{"id":17620,"date":"2011-05-22T00:00:00","date_gmt":"2011-05-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lintesa-fatah-hamas-rimescola-le-carte-in-medioriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:17","slug":"lintesa-fatah-hamas-rimescola-le-carte-in-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/lintesa-fatah-hamas-rimescola-le-carte-in-medioriente\/","title":{"rendered":"L&#8217;intesa Fatah-Hamas rimescola le carte in Medioriente"},"content":{"rendered":"<p>I palestinesi provano a rimescolare le carte, sfidando lo <i>status quo<\/i> in Medioriente. L&#8217;accordo firmato a Il Cairo il 4 maggio scorso tra Hamas e Fatah, che ha posto fine a quattro anni di conflitto tra le due organizzazioni palestinesi, \u00e8 un segnale politico importante sia sul piano interno che su quello internazionale. Non sono per\u00f2 pochi i dubbi sulla possibilit\u00e0 di attuare concretamente l&#8217;accordo. Le stesse reazioni dei principali attori internazionali &#8211; non solo di Israele, ma anche degli Stati Uniti e dei paesi europei \u2013 testimoniano la difficolt\u00e0 del cammino intrapreso.<\/p>\n<p><b>Elezioni tra un anno<\/b><br \/>L&#8217;accordo si pone in continuit\u00e0 con i precedenti sforzi di riconciliazione, con l&#8217;obiettivo dichiarato di superare le divergenze tra le fazioni.<\/p>\n<p>Prevede innanzitutto che le elezioni &#8211; legislative, presidenziali e del Consiglio nazionale palestinese &#8211; si tengano simultaneamente nel giro di un anno dalla firma dell\u2019accordo, probabilmente a maggio 2012. \u00c8 un tentativo di ripristinare un rapporto di fiducia con la popolazione. La mancanza di legittimit\u00e0 \u00e8 infatti una delle accuse principali che viene mossa al governo dell&#8217;Autorit\u00e0 nazionale palestinese capeggiato da Salam Fayyad in Cisgiordania. Ma anche Hamas deve fare i conti a Gaza con una crescente impopolarit\u00e0. Ciascuna delle due organizzazioni cercher\u00e0 pertanto di intercettare i voti dei delusi dell\u2019altra.<\/p>\n<p>\u00c8 stata inoltre decisa una nuova composizione della commissione elettorale, con l\u2019inserimento di membri proposti da Hamas, ed \u00e8 stata istituita una Corte con il compito di dirimere le questioni relative alle elezioni.<\/p>\n<p>L&#8217;elezione del Consiglio nazionale palestinese (Cnp), l\u2019organo legislativo dell&#8217;Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), con l\u2019inserimento di personalit\u00e0 legate ad Hamas, ha un grande valore simbolico. Il Cnp rappresenta infatti tutti i palestinesi nel mondo, per cui Hamas entra ufficialmente a far parte della rappresentanza palestinese (sebbene ne faccia parte gi\u00e0 <i>de facto<\/i>).<\/p>\n<p>Secondo l\u2019accordo, il movimento islamico entrer\u00e0 nel Cnp in base ad un generico criterio di proporzionalit\u00e0, ma non viene precisata l\u2019entit\u00e0 della quota spettante a Hamas (1) n\u00e9 tanto meno essa viene legata alle percentuali di voto ottenute dai movimenti alle elezioni legislative (2).<\/p>\n<p><b>Olp rediviva<\/b><br \/>L&#8217;accordo prevede anche il ripristino del ruolo dell\u2019Olp. \u00c8 un punto significativo soprattutto in relazione alla battaglia politico-diplomatica che si terr\u00e0 a settembre all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Se i palestinesi si presentassero uniti a questo appuntamento, aumenterebbero le loro possibilit\u00e0 di successo, anche se \u00e8 previsto che il nuovo Cnp venga eletto solo in un momento successivo (maggio 2012, come detto).<\/p>\n<p>Il terzo punto riguarda la sicurezza e prevede la formazione di un Alto comitato per la sicurezza nei territori, composto da ufficiali di entrambe le parti. Si pone cos\u00ec fine alla guerra tra Fatah e Hamas, sebbene non sia ancora chiaro come funzioner\u00e0 questo comitato congiunto.<\/p>\n<p>Viene ribadita la tripartizione delle forze di sicurezza in forze di sicurezza nazionale, forze di sicurezza interna e servizi di intelligence, con l&#8217;inserimento di circa 3.000 uomini (vicini ad Hamas) all&#8217;interno delle prime due. L&#8217;unificazione e la riorganizzazione dei servizi segreti avverr\u00e0 invece in un secondo momento. Non \u00e8 affatto chiaro per\u00f2 come la partecipazione di Hamas al mantenimento della sicurezza nei territori possa conciliarsi con il coordinamento oggi in atto in Cisgiordania tra il governo Fayyad e le autorit\u00e0 israeliane.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo punto riguarda le funzioni di governo attraverso la formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale composto da elementi tecnici e non politici. Si tratta dell&#8217;aspetto pi\u00f9 concreto dell&#8217;accordo che mira a riunificare le istituzioni politiche delle due parti di territorio, separate dal giugno 2007.<\/p>\n<p>Di notevole importanza \u00e8 l\u2019estensione di alcuni programmi sociali e di ricostruzione attivi in Cisgiordania anche alla Striscia di Gaza, dove la popolazione, fortemente provata da anni di assedio, vive in condizioni di estrema precariet\u00e0.<\/p>\n<p><b>Reazioni in Israele<\/b><br \/>Israele ha fermamente condannato l\u2019accordo. \u201cO la pace con Israele o la pace con Hamas\u201d ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Passando dalle parole ai fatti, Israele ha immediatamente sospeso il versamento degli introiti fiscali destinati all&#8217;Autorit\u00e0 nazionale palestinese (circa 90 milioni di dollari di Iva e dazi doganali per le merci destinate ai Territori), chiedendo garanzie sulla loro effettiva destinazione. Si tratta di un\u2019arma spesso utilizzata da Israele (3) e che rischia di avere serie ripercussioni nei Territori: quelle entrate rappresentano infatti il 70% di quelle totali dell&#8217;Anp e sono utilizzate per pagare gli stipendi della pubblica amministrazione. Francia e Unione europea hanno per\u00f2 subito messo a disposizione fondi per ovviare a questo problema.<\/p>\n<p>Tuttavia, a suscitare preoccupazione in Israele \u00e8 soprattutto la riapertura del valico di Rafah, al confine tra Egitto e Gaza, decisa da Il Cairo qualche settimana fa e che ha probabilmente favorito l&#8217;accordo tra le parti. \u00c8 un evento che segna un&#8217;inversione di tendenza nelle relazioni tra Israele e Egitto e s&#8217;inserisce nella riconfigurazione del quadro geopolitico della regione in seguito alla cosiddetta \u201cprimavera araba\u201d.<\/p>\n<p>Israele deve ora misurarsi con una nuova leadership egiziana che sembra intenzionata ad apportare alcuni cambiamenti importanti alla politica estera del paese. L&#8217;altro attore regionale in forte espansione con cui Israele dovr\u00e0 sempre pi\u00f9 fare i conti \u00e8 la Turchia, che ha salutato con favore l&#8217;accordo tra i palestinesi.<\/p>\n<p><b>Europa e Usa colti in contropiede<\/b><br \/>L&#8217;accordo tra Fatah e Hamas ha colto di sorpresa sia europei che americani. Catherine Ashton, responsabile della politica estera Ue, ha accolto con grande interesse l&#8217;accordo; da tempo infatti molti europei auspicavano una riconciliazione tra le fazioni palestinesi. La Ashton non ha per\u00f2 espresso giudizi sul merito dell&#8217;accordo. Molto pi\u00f9 scettica la posizione della Germania: il ministro degli esteri Guido Westervelle ha escluso che Hamas possa diventare un partner con cui dialogare.<\/p>\n<p>Le condizioni che vengono poste a Hamas sono quelle di sempre: riconoscimento del diritto di Israele ad esistere, fine dell\u2019uso della violenza e accettazione di tutti gli accordi sottoscritti precedentemente dall\u2019Olp. Le stesse condizioni sono state ribadite anche dall\u2019amministrazione americana, che si \u00e8 mostrata anch\u2019essa molto cauta nel valutare l\u2019accordo. Washington dovr\u00e0 per\u00f2 rivedere in qualche modo la propria strategia in Medioriente. Peraltro, all\u2019indomani dell\u2019accordo, l\u2019inviato speciale americano, George Mitchell, si \u00e8 dimesso dal suo incarico.<\/p>\n<p>Gli ultimi sviluppi nella regione rischiano di ridimensionare il ruolo degli Usa, che erano, fra l&#8217;altro, all&#8217;oscuro dei colloqui segreti in Egitto tra le due organizzazioni palestinesi. Washington aveva gi\u00e0 un problema di credibilit\u00e0, non essendo riuscita a convincere Israele a interrompere la costruzione delle colonie in Cisgiordania.<\/p>\n<p>Va ricordato che, mentre l\u2019Ue finanzia i programmi economici e sociali delle istituzioni palestinesi, gli Usa si sono adoperati principalmente per l\u2019addestramento delle forze di sicurezza palestinesi, che adesso per\u00f2, in base all\u2019accordo raggiunto, dovrebbero coordinarsi con Hamas: uno sviluppo inaccettabile per l\u2019amministrazione americana.<\/p>\n<p>Con l\u2019accordo tra le fazioni, i palestinesi hanno sparigliato il tavolo, mettendo in crisi lo <i>status quo<\/i>. Varrebbe la pena provare a capire se e come l\u2019accordo, che apre uno spiraglio in una situazione altrimenti congelata, possa essere concretamente attuato. Se si vuole evitare una nuova escalation militare, converrebbe non chiudere pregiudizialmente la porta al dialogo con un&#8217;eventuale amministrazione palestinese frutto di un&#8217;effettiva riconciliazione nazionale.<\/p>\n<p><font size=\"1\"> (1) Il Consiglio nazionale palestinese \u00e8 cos\u00ec composto: 88 membri sono gli eletti del Consiglio legislativo palestinese, 90 circa sono eletti in Cisgiordania e Gaza e circa 400 sono personalit\u00e0 della diaspora palestinese nel mondo.<br \/>(2) In seguito alle elezioni del 2006, Hamas aveva chiesto di legare la partecipazione all\u2019Olp alle percentuali di voto ottenute alle elezioni legislative. Attualmente il movimento non gode pi\u00f9 di tanta popolarit\u00e0, per questo motivo tale richiesta non \u00e8 pi\u00f9 verosimile. Storicamente invece Hamas ha sempre richiesto una quota del 40% nell\u2019Olp, ricevendo per\u00f2 sempre un rifiuto da Fatah.<br \/>(3) Precedette di qualche mese lo scoppio della Seconda Intifada nel 2000.<\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I palestinesi provano a rimescolare le carte, sfidando lo status quo in Medioriente. L&#8217;accordo firmato a Il Cairo il 4 maggio scorso tra Hamas e Fatah, che ha posto fine a quattro anni di conflitto tra le due organizzazioni palestinesi, \u00e8 un segnale politico importante sia sul piano interno che su quello internazionale. 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