{"id":17310,"date":"2011-04-18T00:00:00","date_gmt":"2011-04-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strana-parabola-di-south-stream\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:25","slug":"la-strana-parabola-di-south-stream","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/la-strana-parabola-di-south-stream\/","title":{"rendered":"La strana parabola di South Stream"},"content":{"rendered":"<p>A met\u00e0 marzo, con l\u2019attenzione degli osservatori concentrata su Medio Oriente e Giappone, \u00e8 passata in secondo piano una notizia molto interessante per il futuro del mercato europeo dell&#8217;energia: l\u2019ingresso della compagnia tedesca Wintershall, parte del gruppo Basf, nel consorzio promotore del gasdotto South Stream.<\/p>\n<p>Inaugurato nel 2007 come una <i>joint-venture <\/i>paritaria tra Gazprom e Eni, il progetto prevede la costruzione di un gasdotto sottomarino che trasporter\u00e0 fino a 63 miliardi di metri cubi annui (Mmc\/a) dalle sponde orientali del Mar Nero ai mercati dell\u2019Europa centro-orientale e meridionale. Secondo il memorandum d\u2019intesa siglato a Mosca, Wintershall acquisir\u00e0 una quota societaria pari al 15%, mentre Gazprom manterr\u00e0 il controllo della met\u00e0 delle azioni, facendo dunque scendere la quota posseduta da Eni al 25 % (l\u2019ultimo 10% sar\u00e0 detenuto dalla francese Edf).<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/south_stream.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Soddisfazione di Eni<\/b><br \/>Nonostante le cifre potrebbero suggerire altrimenti, l\u2019operazione non rappresenta una sconfitta per Eni e le dichiarazioni soddisfatte dei dirigenti del cane a sei zampe non sono di facciata. L\u2019ingresso di Wintershall risolleva infatti le sorti di un progetto che, fino a qualche settimana fa, pareva destinato al fallimento. Sullo sfondo di indiscrezioni che riferivano di contrasti tra Eni e Gazprom sugli aspetti operativi dell\u2019impresa, South Stream si trovava ad affrontare la concorrenza del progetto del gasdotto Nabucco, che gode dei favori di Washington e dell\u2019attivo sostegno da parte della Commissione europea e di diverse istituzioni finanziarie internazionali.<\/p>\n<p>Inoltre, la situazione sul mercato europeo del gas &#8211; inondato da un eccesso di offerta di gas naturale liquefatto (Gnl) in un periodo di bassi consumi dovuti alla crisi economica e a inverni miti &#8211; era tutt\u2019altro che favorevole a un cos\u00ec ambizioso progetto infrastrutturale. Le dichiarazioni dell\u2019Amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni a favore di una fusione tra Nabucco e South Stream e l\u2019esclusione del tema dall\u2019agenda degli altrimenti idilliaci vertici tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi lasciavano ulteriormente presagire un inesorabile abbandono del progetto.<\/p>\n<p>La situazione era poi peggiorata in questo inizio di 2011. Un primo colpo si \u00e8 registrato il 13 gennaio, in seguito al blitz a Baku del Presidente della Commissione europea Jos\u00e9 Manuel Barroso e del Commissario per l\u2019energia G\u00fcnther Oettinger. La dichiarazione congiunta firmata in quell\u2019occasione da Barroso e dal presidente azero Ilham Aliyev aveva di fatto sancito che i 10 miliardi di metri cubi annui (Mmc\/a) del giacimento azero di Shah Deniz II sarebbero stati convogliati verso occidente, fornendo al progetto Nabucco il tanto agognato accesso a risorse <i>upstream <\/i>a scapito di South Stream.<\/p>\n<p>Nonostante la nebulosit\u00e0 dei piani di Gazprom, era infatti opinione comune che il gas necessario a rifornire South Stream dovesse provenire proprio dall\u2019area del Caspio e raggiungere l\u2019Europa dopo essere stato acquistato dal monopolista russo.<\/p>\n<p><b>Problema turco<\/b><br \/>Inoltre, nonostante il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan avesse dato il suo assenso al passaggio del gasdotto in acque territoriali turche, erano sorti contrasti anche con la Turchia, nelle cui acque territoriali \u00e8 prevista la posa dei tubi: Ankara si oppone infatti al rilascio, inizialmente previsto per il 31 ottobre 2010, di alcuni permessi legati alle valutazioni di impatto ambientale. Diverse fonti hanno ricollegato il rifiuto turco ai dissidi con il Cremlino sull\u2019oleodotto Samsun-Ceyhan e all\u2019opposizione di parte dell\u2019establishment turco agli affari con Gazprom e la Russia.<\/p>\n<p>In un tale contesto, quando il 10 marzo Putin ha annunciato che il tratto sottomarino di South Stream avrebbe potuto essere sostituito da infrastrutture per il trasporto Gnl, che trasportano quantit\u00e0 minori e pi\u00f9 variabili di gas, si \u00e8 pensato che avesse messo una pietra tombale sul progetto. Inoltre, l\u2019aumento della domanda di gas causato dal disastro di Fukushima e dalla conseguente perdita della produzione di energia elettronucleare in Giappone faceva presagire una rifocalizzazione della strategia di investimento di Gazprom verso i mercati asiatici.<\/p>\n<p>In fondo, Gazprom riuscirebbe a garantirsi una posizione molto forte sul mercato europeo grazie al completamento del gasdotto Nord Stream (che rifornir\u00e0 la Germania con 55 Mmc\/a partire dal 2012) e al mantenimento delle forniture che attualmente transitano attraverso l\u2019Ucraina, pi\u00f9 vicina a Mosca in seguito all\u2019elezione del Presidente filorusso Viktor Yanukovich nel febbraio 2010 e alla probabile acquisizione della rete gassifera del paese da parte di Gazprom.<\/p>\n<p>Il rilancio di South Stream rappresenta dunque una evento inaspettato sullo scenario del mercato europeo del gas. Tuttavia, restano ancora forti incognite sulla fattibilit\u00e0 del progetto e sulla forma che prender\u00e0. La domanda di gas nel medio-lungo periodo, nonostante una revisione al rialzo dovuta al probabile ridimensionamento dell\u2019energia nucleare, non pare in grado di giustificare l\u2019amento di capacit\u00e0 che la realizzazione combinata di Nabucco e South Stream genererebbe.<\/p>\n<p><b>Competizione crescente<\/b><br \/>La competizione tra i due progetti \u00e8 perci\u00f2 destinata a intensificarsi. Nondimeno, l\u2019evoluzione di South Stream da joint-venture bilaterale a progetto genuinamente europeo smentisce coloro che vedevano in questo gasdotto il prodotto di una strategia russa per minare la coesione dell\u2019Unione europea e nella rivalit\u00e0 con Nabucco una nostalgica battaglia geopolitica tra blocchi contrapposti.<\/p>\n<p>Inoltre, la necessit\u00e0 di estrarre il gas necessario al rifornimento di South Stream senza contare sui giacimenti azeri potrebbe portare la Russia ad aprire il suo settore <i>upstream <\/i>agli investimenti esteri e alla cooperazione con compagnie europee. Diverse sono le imprese che stanno cercando di assicurarsi una posizione privilegiata attraverso partnership strategiche con controparti russe. All\u2019inizio di marzo, Gazprom e la stessa Wintershall &#8211; gi\u00e0 partner in Nord Stream &#8211; avevano firmato un altro memorandum d\u2019intesa volto allo sfruttamento di alcuni giacimenti siberiani.<\/p>\n<p>Il tentato scambio di <i>assets<\/i> tra British Petroleum e la compagnia statale russa Rosneft in vista di esplorazioni congiunte nel Mar Glaciale Artico \u00e8 un altro segnale di questa tendenza. Inoltre, pur continuando a rifiutare la ratifica dell\u2019<i>Energy Charter<\/i>, la diplomazia russa sta da mesi cercando di negoziare attraverso diversi forum istituzionali un regime internazionale in materia di investimenti e trasporto nel settore dell\u2019energia.<\/p>\n<p>Queste nuove iniziative russe non devono spaventarci: un mercato del gas dove le risorse sono abbondanti e le regole adeguate non subir\u00e0 contraccolpi anche nel caso di crisi con un singolo fornitore. In questo senso, la Commissione europea ha svolto un ottimo lavoro: il terzo pacchetto sull\u2019energia approvato nel 2009 e altre misure volte a promuovere la concorrenza e l\u2019integrazione tra reti nazionali sono strumenti molto pi\u00f9 efficaci a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti degli antagonismi con i fornitori e di un\u2019ossessiva ricerca della diversificazione delle fonti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 marzo, con l\u2019attenzione degli osservatori concentrata su Medio Oriente e Giappone, \u00e8 passata in secondo piano una notizia molto interessante per il futuro del mercato europeo dell&#8217;energia: l\u2019ingresso della compagnia tedesca Wintershall, parte del gruppo Basf, nel consorzio promotore del gasdotto South Stream. 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