{"id":17610,"date":"2011-05-22T00:00:00","date_gmt":"2011-05-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lancora-di-salvezza-dellintegrazione-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:17","slug":"lancora-di-salvezza-dellintegrazione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/lancora-di-salvezza-dellintegrazione-europea\/","title":{"rendered":"L&#8217;ancora di salvezza dell&#8217;integrazione europea"},"content":{"rendered":"<p>I tagli alla spesa pubblica non risparmiano nessun paese europeo e, come era prevedibile, si abbattono in particolare sui bilanci della difesa. La sicurezza ha un costo, ma pochi sembrano esserne consapevoli, un po&#8217; come accade per la prevenzione antisismica o anti incendi, di cui si riscopre l&#8217;importanza solo durante le crisi o le emergenze.<\/p>\n<p>In un certo senso, si deve investire a fondo perduto. In un momento di crisi finanziaria e dopo una pesante crisi economica, solo leader con una visione lungimirante sanno prendere decisioni controcorrente. Purtroppo \u00e8 una specie di politici che sembra in via di estinzione sia nelle istituzioni europee, a partire dall\u2019Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell\u2019Ue, nonch\u00e9 Capo dell\u2019Agenzia europea di difesa, sia nelle principali capitali.<\/p>\n<p><b>Passo del gambero<\/b><br \/>Nonostante una prolungata partecipazione a varie missioni internazionali anche in aree lontane e la crescente instabilit\u00e0 dell&#8217;arco di crisi che abbraccia il Nord Africa e tutto il Vicino Oriente e le nuove minacce terroristiche che potrebbero scaturirne, l\u2019Europa continua a ridurre gli investimenti nella sua sicurezza e difesa.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, poi, un secondo aspetto. L\u2019industria dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa rappresenta un concentrato unico di capacit\u00e0 sistemiche, caratterizzate da una forte e continua innovazione di prodotto e di processo. Potrebbe fornire, quindi, un forte impulso a un nuovo modello di sviluppo pi\u00f9 orientato verso la tecnologia. Aereospazio, sicurezza e difesa sono strettamente collegati fra di loro e diventano sempre pi\u00f9 complementari. Necessitano per\u00f2 di  ingenti finanziamenti pubblici.<\/p>\n<p>Tuttavia, i paesi finora pi\u00f9 attivamente impegnati nel campo della difesa, come Francia e Regno Unito, stanno facendo marcia indietro e altri, come Germania e Italia, che da sempre hanno investito proporzionalmente di meno, arretrano ulteriormente.<\/p>\n<p><b>Specializzazione e eccellenza<\/b><br \/>Di fronte a questo quadro, l\u2019unica soluzione per l\u2019Europa \u00e8 quella che vale per i singoli Stati membri: non essendovi risorse sufficienti per fare tutto il necessario, bisogna concentrarsi sulle priorit\u00e0. \u00c8 una scelta fisiologica: per garantire la sopravvivenza degli organi vitali, bisogna ridurre e poi tagliare l\u2019energia destinata alle parti meno importanti. Fuor di metafora, l\u2019Europa deve ridimensionare gli strumenti militari, accettando una maggiore specializzazione, e ridurre le capacit\u00e0 produttive, puntando sulle aree di eccellenza tecnologica. Il perseguimento di entrambi questi obiettivi deve accompagnarsi a una maggiore integrazione e interdipendenza.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario quindi fare ulteriori passi avanti nell\u2019integrazione del mercato europeo della difesa. Gli strumenti a disposizione non sono realisticamente molti, n\u00e9 completamente efficaci. Sarebbe di conseguenza importante utilizzarli tutti e nel modo pi\u00f9 efficace.<\/p>\n<p>Le istituzioni europee devono vigilare e insistere affinch\u00e9 le nuove regolamentazioni volte a favorire questo processo siano attuate tempestivamente e senza trucchi o colpi di coda.<\/p>\n<p>Entro il prossimo 30 giugno gli Stati membri dovrebbero recepire la direttiva sui trasferimenti di prodotti militari, avendo poi un anno di tempo per attuarla e l\u2019Italia \u00e8 in alto mare, con un ritardo nemmeno quantificabile.<\/p>\n<p>Entro il 21 agosto dovr\u00e0 poi essere recepita la direttiva sugli acquisti di prodotti di difesa e sicurezza e l\u2019Italia, dopo aver quasi raggiunto la meta si \u00e8 arenata per futili ragioni e rischia di arrivare all\u2019ultimo minuto, senza peraltro avervi preparato la macchina amministrativa.<\/p>\n<p> <b>Bastone e carota<\/b><br \/>Le istituzioni europee non solo hanno il potere e il dovere di colpire ogni abuso, ma possono anche offrire qualche incentivo.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 rappresentato dal VIII Programma Quadro. In un momento di totale carenza di fondi per la ricerca e tecnologia, anche limitate risorse aggiuntive possono fare la differenza. La resistenza (ideologica o corporativa) di alcune forze politiche del Parlamento europeo deve essere superata: l\u2019Europa non pu\u00f2 permettersi di perdere la corsa tecnologica per salvare le quote latte o le sovvenzioni agricole. \u00c8 necessario che per l\u2019area della sicurezza siano previste risorse adeguate.<\/p>\n<p>Ma questa scelta richiede una nuova impostazione. Bisogna partire dall&#8217;individuazione di requisiti comuni europei per i futuri equipaggiamenti e vincolarvi le risorse europee. I paesi che vogliono finanziare attivit\u00e0 al di fuori di questo perimetro devono farlo a proprie spese.<\/p>\n<p>Dovrebbero inoltre essere previsti altri incentivi per affrontare i costi sociali dell\u2019inevitabile ristrutturazione e razionalizzazione dell\u2019industria europea, che comporteranno riqualificazione di personale, riassunzione in altri settori, avvio di nuove iniziative autonome, pensionamenti. \u00c8 un problema collettivo di cui le istituzioni europee devono farsi carico insieme agli Stati membri.<\/p>\n<p><b>Calice amaro<\/b><br \/>I governi, soprattutto quelli dei maggiori paesi, devono affrontare insieme e con coraggio una serie di scelte: 1) concentrare le loro limitate risorse sulle rispettive aree di eccellenza tecnologica che vanno tutelate con tutti gli strumenti disponibili; 2) rinunciare a difendere attivit\u00e0 non competitive; 3) evitare velleitari progetti in nuove aree gi\u00e0 saturate a livello europeo; 4) accettare l\u2019interdipendenza a livello di aree, di prodotti e di componenti; 5) assumere le necessarie misure per tenere sotto controllo le capacit\u00e0 tecnologiche e industriali strategiche senza inibire n\u00e9 l\u2019internazionalizzazione delle imprese n\u00e9 gli investimenti da parte degli altri paesi europei.<\/p>\n<p>Questo processo di trasformazione richiede una forte volont\u00e0 e capacit\u00e0 di gestione politica. Non pu\u00f2 essere lasciato ai soli meccanismi del mercato: il mercato della difesa non \u00e8 un mercato aperto, e in gioco ci sono consolidati e importanti interessi nazionali. \u00c8 necessario che i principali paesi trovino la forza per concordare una ripartizione dei ruoli nella prospettiva di una maggiore integrazione, unica risposta possibile alla riduzione delle spese in un settore di cos\u00ec vitale importanza come quello della sicurezza e difesa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tagli alla spesa pubblica non risparmiano nessun paese europeo e, come era prevedibile, si abbattono in particolare sui bilanci della difesa. La sicurezza ha un costo, ma pochi sembrano esserne consapevoli, un po&#8217; come accade per la prevenzione antisismica o anti incendi, di cui si riscopre l&#8217;importanza solo durante le crisi o le emergenze. 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