{"id":17300,"date":"2011-04-14T00:00:00","date_gmt":"2011-04-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nomine-ue-italia-alloffensiva\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:26","slug":"nomine-ue-italia-alloffensiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/nomine-ue-italia-alloffensiva\/","title":{"rendered":"Nomine Ue, Italia all\u2019offensiva"},"content":{"rendered":"<p>Adesso che abbiamo un uomo in fuga da solo, dietro dovremmo coprirlo: rompere i cambi, impedire che gli altri organizzino la caccia. Perch\u00e9 la corsa \u00e8 ancora lunga: il nostro campione corre il rischio di spremersi e di trovarsi poi bruciato sul traguardo. E, invece, la nostra squadra \u00e8 tutta in fondo al gruppo, che litiga con tutte le altre e che bofonchia propositi di ritiro dalla gara. Solo il capitano cerca di richiamare all\u2019ordine leader e gregari: \u201cRagazzi, non scherziamo\u201d. Ma quelli dicono s\u00ec e, poi, vanno avanti  come se niente fosse.<\/p>\n<p><b>Sostegno internazionale<\/b><br \/>Eppure, avere un italiano in testa alla pi\u00f9 importante competizione europea di quest\u2019anno \u00e8 importante: frutto di un regalo inatteso, che adesso non andrebbe gettato via. L\u2019avversario che lo precedeva e che pareva inattaccabile s\u2019\u00e8 improvvisamente fatto da parte e, adesso, la strada potrebbe essere in discesa. Ma i francesi, che a provare a vincere non rinunciano mai, gettano chiodi sul percorso del rivale, come facevano al Tour quando Coppi, o Bartali, erano in giallo.<\/p>\n<p>Fuor di metafora, cercasi presidente della Banca centrale europea, la Banca dell\u2019euro, sede a Francoforte: il mandato di Jean-Claude Trichet, francese, sta per scadere; e il governatore della Bundesbank Axel Weber, generalmente ritenuto il favorito, \u00e8 uscito di scena in un battibaleno in pieno inverno. Una parola di troppo, un contrasto con la cancelliera Angela Merkel, le dimissioni e punto a capo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, Mario Draghi, governatore di BankItalia, \u00e8 diventato il battistrada, con la benedizione dei britannici, che non c\u2019entrano nulla, ma la loro la dicono sempre ( secondo il <i>Financial Times<\/i>, Draghi pu\u00f2 guidare l\u2019eurozona fuori dal pericolo, e <i>The Economist <\/i>\u00e8 dello stesso parere) e persino degli americani (<i>Wall Street Journal, Washington Post<\/i>, etc.), che lo apprezzano come presidente del <i>Financial Stability Board<\/i>. E lui, Draghi, fa fin qui le mosse giuste, elogiando ad esempio la Germania in un\u2019intervista alla <i>Frankufter Allgemeine Zeitung<\/i>: come dire, alla guida della Bce non ci sar\u00e0 uno dei loro, ma uno che la pensa come loro; non c\u2019\u00e8 dunque bisogno di cercare in Germania un\u2019alternativa a Weber.<\/p>\n<p><b>Stilettate transalpine<\/b><br \/>Ma ecco che il quotidiano francese <i>Les Echos <\/i>tira fuori i chiodi. In un editoriale di Jean-Marc Vittori dal titolo \u201cIl triangolo infernale della successione di Trichet\u201d, scrive: \u201cIl criterio di almeno uno dai \u2018paesi del Sud\u2019 in uno dei due posti chiave della Bce potrebbe eliminare Draghi, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 un vicepresidente portoghese. E nessun altro ipotetico candidato soddisfa tutte le esigenze, a meno che &#8211; guarda un po\u2019, ndr &#8211; di non trovare un altro francese, magari un rimpatriato dagli Usa\u201d, come Olivier Blanchard, economista al Mit di Boston, o addirittura Dominique Strauss Khan, presidente del Fondo monetario internazionale (Fmi). Pare che Strauss Khan voglia effettivamente tornare, ma ha mire ben diverse: pi\u00f9 che a Francoforte, gli piacerebbe installarsi all\u2019Eliseo.<\/p>\n<p>Stilettate transalpine a parte, la stampa europea \u00e8 ben disposta verso Draghi, per il quale spesso risfodera il riferimento da gameboy a \u2018SuperMario\u2019. L\u2019ultimo a farlo \u00e8 stato proprio <i>Les Echos <\/i>del 7 aprile, mentre l\u2019Abc spagnolo citava esperti tedeschi che davano il governatore di BankItalia come favorito alla guida della Bundesbank. E non passa quasi giorno senza una citazione sul <i>Financial Times <\/i>o il <i>Wall Street Journal<\/i>: il quotidiano economico britannico contrappone la seriet\u00e0 di Draghi alla \u201cgiocosit\u00e0\u201d del premier Silvio Berlusconi, l\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019uno all\u2019inattendibilit\u00e0 dell\u2019altro.<\/p>\n<p><b>Diffidenza crescente<\/b><br \/>Per\u00f2 il clima di diffidenza e di irritazione verso l\u2019Italia alimentato a Bruxelles e in molte capitali europee dalla crisi dell\u2019immigrazione innescata dal \u2018domino dei satrapi\u2019 nel Nord Africa potrebbe mandare tutto all\u2019aria: il gridare \u201cal lupo\u201d dell\u2019Italia; le esagerazioni sulle dimensioni dell\u2019esodo, che potr\u00e0 anche divenire \u2018biblico\u2019 o \u2018epocale\u2019, ma che per ora \u00e8 dell\u2019ordine di poche decine di migliaia di individui,  e sulla pericolosit\u00e0 del fenomeno, con la tesi fortemente improbabile di infiltrazioni di terroristi sui barconi della disperazione; la forzatura alle regole di Schengen con i permessi di soggiorno temporanei distribuiti senza tenere conto dei requisiti previsti; le dichiarazioni del presidente del Consiglio e del ministro dell\u2019interno Roberto Maroni (\u201cSe questa \u00e8 l\u2019Europa, che senso ha restarci\u201d e \u201cMeglio soli che male accompagnati\u201d) creano malesseri e fastidi a stento tamponati dalle dichiarazioni di maniera del ministro degli esteri Franco Frattini e delle correzioni di tiro degli stessi Berlusconi e Maroni, dopo che la Commissione europea offre l\u2019aggancio di una pressione su Tunisi perch\u00e9 le partenze cessino e di un rafforzamento della missione Frontex.<\/p>\n<p>Se questo clima dovesse persistere fino al momento della decisione sulla Bce, prevista all\u2019inizio dell\u2019estate, la Germania potrebbe anche ricordarsi che quel posto, in fondo, le era gi\u00e0 stato promesso e un po\u2019 le spetta, perch\u00e9 lei, che dell\u2019euro \u00e8 la principale \u2018azionista\u2019, non l\u2019ha mai avuto (prima, tocc\u00f2 all\u2019olandese Wim Duisenberg, poi al francese Trichet). Ma c\u2019\u00e8 ancora tempo e modo per calmare le acque e proteggere la fuga di Draghi, specie dopo l\u2019intervento calmiere (\u201cNon scherziamo con l\u2019Europa\u201d) del nostro \u2018capitano\u2019, e presidente, Giorgio Napolitano, che nell\u2019Ue gode di rispetto e di autorevolezza. <\/p>\n<p>  <b>Riscatto italiano<\/b><br \/>Del resto, se c\u2019\u00e8 un\u2019Italia che piace in Europa, questa \u00e8 BankItalia: la prova \u00e8 che un suo direttore, Andrea Enria, capo del Servizio normativa e politiche di vigilanza, \u00e8 stato designato presidente dell\u2019Autorit\u00e0 bancaria europea, una delle tre Autorit\u00e0 di supervisione create dall\u2019Ue dopo la crisi e attive dal primo gennaio &#8211; le altre due riguardano le assicurazioni e i mercati finanziari. Nel selezionare le cosiddette \u2018short lists\u2019 da mandare al Parlamento di Strasburgo e al Consiglio dei ministri dell\u2019Ue &#8211; al massimo tre papabili per ciascuna Autorit\u00e0, selezionati fra oltre 300 candidati iniziali -, la Commissione europea non aveva avuto nessuna esitazione: Enria era stato l\u2019unico nome proposto per l\u2019Autorit\u00e0 bancaria europea, dopo che il suo concorrente pi\u00f9 accreditato, un britannico, s\u2019era fatto da parte, avendo subodorato la sconfitta. Non meno importante la nomina di Vittorio Grilli a presidente del Comitato economico e finanziario dell\u2019Ue, l\u2019organismo che prepara agenda e decisioni del Consiglio economico e finanziario (Ecofin) dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Un altro risultato positivo, e per certi versi sorprendente, di inizio 2011 \u00e8 stata la designazione del trentino Giovanni Kessler a nuovo direttore generale dell\u2019Ufficio europeo per la lotta contro la frode e la corruzione (Olaf). Kessler, nominato dalla Commissione con l\u2019avallo del Parlamento, \u00e8 in carica dal 14 febbraio, con un mandato di cinque anni. <\/p>\n<p>Con questi successo, l\u2019Italia un po\u2019 di fieno in cascina l\u2019ha messo, sul fronte delle nomine, dopo avere incassato una serie di smacchi. Senza stare a rinvangare il 2009 &#8211; a vuoto la corsa alla presidenza del Parlamento di Mario Mauro, nonostante l\u2019Italia non l\u2019abbia mai avuta dal 1979, cio\u00e8 da quando l\u2019Assemblea \u00e8 eletta a suffragio universale, ed a vuoto la candidatura pasticciata di Massimo D\u2019Alema a responsabile della diplomazia europea -, il 2010 era stato foriero di delusioni nel processo di formazione del Servizio diplomatico europeo previsto dal Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>Come ricorda l\u2019annuario 2011 su <i>La Politica estera dell\u2019Italia<\/i>, curato da Iai e Ispi, fra le nomine di 29 capi delegazione annunciate a settembre, Lady Ashton, \u2018ministro degli esteri\u2019 europeo, ha inserito solo due italiani: in Albania, la missione \u00e8 guidata dall\u2019ambasciatore Ettore Sequi, gi\u00e0 ambasciatore italiano l\u00ec e poi rappresentante per l\u2019Ue in Afghanistan; e in Uganda, con la nomina di Roberto Ridolfi, gi\u00e0 funzionario della Commissione europea. <\/p>\n<p>\u201cIl risultato &#8211; si legge nel rapporto introduttivo dell\u2019Annuario Iai\/Ispi &#8211; sembra deludere le aspettative, soprattutto se paragonato alle nomine di rappresentanti provenienti da altri paesi: la Spagna s\u2019\u00e8 vista attribuire quattro capi delegazione (fra i quali quello in Argentina) e il posto di vice capo delegazione in Cina; un rappresentante tedesco guider\u00e0 la delegazione a Pechino; Francia e Irlanda hanno ottenuto tre nomine ciascuna; altre destinazioni ambite, come il Giappone e il Sudafrica sono state assegnate rispettivamente ad Austria e Paesi Bassi\u201d. A ottobre, la Ashton aveva poi completato le nomine con la scelta dei vertici del personale del Servizio diplomatico, fra i quali non aveva inserito rappresentanti italiani.<\/p>\n<p>Del resto, mica possiamo lamentarci troppo di quanta (poca) Italia c\u2019\u00e8 in Europa! &#278; vero, ma mica \u00e8 un\u2019ingiustizia: la serie non \u00e8 \u2018Calimero\u2019, ma \u2018chi \u00e8 causa del suo mal pianga se stesso\u2019. Il ministro degli esteri Frattini s\u2019\u00e8 rivisto a Bruxelles a fine gennaio, quando gi\u00e0 il \u2018domino dei satrapi\u2019 era partito, dopo esserne stato assente per circa sei mesi; il ministro per lo sviluppo economico non lo si vedeva da maggio, quando Claudio Scajola rassegn\u00f2 le dimissioni (il suo successore Paolo Romani ha partecipato al primo Consiglio Ue a febbraio); e da circa sei mesi non c&#8217;\u00e8 manco il ministro &#8216;tappabuchi&#8217; delle politiche comunitarie, dopo le dimissioni di Stefano Ronchi. Hai voglia di piangere, poi, se gli altri decidono per te, se persino la Ashton, che non \u00e8 un cuor di leone, snobba l\u2019Italia, se sul brevetto ti dribblano manco se tu fossi Invernizzi e loro Sivori. L&#8217;unico che c&#8217;\u00e8 (sempre) \u00e8 Giulio Tremonti, che, infatti, pesa ben pi\u00f9 dei colleghi assenti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adesso che abbiamo un uomo in fuga da solo, dietro dovremmo coprirlo: rompere i cambi, impedire che gli altri organizzino la caccia. Perch\u00e9 la corsa \u00e8 ancora lunga: il nostro campione corre il rischio di spremersi e di trovarsi poi bruciato sul traguardo. 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