chi non lo \u00e8.<\/p>\n<p><b>Divergenze strategiche <\/b><br \/>Il nuovo asse franco-britannico non cancella le tradizionali divergenze strategiche tra Londra e Parigi. La Francia, per esempio, continua a propugnare la creazione di un quartier generale autonomo europeo, che il Regno Unito vede invece con sospetto. I contrasti sul comando delle operazioni militari in Libia sono stati, a questo proposito, emblematici.<\/p>\n<p>Parigi ha motivato la sua contrariet\u00e0 ad affidare il comando delle operazioni alla Nato con il rischio di perdere il sostegno dei paesi arabi. Ma senza dubbio ha giocato anche la volont\u00e0 di mantenere la propria autonomia rispetto a un\u2019istituzione che rimane egemonizzata dai paesi anglo-sassoni.<\/p>\n<p>L\u2019Europa della difesa fu pensata inizialmente proprio per conferire all\u2019Ue quell\u2019autonomia alla quale la Francia ha sempre ambito e che invece \u00e8 stata costantemente osteggiata dal Regno Unito. Si deve ritenere che, sottoscrivendo gli accordi del 2 novembre e aggirando cos\u00ec il trattato di Lisbona appena ratificato, Parigi abbia definitivamente accantonato quest\u2019ambizione?<\/p>\n<p>Poche settimane dopo la firma dei trattati di Londra, il rimpasto di governo effettuato dal presidente Sarkozy ha ulteriormente accresciuto la confusione nella quale versa da tempo la politica di difesa europea. Bench\u00e9 dettata essenzialmente da motivi interni, la nomina di Alain Jupp\u00e9 a ministro della Difesa e, poco dopo, a ministro degli Affari esteri, ha aperto uno spiraglio a un ripensamento o a una correzione di rotta da parte francese. Alain Jupp\u00e9 non si era certo opposto alla reintegrazione della Francia nelle strutture militari della Nato, avvenuta nel 2009, ma in quell\u2019occasione aveva tuttavia messo in guardia la sua maggioranza governativa dal rischio che si trascurasse il progetto europeo.<\/p>\n<p>Il 13 dicembre 2010 &#8211; 40 giorni appena dalla firma dei trattati di Londra &#8211; la Francia ha promosso una nuova iniziativa che ha rimescolato ulteriormente le carte in tavola. Insieme alla Germania e alla Polonia, ha indirizzato una lettera all\u2019Alto rappresentante per la politica estera dell\u2019Ue Catherine Ashton, nella quale ha chiesto che si dia nuovo impulso ai progetti di difesa comune europea. La lettera, che a tratti sembra un vero e proprio programma di lavoro, propone tra l\u2019altro di rilanciare la cooperazione militare in seno all\u2019Ue, chiedendo \u201cdecisioni audaci\u201d da discutere durante la prossima presidenza polacca (secondo semestre 2011).<\/p>\n<p><b>Rischio da evitare<\/b><br \/>Come potr\u00e0 quindi Parigi rilanciare l\u2019Europa della difesa senza compromettere la sua nuova relazione con Londra? Un\u2019opzione sarebbe quella di aprire gli accordi franco-britannici ad altri paesi membri. L\u2019ambasciatore britannico in Francia, Sir Peter Westmacott, si \u00e8 gi\u00e0 espresso in merito. In un\u2019intervista rilasciata alla rivista militare <i>DefenseNews.com<\/i>, Westmacott ha paragonato gli accordi di Londra ad un treno oramai partito, che potrebbe eventualmente fermarsi in qualche stazione per far salire altri partner, ma solo nei vagoni passeggeri, non nella locomotiva.<\/p>\n<p>Quest\u2019affermazione sembra indicare che, perlomeno secondo i britannici, gli accordi di Londra sono destinati a rimanere al di fuori del quadro europeo. &#278; per\u00f2 difficile pensare che altri grandi paesi come la Germania e l\u2019Italia accettino di partecipare a queste condizioni. Potrebbero essere al contrario tentati di costituire alleanze alternative, dentro o addirittura al di fuori del quadro europeo.<\/p>\n<p>A prima vista la via bilaterale scelta da Francia e Regno Unito presenta alcuni incontestabili vantaggi rispetto alle complessit\u00e0 politiche ed istituzionali di un\u2019Unione composta da 27 membri. Ma a ben guardare questa strada si presta ad un rischio ben pi\u00f9 grande nel lungo termine, peraltro gi\u00e0 sottolineato da diversi osservatori: che nascano blocchi rivali all\u2019interno dell\u2019Unione stessa. La rivalit\u00e0 tra gruppi di stati in seno all\u2019Ue non \u00e8 una novit\u00e0. Bisognerebbe per\u00f2 evitare di cristallizzare tali divisioni tramite accordi strategici e militari in competizione tra loro. L\u2019Unione europea, in fondo, \u00e8 stata creata per questo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi inoltre:<\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.grip.org\/en\/siteweb\/dev.asp?N=simple&#038;O=813\" target= \"blank\"><b><u> France and the European Defence: Two Enigmas<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Malgrado le incertezze e la confusione iniziale, l\u2019intervento militare alleato in Libia avr\u00e0 per lo meno chiarito quali sono i nuovi assetti interni all\u2019Unione europea. 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