{"id":17640,"date":"2011-05-23T00:00:00","date_gmt":"2011-05-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/al-qaida-dopo-bin-laden\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:17","slug":"al-qaida-dopo-bin-laden","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/al-qaida-dopo-bin-laden\/","title":{"rendered":"Al-Qaida dopo Bin Laden"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019uccisione di Osama Bin Laden solleva numerosi quesiti sul futuro di al-Qaida e dei gruppi salafiti-jihadisti ad essa affiliati o contigui. Prima del raid del 2 maggio a Abbottabad, in Pakistan, il peso effettivo di Bin Laden nella galassia terroristica islamista era oggetto di un dibattito vivace tra gli studiosi e gli esperti. In sintesi, alcuni sostenevano che dopo l\u2019invasione dell\u2019Afghanistan nel 2001 il pericolo non provenisse pi\u00f9 da Bin Laden e dalla sua cerchia storica, ma da piccole cellule costituitesi autonomamente in Occidente; altri erano convinti invece che la direzione centrale di al-Qaida conservasse un ruolo di primo piano (1). Per i primi la minaccia terroristica veniva principalmente dal basso (<i>bottom-up<\/i>), per i secondi dall\u2019alto (<i>top-down<\/i>).<\/p>\n<p><b>Ruolo di Bin Laden<\/b><br \/>Le prime informazioni rese note dopo l\u2019operazione dei <i>Navy Seals <\/i>del 2 maggio, per quanto parziali e potenzialmente interessate, sembrerebbero dare qualche ragione alla seconda visione. Secondo fonti del governo statunitense, il materiale reperito nel rifugio di Bin Laden attesta che egli era ancora operativo a livello strategico e persino tattico. In particolare, avrebbe avuto un ruolo diretto nell\u2019organizzazione di un attentato alla rete ferroviaria statunitense, che avrebbe dovuto essere realizzato, secondo i piani, nel decimo anniversario dell\u201911 settembre.<\/p>\n<p>Il terrorista pi\u00f9 ricercato del mondo, rifugiatosi in un\u2019agiata zona residenziale a poca distanza da Islamabad, non aveva, a quanto pare, una linea telefonica n\u00e9 una connessione internet e non possedeva telefoni cellulari per ragioni di sicurezza, ma si serviva di corrieri fidati; poteva quindi tenersi in contatto con i propri seguaci.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, non si pu\u00f2 certamente sostenere che Bin Laden fosse il leader dominante del terrorismo islamista. La clandestinit\u00e0 gli impediva di esercitare un ruolo diretto e continuativo nella pianificazione delle attivit\u00e0 terroristiche, nel reclutamento e nella stessa opera di motivazione degli aspiranti terroristi.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 l\u2019influenza a livello globale della direzione centrale di al-Qaida \u00e8 venuta via via riducendosi. L\u2019organizzazione, fortunatamente, non ha portato a termine alcun attentato di rilievo in Occidente dopo il 2005. N\u00e9 \u00e8 riuscita a mobilitare le masse islamiche e, soprattutto, arabe. Al contrario, negli ultimi anni il livello di consenso per Bin Laden \u00e8 sceso considerevolmente in molti paesi musulmani (2). Le ribellioni esplose in Nordafrica e in Medio Oriente negli ultimi mesi hanno fatto ricorso a parole d\u2019ordine e forme di lotta ben lontane da quelli dell\u2019estremismo islamista, confermando la crescente marginalit\u00e0 di al-Qaida nel mondo arabo.<\/p>\n<p>Certamente lo \u201csceicco del terrore\u201d \u00e8 diventato fonte di ispirazione per un\u2019ampia galassia di gruppi e di cellule di matrice salafita-jihadista. Nondimeno, nella stessa produzione retorica e propagandistica dei militanti e simpatizzanti, l\u2019attenzione dedicata a Bin Laden e ai suoi pi\u00f9 stretti sodali (come il suo numero due, Ayman al-Zawahiri) si \u00e8 ridotta nel corso del tempo. Nei forum jihadisti hanno acquistato spazio altre figure: spesso personaggi meno conosciuti dall\u2019opinione pubblica occidentale, ma di grande influenza, come l\u2019ideologo giordano Abu Muhammad al-Maqdisi (attualmente detenuto in carcere nel suo paese natale).<\/p>\n<p>Sebbene la sua autorit\u00e0 non sia mai stata contestata apertamente, Bin Laden \u00e8 stato spesso e da pi\u00f9 parti oggetto di critiche. In effetti l\u2019intero mondo salafita-jihadista ha conosciuto fratture significative su questioni di ordine ideologico, strategico, tattico, organizzativo. Divisioni si sono manifestate, per esempio, sulla legittimit\u00e0 della \u201cscomunica\u201d (<i>takfir<\/i>) dei presunti apostati e, ancor pi\u00f9, sulla violenza intenzionale contro i civili musulmani. C\u2019\u00e8 inoltre un disaccordo sull\u2019obiettivo strategicamente prioritario: se debba essere la guerra al \u201cnemico vicino\u201d (i regimi arabi) o al \u201cnemico lontano\u201d (Stati Uniti e loro alleati). A tutto ci\u00f2 si aggiungono le tensioni tra i militanti arabi e non arabi (e, in pi\u00f9, tra arabi di diversi paesi).<\/p>\n<p><b>La successione<\/b><br \/>La morte di Bin Laden ha ovviamente aperto la questione delicata della successione. Il 18 maggio alcuni autorevoli mezzi di comunicazione, riprendendo notizie apparse sulla stampa pakistana, hanno annunciato che la guida di al-Qaida era stata assunta temporaneamente da Saif al-Adel (nome di battaglia che in arabo significa \u201cspada della giustizia\u201d), gi\u00e0 membro di spicco del comitato militare dell\u2019organizzazione. Saif al-Adel, ex ufficiale delle forze speciali egiziane, \u00e8 sospettato di essere la mente degli attentati suicidi contro le ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya del 1998, ma si pensa anche che si sia opposto al piano dell\u201911 settembre.<\/p>\n<p>\u00c8 innanzitutto un esperto di questioni militari e strategiche, sprovvisto di credenziali religiose. Secondo una fonte interpellata dalla Cnn, la nomina sarebbe stata decisa informalmente da un ristretto gruppo di capi di al-Qaida nella regione al confine tra Afghanistan e Pakistan. Infatti i membri del Consiglio della shura (<i>majlis al shura<\/i>), il massimo organo consultivo di al-Qaida, in queste settimane preferirebbero non riunirsi per timore di essere catturati.<\/p>\n<p>La designazione <i>ad interim <\/i>di Saif al-Adel potrebbe aprire la strada all\u2019ascesa del suo connazionale Zawahiri, il medico egiziano di cinquantanove anni, storico portavoce e stratega dell\u2019organizzazione. Zawahiri gode di una notoriet\u00e0 planetaria e ha un\u2019esperienza senza pari nel campo jihadista. \u00c8 per\u00f2 privo di carisma e di preparazione religiosa ed \u00e8 stato accusato di settarismo.<\/p>\n<p>Altre figure emergenti del movimento salafita-jihadista sembrano avere meno chance. In particolare, Abu Yahya al-Libi, quarantasettenne libico, pur vantando familiarit\u00e0 con gli studi coranici, brillanti capacit\u00e0 oratorie e un notevole consenso (soprattutto dopo la sua evasione da una prigione afghana nel 2005), non ha ancora una statura e un\u2019esperienza di leader e di combattente paragonabili a quelle dei veterani di al-Qaida. Ancora pi\u00f9 giovane \u00e8 Anwar al-Awlaki,<i> imam <\/i>di cittadinanza statunitense, attivo nello Yemen, terra di origine dei genitori; \u00e8 un famoso predicatore del web e un abile reclutatore, ma viene considerato ancora un leader regionale, impegnato nella lotta nella penisola arabica.<\/p>\n<p>Certamente, a livello organizzativo, non sembra facile trovare una figura che combini le qualit\u00e0 propagandistiche e simboliche, le doti organizzative e le risorse economiche del fondatore. L\u2019assenza di un leader autorevole potrebbe allargare quelle fratture gi\u00e0 presenti, secondo molti esperti, nello stesso nucleo storico dell\u2019organizzazione. D\u2019altro canto, \u00e8 opportuno ricordare che l\u2019ideologia dei gruppi salafiti-jihadisti attribuisce maggiore importanza alla purit\u00e0 della causa che alla leadership carismatica.<\/p>\n<p>L\u2019impatto della scomparsa di Bin Laden sulle organizzazioni affiliate ad al-Qaida potrebbe essere modesto. Organizzazioni regionali come al-Qaida nella Penisola arabica (Aqap), al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqim) e al-Qaida in Iraq (Aqi) operano gi\u00e0 ora a livello principalmente locale, con una larga autonomia, secondo una sorta di modello di <i>franchising<\/i>. Dopo la morte di Bin Laden esse potrebbero prendere ulteriormente le distanze dalla missione su scala globale professata dal fondatore; tanto pi\u00f9 se il nuovo \u201cemiro\u201d (comandante) di al-Qaida godr\u00e0 di minore autorit\u00e0 e influenza. Queste organizzazioni di ambito regionale potrebbero comunque essere interessate a realizzare attentati in nome di Bin Laden per acquisire prestigio, anche in una logica di competizione tra loro.<\/p>\n<p><b>Desiderio di vendetta<\/b><br \/>Le reazioni all\u2019uccisione di Bin Laden non si sono fatte attendere. Il 6 maggio alcuni siti jihadisti hanno diffuso un comunicato, considerato attendibile dagli analisti, in cui si riconosceva la morte dell\u2019\u201cemiro\u201d, si proclamava la prosecuzione della guerra e si giurava vendetta contro gli Stati Uniti e i paesi disposti a sostenerli. <\/p>\n<p>Il duplice attacco suicida del 13 maggio nel nord-ovest del Pakistan, rivendicato da Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp) e costato la vita a pi\u00f9 di ottanta reclute della polizia di frontiera pakistana, \u00e8 stata la prima azione terroristica condotta per vendicare la morte di Bin Laden. Altri attentati seguiranno.<\/p>\n<p>La morte dello \u201csceicco del terrore\u201d suscita un desiderio di vendetta anche tra i militanti radicali islamici che vivono in Europa e in Nordamerica. Singoli individui o piccoli gruppi potrebbero decidere di agire anche senza direttive dall\u2019alto. Nel breve periodo il terrorismo \u201ccresciuto in casa\u201d (<i>homegrown<\/i>) e \u201cfai-da-te\u201d potrebbe costituire la minaccia pi\u00f9 pericolosa per i paesi occidentali.<\/p>\n<p>Sfortunatamente la minaccia del terrorismo islamista non \u00e8 destinata a venir meno con la scomparsa del suo celeberrimo \u201csceicco\u201d.<\/p>\n<p><font size=\"1\"> (1)\tSi consideri, per esempio, il noto confronto, non privo di toni polemici, tra due importanti esperti di terrorismo, Bruce Hoffman e Marc Sageman, sulle pagine di <i>Foreign Affairs<\/i>, nel 2008. L\u2019articolo di Hoffman (http:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/63408\/bruce-hoffman\/the-myth-of-grass-roots-terrorism). La replica di Sageman e la controreplica di Hoffman (http:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/64460\/marc-sageman-and-bruce-hoffman\/does-osama-still-call-the-shots).<\/p>\n<p>(2)\tSi vedano i sondaggi condotti dal Pew Research Center: http:\/\/pewresearch.org\/pubs\/1977\/poll-osama-bin-laden-death-confidence-muslim-publics-al-qaeda-favorability.<\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019uccisione di Osama Bin Laden solleva numerosi quesiti sul futuro di al-Qaida e dei gruppi salafiti-jihadisti ad essa affiliati o contigui. Prima del raid del 2 maggio a Abbottabad, in Pakistan, il peso effettivo di Bin Laden nella galassia terroristica islamista era oggetto di un dibattito vivace tra gli studiosi e gli esperti. 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