{"id":17570,"date":"2011-05-16T00:00:00","date_gmt":"2011-05-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-sfide-del-bilancio-della-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:18","slug":"le-sfide-del-bilancio-della-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/le-sfide-del-bilancio-della-difesa\/","title":{"rendered":"Le sfide del bilancio della difesa"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante i tagli al bilancio comuni a molti paesi europei, Gran Bretagna e Francia mantengono forti investimenti nel settore della difesa, e in particolare in Ricerca &#038; Sviluppo, mentre in l\u2019Italia permane un problema di squilibrio tra le varie voci del bilancio della difesa che mette a rischio la tenuta stessa dello strumento militare. \u00c8 quanto si ricava dallo studio annuale IAI su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Economia_difesa\/Tabelle-grafici-IT-2011.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Economia e industria della difesa: tabelle e grafici <\/u><\/b><\/a>, appena pubblicato.<\/p>\n<p><b>Orizzonte europeo<\/b><br \/>Nel 2010 alcuni dei pi\u00f9 importanti paesi europei hanno tagliato le spese per la difesa: rispetto all\u2019anno precedente: il Regno Unito le ha ridotte di pi\u00f9 del 10%, la Spagna di quasi del 4%, l\u2019Italia di  circa il 2%, mentre la Germania e la Francia le hanno mantenute sostanzialmente stabili (+0,3%). Ciononostante, la Gran Bretagna \u00e8 ancora il paese dell\u2019Unione europea che, in termini assoluti, spende di pi\u00f9, con 38,4 miliardi di euro, seguito dalla Francia e dalla Germania (32,1) e, a distanza, dall\u2019Italia (14,3) e dalla Spagna (7,7).<\/p>\n<p>Per avere un quadro pi\u00f9 completo, inoltre, \u00e8 utile rapportare queste spese al prodotto interno lordo (Pil). Si scopre cos\u00ec che la Gran Bretagna ha speso per la difesa ben il 2,3% del Pil, la Francia l\u20191,7%, la Germania l\u20191,2%, l\u2019Italia lo 0,9% e la Spagna lo 0,7%.<\/p>\n<p>Il calcolo si riferisce, nello specifico, alla \u201cfunzione difesa\u201d, ossia ai costi relativi al funzionamento delle Forze Armate: personale, addestramento, acquisizione e manutenzione degli equipaggiamenti, ricerca, e investimenti in infrastrutture militari. Sono escluse invece le voci che non riguardano il funzionamento dello strumento militare, come ad esempio <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1089\" target= \"blank\"><b><u> le pensioni<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/grafico_funzione_difesa1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> Funzione difesa, 2010, dati in miliardi di euro. <br \/>Fonte: \u201cEconomia e industria della difesa: tabelle e grafici\u201d, IAI, aprile 2011.<\/font><\/p>\n<p><b>Ricerca e sviluppo<\/b><br \/>Prendendo in considerazione le spese per gli investimenti (ossia i fondi per l\u2019acquisto di nuovi mezzi ed equipaggiamenti, inclusi i programmi internazionali) e quelle per Ricerca &#038; Sviluppo (R&#038;S) la classifica cambia, cos\u00ec come la tendenza nei vari paesi: rispetto al 2009, Gran Bretagna e Germania hanno tagliato i fondi di quasi il 10%, la Spagna del 35%, mentre l\u2019Italia li ha aumentati di circa il 10% e la Francia dello 0,6%.<\/p>\n<p>Se si leggono i dati assoluti, tuttavia, il quadro che si delinea \u00e8, di nuovo, simile al precedente: Francia e Gran Bretagna sono i paesi che, in Europa, spendono significativamente di pi\u00f9 in investimenti e R&#038;S (15,4 e 10,5 miliardi di euro), lasciando molto indietro la Germania (7,6), l\u2019Italia (3,2) e la Spagna (1,1).<\/p>\n<p>I paesi dell\u2019Ue, che come aggregato hanno una popolazione e un Pil maggiori di quelli degli Stati Uniti, nel 2009 hanno speso complessivamente in investimenti circa un quarto degli americani, mentre il rapporto tra le rispettive spese in R&#038;S \u00e8 stato di uno a sei. Oltre al gap in valore assoluto, c\u2019\u00e8 quindi un problema di sotto-finanziamento delle attivit\u00e0 necessarie per mantenere il passo con l\u2019evoluzione tecnologica e della minaccia. Basti pensare, ad esempio, alle nuove problematiche della sicurezza informatica.<\/p>\n<p>Un altro dato da considerare per quanto riguarda il quadro europeo \u00e8 il rapporto tra le spese per la funzione difesa e il personale militare, che si ottiene dividendo le prime per il numero totale di soldati inquadrati nelle forze armate di un determinato paese. Anche in questo caso, coerentemente con quanto evidenziato poco sopra, emerge che tutti i paesi citati hanno diminuito le risorse della difesa destinate al personale militare. Nuovamente, l\u2019Italia si colloca ben al di sotto dei suoi alleati europei, segnalando in parte lo squilibrio interno tra le voci di spesa del proprio bilancio: il nostro paese spende infatti 81.000 euro per ogni soldato, contro i 194.000 del Regno Unito, i 136.000 della Francia e i 124.000 della Germania.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia nel 2011<\/b><br \/>Ma come impegner\u00e0 l\u2019Italia concretamente le risorse per la difesa nel 2011? Il calcolo non \u00e8 facile n\u00e9 univoco. La metodologia adottata dallo studio dello IAI include solo le voci che contribuiscono realmente a produrre sicurezza esterna per il paese, ossia la <i>funzione difesa<\/i>, le spese per le missioni militari all\u2019estero, quelle per le infrastrutture e gli investimenti per l\u2019acquisizione e lo sviluppo di armamenti.<\/p>\n<p>Da questo esame emerge che nel 2011 la spesa per la difesa dell\u2019Italia ammonter\u00e0 a 17,8 miliardi di euro. Nel conteggio vengono inclusi, oltre ai fondi per la <i>funzione difesa<\/i> (14,4 miliardi), le spese per le missioni internazionali per la parte riguardante le Forze Armate e i fondi gestiti da altri dicasteri, ma che sono funzionali alla produzione di sicurezza esterna, come quelli presso il ministero dello sviluppo economico riguardanti i programmi d\u2019investimento e di R&#038;S in materiali di cui beneficia anche la difesa.<\/p>\n<p>Una somma dunque inferiore ai 20,36 miliardi indicati nella <i>Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l\u2019anno 2011<\/i>. Nello specifico, saranno destinati 10,77 miliardi al personale (funzione difesa, carabinieri e fondo missioni), 1,81 all\u2019esercizio, 3,76 alle infrastrutture e 5,15 all\u2019investimento e alla R&#038;S (dei quali circa 1,7 erogati dal ministero dello sviluppo per progetti industriali di rilevanza nazionale).<\/p>\n<p>Questi numeri confermano i forti squilibri nella <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1627\" target= \"blank\"><b><u> composizione della spesa<\/u><\/b><\/a> che si registrano ormai da diversi anni. Nonostante le spese per il personale diminuiscano rispetto all\u2019anno precedente, esse rappresentano oltre il 65% dei fondi complessivi della funzione difesa: una percentuale molto lontana dal modello ottimale del 40-30-30 (rispettivamente per personale, esercizio ed investimento), fissato anni fa come obiettivo per la realizzazione del nuovo Modello di difesa.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/grafico_voci_bilancio_difesa_italiano1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> Spese Funzione difesa Italia, 2002-2011, dati in milioni di euro.<br \/>Fonte: \u201cEconomia e industria della difesa: tabelle e grafici\u201d, IAI, aprile 2011. <\/font> <\/p>\n<p><b>Capitale umano<\/b><br \/>Preoccupante, in particolare, \u00e8 il taglio di quasi il 7% del capitolo relativo all\u2019esercizio, che comprende voci come la formazione e l\u2019addestramento del personale, nonch\u00e9 la manutenzione e il supporto degli equipaggiamenti. Il notevole impegno italiano nelle missioni internazionali implica un\u2019usura costante dei materiali e dei mezzi, e quindi la necessit\u00e0 di investire nella loro manutenzione e sostituzione.<\/p>\n<p>Altrettanto, se non pi\u00f9 importante, \u00e8 l\u2019investimento nel capitale umano delle Forze Armate, la cui qualit\u00e0 \u00e8 ampiamente riconosciuta in ambito internazionale, cio\u00e8 nell\u2019addestramento e nella specializzazione dei reparti impegnati in missioni molto diverse tra loro, che vanno dall&#8217;attuazione della <i>no fly zone <\/i>e dell&#8217;embargo navale in Libia, alla contro-guerriglia in Afghanistan, dalle operazioni di pace nei Balcani al contrasto alla pirateria nel Golfo di Aden.<\/p>\n<p>Gli attuali vincoli di bilancio rendono improbabile un aumento significativo dei fondi destinati alla funzione difesa. L\u2019unica opzione possibile per migliorare l\u2019efficacia e l\u2019efficienza dello strumento militare \u00e8 perci\u00f2 una sua razionalizzazione.<\/p>\n<p>Per l&#8217;Italia si pone, in realt\u00e0, un problema serio di sostenibilit\u00e0 dello strumento militare:una sfida che il paese deve affrontare se vuole che le sue forze armate possano non solo assicurare un\u2019efficace difesa, ma anche sostenere adeguatamente la proiezione internazionale del paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante i tagli al bilancio comuni a molti paesi europei, Gran Bretagna e Francia mantengono forti investimenti nel settore della difesa, e in particolare in Ricerca &#038; Sviluppo, mentre in l\u2019Italia permane un problema di squilibrio tra le varie voci del bilancio della difesa che mette a rischio la tenuta stessa dello strumento militare. \u00c8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[82,96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17570"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17570"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17570\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61713,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17570\/revisions\/61713"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17570"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17570"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17570"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}