{"id":17500,"date":"2011-05-08T00:00:00","date_gmt":"2011-05-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-dilemmi-dellaccordo-tra-hamas-e-fatah\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:20","slug":"i-dilemmi-dellaccordo-tra-hamas-e-fatah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/i-dilemmi-dellaccordo-tra-hamas-e-fatah\/","title":{"rendered":"I dilemmi dell\u2019accordo tra Hamas e Fatah"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso 4 maggio, Abu Mazen, leader di<i> Fatah <\/i>e presidente dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap), e Khaled Meshal, a capo dell\u2019ala politica di <i>Hamas<\/i>, hanno firmato a Il Cairo un accordo di riconciliazione, dopo una rottura di quasi quattro anni. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 la nascita di un governo di unit\u00e0 nazionale composto da tecnici, con il compito di organizzare, entro un anno, le elezioni per il rinnovo del presidente e del parlamento dell\u2019Ap e per il Consiglio nazionale palestinese, l\u2019organo legislativo dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), e di intraprendere la ricostruzione della Striscia di Gaza.<\/p>\n<p>Dal giugno del 2007, quando i sanguinari scontri avvenuti a Gaza tra le due fazioni sancirono la divisione <i>de facto <\/i>dei Territori occupati palestinesi (Top) in due entit\u00e0, la Striscia di Gaza sotto il controllo di <i>Hamas<\/i> e la Cisgiordania in mano a <i>Fatah<\/i>, i rapporti tra le due organizzazioni erano stati caratterizzati da numerose violenze, e ogni tentativo di trovare un\u2019intesa era naufragato.<\/p>\n<p><b>Contesto regionale<\/b><br \/>Come mai, in maniera quasi improvvisa, si \u00e8 giunti ad un accordo proprio adesso? Quali sono le ragioni di questa riconciliazione? Hanno certamente pesato le manifestazioni di protesta che, a partire dal 15 marzo, si sono svolte a Gaza e in Cisgiordania con l\u2019obiettivo di porre fine alla divisione in atto, ma un ruolo preminente \u00e8 stato anche giocato dai cambiamenti in corso nella regione.<\/p>\n<p>Il crollo del regime di Mubarak in Egitto ha alterato gli equilibri tra le due organizzazioni palestinesi. Da un lato, \u00e8 uscita indebolita<i> Fatah<\/i>, che ha perso il suo principale sostenitore regionale. Il nuovo governo egiziano, al contrario di quello guidato da Mubarak, non sembra infatti  disposto ad assecondare <i>Fatah <\/i>nella sua linea di chiusura alle richieste di <i>Hamas<\/i>.<\/p>\n<p>A motivare il \u201cveto\u201d di Mubarak ad un governo che includesse <i>Hamas<\/i> era il timore che la Fratellanza musulmana egiziana potesse utilizzare le vicende palestinesi per chiedere un maggiore spazio politico. Il nuovo ministro degli esteri egiziano Nabil el-Araby ha invece aperto ad <i>Hamas<\/i>, trattandola come un interlocutore alla stessa stregua di <i>Fatah <\/i>e anzi corteggiandola per indurla ad ammorbidire le sue posizioni. Il governo egiziano ha fra l&#8217;altro promesso l\u2019apertura del valico di Rafah, unico punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e il Sinai, che era stato invece \u201csigillato\u201d da Mubarak negli ultimi anni, come voluto da Israele per isolare <i>Hamas<\/i>.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/hamas.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>In secondo luogo, a smuovere le acque hanno notevolmente contribuito le manifestazioni di piazza e le repressioni che stanno avendo luogo in Siria. Tra il regime di Bashar al-Assad e <i>Hamas<\/i> &#8211; Khaled Meshal, risiede da pi\u00f9 di dieci anni a Damasco e la Siria \u00e8, con l\u2019Iran, il grande protettore dell\u2019organizzazione islamista &#8211; ci sono segnali di crisi. <\/p>\n<p>Meshal, memore dei danni che l\u2019Olp, e i palestinesi in generale, hanno subito nel corso della loro storia ogniqualvolta si sono intromessi negli affari interni degli Stati arabi (Giordania e Libano su tutti), non ha voluto prendere posizione sugli avvenimenti siriani e non si \u00e8 pronunciato n\u00e9 a favore di Assad, come questi gli aveva ripetutamente chiesto, n\u00e9 dei rivoltosi, come invece parte di <i>Hamas<\/i>, soprattutto la base, avrebbe voluto. <\/p>\n<p>Damasco non ha apprezzato questa scelta, e le tensioni che ne sono derivate e che potrebbero indurre  Assad a interrompere il suo sostegno a <i>Hamas<\/i>, hanno portato quest\u2019ultima ad ammorbidire le proprie posizioni nei confronti di <i>Fatah<\/i>.<\/p>\n<p><b>Battaglia all\u2019Onu<\/b><br \/>La partita che sta giocando in ambito internazionale Abu Mazen, capo di<i> Fatah<\/i>, ha fatto il resto. Lo stallo nei negoziati con il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu &#8211; ormai congelati da sette mesi &#8211; ha spinto la leadership palestinese ad un maggiore dinamismo.<\/p>\n<p>Il veto americano, il 18 febbraio scorso, alla risoluzione del Consiglio di sicurezza che condannava Israele per gli insediamenti nei Top, ha definitivamente convinto Abu Mazen che gli Stati Uniti non sono (ancora?) pronti a premere realmente su Israele per indurla a concrete concessioni sulla questione palestinese.<\/p>\n<p>Abu Mazen ha quindi deciso che, a questo punto, valeva la pena tentare un accordo con <i>Hamas<\/i>, anche a rischio di un raffreddamento nei rapporti con Washington.<\/p>\n<p>Il voto favorevole di tutti gli altri 14 membri del Consiglio di sicurezza, compresi Francia, Gran Bretagna e Germania, alla risoluzione sugli insediamenti nei Top ha poi ulteriormente confermato Abu Mazen nel suo proposito di puntare al riconoscimento di uno Stato palestinese sovrano all\u2019interno delle frontiere del 1967 da parte dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite, all\u2019apertura della sessione ordinaria, il prossimo settembre.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 che tale voto si risolva positivamente per i palestinesi \u00e8 peraltro confermata dall\u2019intensa battaglia diplomatica intrapresa da Israele &#8211; soprattutto in Europa &#8211; per evitare che si arrivi al voto. I palestinesi, dal canto loro, non possono permettersi di arrivare divisi all&#8217;appuntamento di settembre. \u00c8 anche per questo che Abu Mazen ha premuto per giungere ad un accordo con <i>Hamas<\/i> in tempi rapidi.<\/p>\n<p><b>Usa e Ue<\/b><br \/>\u00c8 ancora presto per esprimere un giudizio compiuto sul successo o meno dell\u2019accordo, tanto pi\u00f9 che vi \u00e8 una notevole distanza tra<i> Fatah <\/i>e <i>Hamas<\/i> su una serie di questioni di non poco conto, fra cui il nome del primo ministro del nascituro governo di unit\u00e0 nazionale, la liberazione dei prigionieri politici che ciascuna delle due parti si \u00e8 impegnata ad effettuare e la gestione delle forze di sicurezza.<\/p>\n<p>Sulla tenuta del governo di unit\u00e0 palestinese &#8211; supponendo che nasca realmente &#8211; peseranno le decisioni dei principali attori internazionali. Israele si \u00e8 gi\u00e0 espresso in maniera assai negativa e il ministro delle finanze Yuval Steinitz ha congelato il trasferimento all\u2019Ap delle entrate doganali che Israele raccoglie per conto dei palestinesi. Gli Stati Uniti sono rimasti piuttosto freddi: <i>Hamas <\/i>\u00e8 considerata un\u2019organizzazione terroristica e Washington potrebbe decidere di bloccare i finanziamenti all\u2019Ap, paralizzandone di fatto il funzionamento. <\/p>\n<p>L\u2019Unione europea, invece, non si \u00e8 ancora espressa; forse lo faranno i ministri degli esteri europei nella riunione del Consiglio Ue che si terr\u00e0 il 23 maggio.<\/p>\n<p>\u00c8 probabile che Bruxelles esiga dal nuovo governo l\u2019impegno formale ad aderire a quei tre principi &#8211; il riconoscimento dell\u2019esistenza di Israele, il rispetto degli accordi precedenti e la rinuncia alla violenza &#8211; la cui mancata accettazione da parte di <i>Hamas <\/i>port\u00f2 nel 2006 al boicottaggio del governo monocolore formato dall&#8217;organizzazione palestinese. La questione, dunque, \u00e8 se <i>Hamas<\/i> sia disposta a concedere oggi ci\u00f2 che aveva rifiutato cinque anni fa. Nonostante i toni pacati utilizzati da Meshal nel discorso tenuto a Il Cairo in occasione della firma dell\u2019accordo, rimangono non pochi dubbi.<\/p>\n<p>Indipendentemente dal fatto che <i>Hamas<\/i> aderisca formalmente alle richieste della comunit\u00e0 internazionale, \u00e8 sperabile che quest\u2019ultima non perda l\u2019occasione per instaurare un dialogo con l\u2019organizzazione islamista, e che non ripeta l&#8217;errore compiuto nel marzo del 2007, quando il governo di unit\u00e0 nazionale allora formato venne boicottato, aprendo la strada alla rottura tra <i>Hamas<\/i> e <i>Fatah<\/i>. <\/p>\n<p>Se nel lungo periodo \u00e8 necessario insistere perch\u00e9 <i>Hamas<\/i> riconosca Israele e si impegni a rinunciare alla violenza, \u00e8 altres\u00ec pi\u00f9 probabile che ci\u00f2 si verifichi in una cornice di dialogo, come quella di un governo di unit\u00e0 nazionale, piuttosto che di isolamento.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 4 maggio, Abu Mazen, leader di Fatah e presidente dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap), e Khaled Meshal, a capo dell\u2019ala politica di Hamas, hanno firmato a Il Cairo un accordo di riconciliazione, dopo una rottura di quasi quattro anni. 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