{"id":17530,"date":"2011-05-11T00:00:00","date_gmt":"2011-05-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-stella-del-quirinale-sulla-politica-estera\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:19","slug":"la-stella-del-quirinale-sulla-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/la-stella-del-quirinale-sulla-politica-estera\/","title":{"rendered":"La stella del Quirinale sulla politica estera"},"content":{"rendered":"<p>Non sembra pi\u00f9 esserci una cabina di regia della politica estera italiana. Il precedente sistema bifocale, incentrato sulla Presidenza del Consiglio e sul Ministero per gli affari esteri, \u00e8 stato sostituito da una galassia di stelle dalle luci fioche e fluttuanti, fra le quali spicca sempre di pi\u00f9 quella che emana dal Presidente della Repubblica. <\/p>\n<p>\tFino al suo recente ed esplicito intervento a sostegno di un pi\u00f9 attivo ruolo italiano nell\u2019azione aerea sulla Libia, tradottosi prima in un sostegno al Presidente del Consiglio, e poi in una implicita indicazione per il voto della Camera, oltre le divisioni all&#8217;interno della maggioranza e dell&#8217;opposizione.<\/p>\n<p><b>Governo e politica estera<\/b><br \/>Questo stato di cose \u00e8 l\u2019esito di un processo, di cui si possono individuare due passaggi particolarmente significativi. Il primo si colloca alla fine del 2008, quando si svolse alla Farnesina la Conferenza degli ambasciatori d\u2019Italia: due giorni di denso e articolato dibattito sui diversi scacchieri internazionali e sul ruolo che vi gioca l\u2019Italia, che furono conclusi dall\u2019intervento di Silvio Berlusconi.<\/p>\n<p>Questo appuntamento annuale della diplomazia italiana \u00e8  ripreso dall\u2019esempio francese, che contempla anch\u2019esso un intervento del <i>Pr\u00e9sident<\/i>, inteso a dare un\u2019accurata sintesi strategica dell\u2019azione internazionale del governo. Solo che nell\u2019edizione italiana le molte feluche presenti ascoltarono, non senza qualche disagio, un lungo discorso a braccio, per met\u00e0 dedicato all\u2019eliminazione della spazzatura in Campania e ad altri successi domestici, e per il resto a un\u2019illustrazione della crescente importanza, oggi, delle relazioni personali fra i leader dei principali paesi per assicurare la cooperazione internazionale e risolvere le crisi, come quella della Georgia di pochi mesi prima.<\/p>\n<p>In effetti, a partire dall\u2019ultimo quarto del secolo scorso, c\u2019\u00e8 stato un duplice cambiamento nelle relazioni fra gli stati, a partire da quelli occidentali: si \u00e8 instaurata una prassi galoppante di \u201cvertici\u201d nelle pi\u00f9 diverse geometrie ed \u00e8 cresciuta l&#8217;interdipendenza fra le nazioni, con conseguente esposizione esterna di quasi tutti i dicasteri di ogni governo.<\/p>\n<p>Questi due processi convergono nell\u2019esaltare il ruolo internazionale di chi \u00e8 alla testa del governo, sia per la sempre pi\u00f9 frequente interazione che ha con i suoi omologhi, sia per il compito che gli compete di armonizzare l\u2019opera dei suoi ministri con la complessiva politica estera del paese. In molte capitali questo cambiamento ha portato all\u2019istituzione di organi di coordinamento alle dipendenze dei capi di governo o di stato, quando investiti di ruoli esecutivi, sul modello del <i>National Security Council <\/i>della Casa Bianca.<\/p>\n<p>La frequenza degli incontri al vertice, che siano europei o atlantici o di un qualche Gn o altro ancora, sovente fra le stesse persone, porta ad evidenziare il rapporto personale, che continua anche fuori dalle riunioni. \u00c8 a questo che si riferiva il Presidente del Consiglio, mentre raccontava agli ambasciatori italiani, per esempio, del suo frequente parlare, al telefono o di persona, con George (W. Bush) e Vladimir (Putin) e vari altri.<\/p>\n<p><b>Profilo istituzionale<\/b><br \/>Il problema \u00e8 che il rapporto personale, nella sua lettura e nella sua prassi, tende a oscurare, quando non a soppiantare, il rapporto istituzionale, anzich\u00e9 esserne un utile complemento. Per cui diventa pi\u00f9 importante quel comune sentire fra due persone, dunque anche fra due leader, che con termine inglese si chiama <i>chemistry <\/i>e che rende le cose pi\u00f9 facili quando \u00e8 buona e pi\u00f9 difficili quando \u00e8 cattiva.<\/p>\n<p>Le conseguenze di un\u2019eccessiva personalizzazione delle relazioni possono essere serie. Pu\u00f2 infatti risultare anche imbarazzante, quando la \u201cchimica\u201d non \u00e8 favorevole e sorgono idiosincrasie, oppure quando il partner nel rapporto diventa avversario (come nel caso di Gheddafi), o suscita forti riserve presso i nostri alleati (come il primo ministro russo) o \u00e8 democraticamente sostituito da altro molto diverso (come il presidente americano).<\/p>\n<p>Ma soprattutto pu\u00f2 risultarne inficiata la centralit\u00e0 istituzionale della Presidenza del Consiglio. \u00c8 quel che si verifica nel caso italiano, con l\u2019estendersi alla politica internazionale della familiare dicotomia fra Palazzo Grazioli e Palazzo Chigi. Nel primo, notoriamente pi\u00f9 vicino al cuore del suo inquilino, opera un suo fido collaboratore e membro del parlamento, sperimentato nei rapporti internazionali, che lo accompagna anche nelle visite private. Nel secondo ha sede il consigliere diplomatico del presidente, l\u2019ambasciatore Bruno Archi, che \u00e8 anche suo <i>sherpa<\/i>, cio\u00e8 braccio destro nella preparazione dei vari G8 e G20. Dotato di uno staff leggero, redige i dossier di lavoro preparatori delle riunioni.<\/p>\n<p>La funzione di coordinamento dell\u2019azione internazionale del governo \u00e8 allora principalmente affidata al ministero degli esteri, che nel contesto della sua recente riforma, introdotta sotto l\u2019impulso del Segretario generale, Giampiero Massolo, contempla a tal fine una nuova direzione generale, detta del Sistema paese. Questa soluzione non manca di sollevare riserve e obiezioni da parte di altri dicasteri.<\/p>\n<p><b>L\u2019ascesa del Quirinale<\/b><br \/>Un secondo momento significativo della mutante geometria gestionale della politica estera italiana si ha verso la fine di maggio 2010, quando il presidente Napolitano compie una visita a Washington su invito del presidente americano Barack Obama. La cosa rientrerebbe nella norma, se non fosse per qualche dettaglio, come il preavviso irritualmente breve e l\u2019agenda degli incontri, che non \u00e8 tanto di forma, come si conviene con capi di stato non esecutivi, quanto di sostanza.<\/p>\n<p>Alla Casa Bianca la conversazione con il Presidente della Repubblica italiana, che parla un ottimo inglese, spazia scorrevole, dalle rassicurazioni date da Napolitano sulla solidit\u00e0 dell\u2019integrazione europea all\u2019esigenza che l\u2019Occidente eserciti una funzione sinergica nei nuovi pi\u00f9 ampi contesti multilaterali, quale il G20.<\/p>\n<p>L\u2019euro, in tempi in cui gli americani si interrogano sull\u2019effetto domino che la crisi greca pu\u00f2 avere sugli altri paesi dell\u2019Europa meridionale, Italia compresa, \u00e8 anche il tema principale nel successivo incontro di Napolitano, organizzato dai leader di maggioranza e minoranza del Congresso, presenti una cinquantina di parlamentari. <\/p>\n<p>Chi nel marzo scorso ha partecipato alla cena romana, ospitata da Sergio Marchionne al Consiglio per le relazioni fra Italia e Usa, ha avuto modo di ascoltare da Nancy Pelosi, che nel 2010 era <i>speaker <\/i>della Camera dei rappresentanti, una relazione entusiasta di quella riunione e delle reazioni, positive e <i>bipartisan<\/i>, che suscit\u00f2.<\/p>\n<p>Tutta la visita in questione era stata preparata dal Quirinale, senza ostacoli da parte del Presidente del Consiglio, in stretta collaborazione con il dicastero degli Esteri, il cui titolare Franco Frattini ha partecipato poi alle riunioni nella capitale americana.<\/p>\n<p>Tuttavia l\u2019impressione di gran parte degli osservatori su entrambi lati dell\u2019Atlantico \u00e8 che questo<i> government <\/i>degli Stati Uniti (comprendente, nel loro linguaggio istituzionale, sia l\u2019esecutivo che il legislativo) abbia nell\u2019occasione scelto un interlocutore italiano, in qualche misura privilegiato, nella persona di un Giorgio Napolitano, peraltro molto di casa nella comunit\u00e0 di politica estera americana, fatta non solo di diplomatici, ma anche di studiosi delle accademie e dei centri studi.<\/p>\n<p><b>Protocollo<\/b><br \/>In verit\u00e0 gi\u00e0 a Carlo Azeglio Ciampi, durante il suo settennato, era successo di andare oltre il protocollo in materia di relazioni internazionali. La sua azione era stata particolarmente rilevante nel campo della politica europea (e in quella mediterranea), con diverse prese di posizione ed iniziative che non c\u2019\u00e8 spazio qui per menzionare. Basti notare che esse ebbero l\u2019effetto di contribuire alla continuit\u00e0 e coerenza della presenza dell\u2019Italia nell\u2019Unione europea, il primo dei pilastri tradizionali della politica estera italiana, in circostanze in cui sembrava vacillare.<\/p>\n<p>L\u2019attuale presidente della Repubblica si \u00e8 mosso in linea con il suo predecessore, in particolare sui problemi europei, mettendovi per\u00f2 di suo un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, altro pilastro dell\u2019azione internazionale dell\u2019Italia. E aggiungendovi una presenza non formale in contesti come l\u2019Onu &#8211; il suo discorso all\u2019Assemblea, a settembre 2010, tenuto in lingua inglese, contro l\u2019avviso dei diplomatici tradizionalisti, \u00e8 stato apprezzato &#8211; e perfino nei nuovi scacchieri dell\u2019Asia, come con la visita in Cina nel novembre scorso.<\/p>\n<p>Al Quirinale vi \u00e8 un consigliere diplomatico, posizione per la quale Giorgio Napolitano, forse non a caso, ha scelto ambasciatori adusi ai pi\u00f9 alti livelli delle sedi multilaterali: cos\u00ec l\u2019attuale, Stefano Stefanini, prima rappresentante dell\u2019Italia alla Nato; e il suo predecessore, Rocco Cangelosi, che aveva svolto analogo ruolo all\u2019Ue. A capo di una struttura minima, la stessa di sempre, il titolare dell\u2019ufficio si avvale della collaborazione della gerarchia e della rete di direzioni e rappresentanze del ministero degli esteri e tiene il collegamento con il corrispondente ufficio del consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio, il sottosegretario Gianni Letta fungendo da<i> trait-d\u2019union <\/i>anche in questo campo.<\/p>\n<p>Inoltre il capo dello stato, coadiuvato dal suo consigliere militare, generale Rolando Mosca Moschini, presiede il Consiglio supremo di difesa (Csd), organo di diretta competenza del Presidente della Repubblica che in momenti di crisi internazionale pu\u00f2 svolgere un utile ruolo di raccordo fra lavoro diplomatico e azione militare, mentre il mondo politico e mediatico recita l\u2019abituale copione dello scontro fra pace e guerra.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che \u00e8 appena successo a proposito del conflitto interno libico, di cui il Csd ha discusso in una riunione l\u201911 marzo. Il comunicato che ne \u00e8 scaturito dice fra l\u2019altro: \u201cL\u2019Italia \u00e8 pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione ed alla conseguente attuazione delle decisioni attualmente all\u2019esame delle Nazioni Unite, dell\u2019Unione europea e dell\u2019Alleanza Atlantica\u201d. Appare in linea con questo indirizzo la decisione del Presidente del Consiglio di rimuovere le restrizioni alla partecipazione dell\u2019aviazione italiana alla missione Nato, decisione suffragata dal Presidente della Repubblica, con gli esiti di cui si diceva in apertura.<\/p>\n<p>Il brillare della stella del Colle nella galassia della politica estera italiana non \u00e8 pertanto dovuto a una qualche rivalit\u00e0, n\u00e9 a una confusione di competenze, ma a una lacuna da colmare: risponde alla necessit\u00e0 di fornire una risposta adeguata alle aspettative dei principali partner dell\u2019Italia, nelle sedi bilaterali e in quelle delle istituzioni e delle alleanze, in cui il paese ha sempre tenuto ad avere una parte attiva.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sembra pi\u00f9 esserci una cabina di regia della politica estera italiana. 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