{"id":17250,"date":"2011-04-13T00:00:00","date_gmt":"2011-04-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tiro-alla-fune-in-libano\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:26","slug":"tiro-alla-fune-in-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/tiro-alla-fune-in-libano\/","title":{"rendered":"Tiro alla fune in Libano"},"content":{"rendered":"<p><i>Beirut<\/i> &#8211; Continua la quotidiana tarantella sulla formazione del nuovo governo libanese. Un giorno ottimistiche dichiarazioni lasciano presagire un imminente annuncio dell&#8217;esecutivo. Il giorno dopo nuove rivelazioni riportano tutto a zero, o quasi, in un balletto che, con un passo in avanti e uno indietro, sta lasciando i ballerini sul posto ormai da quasi tre mesi.<\/p>\n<p><b>Disputa sul Tribunale speciale<\/b><br \/>La coalizione <i>14 marzo<\/i> di orientamento pro-occidentale e antisiriano ha rinunciato alle danze da un pezzo. Il 14 febbraio, per commemorare il sesto anniversario dalla morte dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri, la coalizione guidata dal figlio, Saad Hariri, insieme ai leader cristiani Amin Gemayel e Samir Geagea, si \u00e8 riunita al centro conferenze <i>Biel <\/i>a Beirut. In questa occasione ha presentato una linea politica di aperta opposizione al governo che il sunnita Najib Miqati (l\u2019uomo pi\u00f9 ricco del Libano secondo <i>Forbes<\/i>) sta tentando di formare dal 25 gennaio scorso con il sostegno della coalizione prosiriana 8 marzo.<\/p>\n<p>La coalizione 14 marzo sostiene che un governo guidato da Miqati sarebbe controllato dal partito sciita<i> Hezbollah<\/i> (\u201cPartito di Dio\u201d), e che quest\u2019ultimo, assumendo il controllo del governo, mira a risolvere a suo vantaggio la controversia sul Tribunale Speciale per il Libano (Tsl).<\/p>\n<p>Il Tsl \u00e8 un organismo Onu che sta investigando sull&#8217;attentato a Rafiq Hariri. Secondo alcune voci nell&#8217;atto d&#8217;accusa comparirebbero nomi di esponenti di <i>Hezbollah<\/i>. Ad un mese dalla caduta del suo governo (12 gennaio 2011), Saad Hariri, tutt&#8217;ora premier facente funzioni, ha dunque annunciato che la coalizione sarebbe rimasta all&#8217;opposizione per dire no ad un governo che non onori gli obblighi internazionali (quelli verso il Tsl) e alla presenza nel paese di armi che siano al di fuori del controllo dello Stato (quelle detenute dalla milizia di<i> Hezbollah<\/i>). Le stesse posizioni sono state ribadite a un mese di distanza, il 14 marzo, in occasione della manifestazione organizzata in Piazza dei Martiri per celebrare il sesto anniversario della Rivoluzione dei Cedri.<\/p>\n<p>Il protagonista delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, per quanto riguarda la coalizione prosiriana <i>8 marzo<\/i>, \u00e8 il capo del partito \u201corange\u201d <i>Movimento patriottico libero<\/i> (Mpl) Michel Aoun. Le ragioni del doppio braccio di ferro che contrappone Michel Aoun a Najib Miqati e al presidente Michel Suleiman riguardano: il numero dei dicasteri richiesti dal movimento aounista e la scelta del ministro degli Interni.<\/p>\n<p><b>Il nodo degli Interni<\/b><br \/>Michel Aoun, leader del Mpl (secondo gruppo parlamentare con 27 seggi), in oltre due mesi di trattative non ha fatto un passo indietro rispetto alla richiesta di 11 ministeri (in un governo di 30 membri), tra cui quello degli Interni. Il controllo di 11 ministri darebbe all&#8217;ex generale il potere di far cadere da solo il governo. La Costituzione libanese infatti ne prevede l&#8217;automatico scioglimento in caso di dimissioni di pi\u00f9 di un terzo dei componenti (11 su 30 in questo caso).<\/p>\n<p>Ma il problema non \u00e8 tanto il numero dei dicasteri, rispetto al quale \u00e8 gi\u00e0 stato raggiunto un accordo di massima col premier designato Miqati, quanto la scelta del ministro degli Interni la cui nomina ha opposto, in un muro contro muro, Michel Aoun e il presidente Suleiman favorevole alla riconferma dell&#8217;<i>indipendente <\/i>Ziad Baroud.<\/p>\n<p> A met\u00e0 marzo sembrava che un accordo fosse stato trovato sul nome di Naji al-Boustani che per\u00f2 \u00e8 durato solo qualche giorno. Negli ultimi giorni le relazioni tra Mpl e Miqati si sono rapidamente logorate. Lo stesso Aoun ha dichiarato che \u201cil primo ministro designato dovrebbe prendere rischi o dimettersi\u201d e ha tenuto a precisare che le ragioni dell&#8217;attuale stallo sono da attribuire \u201call&#8217;attesa di alcuni sviluppi regionali\u201d.<\/p>\n<p><b>Cautela Hezbollah<\/b><br \/>Il partito sciita <i>Hezbollah <\/i>durante tutta questa fase di consultazione ha preferito mantenere un profilo basso, limitandosi ad un ruolo di mediazione. Il Partito di Dio, investito dalla campagna del <i>14 marzo <\/i>che chiede il suo disarmo e da un&#8217;inchiesta aperta dal Dipartimento del Tesoro americano che lo vedrebbe coinvolto, insieme ad alcune banche libanesi (tra cui la <i>Lebanese canadian bank<\/i> &#8211; Lbc), in un affare di riciclaggio di danaro proveniente da traffici di droga, sta cercando di non alzare altra polvere.<\/p>\n<p><i>Hezbollah <\/i>non ha mai avuto tra le sue priorit\u00e0 quella di guidare il governo. Significativa in questo senso \u00e8 la dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi rilasciata a proposito della formazione del governo in Libano e del ruolo dell&#8217;affiliato partito sciita: \u201cSiamo vicini a <i>Hezbollah <\/i>sul piano ideologico. Questo \u00e8 ben noto, ma ci\u00f2 non significa che vogliamo che <i>Hezbollah <\/i>governi il Libano. Non lo vogliamo e non lo accettiamo\u201d.<\/p>\n<p>Secondo fonti giornalistiche, il premier designato, l&#8217;imprenditore sunnita tripolino Najib Miqati avrebbe proposto durante questi mesi diverse formule di governo al fine di conciliare le varie richieste, ma senza cedere alle pressioni e cercando di mantenere in ogni momento la propria indipendenza. Le principali varianti proposte avrebbero riguardato la tipologia di governo: politico, tecnico o misto (politico-tecnico); e il numero dei suoi membri che sarebbe oscillato tra i 20 ed i 32.<\/p>\n<p><b>Opzioni in campo<\/b><br \/>L&#8217;opzione di un governo tecnico o misto \u00e8 stata considerata fin dalle prime fasi delle consultazioni, in seguito all&#8217;annuncio del <i>14 marzo<\/i> di non volere partecipare al futuro esecutivo. Tale annuncio ha messo Miqati nella condizione di non poter formare un governo consensuale, in cui cio\u00e8 tutte le forze politiche fossero rappresentate (nel sistema comunitario-confessionale libanese un esecutivo non rappresentativo della diversit\u00e0 comunitaria rischia di avere grossi problemi di legittimit\u00e0), il che ha aperto la strada all&#8217;opzione tecnica.<\/p>\n<p>Tale opzione per\u00f2 non \u00e8 piaciuta all&#8217;8 marzo che gi\u00e0 assaporava la possibilit\u00e0 di un governo monocolore e quindi ha fatto pressioni perch\u00e9 fosse abbandonata. Negli ultimi giorni, a causa del protrarsi della situazione di stallo, l&#8217;ipotesi di un governo puramente tecnico \u00e8 stata nuovamente avanzata sia dal neo-patriarca maronita al-Rahi che dalla coalizione<i> 14 marzo<\/i>.<\/p>\n<p>Le indiscrezioni apparse sui giornali negli ultimi giorni parlano di un governo misto (politico-tecnico) gi\u00e0 pronto, ma che starebbe aspettando il via libera di Michel Aoun o della Siria.<\/p>\n<p>I 30 incarichi ministeriali sarebbero attribuiti nel seguente modo:<br \/>10 ministeri al movimento di Aoun;<br \/>10 ministeri ai partiti sciiti <i>Amal<\/i> ed <i>Hezbollah<\/i>;<br \/>10 ministeri da dividere tra: presidente Suleiman, premier Miqati e Walid Jumblat (leader della comunit\u00e0 drusa).<br \/>La questione della nomina del ministro degli Interni rimane aperta.<\/p>\n<p>Nei prossimi giorni si attende un incontro tra Aoun e il suo alleato Hassan Nasrallah, leader di<i> Hezbollah<\/i>, che potrebbe essere risolutivo.<\/p>\n<p><b>L\u2019ombra di Damasco<\/b><br \/>A destabilizzare le gi\u00e0 delicate relazioni interne libanesi, si aggiungono le notizie provenienti dalla Siria. Il regime di Damasco \u00e8 attualmente impegnato politicamente e militarmente a far fronte alla pi\u00f9 forte ed estesa ondata di proteste anti-governative mai registrata. Le dichiarazioni da parte di Miqati (amico personale di Bashar al-Asad), di Nabih Berri e di altre fonti giornalistiche anonime escluderebbero un&#8217;intromissione di Damasco nel processo di formazione del governo libanese col fine di ostacolarlo.<\/p>\n<p>Al contrario il governo siriano preferirebbe una rapida conclusione della questione. Secondo altre fonti invece le ragioni della situazione di stallo risiederebbero proprio nell&#8217;attesa della luce verde da Damasco.<\/p>\n<p>Impegnati nel ruolo di pompieri i principali leader spirituali: il Patriarca maronita Beshara al-Rahi, il Gran Mufti Mohammad Rashid Qabbani (sunnita), il vicepresidente del Consiglio Supremo islamico sciita Abdel Amir Qabalan, e il druso Sheikh Naim Hassan che hanno incontrato il primo ministro designato Najib Miqati nella sua casa di Verdun. Durante l&#8217;incontro \u00e8 stata ribadita la necessit\u00e0 del dialogo e auspicata una rapida formazione del governo. Il Patriarca al-Rahi ed il Gran Mufti Qabbani hanno dunque lanciato la proposta di un incontro interconfessionale da tenersi nelle prossime settimane a Bkirki sede del patriarcato maronita.<\/p>\n<p>Quando i libanesi avranno un nuovo governo rimane, dunque, un&#8217;incognita e gli sviluppi regionali non fanno altro che complicare la situazione. Anche i membri del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, preoccupati dal degenerare degli eventi siriani, hanno espresso la speranza che Miqati riesca a \u201csuperare gli ostacoli e formare prima possibile un nuovo gabinetto\u201d.<\/p>\n<p>Nel frattempo le forze politiche e religiose interne stanno dando prova di una certa compattezza e senso di responsabilit\u00e0. Il coordinatore speciale Onu per il Libano, Michael Williams ha anzi dichiarato che \u201cgli eventi che percorrono trasversalmente la regione potrebbero alla fine avere un impatto positivo in Libano\u201d. Che sappia qualcosa che sfugge ai pi\u00f9?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beirut &#8211; Continua la quotidiana tarantella sulla formazione del nuovo governo libanese. Un giorno ottimistiche dichiarazioni lasciano presagire un imminente annuncio dell&#8217;esecutivo. 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