{"id":17550,"date":"2011-05-13T00:00:00","date_gmt":"2011-05-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-al-collasso\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:19","slug":"libia-al-collasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/libia-al-collasso\/","title":{"rendered":"Libia al collasso"},"content":{"rendered":"<p>Sulla scia delle proteste tunisine e egiziane anche i giovani libici sono scesi in piazza, ma in Libia, a differenza che in Tunisia e in Egitto, le dimostrazioni si sono trasformate in guerra civile. Le forze occidentali si sono schierate prontamente dalla parte dei ribelli, ma gli scontri in corso rischiano di far riaffiorare le antiche fratture interne al paese e di precipitare la Libia nello stato di divisione e conflittualit\u00e0 che Gheddafi, grazie a un complesso gioco di alleanze tra trib\u00f9, clan e famiglie, era riuscito, anche se solo in superficie, a sedare.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 libica, infatti, \u00e8 stata caratterizzata da una lotta incessante tra trib\u00f9 e famiglie per il potere politico ed economico, che si riflette sulle poche e fragili istituzioni nazionali esistenti, prima fra tutte l\u2019esercito.<\/p>\n<p><b>La lunga marcia dell\u2019indipendenza<\/b><br \/>La divisione formale e amministrativa della Libia moderna risale al XIX secolo, quando l\u2019impero ottomano invase per la seconda volta il paese (1835) ponendo fine alla dinastia dei Karamanli che non era riuscita a sanare le profonde divisioni politiche interne in quello che, per pi\u00f9 di cento anni era stato <i>de facto<\/i> uno stato semi-autonomo.<\/p>\n<p>Anche se gi\u00e0 sotto la dinastia dei Karamanli Tripoli aveva acquisito un ruolo di primo piano come centro della vita economica e politica a scapito delle altre province, fu durante il dominio ottomano che le differenze regionali, basate su interessi tribali e religiosi contrastanti, divennero pi\u00f9 marcate, con importanti conseguenze per lo sviluppo economico e sociale del paese.<\/p>\n<p>Durante la successiva occupazione coloniale italiana (1911-1943), i notabili locali alla guida di governi regionali in Tripolitania e Cirenaica, non riuscirono a fare fronte comune contro l\u2019invasore a causa delle conflittualit\u00e0 esistenti tra loro, al punto che lo stesso governo italiano si vide costretto a riconoscere una certa autonomia alle due province, che furono autorizzate a costituire parlamenti e consigli amministrativi separati.<\/p>\n<p>Mentre nel 1918 nasceva in Tripolitania il primo governo repubblicano del mondo arabo, in Cirenaica l\u2019ordine religioso senussita era riuscito a catalizzare il dissenso nella regione contro l\u2019invasore, ma non dimostr\u00f2 altrettanta tenacia nel raggiungere un compromesso con i notabili dell\u2019est. Nel frattempo, la Francia aveva occupato il Fezzan, la regione sudoccidentale del paese che si estende per intero nel deserto del Sahara.<\/p>\n<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le divisioni interne al paese riemersero, con la Tripolitania orientata verso il raggiungimento dell\u2019unit\u00e0 nazionale, la Cirenaica in cerca di autonomia e il Fezzan favorevole al proseguimento dell\u2019amministrazione francese. A ricomporre i pezzi di quel che restava dell\u2019ex colonia italiana fu Adrian Pelt che, incaricato di guidare la fase di transizione nel 1949, condusse il paese all\u2019indipendenza nel 1951.<\/p>\n<p><b>Monarchia federale<\/b><br \/>La Libia nasceva, quindi, come una monarchia federale all\u2019interno della quale veniva garantita una sostanziale autonomia alle tre province. Tuttavia, la famiglia dei Sanusi &#8211; la cui storia si intrecciava con quella del movimento religioso senussita presente in Cirenaica dalla met\u00e0 del XIX secolo &#8211; aveva un ruolo di primo piano, grazie al re Idris al-Sanusi, nella gestione degli affari del paese. Vennero cos\u00ec privilegiati gli interessi politici ed economici delle trib\u00f9 della Cirenaica rispetto a quelli delle popolazioni tripolitane.<\/p>\n<p>Dopo la scoperta di giacimenti di idrocarburi alla fine degli anni cinquanta, le compagnie petrolifere insistettero per l\u2019unificazione e l\u2019armonizzazione delle leggi e della struttura burocratica del paese, inducendo il monarca a riformare lo stato in senso unitario (1961). Nello stesso periodo, tuttavia, emerse in modo sempre pi\u00f9 chiaro che, a parte un ristretto gruppo di nazionalisti, i libici si identificavano per lo pi\u00f9 con la famiglia, la trib\u00f9 o la regione, o con la comunit\u00e0 islamica dei credenti, ma certo non con la nazione libica.<\/p>\n<p>Il regime di Gheddafi, instauratosi nel 1969, \u00e8 riuscito a tenere insieme la nazione libica attraverso richiami ideologici al nazionalismo arabo prima, al panarabismo poi e infine al panafricanismo, ma la sua vera forza stava altrove: nella redistribuzione delle ricchezze nazionali attraverso sussidi e benefici sociali, nell\u2019imponente sistema di sicurezza volto a controllare e reprimere oppositori politici, media e movimenti islamisti, e infine nella capacit\u00e0 di influire, attraverso un attento gioco di intese ed alleanze, sulle trib\u00f9 e le famiglie su cui \u00e8 fondata la societ\u00e0 libica.<\/p>\n<p><b>L\u2019errore dell\u2019intervento militare<\/b><br \/>La guerra civile in corso rischia di scoperchiare il vaso di Pandora delle divisioni e rivalit\u00e0 interne. Stiamo gi\u00e0 assistendo a vere e proprie \u201csecessioni multiple\u201d: varie realt\u00e0, da quella costituitasi intorno a Bengasi, a quelle di Derna e Beida per finire a quella di Misurata, si sono venute costituendo in modo indipendente fra loro.<\/p>\n<p>La separazione di fatto della Libia in due parti riapre ferite che si credevano ormai rimarginate. Anche qualora il leader libico venisse ucciso o il regime implodesse, non si avrebbe l\u2019unificazione della Libia sotto un governo democratico, ma uno \u201cstato fallito\u201d nel quale trib\u00f9, clan e bande armate si fronteggerebbero in un crescente disordine.<\/p>\n<p>Il mancato impegno negoziale e diplomatico dei paesi occidentali e la folle scelta dell\u2019intervento armato sembrano preludere a questo scenario devastante. Una vera comprensione della fragilit\u00e0 della societ\u00e0 libica, come sopra descritta, \u00e8 proprio ci\u00f2 che \u00e8 mancato nell\u2019analisi di quanti hanno creduto nella guerra umanitaria e nell\u2019idea che il regime libico potesse essere rovesciato attraverso la violenza e l\u2019aggressione.<\/p>\n<p>A questo punto bisognerebbe cercare, con il fondamentale sostegno degli Stati Uniti, di convincere il leader libico ad abdicare, in modo tale da permettere un negoziato tra un suo successore, i rivoltosi bengasini e la Nato, magari sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Solo cos\u00ec si eviterebbero l\u2019implosione dello stato e il perpetuarsi della guerra civile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla scia delle proteste tunisine e egiziane anche i giovani libici sono scesi in piazza, ma in Libia, a differenza che in Tunisia e in Egitto, le dimostrazioni si sono trasformate in guerra civile. 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