{"id":1760,"date":"2006-08-09T00:00:00","date_gmt":"2006-08-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-difficile-passo-per-la-diplomazia-internazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:21","slug":"un-difficile-passo-per-la-diplomazia-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/08\/un-difficile-passo-per-la-diplomazia-internazionale\/","title":{"rendered":"Un difficile passo per la diplomazia internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Il tentativo in atto alle Nazioni Unite di risolvere la crisi fra Libano e Israele si palesa particolarmente arduo per due motivi. Innanzitutto, le condizioni politiche sono troppo negative per consentire senza problemi la necessaria graduazione del disimpegno militare fra le parti belligeranti. Tale graduazione si riflette nel progetto di una prima risoluzione di cessazione delle ostilit\u00e0 e di una seconda risoluzione volta, invece, a stabilire le condizioni di un pi\u00f9 durevole cessate il fuoco e di un intervento militare internazionale destinato, nel tempo, ad avviare un processo politico idoneo a contenere e risolvere le cause del conflitto che \u00e8 all&#8217;origine della crisi attuale. In secondo luogo, questa seconda fase del progetto si presenta a sua volta difficile (e ostacola anche l&#8217;avvio della prima) perch\u00e9 non solo incide su diversi fattori pi\u00f9 regionali che locali, ma forse soprattutto perch\u00e9 i neocon sognano di gestirla in corso, in modo che assuma un ruolo strategico risolutore della pi\u00f9 vasta tensione che oggi attraversa il Medio Oriente.<\/p>\n<p><b>Garanzie e compromessi<\/b><br \/>Sul primo motivo di difficolt\u00e0 occorre dire che il proposito di affrontare in due fasi consecutive la crisi \u00e8 del tutto ragionevole, se perseguito &#8211; s&#8217;intende &#8211; in buona fede. Occorre creare condizioni minime perch\u00e9 sia possibile trovare un accordo sul modo in cui le diverse questioni (dai prigionieri allo status del territorio di Cheba&#8217;a) possano essere impostate e, soprattutto, perch\u00e9 i militari della forza internazionale possano affluire senza essere sicuramente bersaglio di un tiro al piccione. Tuttavia, la parte anti-siriana del Libano \u00e8 troppo debole per appoggiare una simile proposta. I disastrosi bombardamenti israeliani la indeboliscono ancora di pi\u00f9 e, del resto, hanno anche messo a tacere quei paesi arabi che inizialmente si erano mostrato ostili a Hizbollah e che ora non possono che accodarsi al coro della Lega Araba. Occorrer\u00e0 trovare un compromesso e dare delle garanzie che consentano, malgrado tutto, di articolare questa prima fase di cessazione delle ostilit\u00e0. Un obiettivo davvero non facile.<\/p>\n<p>Se questa prima difficolt\u00e0 sar\u00e0 superata, si potr\u00e0 passare alla seconda fase, nella quale peraltro pesano difficolt\u00e0 non minori come l&#8217;obiettivo di regionalizzazione della crisi e, soprattutto, il tentativo americano di strumentalizzare la crisi in senso strategico. La questione centrale di questa seconda fase \u00e8 come organizzare un&#8217;azione che serva nel medio-lungo termine a disarmare Hizbollah e farne un fattore della normale vita politica libanese. Nel breve periodo il massimo che ci si pu\u00f2 aspettare \u00e8 che l&#8217;organizzazione militare dello Hizbollah venga smantellata nel sud del Libano e che, attraverso il consolidamento dell&#8217;esercito libanese sul terreno da parte di una forza internazionale, si inizi un processo a termine di integrazione dei guerriglieri sciiti. Sar\u00e0 necessario nell&#8217;immediato lasciare che le forze irregolari dello Hizbollah, per quanto indebolite, sussistano sia nei pressi di Beirut sia nella valle della Bekaa. Ottenere questo obiettivo minimo \u00e8 comunque complicato dalle tendenze della destra israeliana che vorrebbe l&#8217;eliminazione di tutto l&#8217;Hizbollah militare e un rapido smantellamento dei missili ovunque essi siano. La destra americana mostra la stessa fretta, poich\u00e9 intende subito usare la sconfitta Hizbollah sul piano regionale contro l&#8217;Iran.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019Europa<\/b><br \/>Ovviamente, questo complica le cose e pu\u00f2 vanificare tutto il progetto. Occorre, invece, gettare le basi, simultaneamente al parziale disarmo che la risoluzione avvierebbe, di un processo politico destinato a coinvolgere la Siria e indebolire la catena che, attraverso Damasco, lega Teheran allo Hizbollah. Mentre alcuni, come Daniel Pipes (direttore del Middle East Institute) e Efraim Inbar (professore Universit\u00e0 Bar-Ilan) chiedono che la Siria sia attaccata e bombardata se non si piega subito, altri come Alpher &#8211; l&#8217;ex consigliere politico di Barak &#8211; e Lavie del Moshe Dayan Center chiedono un orientamento diplomatico: il primo suggerisce che si riprendano i negoziati sul Golan; il secondo che si depenni la Siria dalla lista di stati che sponsorizzano il terrorismo.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di quanto si possa dare conto in poche righe. Tuttavia, sar\u00e0 sufficiente aver messo in rilievo alcuni punti su cui occorre fare attenzione per compiere scelte ponderate, non preclusive di passi successivi: un compromesso per superare lo scoglio della cessazione delle ostilit\u00e0, come la proposta di Siniora di schierare 15.000 soldati libanesi al sud; una limitazione degli obiettivi da raggiungere nella fase di cessate il fuoco, onde rendere possibile la missione della forza internazionale; l&#8217;inizio simultaneo della seconda fase di processi politici volti a reintegrare la Siria. Gli europei sono quelli che, assieme alla Turchia, dovranno comporre la forza. Questo d\u00e0 loro un leverage. Lo usino per indirizzare il processo verso i suoi obiettivi ed evitare i massimalismi israeliani e, pi\u00f9 particolarmente, americani. Se riusciranno in questo avranno anche qualche carta per integrare nel processo gli arabi, che ne sono per ora i grandi assenti e la cui presenza, invece, sarebbe molto utile al successo del progetto che si sta discutendo all&#8217;Onu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tentativo in atto alle Nazioni Unite di risolvere la crisi fra Libano e Israele si palesa particolarmente arduo per due motivi. Innanzitutto, le condizioni politiche sono troppo negative per consentire senza problemi la necessaria graduazione del disimpegno militare fra le parti belligeranti. 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