{"id":17540,"date":"2011-05-13T00:00:00","date_gmt":"2011-05-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/onori-e-oneri-delle-missioni-allestero\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:19","slug":"onori-e-oneri-delle-missioni-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/onori-e-oneri-delle-missioni-allestero\/","title":{"rendered":"Onori e oneri delle missioni all\u2019estero"},"content":{"rendered":"<p>Nel sistema delle relazioni internazionali responsabilit\u00e0 e potere non sono separabili: da un lato c\u2019\u00e8 il<i> burden sharing<\/i>, ovvero la condivisione internazionale del fardello, di un onere che \u00e8 o dovrebbe essere comune per tutti gli Stati del mondo; dall\u2019altro il <i>power sharing<\/i>, ovvero la condivisione del potere che, idealmente, dovrebbe essere esercitato armoniosamente e in maniera corale. <i>Burden sharing <\/i>e <i>power sharing <\/i>sono le due met\u00e0 della medesima mela. Dovrebbero quindi risultare perfettamente complementari tra loro. Ci\u00f2 \u00e8 vero per\u00f2 soltanto in teoria. La realt\u00e0 \u00e8 molto differente.<\/p>\n<p>\t<b>Responsabilit\u00e0 e potere<\/b><br \/>Tutti sono infatti pronti a rivendicare un <i>burden sharing <\/i> a loro pi\u00f9 favorevole. Nessuno \u00e8 invece disposto a cedere di sua iniziativa la porzione di potere corrispondente al nuovo livello di assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di altri protagonisti. Un atteggiamento tipico delle potenze declinanti.<\/p>\n<p>Di contro, tutti cercano di accaparrarsi una fetta di potere maggiore di quella di cui dispongono, senza accollarsi un corrispondente aumento degli oneri. \u00c8 questo, di norma, il comportamento delle potenze emergenti.<\/p>\n<p>La partecipazione di ciascuno stato alle operazioni di pace \u00e8 espressione tanto del <i>power sharing <\/i>quanto del<i> burden sharing <\/i>all\u2019interno della comunit\u00e0 internazionale nei vari momenti storici.<\/p>\n<p>Se si prende in esame il quadro complessivo degli interventi nelle varie situazioni di crisi, si scopre come ciascuno Stato abbia in realt\u00e0 assunto, non a caso, impegni diversi, per quantit\u00e0, natura, e dislocazione geografica da quelli di ogni altro. \u00c8 solo la mancanza di strumenti di valutazione idonei a ridurre ad un valore unico elementi molto differenziati fra loro e afferenti a sfere diverse (politica, economica o militare) che impedisce di vedere con chiarezza come il peso relativo del<i> burden sharing <\/i>che grava sulle spalle di ciascun paese corrisponda grosso modo alla sua posizione nell\u2019ambito del gioco del<i> power sharing <\/i>a livello internazionale.<\/p>\n<p><b>Ragioni dell\u2019Italia<\/b><br \/>A volte, in maniera molto approssimativa, la misurazione \u00e8 effettuata considerando unicamente l\u2019ambito degli impegni militari e il totale di uomini e mezzi impegnati all\u2019estero in operazioni di pace. Anche in questo caso, nonostante la grossolanit\u00e0 di questo criterio di misura,<i> power <\/i>e <i>burden sharing <\/i>risultano strettamente correlati.<\/p>\n<p>Sono chiare, a questo punto, le ragioni della nostra partecipazione alla gestione delle crisi internazionali. Ci siamo, infatti, perch\u00e9 dobbiamo esserci, se vogliamo rimanere fra coloro che contano. Il fatto di essere particolarmente impegnati non \u00e8 certo un segnale negativo. \u00c8 al contrario una conferma della capacit\u00e0 di mantenere una posizione faticosamente conquistata dal 1945 in poi.<\/p>\n<p>Un segnale negativo sarebbe invece &#8211; o forse gi\u00e0 lo \u00e8 &#8211; il manifestarsi di una tendenza verso una decisa riduzione degli impegni.<\/p>\n<p>Non abbiamo perci\u00f2 bisogno di inventarci giustificazioni fantasiose per i nostri interventi, come: \u201cSiamo l\u00e0 per salvaguardare i nostri interessi strategici\u2026\u201d , perch\u00e9 a questo punto qualcuno ci dovrebbe spiegare cosa ci facciamo nel grande gioco dell\u2019Asia centrale che \u00e8 in fondo qualcosa che interessa soltanto Usa, Cina , India e Russia. E si noti che tre di queste quattro potenze non sono presenti sul terreno.<\/p>\n<p><b>Obiettivo di fondo<\/b><br \/>Oppure: \u201dSiamo l\u00e0 per proteggere i nostri rifornimenti di energia\u2026\u201d, mentre, in realt\u00e0, nel caso della Libia stiamo distrattamente collaborando a farci escludere da quella che era una delle nostre tradizionali aree di influenza. E ancora: \u201cSiamo l\u00ec per partecipare con la nostra industria alla divisione della torta della ricostruzione\u2026\u201d che guarda caso viene invece sempre suddivisa con appetito leonino tra americani ed inglesi.<\/p>\n<p>\u201cSiamo l\u00ec per esportare la democrazia\u2026\u201d, si sostiene in alcuni casi. \u00c8 dubbio per\u00f2 che si tratti di mercanzia esportabile. Con le armi non lo \u00e8 di sicuro. Con internet forse, ma questo \u00e8 un discorso che ancora non si capisce bene come si inserisca nell\u2019ambito del<i> power\/burden sharing <\/i>e che meriterebbe di essere approfondito. \u201cSiamo l\u00ec per porre termine ad un genocidio\u2026\u201d si sottolinea in altri casi. E cadiamo in trappole come quella del Kosovo. E via di questo passo.<\/p>\n<p>Non esistono quindi altri reali motivi per il nostro impegno al di l\u00e0 della difesa del nostro ruolo internazionale o &#8211; se e quando essi esistono &#8211; sono fusi fra loro in maniera tale che il peso reale di ciascun elemento diviene difficilmente valutabile.<\/p>\n<p>La dinamica reale \u00e8 quindi chiaramente quella dell\u2019accoppiata<i> burden sharing-power-sharing<\/i>, tra condivisione degli oneri e condivisione del potere. Una dinamica che muta nel tempo, con posizioni che sono tutt\u2019altro che cristallizzate una volta per tutte. Auguriamoci di poter mantenere in futuro il nostro livello di impegno, cio\u00e8 in sostanza la nostra posizione nel mondo, da cui dipendono molte cose, in primo luogo il nostro benessere. E quello dei nostri figli.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel sistema delle relazioni internazionali responsabilit\u00e0 e potere non sono separabili: da un lato c\u2019\u00e8 il burden sharing, ovvero la condivisione internazionale del fardello, di un onere che \u00e8 o dovrebbe essere comune per tutti gli Stati del mondo; dall\u2019altro il power sharing, ovvero la condivisione del potere che, idealmente, dovrebbe essere esercitato armoniosamente e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[119,96,116,132,120],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17540"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17540"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61771,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17540\/revisions\/61771"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}