{"id":1740,"date":"2006-08-04T00:00:00","date_gmt":"2006-08-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-forza-multinazionale-per-che-fare\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:22","slug":"una-forza-multinazionale-per-che-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/08\/una-forza-multinazionale-per-che-fare\/","title":{"rendered":"Una forza multinazionale: per che fare?"},"content":{"rendered":"<p>Una cosa \u00e8 certa: non deve replicare il sostanziale fallimento dell\u2019Unifil. Questa forza Onu, presente in Libano sin dal 1978, attualmente composta di circa 2000 soldati, \u00e8 anche quella che ha sofferto pi\u00f9 perdite, con 260 morti. Anch\u2019essa, come quella di cui si parla in questi giorni, avrebbe dovuto \u201cristabilire la pace e la sicurezza\u201d nel Libano meridionale e aiutare il governo di Beirut a riaffermare la sua piena sovranit\u00e0 su quelle terre. A essere buoni si pu\u00f2 dire che essa ha svolto una rilevante attivit\u00e0 umanitaria, ma non ha raggiunto nessuno degli altri, ben pi\u00f9 necessari obiettivi.<\/p>\n<p>Il problema risiede evidentemente nel suo mandato, nel suo armamento e nella sua effettiva capacit\u00e0 e autorit\u00e0 di usare la forza. Ma non basta. E\u2019 difficile immaginare una forza delle Nazioni Unite, oggi, in grado di <b>imporre<\/b> la pace a contendenti come Israele e gli Hezbollah (per non parlare della Siria e dell\u2019Iran). Si pu\u00f2 invece facilmente concepire una missione militare autorizzata dall\u2019ONU molto pi\u00f9 numerosa e bene armata dell\u2019attuale, con mandato robusto, che gli permetta di usare liberamente la forza, in grado di garantire la sicurezza di una fascia di terreno libanese e, forse, di contribuire a disarmare gli Hezbollah, in collaborazione con il governo e l\u2019esercito libanesi, se vi \u00e8 un accordo politico tra le parti, che ne permetta il dispiegamento pacifico: ma questa ipotesi non sembra ancora delinearsi, non tanto per volont\u00e0 di Gerusalemme quanto per l\u2019opposizione degli Hezbollah e dei suoi protettori.<\/p>\n<p>Si potrebbe anche delineare un terzo scenario, che vedrebbe la collaborazione di Israele e della Lega Araba (o quanto meno del Libano, dell\u2019Egitto, della Siria e della Giordania) per tentare un disarmo forzoso degli Hezbollah (obiettivo massimo), o quanto meno il loro allontanamento dalla zona di frontiera con Israele (obiettivo minimo), in cambio della pace. Un tale scenario, per alcuni aspetti, ricorda per\u00f2 quello che port\u00f2 a suo tempo all\u2019occupazione del Libano da parte della Siria, e richiederebbe quindi una partecipazione e un controllo molto pi\u00f9 attento e massiccio da parte delle potenze occidentali e dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>La chiave della pace, e del dispiegamento di una forza multinazionale efficace, risiede quindi ancora una volta nella capacit\u00e0 della diplomazia internazionale di individuare un compromesso efficace  ed accettabile, malgrado le enormi difficolt\u00e0 create. La diplomazia \u00e8 al lavoro un po\u2019 in tutte le direzione, inclusi l\u2019Iran e soprattutto la Siria, cercando di superare il grave ostacolo dell\u2019ancora irrisolto problema iracheno, che complica la situazione e rende difficile la conclusione di alleanze stabili con i paesi della regione.<\/p>\n<p>Una volta trovata la formula politica bisogner\u00e0 trovare gli uomini e definire con precisione il mandato e la struttura operativa e di comando della forza multinazionale. Il premier israeliano Olmert ha parlato di qualcosa di simile ad Enduring Freedom, la coalizione impegnata contro i talebani in Afghanistan. Questo presupporrebbe per\u00f2 un vero scenario di guerra: una forza combattente, da indirizzare presumibilmente contro gli Hezbollah. E\u2019 del tutto improbabile che l\u2019accordo politico vada in questa direzione.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche se gli obiettivi di una tale forza dovessero essere politicamente pi\u00f9 equilibrati, bisogner\u00e0 comunque prevedere la possibilit\u00e0 di interventi militari consistenti e soprattutto una notevole capacit\u00e0 dissuasiva. In altri termini sar\u00e0 necessario dispiegare molti uomini (la cifra minima sembra aggirarsi tra i 15.000 e i 20.000 uomini, ma tutto dipende dall\u2019estensione del territorio da controllare e dalla quantit\u00e0 della popolazione libanese interessata), secondo formule gi\u00e0 sperimentate in Bosnia e Kossovo,  da tenere sul posto per un lungo ed ancora indefinito periodo di tempo (anche se si pu\u00f2 sperare che, nel lungo termine, il numero degli uomini potrebbe calare). Ragioni politiche consigliano evidentemente la presenza di truppe di religione islamica e, forse, arabe, tuttavia ragioni militari e di efficacia consigliano anche di organizzare la forza attorno ad un nucleo molto consistente di unit\u00e0 europee e sotto un comando all\u2019altezza del compito, quale pu\u00f2 essere garantito solo da strutture come la Nato o l\u2019Ue. Certamente non potranno essere le Nazioni Unite in prima persona, prive come sono di adeguate strutture di comando e controllo, a esercitare un tale ruolo.<\/p>\n<p>Ci troviamo insomma di fronte ad una problematica complessa, ancora non ben esplorata in campo politico, ma assolutamente essenziale per evitare che l\u2019intera iniziativa di pace si traduca nell\u2019ennesimo fallimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una cosa \u00e8 certa: non deve replicare il sostanziale fallimento dell\u2019Unifil. 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