{"id":17370,"date":"2011-04-21T00:00:00","date_gmt":"2011-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/come-affrontare-lemergenza-sbarchi\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:24","slug":"come-affrontare-lemergenza-sbarchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/04\/come-affrontare-lemergenza-sbarchi\/","title":{"rendered":"Come affrontare l\u2019emergenza sbarchi"},"content":{"rendered":"<p>Quali iniziative concrete si possono assumere per gestire efficacemente il flusso di migranti dal Nordafrica? Vengono avanzate le pi\u00f9 disparate proposte &#8211; dal &#8220;blocco navale&#8221; a interventi coattivi in acque internazionali &#8211; trascurando con troppa disinvoltura il contesto politico, alcuni principi fondamentali del diritto internazionale e gli insegnamenti delle esperienze passate. <\/p>\n<p>La via maestra \u00e8 attivare specifici meccanismi di cooperazione che responsabilizzino i paesi di provenienza dei migranti, evitando che questi ultimi si avventurino in viaggi disperati ed estremamente rischiosi. Un ruolo chiave spetta agli accordi e alle istituzioni multilaterali, in particolare all&#8217;Ue, attraverso l&#8217;agenzia Frontex.<\/p>\n<p><b>Fenomeno ciclico<\/b><br \/>Tra il 7 ed il 9 marzo 1991 giunsero a Brindisi dall\u2019Albania, con navi mercantili, circa 20 mila migranti in fuga dal disastro economico della dittatura comunista. A distanza di venti anni esatti, altre 20 mila persone fuoriuscite dalla Libia attraverso la Tunisia (loro paese di origine) sono approdate a Lampedusa in cerca di migliori condizioni di vita in Europa. Nel contempo migliaia di profughi sono ammassati in Libia e Gheddafi minaccia, per rappresaglia, di inviarli in Europa. Lo scorso 20 aprile \u00e8 approdato a Lampedusa un peschereccio con 800 persone provenienti da vari paesi dell\u2019Africa subsahariana. <\/p>\n<p>In tutti questi anni l\u2019immigrazione illegale via mare non si \u00e8 mai arrestata, seguendo varie rotte. Il fenomeno tende quindi a ripetersi ciclicamente. Ma ogni volta sorgono dubbi, nell\u2019opinione pubblica, sulle misure che \u00e8 possibile adottare in mare per impedire esodi massicci e sull\u2019efficacia del ruolo dell\u2019agenzia europea Frontex. Esodi che sembrano favoriti dai paesi di provenienza che non esercitano adeguati controlli per impedire la partenza dalle proprie coste di imbarcazioni prive dei requisiti di navigabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il drammatico caso del recente naufragio di 250 persone nella zona marittima di ricerca e soccorso (<i>Search and Rescue<\/i>, Sar) di Malta ne \u00e8 la riprova. Ci troviamo di fronte ad una matassa aggrovigliata in cui si intrecciano i principi del diritto internazionale, la politica europea, la continua emergenza italiana e le pretese di Malta.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Zone-SAR1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> In rosso, limiti delle zone Sar di Tunisia, Libia, Grecia e Italia, nonch\u00e9 di quella pretesa da Malta<\/font>.<\/p>\n<p><b>Bloccare le acque internazionali?<\/b><br \/>Ancora una volta si \u00e8 sentito parlare in Italia &#8211; forse come effetto indotto dall\u2019embargo navale della Libia decretato dalle Nazioni Unite &#8211; di \u201cblocco navale\u201d dei migranti. In realt\u00e0, \u00e8 del tutto improprio usare questo termine. Non \u00e8 infatti possibile applicare a persone in cerca di migliori condizioni di vita o a rifugiati politici e profughi le misure di interdizione e respingimento proprie di un conflitto armato. <\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle acque territoriali vi sono, come \u00e8 noto, le acque internazionali, in cui vige la libert\u00e0 di navigazione. Una nave di qualsiasi bandiera, anche se imbarcazione di fortuna trasportante migranti, ha il diritto di navigare liberamente sino a che non cerchi di entrare illegalmente nelle acque territoriali e nella zona contigua di un altro Stato. <\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che in molti casi la carenza di requisiti di navigabilit\u00e0 delle imbarcazioni dei migranti rende necessari interventi di soccorso.<\/p>\n<p>Unica eccezione a tale regime, che si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (Unclos), \u00e8 l\u2019ipotesi in cui sia lo stato di origine dei migranti ad impedire gli espatri clandestini sorvegliando le sue acque territoriali o richiedendo la collaborazione di un altro Stato per fermare in acque internazionali le imbarcazioni di propria bandiera o comunque a s\u00e9 riconducibili. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato fatto dall\u2019Albania nel 1991 e poi nel 1997 con l\u2019Accordo mediante scambio di lettere con l\u2019Italia del 25 marzo di quell\u2019anno. E questo avevano concordato Libia e Italia con l\u2019Accordo di amicizia del 2008 (la cui applicazione \u00e8 di fatto sospesa) nel quadro delle azioni adottabili a livello regionale per contrastare il traffico illegale di migranti via mare secondo il Protocollo di Palermo del 2000.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di tali accordi ha rivelato la difficolt\u00e0 di gestire l\u2019interdizione marittima dei migranti. Tutti ricordiamo la tragica collisione tra una motovedetta albanese e la Corvetta Sibilla della Marina Militare dovuta alla proterva incoscienza dello scafista albanese. \u00c8 noto anche che un procedimento penale pende dal 2009 per ipotetici reati legati alle attivit\u00e0 svolte in mare dalle nostre forze di polizia nel quadro delle intese con la Libia.<\/p>\n<p>Diverso il caso in cui sia lo Stato di origine a controllare che non avvengano espatri clandestini e a intervenire per mettere in salvo i migranti quando sono ancora in navigazione nella propria zona Sar. La Tunisia, che negli anni passati aveva sempre adottato una simile politica, sembra ora orientata a continuare sulla stessa via. Correttamente l\u2019Italia sta quindi  tentando di attivare una cooperazione operativa con la Tunisia, a ridosso delle sue acque territoriali e all\u2019interno della sua zona Sar, per facilitare l\u2019attivit\u00e0 di soccorso da parte tunisina. Anche la Francia dovrebbe seguire, congiuntamente all\u2019Italia, questo <i>modus operandi<\/i>.<\/p>\n<p><b>Disputa con Malta<\/b><br \/>Quello del soccorso in mare \u00e8, da qualsiasi punto si analizzi l\u2019immigrazione in mare, il punto cruciale. L\u2019obbligo di soccorso incombe, oltre che ai singoli naviganti, al paese responsabile del servizio di ricerca e soccorso all\u2019interno di un\u2019area marittima denominata zona Sar. Questa la semplice regola enunciata nell\u2019articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) che tanti problemi crea a Malta in relazione al principio stabilito dalla Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (Solas) e dalla Convenzione di Amburgo del 1979, secondo cui i migranti salvati vanno sbarcati in un luogo sicuro (\u201cplace of safety\u201d) nel paese responsabile della zona Sar.<\/p>\n<p>Malta non accetta il principio, sostenendo invece che tale luogo debba essere quello pi\u00f9 vicino all\u2019area di soccorso, anche se ricadente al di fuori della propria Sar. La disputa riguarda Lampedusa, che in alcuni casi \u00e8 effettivamente il luogo pi\u00f9 vicino, ma che l\u2019Italia ha da tempo dichiarato inadeguato dal punto di vista logistico e sanitario. Il paradosso \u00e8 che l\u2019isola fa parte &#8211; come ovvio &#8211; della Sar italiana, ma ricade anche in quella reclamata da Malta, la cui superficie \u00e8 di ben 250.000 km2.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 proclamatasi responsabile del soccorso in questa enorme area marittima, il piccolo Stato maltese non ha tuttavia le capacit\u00e0 di assicurare il servizio \u201cadeguato\u201d ed \u201cefficace\u201d richiesto dall\u2019Unclos. Tant\u2019\u00e8 che i mezzi maltesi in molti casi &#8211; come avvenuto nella recente tragedia &#8211; richiedono l\u2019intervento italiano. Ma all\u2019Italia non interessa  acquisire parte della Sar maltese, n\u00e9 tantomeno farne oggetto di scambio con aree della piattaforma continentale o della futura Zona economica esclusiva (Zee): queste non sono semplici aree di responsabilit\u00e0, ma zone di esercizio di diritti sovrani con regimi del tutto differenti, come risulta dalla cartina che riporta in nero i loro confini politici definiti da trattati.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia il problema \u00e8 invece, oltre alla scandalosa sovrapposizione della Sar maltese con l\u2019area di Lampedusa, quello di mettersi al riparo dagli effetti dell\u2019inadeguatezza dell\u2019organizzazione Sar maltese in assenza di un\u2019intesa dedicata alla reciproca collaborazione nello spirito dell\u2019Unclos.<\/p>\n<p><b>Nuovo ruolo per Frontex<\/b><br \/> Frontex \u00e8 stata sinora la grande assente nella gestione dell\u2019emergenza immigrazione verso Malta e l\u2019Italia. Ci\u00f2 si deve da un lato alla scelta da parte dell\u2019Italia di un approccio basato sull\u2019intesa bilaterale con la Libia, dall\u2019altro al rifiuto maltese di accettare le linee guida della Commissione europea, che prevedono che lo sbarco dei migranti salvati avvenga in un porto del paese che ospita le operazioni di Frontex. <\/p>\n<p>L\u2019agenzia europea ha invece svolto un ruolo rilevante nel sostenere la Spagna nell\u2019applicazione dei suoi accordi di respingimento con il Senegal. Basti ricordare che nel 2007 un\u2019unit\u00e0 della Guardia Costiera italiana, operando sotto l\u2019egida di Frontex, ha riaccompagnato a Dakar un mercantile con varie centinaia di migranti diretti alle Canarie. <\/p>\n<p>Frontex ha ora per\u00f2 la possibilit\u00e0 di adottare regole finalmente condivise da tutti i paesi europei. Italia e Francia hanno infatti proposto che l\u2019agenzia &#8211; sul modello dell\u2019ipotizzata collaborazione con la Tunisia &#8211; svolga operazioni nella zona Sar dei paesi di provenienza in modo da trasportare i migranti nei porti da cui sono partiti. <\/p>\n<p><b>La via maestra dell\u2019approccio multilaterale<\/b><br \/>L\u2019approccio multilaterale \u00e8 ora, pi\u00f9 che mai, l\u2019unica strada per impedire che i migranti si avventurino in viaggi che li espongono a enormi pericoli (si valutano in 20 mila i deceduti in naufragi accaduti nel Mediterraneo dal 1988) e per responsabilizzare i paesi di provenienza. Il soccorso in mare va quindi svolto in prossimit\u00e0 delle loro acque territoriali. Allo stesso modo va responsabilizzata Malta con una gestione della sua Sar aperta alla collaborazione con i paesi vicini e con Frontex. <\/p>\n<p>Certo, resta il problema del riconoscimento dello status di rifugiato o della concessione dell\u2019asilo ai migranti soccorsi, che tuttavia non \u00e8 possibile demandare ad unit\u00e0 operanti in mare.<\/p>\n<p>Cosa fare infine delle migliaia di profughi che stazionano a Misurata o in altri porti e che la Libia minaccia di far partire? L\u2019unica soluzione sembra al momento quella dell\u2019intervento in Libia dell\u2019operazione di assistenza umanitaria denominata \u201cEufor Libya\u201d, approvata lo scorso primo aprile dal Consiglio dell\u2019Unione europea. La missione, a guida italiana, prevede infatti il contributo all\u2019evacuazione dei profughi. Questa assistenza \u00e8 per\u00f2 subordinata alla richiesta dell\u2019Ufficio dell\u2019Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), che, per\u00f2, stranamente, non \u00e8 ancora stata presentata.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali iniziative concrete si possono assumere per gestire efficacemente il flusso di migranti dal Nordafrica? Vengono avanzate le pi\u00f9 disparate proposte &#8211; dal &#8220;blocco navale&#8221; a interventi coattivi in acque internazionali &#8211; trascurando con troppa disinvoltura il contesto politico, alcuni principi fondamentali del diritto internazionale e gli insegnamenti delle esperienze passate. La via maestra \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[91,96,125],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17370"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17370"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63344,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17370\/revisions\/63344"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}