{"id":17560,"date":"2011-05-16T00:00:00","date_gmt":"2011-05-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leffetto-boomerang-della-non-ingerenza\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:18","slug":"leffetto-boomerang-della-non-ingerenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/leffetto-boomerang-della-non-ingerenza\/","title":{"rendered":"L\u2019effetto boomerang della \u201cnon ingerenza\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Anche la Cina sta facendo i conti con le ripercussioni del conflitto in Libia. Al di l\u00e0 del modesto volume di investimenti che risulta dai dati ufficiali, la presenza commerciale cinese in Libia \u00e8 consistente, come evidenziato dai 36.000 lavoratori cinesi evacuati a tempo di record nelle scorse settimane. <\/p>\n<p>Ma l\u2019<a href= \"http:\/\/www.chinadaily.com.cn\/cndy\/2011-03\/22\/content_12205738.htm\" target= \"blank\"><b><u>alt imposto dalle autorit\u00e0 cinesi a ulteriori investimenti in Libia<\/u><\/b><\/a> potrebbe andare ben oltre i confini libici, comportando un complessivo riesame della strategia di penetrazione economica nei paesi a rischio e dei meccanismi per la protezione degli investimenti all&#8217;estero.<\/p>\n<p><b>Sottovalutazione del rischio<\/b><br \/>Gli investimenti diretti esteri (Ide) cinesi stanno per molti aspetti seguendo un&#8217;evoluzione simile a quella delle economie asiatiche di pi\u00f9 antico sviluppo, come Giappone, Corea del Sud, Hong Kong o Singapore. Nel caso cinese per\u00f2 la soglia di accettazione del rischio politico \u00e8 particolarmente bassa. <\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che il Giappone negli anni \u201980 investiva in paesi politicamente non del tutto stabili, come il Vietnam o la Cina stessa, quest\u2019ultima sembra essere andata ben oltre, investendo in pressoch\u00e9 tutti i primi 20 paesi della classifica dei paesi pi\u00f9 politicamente instabili stilata dall\u2019<i>Economist Intelligence Unit<\/i>.<\/p>\n<p>Da un lato, l\u2019assenza di vincoli di tipo politico, come un&#8217;opinione pubblica e dei media liberi, e la fermezza con la quale le autorit\u00e0 cinesi ribadiscono costantemente il principio di \u201cnon interferenza negli affari interni\u201d degli stati rappresentano un vantaggio, poich\u00e9 consentono alle imprese cinesi di concludere contratti in paesi e settori off-limits per i loro concorrenti occidentali. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, per\u00f2, \u00e8 forte il rischio dell&#8217;\u201ceffetto boomerang\u201d: la \u201cgaranzia sovrana\u201d fornita dal governo cinese alle proprie imprese che investono all\u2019estero appare pi\u00f9 debole di quella fornita dai governi occidentali e, almeno da un punto di vista formale, Pechino non ha grandi spazi di manovra in caso di sconvolgimenti politici (come quelli in Libia) che danneggino gli interessi commerciali cinesi.<\/p>\n<p>Occorre osservare come, paradossalmente, le autorit\u00e0 e le imprese cinesi non abbiano ritenuto opportuno dotarsi di adeguati strumenti legali per la protezione degli investimenti. La Cina ha aderito, ad esempio, alla <a href= \"http:\/\/icsid.worldbank.org\/ICSID\/ICSID\/RulesMain.jsp\" target= \"blank\"><b><u> Convenzione di Washington<\/u><\/b><\/a> sulla risoluzione delle controversie in materia di investimenti esteri (Icsid) nel 1993, ma solo per certe tipologie di dispute, dal momento che nei primi anni \u201990 riceveva massicci investimenti esteri, ma ne effettuava in misura pressoch\u00e9 insignificante; non aveva pertanto interesse ad una piena adesione che avrebbe comportato un maggiore rischio di essere chiamata in giudizio da investitori esteri. <\/p>\n<p><b>Attrazione fatale per i paesi problematici<\/b><br \/>Almeno nel primo decennio della cosiddetta \u201cgo-out strategy\u201d, le imprese cinesi hanno investito sulla base di analisi spesso approssimative dei rischi politici e legali nei paesi terzi, stipulando accordi commerciali meno sofisticati e che offrivano una protezione inferiore rispetto agli standard occidentali.<\/p>\n<p>Sono stati sottovalutati i rischi legali e commerciali degli investimenti e sopravvalutati i meccanismi di protezione politico-diplomatica (una gamma di strumenti che vanno dalla pressione presso autorit\u00e0 locali e nazionali fino alla difesa armata degli interessi commerciali). Questi ultimi, come si \u00e8 detto, spesso non possono essere attivati (almeno non apertamente) proprio in nome del principio di non interferenza. <\/p>\n<p>In paesi come la Guinea Equatoriale o l\u2019Iran, ad esempio, la Cina ha effettuato enormi investimenti, prevalentemente colmando i vuoti lasciati da societ\u00e0 straniere (Rio Tinto e Bhp Billiton in Guinea, Eni in Iran) costrette ad abbandonare il paese per costrizioni di tipo politico. Ha per\u00f2 chiaramente sottovalutato i rischi politici insiti in questa strategia. <\/p>\n<p><b>Ripensamento<\/b><br \/>Nonostante la crescita degli Ide cinesi sembri continuare ad un<a href= \"http:\/\/www.bloomberg.com\/news\/2011-01-18\/foreign-direct-investment-in-china-in-2010-rises-to-record-105-7-billion.html\" target= \"blank\"><b><u> ritmo sempre pi\u00f9 sostenuto<\/u><\/b><\/a> e una parte rilevante di questi flussi di capitali continuino ad avere come destinazione finale paesi altamente instabili come la Nigeria, il Sudan, lo Zimbabwe o il Pakistan, le autorit\u00e0 e le imprese cinesi sembrano aver cominciato a prendere coscienza dei rischi a cui sono esposte le loro imprese. <\/p>\n<p>Un ampliamento dell\u2019adesione della Cina all\u2019Icsid al momento non \u00e8 preso in considerazione, ma gli accordi di libero scambio sottoscritti dalla Cina negli scorsi anni (come ad esempio <a href= \"http:\/\/fta.mofcom.gov.cn\/topic\/enpakistan.shtml\" target= \"blank\"><b><u> quello con il Pakistan<\/u><\/b><\/a>) contengono diverse clausole a tutela degli interessi commerciali cinesi, come ad esempio il ricorso a un collegio arbitrale internazionale in caso di controversie commerciali. <\/p>\n<p>Le imprese sembrano ora prestare maggiore attenzione ai meccanismi di protezione di investimenti in aree o settori particolarmente a rischio, sia nella fase di pianificazione dell\u2019investimento che in quella della sua attuazione. Nel settembre 2009 un <a href= \"http:\/\/www.whitecase.com\/idq\/winter-2010-7\/\" target= \"blank\"><b><u> collegio arbitrale ha emesso il primo lodo<\/u><\/b><\/a> relativo ad una controversia promossa da un\u2019impresa cinese ai sensi di un trattato bilaterale di investimento (nel caso specifico con il Per\u00f9).<\/p>\n<p>I rischi cui sono esposti gli investimenti cinesi continueranno ad essere sensibilmente pi\u00f9 alti di quelli dei maggiori concorrenti, in particolare Stati Uniti, Unione Europea e, tra i paesi emergenti, Brasile e India, che non solo adottano un approccio pi\u00f9 prudente nelle zone pi\u00f9 problematiche e instabili, ma appaiono anche pi\u00f9 propensi ad anteporre i propri interessi commerciali a obiettivi di natura politica.<\/p>\n<p>Situazioni come quella libica potrebbero verificarsi in altri paesi con una forte presenza di Ide cinesi. Come reagiranno le autorit\u00e0 di Pechino al ripetersi di crisi, come quella libica, che mettono a repentaglio cospicui interessi economici? Continueranno ad attenersi al principio di non interferenza a scapito degli interessi commerciali delle proprie imprese o si allineeranno alle altre potenze mondiali? \u00c8 un interrogativo importante anche per il dibattito interno cinese perch\u00e9 riguarda il modo in cui verr\u00e0 configurandosi nei prossimi anni il ruolo globale del paese non solo sul piano economico, ma anche su quello politico.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=575\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche la Cina sta facendo i conti con le ripercussioni del conflitto in Libia. 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