{"id":17630,"date":"2011-05-23T00:00:00","date_gmt":"2011-05-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-difficile-quadratura-del-cerchio-del-g8-di-deauville\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:16","slug":"la-difficile-quadratura-del-cerchio-del-g8-di-deauville","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/la-difficile-quadratura-del-cerchio-del-g8-di-deauville\/","title":{"rendered":"La difficile quadratura del cerchio del G8 di Deauville"},"content":{"rendered":"<p>Oltre allo spinoso nodo della sostituzione del direttore generale del Fondo monetario internazionale, l\u2019incontro del G8 che si svolger\u00e0 a Deauville il 26-27 maggio dovr\u00e0 cercare di elaborare una linea comune sulle politiche economiche da seguire e sar\u00e0 tutt\u2019altro che facile.<\/p>\n<p>Per gli Stati Uniti appare ancora prioritario evitare un rallentamento della loro economia, obiettivo non facilmente conciliabile con la fine della politica monetaria super-espansiva e l\u2019inizio della riduzione del disavanzo pubblico, in una situazione in cui anche il mercato del lavoro e quello degli immobili sono ancora molto deboli.<\/p>\n<p>I paesi emergenti, dal canto loro, non vogliono essere costretti a strozzare il processo di crescita di medio periodo che hanno imboccato da qualche anno, perch\u00e9 rischierebbero di frustrare le aspirazioni delle loro popolazioni a colmare il divario con gli standard di vita dei paesi maturi. Questi ultimi, presi dalla necessit\u00e0 di riequilibrare le loro economie, riducendo l&#8217;indebitamento delle famiglie e delle banche, o del settore pubblico, avrebbero bisogno di contare sul sostegno alla domanda mondiale fornito finora dai paesi emergenti.<\/p>\n<p><b>Tendenze centrifughe<\/b><br \/>Nell\u2019ottobre 2008 l\u2019economia mondiale era sull\u2019orlo dell\u2019abisso di una crisi finanziaria inimmaginabile. La reazione coordinata delle banche centrali americana, europea, giapponese, cinese e svizzera, combinata con i massicci provvedimenti espansivi adottati dalle autorit\u00e0 di bilancio di quasi tutti i paesi, Cina inclusa, consent\u00ec di fare marcia indietro e imboccare una strada pi\u00f9 sicura.<\/p>\n<p>Diversi incontri dei G8-G20 avviarono il lavoro di riforma delle regole dei mercati finanziari per evitare il ripetersi di nuove situazioni di crisi e formularono gli indirizzi generali che avrebbero dovuto guidare le politiche economiche dei diversi paesi per rimuovere le condizioni di carattere macroeconomico all\u2019origine della crisi.<\/p>\n<p>Nella primavera del 2009, in uno di questi incontri, fu chiaramente indicata la necessit\u00e0 che ciascun paese facesse la sua parte per ridurre lo squilibrio macroeconomico globale. Ovvero, che, da una parte, Cina, Germania e Giappone favorissero la crescita della loro domanda interna al fine di ridurre i loro surplus nei conti con l\u2019estero e, dall\u2019altra parte, i paesi pi\u00f9 colpiti dalle bolle immobiliari (Usa, Regno Unito e Spagna, per rimanere ai maggiori) e in forte disavanzo estero favorissero l\u2019aumento della loro propensione al risparmio.<\/p>\n<p><b>Equilibrio precario<\/b><br \/>Nello stesso tempo, l\u2019Europa e gli Usa si misero al lavoro per ridisegnare le regole per i mercati finanziari e, soprattutto, per ridurre lo spazio di manovra delle istituzioni finanziarie, in modo da evitare che potessero mettersi nuovamente in condizioni rischiose sia dal punto di vista individuale che da quello sistemico.<\/p>\n<p>Nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010 sembrava esservi, sul fronte delle politiche economiche, un accordo implicito: bisognava evitare da un lato di tardare troppo a imprimere una svolta alle politiche monetarie (<i>exit strategy<\/i>), dall\u2019altro, di essere troppo precipitosi nel rientro dalle politiche di bilancio espansive (veniva ricordato ci\u00f2 che accadde negli Usa nel 1937, quando,all\u2019inversione di segno della politica di bilancio segu\u00ec una fase di ricaduta dell\u2019economia).<\/p>\n<p>\u00c8 in questa fase che il coordinamento comincia a venir meno. I tempi e le linee operative delle riforme in Europa, negli Usa e nel Regno Unito cominciano a differenziarsi, come pure le politiche economiche. I paesi emergenti, meno colpiti dalla crisi, sono i primi a cambiare il segno delle loro politiche monetarie, trovandosi costretti a contrastare gli effetti eccessivamente espansivi delle politiche monetarie permissive condotte dai paesi avanzati; effetti che cominciavano a manifestarsi anche sui mercati delle materie prime e del petrolio.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa fase che si manifesta anche la nefasta disattenzione dell\u2019Europa al problema del debito pubblico greco, bench\u00e9 le banche francesi e tedesche ne detenessero nei loro portafogli quantit\u00e0 importanti. A questa disattenzione ha fatto peraltro seguito una prolungata sottovalutazione del problema.<\/p>\n<p><b>Divergenza Usa-Europa<\/b><br \/>A questo punto, le politiche economiche cominciano a divergere anche tra i paesi avanzati. In Europa sono le politiche di bilancio a cambiare rotta per prime, rapidamente e in misura drastica, mentre la politica monetaria rimane inizialmente guardinga.<\/p>\n<p>Negli Usa, invece, proseguono entrambe in modo espansivo. Anzi, sul finire del 2010, preoccupata dai segnali di rallentamento della ripresa, l\u2019amministrazione americana prende ulteriori provvedimenti espansivi di bilancio e la Banca centrale americana lancia un secondo programma di creazione di liquidit\u00e0 (<i>quantitative easing 2<\/i>).<\/p>\n<p>L\u2019accelerazione che queste misure imprimono all\u2019ascesa dei prezzi delle materie prime e del petrolio, oltrech\u00e9 dei metalli preziosi, induce la Banca centrale europea (Bce) a mutare il proprio atteggiamento, nonostante l\u2019aggravarsi della crisi dei debiti pubblici e privati dei paesi periferici.<\/p>\n<p>Alla divaricazione tra la crescita dei paesi emergenti e quella dei paesi avanzati si somma la divergenza nella crescita tra paesi centrali dell\u2019Unione economica e monetaria (Uem) e paesi periferici. Quest\u2019ultima divergenza rende pi\u00f9 problematico, per la Bce, riportare i tassi di interesse alla \u201cnormalit\u00e0\u201d, mentre la posizione della Banca centrale americana \u00e8 decisamente pi\u00f9 favorevole a un atteggiamento espansivo.<\/p>\n<p>Inoltre, questi mutamenti nello stato delle politiche economiche aumentano l\u2019instabilit\u00e0 del mercato dei cambi: i timori di protezionismo espressi nelle conclusioni dei diversi G8-G20 trovano conferma in  politiche che fanno leva su una moneta debole per sostenere l&#8217;economia.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione alla vigilia dell\u2019incontro del G8 che si terr\u00e0 il 26-27 maggio a Deauville. Poich\u00e9 il perseguimento simultaneo di tutti questi obiettivi \u00e8 impossibile, il risultato sar\u00e0 probabilmente quello di procedere a strappi, un po&#8217; in una direzione e un po&#8217; nell\u2019altra, con l\u2019effetto di prolungare ancora per molto l\u2019instabilit\u00e0 sul mercato dei cambi e su quelli finanziari.<\/p>\n<p>Probabilmente il massimo che ci si pu\u00f2 aspettare dai prossimi  incontri dei G8-G20 \u00e8 che riescano a promuovere un grado di coordinamento sufficiente a mantenere tale instabilit\u00e0 entro limiti accettabili.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre allo spinoso nodo della sostituzione del direttore generale del Fondo monetario internazionale, l\u2019incontro del G8 che si svolger\u00e0 a Deauville il 26-27 maggio dovr\u00e0 cercare di elaborare una linea comune sulle politiche economiche da seguire e sar\u00e0 tutt\u2019altro che facile. 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