{"id":17360,"date":"2011-04-21T00:00:00","date_gmt":"2011-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-cammino-impervio-della-transizione-in-afghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:24","slug":"il-cammino-impervio-della-transizione-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/il-cammino-impervio-della-transizione-in-afghanistan\/","title":{"rendered":"Il cammino impervio della transizione in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>I recenti eventi in Afghanistan, in particolare l\u2019uccisione di sette funzionari delle Nazioni Unite, hanno riportato in primo piano le difficolt\u00e0 della missione internazionale nel paese centroasiatico e riproposto il problema del ruolo che vi svolgono l\u2019Onu e la Nato, anche in vista del ritiro delle truppe previsto entro il 2014.<\/p>\n<p>\t\t<b>Contro-guerriglia Nato<\/b><br \/>La missione Isaf a guida Nato conta attualmente circa 132.000 soldati. Da quando il generale David Petraeus ne ha assunto la guida nel 2010, Isaf ha ufficialmente adottato una strategia di contro-guerriglia, gi\u00e0 in parte sperimentata, peraltro, sotto il precedente comando di Stanley McCrystal. Si basa su quattro pilastri: protezione della popolazione civile; costruzione dell\u2019esercito e della polizia afgana; operazioni militari di contrasto diretto alla guerriglia; sostegno agli sforzi delle autorit\u00e0 afgane ed internazionali per la governance e lo sviluppo del paese.<\/p>\n<p>Una strategia, dunque, che va ben oltre i combattimenti contro i gruppi di guerriglieri talebani (o di altro tipo), e che ha tre importanti implicazioni. In primo luogo, una stretta cooperazione con il governo afgano, in particolare con i ministeri della Difesa e degli Interni, ma anche con altre istituzioni centrali e locali, cui si punta a trasferire progressivamente, entro il 2014, la responsabilit\u00e0 della sicurezza nel paese.<\/p>\n<p>In secondo luogo, considerata la natura civile-militare della strategia di controguerriglia, un continuo sforzo di coordinamento con attori quali Onu, Ue, Banca Mondiale, con importanti paesi donatori come Giappone, nonch\u00e9 con le varie agenzie nazionali dei paesi Isaf incaricate di sostenere programmi di sviluppo tramite i <i>Provincial Reconstruction Team<\/i> (Prt) costituiti in ambito Isaf o in altro modo. In terzo luogo, una \u201cguerra di propaganda\u201d con la guerriglia, e una costante attenzione alle percezioni della popolazione afgana riguardo alla situazione del paese.<\/p>\n<p>In questo quadro, assumono grande importanza gli incidenti a Mazar el Sharif e altre citt\u00e0 afgane, verificatisi a inizio aprile in seguito al rogo di una copia del Corano in una chiesa degli Stati Uniti, e in cui sono morti 35 afgani. In una situazione in cui il governo afgano, sostenuto da Isaf, e i guerriglieri si contendono l\u2019appoggio e la lealt\u00e0 della popolazione provincia per provincia, \u00e8 essenziale evitare incidenti imputabili agli Stati Uniti o vittime afgane causate da scontri con le forze di sicurezza.<\/p>\n<p>L\u2019uccisione di civili stranieri, cos\u00ec come la sistematica campagna di assassini di funzionari e politici afgani attuata negli ultimi mesi dai guerriglieri, \u00e8 inoltre volta ad eliminare fisicamente, e a intimidire psicologicamente, i civili incaricati di portare servizi fondamentali alla popolazione e\/o di rappresentare sul territorio la legittima autorit\u00e0 afgana. Civili come il governatore del distretto di Dand &#8211; che \u00e8 scampato a undici attentati da quando nel 2007, a 28 anni, \u00e8 diventato responsabile di un distretto di 160.000 abitanti alle porte di Kandahar &#8211; rappresentano infatti una grave minaccia per i guerriglieri, perch\u00e9 anche grazie al sostegno della comunit\u00e0 internazionale, contribuiscono alla realizzazione di scuole, strade, uffici, tribunali in aree del paese prima presidiate dai talebani.<\/p>\n<p><b>Il ruolo Onu <\/b><br \/>I guerriglieri avrebbero avuto tutto da guadagnare da un repentino abbandono del paese da parte dell\u2019Onu in seguito all\u2019uccisione dei suoi sette funzionari. Del resto, era gi\u00e0 accaduto in Iraq nel 2003, dopo l\u2019uccisione dell\u2019inviato delle Nazioni Unite Vieira De Mello e di ventuno membri del suo staff. In Afghanistan, l\u2019Onu sembra per\u00f2 determinata a rimanere anche nel caso di altri attacchi gravi come l\u2019ultimo di Mazar el Sharif. Va ricordato, peraltro, che l\u2019Onu mantenne una sua presenza persino durante il regime dei talibani.<\/p>\n<p>Dal marzo 2010 la missione Onu in Afghanistan &#8211; <i>United Nation Assistance Mission Afghanistan <\/i>(Unama) &#8211; \u00e8 guidata da Staffan De Mistura. Unama svolge nel paese uno specifico ruolo sia in rapporto a Isaf, le cui risorse e attivit\u00e0 sono aumentate esponenzialmente negli ultimi due anni facendone l\u2019attore internazionale pi\u00f9 importante, sia al governo afgano, la cui ambizione di esercitare una piena sovranit\u00e0 sul territorio nazionale \u00e8 cresciuta pi\u00f9 rapidamente delle sue capacit\u00e0 amministrative.<\/p>\n<p>Il ruolo di Unama include due aspetti che rimarranno particolarmente importanti anche nel prossimo futuro. In primo luogo, l\u2019Onu \u00e8 in grado, anche per la sua natura di organizzazione mondiale, di promuovere il dialogo tra la Nato e gli altri paesi cruciali per la stabilit\u00e0 dell\u2019Afghanistan, come Russia, Cina e India, inclusi quelli che hanno rapporti problematici con l\u2019Alleanza, come Iran, Pakistan e altri.<\/p>\n<p>Questa funzione di mediazione \u00e8 esercitata da Unama anche nelle dinamiche interne al paese. Si deve, fra l\u2019altro, a un\u2019iniziativa dell\u2019Onu la creazione di un <i>Saban Support Group <\/i>a sostegno dell\u2019Alto Consiglio per la Pace, nominato dal presidente Hamid Karzai per gestire il processo di riconciliazione nazionale con una parte dei guerriglieri.<\/p>\n<p>Il <i>Saban Support Group<\/i>, che \u00e8 composto da esperti e funzionari afgani e internazionali, ha un ruolo di consulenza, segretariato e supporto logistico per l\u2019Alto Consiglio. Cos\u00ec si evita anche che l\u2019Alto Consiglio venga associato, nella percezione degli afgani, alla missione Nato. In prospettiva, Unama potrebbe fornire &#8211; a livello pratico e simbolico &#8211; un terreno neutrale di incontro, dove esponenti della guerriglia potrebbero dialogare con quelli del governo senza correre il rischio di essere catturati, elemento non secondario per costruire un livello minimo di fiducia reciproca e disponibilit\u00e0 al dialogo.<\/p>\n<p>Data la complessit\u00e0 del processo di riconciliazione, che \u00e8 a guida afgana, ma richiede un sostegno internazionale, ed essendo Isaf una delle parti in conflitto, \u00e8 probabile che nei prossimi anni l\u2019Onu mantenga e accresca questo ruolo di \u201cfacilitatore\u201d del dialogo.<\/p>\n<p>In secondo luogo, il capo di Unama co-presiede il comitato che riunisce tutti i paesi e le organizzazioni che finanziano programmi umanitari, di sviluppo e ricostruzione in Afghanistan. Non \u00e8 facile assicurare un coordinamento adeguato tra cos\u00ec tanti attori, ognuno con le sue priorit\u00e0 &#8211; e non \u00e8 un mistero che i paesi Isaf responsabili di un certo Prt tendano a concentrare i loro aiuti solo in quell\u2019area del paese. In questa situazione il comitato pu\u00f2 contribuire ad aumentare la coerenza complessiva dello sforzo internazionale. Nei prossimi tre anni il ruolo militare di Isaf, in particolare le operazioni di combattimento, dovrebbe decrescere contestualmente all\u2019aumento della capacit\u00e0 delle forze di sicurezza afgane, sebbene un forte sostegno Nato al governo di Kabul per l\u2019addestramento, la logistica e l\u2019<i>intelligence<\/i> rimarr\u00e0 ben oltre il 2014.<\/p>\n<p>Parallelamente alla riduzione dell\u2019impegno militare della comunit\u00e0 internazionale, si assister\u00e0 probabilmente, come accaduto in casi simili in passato, ad un aumento dell\u2019impegno economico al fine di mantenere il livello di stabilit\u00e0 raggiunto. Il governo afgano dovr\u00e0 assumersi la responsabilit\u00e0 di erogare una quantit\u00e0 crescente di servizi e aiuti a fronte del decrescente impegno dei Prt di Isaf, ma avr\u00e0 comunque bisogno di una certa assistenza tecnica da parte dell\u2019Onu per le varie attivit\u00e0 amministrative e contabili. <\/p>\n<p> \tAttacchi come quello di Mazar el Sharif, o altri attentati che la guerriglia \u00e8 tuttora in grado di compiere nel paese, non sembra possano alterare significativamente questi processi anche perch\u00e9 sono frutto di strategie di lungo periodo che Nato e Onu hanno intrapreso anche alla luce delle esperienze maturate sul campo e dell\u2019evoluzione della situazione politica del paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I recenti eventi in Afghanistan, in particolare l\u2019uccisione di sette funzionari delle Nazioni Unite, hanno riportato in primo piano le difficolt\u00e0 della missione internazionale nel paese centroasiatico e riproposto il problema del ruolo che vi svolgono l\u2019Onu e la Nato, anche in vista del ritiro delle truppe previsto entro il 2014. 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