{"id":17280,"date":"2011-04-14T00:00:00","date_gmt":"2011-04-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-minimalismo-autolesionista-dellitalia-in-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:26","slug":"il-minimalismo-autolesionista-dellitalia-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/il-minimalismo-autolesionista-dellitalia-in-libia\/","title":{"rendered":"Il minimalismo autolesionista dell\u2019Italia in Libia"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 i giorni passano, pi\u00f9 la matassa libica s&#8217;ingarbuglia: da un avvio che appariva la semplice ripetizione dei <i>format <\/i>egiziano e tunisino e che offriva ai paesi dell\u2019area occidentale l\u2019opportunit\u00e0 di prendersi rivincite da lungo attese nei confronti di Gheddafi, ci si trova ora di fronte a una riedizione dei Balcani anni \u201990, senza tuttavia la volont\u00e0 (e le capacit\u00e0) di andare fino in fondo. <\/p>\n<p>\u00c8 una situazione sempre pi\u00f9 di stallo, vuoi per motivi politici (quanto pu\u00f2 essere considerato accettabile dalla comunit\u00e0 internazionale e segnatamente da quella araba un intervento sul terreno di truppe occidentali?), vuoi per la scarsa disponibilit\u00e0 di risorse (perfino il Regno Unito ammette di non avere riserve disponibili, in particolare di forze di terra, per un qualsivoglia dispiegamento in Libia), vuoi infine per il fatto che la consistenza militare degli insorti non \u00e8 neanche lontanamente comparabile a quella dei croati o dei bosniaci e neppure a quella dei guerriglieri kosovari dell&#8217;Uck.<\/p>\n<p><b>Due fronti<\/b><br \/>Il quadro della situazione rimane oltremodo problematico, con gli Stati Uniti che fin dall\u2019inizio non avevano, almeno alla Casa Bianca e al Pentagono, particolari entusiasmi e alla prima occasione si sono sfilati da una partecipazione attiva (mantengono solo i cosiddetti \u2018enablers\u2019, cio\u00e8 tanker, ricognitori, velivoli per la sorveglianza); con la Germania che ribadisce la sua disponibilit\u00e0 solo ad operazioni strettamente e rigorosamente umanitarie, cio\u00e8 alla distribuzione di aiuti e derrate; con gli insorti che non sanno fare altro che lamentarsi perch\u00e9 la Nato non spiana la Tripolitania e proseguono la litania sulla distruzione dei propri mezzi che, assolutamente indistinguibili da quelli delle forze lealiste, sono stati colpiti con precisione chirurgica dai piloti francesi e britannici.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, le operazioni sul terreno si sono ormai invischiate in azioni di logoramento, principalmente su due fronti: l\u2019assedio di Misurata, la cui resistenza evidenzia l\u2019incapacit\u00e0 di Gheddafi di avere ragione di oppositori determinati, anche se scarsamente organizzati, in un contesto urbano; la regione controllata dai contendenti, a cavallo delle principali direttrici degli oleodotti che portano il greggio dai pozzi petroliferi ai terminali sul Mediterraneo.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 l\u2019Italia si trova in una posizione assai scomoda: \u00e8 certamente il paese che pi\u00f9 ha da perdere. Non tanto e non solo per la questione dei flussi migratori, che ha un fortissimo impatto mediatico e politico, ma che non pu\u00f2, nelle attuali dimensioni, rappresentare un problema reale per la sesta, o settima potenza industriale del mondo. E neppure per la disponibilit\u00e0 di fonti energetiche: nel rapporto tra produttore e consumatore \u00e8 probabilmente il primo che ha la posizione negoziale pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p>Quello che rischiamo di perdere \u00e8 da un lato un mercato potenziale di una certa consistenza alle porte di casa, dall\u2019altro &#8211; e soprattutto &#8211; un territorio dove realizzare importanti opere infrastrutturali, dando respiro alle nostre imprese che in patria, prigioniere di veti ecologisti e localistici incrociati e di un pantano burocratico senza eguali, non riescono pi\u00f9 a lavorare.<\/p>\n<p><b>Paradosso Italia<\/b><br \/>Da questa posizione assai scomoda, l\u2019immagine che il paese sta dando \u00e8 quella di chi non sa che pesci pigliare, perdendo credito su tutti i fronti. Si consideri l\u2019aspetto puramente militare: senza il supporto dell&#8217;Italia questa operazione aerea non si sarebbe potuta fare. Infatti, la Gran Bretagna non pu\u00f2 schierare portaerei e ha bisogno della base di Gioia del Colle per i propri Tornado e Typhoon, la Francia non pu\u00f2 certo illudersi di avere una capacit\u00e0 determinante con la trentina di velivoli imbarcati sulla Charles de Gaulle, n\u00e9 pu\u00f2 attuare, se non una tantum, missioni complesse con pi\u00f9 rifornimenti in volo partendo dalla madre patria (inclusa la base di Solenzara in Corsica) e dovendo comunque sempre contare sulla permeabilit\u00e0 dello spazio aereo italiano.<\/p>\n<p>Nonostante questo ruolo essenziale per le operazioni giocato dal nostro paese, continuiamo a interrogarci amleticamente se sia o meno opportuno partecipare attivamente alle missioni di bombardamento contro il potenziale blindato libico. Lasciamo ad altri le disquisizioni etico-filosofiche e guardiamo ai fatti: l\u2019armamento di precisione di cui sono dotati i nostri velivoli \u00e8 tale da ridurre al minimo assoluto il rischio di \u2018danni collaterali\u2019; l\u2019addestramento dei nostri equipaggi \u00e8 tale da consentire agevolmente attivit\u00e0 operative congiunte con i colleghi della coalizione; e una nostra partecipazione su un piede di parit\u00e0 potrebbe facilmente raddoppiare il potenziale offensivo disponibile.<\/p>\n<p><b>Colpevoli equilibrismi<\/b><br \/>Peraltro, dal punto di vista politico, il nostro atteggiamento minimalista rischia di risultare perdente su tutti i fronti: gettato a mare Gheddafi, dobbiamo solo sperare che un&#8217;eventuale futura dirigenza tripolina sia ben disposta nei nostri confronti, tenendo conto che il gruppo di potere di Bengasi potrebbe avere anche altri referenti. <\/p>\n<p>In tal senso appaiono di cruciale importanza i contatti ad alto livello di queste ore con i leader dei ribelli, che saranno coronati dalla visita del presidente del Consiglio nazionale di transizione libico, Mustafa Abdul Jalil, gi\u00e0 precedentemente programmata e poi rinviata. Quanto ai rapporti con la coalizione, \u00e8 ben evidente che la nostra capacit\u00e0 di farci ascoltare dagli alleati e quindi di influire sulle decisioni comuni \u00e8 ai minimi livelli. In poche parole, per salvare capra e cavoli rischiamo di perdere entrambi.<\/p>\n<p>Nel frattempo, vista la situazione di sostanziale stallo sul terreno, e il chiaro sostegno di una fetta ancora cospicua della popolazione della Libia nei confronti di Gheddafi, si stanno moltiplicando le iniziative di mediazione che vedono, paradossalmente, il fiero rifiuto degli insorti, debolissimi sul terreno, ma forti di un sostegno da parte della comunit\u00e0 internazionale che in realt\u00e0 non si sa quanto possa durare.<\/p>\n<p>Che la situazione per i paesi della coalizione sia scomoda \u00e8 confermato anche dalle voci di corridoio: Sarkozy non sarebbe pi\u00f9 del tutto restio ad una fase, possibilmente transitoria, in cui Gheddafi e la sua famiglia continuino a mantenere una qualche forma di potere e, secondo l\u2019autorevole quotidiano britannico <i>Guardian<\/i>, anche a Londra ipotesi di tal fatta, pur se assai sgradite, stanno rientrando nel novero del possibile: sarebbe una giravolta ardita, che potrebbe preludere a una qualche forma di spartizione, unanimemente considerata un&#8217;inaccettabile iattura, ma a cui non dobbiamo farci trovare impreparati. In politica sono sempre necessari i \u2018piani B\u2019 e, se servono, anche i \u2018C\u2019 e \u2018D\u2019.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 i giorni passano, pi\u00f9 la matassa libica s&#8217;ingarbuglia: da un avvio che appariva la semplice ripetizione dei format egiziano e tunisino e che offriva ai paesi dell\u2019area occidentale l\u2019opportunit\u00e0 di prendersi rivincite da lungo attese nei confronti di Gheddafi, ci si trova ora di fronte a una riedizione dei Balcani anni \u201990, senza tuttavia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,129],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17280"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17280"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17280\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63588,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17280\/revisions\/63588"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17280"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17280"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17280"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}