{"id":17340,"date":"2011-04-20T00:00:00","date_gmt":"2011-04-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leccezione-libica\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:24","slug":"leccezione-libica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/leccezione-libica\/","title":{"rendered":"L\u2019eccezione libica"},"content":{"rendered":"<p>La rivolta in Libia viene spesso assimilata a quelle in Tunisia e in Egitto, ma al di l\u00e0 della longevit\u00e0 dei leader al potere, le differenze sono di non poco conto. La Libia pu\u00f2 essere infatti considerata una sorta di \u201ceccezione maghrebina\u201d, differenziandosi dagli altri stati della regione per motivi politici, economici, sociali e istituzionali. Le rivolte a effetto domino che attraversano la regione non possono dunque essere ricondotte alle stesse cause e, soprattutto, non \u00e8 affatto detto che abbiano gli stessi esiti.<\/p>\n<p>\t<b>Istituzioni e potere<\/b><br \/>L\u2019assetto politico-istituzionale costituisce una delle principali differenze tra la Libia e gli altri stati investiti dalla cosiddetta \u201cprimavera araba\u201d. Pur con i dovuti distinguo, infatti, \u00e8 possibile individuare alcuni tratti comuni tra Egitto e Tunisia, come per altri paesi dell\u2019area. Pur trattandosi di regimi caratterizzati da una forte centralizzazione del potere, sono dotati di una costituzione che stabilisce l\u2019esistenza di un apparato istituzionale e di un sistema elettorale.<\/p>\n<p>La costituzione egiziana, promulgata in seguito all&#8217;adozione della politica dell&#8217;infitah dal Presidente Anwar Sadat nel 1971, seppure emendata ad uso e consumo del partito al potere e fiaccata dallo stato di emergenza, ha continuato ad esistere e a garantire, per lo meno sulla carta, uno Stato unitario. Anche in Tunisia la costituzione emanata nel 1959, pur attribuendo molti poteri al presidente della Repubblica, ha contribuito al rafforzamento dell\u2019idea di uno stato-nazione con radici solide.<\/p>\n<p>Anche se spesso, durante le elezioni si sono levate accuse di violenze pubbliche e private contro gli oppositori e di brogli a favore del partito di governo, e le libert\u00e0 di partecipazione elettorale sono state manipolate da articolati meccanismi di ingegneria costituzionale, gruppi e partiti hanno continuato ad esistere, pur se indeboliti dalla repressione del regime, e a radicarsi tra la popolazione, e oggi si candidano ad essere attori chiave nel futuro di questi paesi.<\/p>\n<p><b>Scatola vuota<\/b><br \/>La Libia, invece, non pu\u00f2 definirsi uno Stato, ma piuttosto \u201cun paese senza istituzioni reali\u201d e con delle strutture incapaci di reggere un possibile vuoto di potere, come ricordato da Abd al Muneim al Hawni, rappresentante libico dimissionario presso la Lega Araba.<\/p>\n<p>La Libia \u00e8 la Jamahiriya di Gheddafi, una \u201cstruttura\u201d senza partiti politici d\u2019opposizione, n\u00e9 sindacati indipendenti e neppure una societ\u00e0 civile degna di questo nome. Il paese, fino ad oggi, non \u00e8 stato tenuto insieme n\u00e9 dalle istituzioni n\u00e9 dall\u2019esercito, ma dal potere personale del Ra\u00ecs che non ha permesso l\u2019emergere di figure in grado di guidare una transizione unitaria. A differenza degli altri paesi, dove \u00e8 stato possibile liberarsi del dittatore, ma salvare lo Stato, nel caso della Libia la caduta del colonnello implicherebbe anche il collasso del sistema e l\u2019esplosione di quegli interessi tribali che, nonostante la Jamahiriya, hanno continuato a rappresentare un aspetto determinante per gli assetti sociali e politici del paese.<\/p>\n<p><b>Islam politico sotto scacco<\/b><br \/>Il diverso assetto istituzionale si riflette inevitabilmente anche nel ruolo che i movimenti e i partiti, in particolar modo quelli riferibili all\u2019islam, potrebbero giocare nel futuro di questi paesi. Le rivolte in Egitto e Tunisia, come anche quelle in Libia, sono accomunate da una iniziale marginalit\u00e0 dell\u2019islam politico. Nei primi due casi, le proteste sono nate infatti dal disagio di una popolazione giovane e senza speranza, in un contesto moderno e secolarizzato, caratterizzato da cittadini che chiedono lavoro, dignit\u00e0 e riforme. In Libia, bench\u00e9 sia piuttosto complesso individuare un attore chiave nelle insurrezioni, i gruppi islamici non sembrano dominanti tra le variegate fila dei rivoltosi.<\/p>\n<p>Il ruolo che i movimenti islamici potranno rivestire nel futuro di questi paesi appare tuttavia fin da ora diverso. In Egitto, ad esempio, la Fratellanza musulmana, inizialmente riabilitata durante i primi anni del governo Sadat, si \u00e8 vista sempre negare la partecipazione al gioco politico. Ci\u00f2 nonostante, ha continuato a godere di un notevole seguito tra la popolazione: da un lato grazie alla capacit\u00e0 di riunire gruppi sociali diversi intorno a uno stesso programma, dall\u2019altro alla capillare opera di proselitismo svolta dai suoi membri, soprattutto per merito dell\u2019intensa attivit\u00e0 di assistenza in ospedali, scuole, etc.<\/p>\n<p>In Libia, invece, le forze dell\u2019islam politico, entrate gi\u00e0 negli anni settanta in uno stato di clandestinit\u00e0, trasformato in vera e propria repressione in seguito a un fallito colpo di stato contro il regime, non hanno avuto la possibilit\u00e0 di inserirsi in alcun modo nel tessuto sociale. Oggi, inoltre, devono fare i conti con la presenza di istanze laiche, soprattutto all\u2019interno del Consiglio nazionale libico di Bengasi, composto principalmente da intellettuali, liberi professionisti ed ex prigionieri politici che in pi\u00f9 di un\u2019occasione hanno ribadito la scarsa influenza dei movimenti islamici all&#8217;interno dell\u2019istituzione provvisoria. <\/p>\n<p>A riprova di ci\u00f2, nonostante Gheddafi abbia pi\u00f9 volte cercato di agitare lo spettro dell\u2019espansione di Al Qaeda e del suo ruolo nelle rivolte, \u00e8 evidente come n\u00e9 questi n\u00e9 i gruppi moderati abbiano avuto un ruolo rilevante nella rivolta: i ribelli non esibivano il Corano, ma invocavano l&#8217;aiuto delle Nazioni Unite, dell&#8217;America e dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p><b>Incertezza estrema<\/b><br \/>La dittatura del colonnello ha, di fatto, impedito la nascita di istituzioni e di gruppi e movimenti politici inseriti nel tessuto sociale che potrebbero svolgere il ruolo di \u201cattore guida\u201d di una qualche forma di transizione unitaria. Quando e se il dittatore cadr\u00e0, porter\u00e0 con s\u00e9 una buona parte della Libia che fino ad oggi abbiamo conosciuto e con cui, in taluni casi, abbiamo collaborato, lasciando, probabilmente, spazio ad un frazionamento del paese.<\/p>\n<p>Sta in questa totale identificazione tra il destino del dittatore e quello del paese la principale differenza con Egitto e Tunisia. Anche Mubarak e Ben Ali guidavano regimi autoritari con opposizioni prive di effettivi diritti, ma nei loro paesi esistono istituzioni che, seppur piegate e manipolate, mantengono un loro assetto e partiti o movimenti capaci di intercettare e convogliare il consenso popolare.<\/p>\n<p>Tra questi movimenti spiccano quelli legati all\u2019islam politico che, pur non essendo stati il motore delle rivolte, da anni vivono attivamente tra la popolazione, legittimandosi quali principali oppositori dei dittatori al potere. Questo non presuppone necessariamente un futuro islamico per questi paesi, soprattutto alla luce del fatto che lo stesso islam si trova oggi davanti a nuove istanze di modernizzazione che ne mettono alla prova i principi pi\u00f9 tradizionalistici. Ma non presuppone neppure che le rivolte produrranno una vera e propria rivoluzione democratica, anche se sembrano esistere alcune condizioni politiche e sociali che potrebbero consentire lo sviluppo di una \u201csociet\u00e0 civile\u201d pi\u00f9 libera e dinamica e quindi di un futuro migliore per i giovani della \u201cprimavera araba\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rivolta in Libia viene spesso assimilata a quelle in Tunisia e in Egitto, ma al di l\u00e0 della longevit\u00e0 dei leader al potere, le differenze sono di non poco conto. 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