{"id":17350,"date":"2011-04-21T00:00:00","date_gmt":"2011-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-travagliata-ascesa-della-nigeria\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:24","slug":"la-travagliata-ascesa-della-nigeria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/la-travagliata-ascesa-della-nigeria\/","title":{"rendered":"La travagliata ascesa della Nigeria"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNessuna ambizione politica pu\u00f2 valere il sangue di un cittadino nigeriano\u201d. Con un appello alla calma e all\u2019unit\u00e0, il presidente rieletto Goodluck Jonathan si \u00e8 rivolto ai suoi connazionali all\u2019indomani delle travagliate elezioni che hanno messo alla prova la nascente democrazia nigeriana, con uno strascico di violenze e contestazioni. Il colosso dell\u2019Africa, con oltre 150 milioni di abitanti il pi\u00f9 popoloso del continente, dal 1999 \u00e8 tornato ad essere governato da civili, dopo un lungo periodo di dittature militari che hanno caratterizzato gran parte dei 50 anni di indipendenza.<\/p>\n<p><b>Regole non scritte<\/b><br \/>La Nigeria \u00e8 attraversata da divisioni etniche, religiose, linguistiche e culturali, nonch\u00e9 da fortissimi squilibri economici, che ne minacciano la stabilit\u00e0 e ne frenano lo sviluppo. Questo contesto ha imposto l\u2019ordinamento costituzionale di una Repubblica presidenziale federale.<\/p>\n<p>Gli scontri sono avvenuti in alcune regioni settentrionali, in maggioranza di religione islamica, dove il risultato \u00e8 stato messo in discussione dall\u2019opposizione, guidata dall\u2019ex dittatore militare Muhammadu Buhari, un musulmano del Nord.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/West-Africa-map.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>\u00c8 stato inoltre contestato il fatto che Jonathan, un cristiano del Sud, avrebbe violato, candidandosi, la regola, non scritta, ma sin qui osservata, dell\u2019alternanza tra un capo di Stato musulmano e uno cristiano. Jonathan \u00e8 per\u00f2 arrivato al potere lo scorso anno, dopo la morte del presidente Umaru Yar\u2019Adua, un musulmano, del quale era vicepresidente e non ha quindi svolto un intero mandato. Ha potuto perci\u00f2 sostenere di avere il diritto di candidarsi alla Presidenza senza violare la regola dell\u2019alternanza. Buhari ha comunque condannato le violenze, che hanno provocato circa 200 morti e oltre 15 mila rifugiati, e ha lasciato al suo partito l\u2019incombenza di chiedere l\u2019intervento dei giudici sul processo elettorale.<\/p>\n<p>Il margine della vittoria di Jonathan \u00e8 tuttavia assai ampio, avendo egli ottenuto il 59,6% dei voti contro il 32,3% del rivale. Gli osservatori internazionali hanno affermato che le consultazioni sono state le pi\u00f9 corrette dal ritorno della democrazia. Il capo dei rappresentanti dell\u2019Ue, l\u2019eurodeputato ed ex premier sloveno Alojz Peterle, ha detto che il voto si \u00e8 svolto in gran parte in modo pacifico e ordinato. Un lavoro fondamentale \u00e8 stato svolto dalla Commissione elettorale indipendente, presieduta da un accademico stimato, Attahiru Jega, che ha voluto istituire un archivio elettorale elettronico, con le impronte digitali degli aventi diritto al voto, \u201cripulendo\u201d le liste da molti elettori \u201cfantasma\u201d, tra cui non pochi \u201cMike Tyson\u201d e \u201cNelson Mandela\u201d.<\/p>\n<p><b>Lotta alla corruzione<\/b><br \/>Jonathan \u00e8 un veterinario di 53 anni, estraneo ad ambienti militari. \u00c8 la prima volta che il presidente viene dalla strategica regione del Delta del Niger e non \u00e8 espressione di nessuna delle tre maggiori etnie (Hausa-Fulani, Yoruba e Ibo) che rappresentano quasi il 70% della popolazione. Appartiene infatti al gruppo Ijaw, minoritario a livello nazionale, ma forte nella regione ricca di petrolio. L\u2019inizio della sua carriera politica avviene con il ritorno dei civili, quando viene eletto vice governatore dello Stato meridionale di Bayelsa (1999). Sei anni dopo, il governatore viene destituito per riciclaggio e Jonathan diventa il numero uno, fino al 2007 quando viene eletto vicepresidente.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni si \u00e8 battuto per un\u2019amnistia nel Delta del Niger, dove da tempo gruppi di ribelli attaccano le installazioni petrolifere delle multinazionali, rivendicando una diversa ripartizione degli utili. Nel 2009 si \u00e8 raggiunta un\u2019intesa che \u00e8 valsa a fermare gran parte delle violenze. Accusato dai suoi avversari di mancanza di carisma, Jonathan ha per\u00f2 uno stile calmo che non dispiace ai nigeriani. Nella campagna elettorale si \u00e8 servito molto di Facebook e lo hanno favorito le indiscrezioni pubblicate da <i>WikiLeaks<\/i>, che ha reso noto un cablo di un ex ambasciatore americano che lo definiva uno dei pochi politici nigeriani non corrotti.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio l\u2019impegno contro la corruzione uno dei primi compiti che ha davanti il nuovo presidente, insieme alla lotta alla povert\u00e0 e all\u2019emergenza energetica, un paradosso nel principale paese africano esportatore di petrolio. Un\u2019inchiesta pubblicata da<i> Le Monde <\/i>nell\u2019aprile 2007 ha stimato in 352 miliardi di dollari l\u2019incasso predatorio di parte della classe dirigente nigeriana negli ultimi 40 anni, una somma quattro volte superiore alla cifra complessiva versata nello stesso periodo dagli Stati occidentali a quelli dell\u2019Africa sub-sahariana a titolo di aiuto allo sviluppo. Il fenomeno coinvolge a cascata molti settori della societ\u00e0, dall\u2019agricoltura ai servizi, paralizzandone lo sviluppo.<\/p>\n<p><b>Oligarchie <\/b><br \/>Nonostante le grandi risorse naturali di cui il paese dispone, il 60% della popolazione nigeriana vive con due dollari al giorno. Il paese ha riserve petrolifere stimate in 36 miliardi di barili (3% delle riserve mondiali), mentre per il gas la stima \u00e8 di 5.200 miliardi di metri cubi (2,9% delle riserve mondiali). A garantirne lo sfruttamento sono le societ\u00e0 straniere, che beneficiano di sistemi contrattuali vantaggiosi. La crescita del settore industriale \u00e8 bloccata da carenze delle infrastrutture e da una fornitura energetica del tutto inadeguata.<\/p>\n<p>Per  illustrare la situazione bastano pochi dati. L\u2019esportazione di greggio e gas copre il 95% dell\u2019export complessivo, ma la Nigeria importa l\u201985% dei prodotti raffinati, a causa delle scarse capacit\u00e0 interne. Delle quattro raffinerie di cui il paese dispone (Port Harcourt I e II, Warri e Kaduna), solo una \u00e8 operante e al di sotto della capacit\u00e0 potenziale. Inoltre, l\u2019erogazione di energia elettrica copre solo una piccola parte della giornata. Il paese avrebbe bisogno di almeno 20 mila megawatts, ma attualmente ne genera circa tremila. Il Sud Africa, con una popolazione che \u00e8 un terzo di quella nigeriana, produce 43 mila megawatts. La Cina ha un ruolo crescente nell&#8217;economia del paese: \u00e8 oggi il maggiore esportatore verso la Nigeria, mentre . gli Usa sono il maggiore importatore di merci nigeriane.<\/p>\n<p><b>Influenza cinese<\/b><br \/>L\u2019interesse strategico di Pechino per il continente \u00e8 testimoniato, fra l&#8217;altro, dalla recente decisione di far aderire il Sud Africa ai Bric (Brasile, Russia, India e Cina), diventati cos\u00ec Brics. Il nuovo blocco sta assumendo un profilo politico crescente in un contesto mondiale da alcuni osservatori definito \u201cpost-occidentale\u201d. Questo sembra anche l\u2019orizzonte strategico della Nigeria. Il paese, nell\u2019ambito regionale, \u00e8 il perno dell\u2019Ecowas, la Comunit\u00e0 economica degli Stati dell\u2019Africa occidentale, oggi alla prese con la crisi della Costa d\u2019Avorio.<\/p>\n<p>La Nigeria, che attualmente siede nel Consiglio di Sicurezza del&#8217;Onu, ha votato a favore della Risoluzione 1973 che ha autorizzato l&#8217;intervento in Libia, in primo luogo per un vecchio conto in sospeso con Gheddafi. Nel marzo 2010, il leader libico, traendo spunto dagli scontri nel Nord della Nigeria, aveva sostenuto la necessit\u00e0 di dividere il paese in due Stati, \u201ccome India e Pakistan nel 1947\u201d, uno per i cristiani e l\u2019altro per i musulmani. Inevitabile la reazione furibonda della classe dirigente nigeriana. L\u2019ambasciatore a Tripoli \u00e8 stato richiamato e il presidente del Senato ha liquidato il colonnello cos\u00ec: \u201cGheddafi \u00e8 pazzo\u201d.<\/p>\n<p>Specchio delle contraddizioni della regione sub-sahariana, la Nigeria di Jonathan si avvia sul cammino della democrazia in un quadro difficile e travagliato, ma dal cuore dell\u2019Africa nera pu\u00f2 nascere un modello per l\u2019intero continente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNessuna ambizione politica pu\u00f2 valere il sangue di un cittadino nigeriano\u201d. Con un appello alla calma e all\u2019unit\u00e0, il presidente rieletto Goodluck Jonathan si \u00e8 rivolto ai suoi connazionali all\u2019indomani delle travagliate elezioni che hanno messo alla prova la nascente democrazia nigeriana, con uno strascico di violenze e contestazioni. 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