{"id":17660,"date":"2011-05-25T00:00:00","date_gmt":"2011-05-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-assedio-al-regime\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:16","slug":"siria-assedio-al-regime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/siria-assedio-al-regime\/","title":{"rendered":"Siria, assedio al regime"},"content":{"rendered":"<p>La situazione in Siria \u00e8 rapidamente precipitata. Venerd\u00ec 20 maggio, ad un mese dalla revoca dello Stato d&#8217;emergenza e dopo un breve periodo di relativa calma, la repressione \u00e8 tornata a farsi particolarmente sanguinosa.<\/p>\n<p>Il giorno dopo il discorso in cui il presidente americano Barack Obama (19 maggio) ha invitato il presidente siriano Bashar al-Asad a \u201cguidare il cambiamento o a farsi da parte\u201d, \u00e8 giunta la notizia (come sempre grazie a canali informali: Ong per i diritti umani siriane ed internazionali, la pagina Facebook \u201cThe Syrian Revolution 2011\u201d, ecc.) di una nuova ondata di violenze scatenata dalle forze di sicurezza e dall&#8217;esercito siriano, che avrebbe causato la morte di 44 persone (15 nella sola cittadina di Maaret al-Naaman) tra le migliaia scese ancora una volta in piazza in tutto il paese, questa volta con la benedizione americana.<\/p>\n<p>Nei giorni precedenti, la scoperta di numerose fosse comuni nella citt\u00e0 di Daraa aveva aggiunto, se possibile, un&#8217;ulteriore sfumatura di orrore agli avvenimenti. Gli oppositori, da parte loro, hanno fatto sapere che \u201cnessun dialogo \u00e8 possibile\u201d finch\u00e9 le strade saranno invase da \u201ccarri armati e soldati\u201d. Infine Stati Uniti e Ue hanno imposto nuove sanzioni al regime di Damasco, questa volta colpendo lo stesso presidente al-Asad.<\/p>\n<p><b>Arroccamento <\/b><br \/>Fin dalla sua ascesa al potere, nel 2000, Bashar al-Assad aveva suscitato forti speranze di riforme (Primavera di Damasco), solo alcuni mesi fa alimentate dallo stesso segretario di stato americano, Hillary Clinton.<\/p>\n<p>Il regime \u00e8 per\u00f2 fondato sul controllo diretto della famiglia Assad e di circoli ad essa strettamente legati su ogni aspetto della vita del paese e questo rende molto difficile realizzare effettive aperture politiche senza destabilizzare il sistema.<\/p>\n<p>Incalzato dai manifestanti che chiedevano a gran voce l&#8217;abolizione dello Stato d&#8217;emergenza, il multipartitismo, e la libert\u00e0 di espressione, il regime non poteva dunque che rispondere con la repressione. Secondo alcune Ong siriane, dall&#8217;inizio delle proteste sarebbero circa mille i manifestanti caduti sotto il fuoco della polizia, dei servizi di sicurezza, della milizia Shaabiha e dell&#8217;esercito, di cui circa 700 uccisi tra il 22 aprile e il 10 maggio. <\/p>\n<p>Il regime ha cercato di attribuire la responsabilit\u00e0 della destabilizzazione genericamente a bande armate o a gruppi terroristici (salafiti), appoggiati da fantomatiche forze straniere, che fomenterebbero l&#8217;odio fra le comunit\u00e0. <\/p>\n<p>Mentre da un lato si delegittima la protesta, dall&#8217;altro si giustifica dunque la violenza in nome della sicurezza dello Stato e dell&#8217;unit\u00e0 del popolo siriano. Al-Assad ha fatto finta di venire incontro alle richieste dei manifestanti con concessioni tardive e marginali: un nuovo governo, la rimozione dei governatori di Daraa e Homs, e la cittadinanza per migliaia di curdi. Tutti provvedimenti che non toccano la sostanza del regime stesso.<\/p>\n<p><b>Opposizione <\/b><br \/>La protesta \u00e8 scoppiata a Daraa venerd\u00ec 18 marzo, per poi estendersi su tutto il territorio. Daraa, Homs, Banias e Douma ne sono oggi i centri nevralgici.<\/p>\n<p>I manifestanti rivendicano maggiore libert\u00e0 (\u201cAllah! Siria! e Libert\u00e0!\u201d), non hanno mai invocato rese dei conti etnico-religiose, n\u00e9 messo in discussione l&#8217;unit\u00e0 del paese (\u201cUno! Uno! Il popolo siriano \u00e8 uno!\u201d) e sembrano pronti anche all\u2019estremo sacrificio. Ad animare le proteste sono stati i giovani (la met\u00e0 della popolazione siriana ha meno di 25 anni) che si sentono privati non solo dei pi\u00f9 elementari diritti, ma della stessa prospettiva di un futuro dignitoso.<\/p>\n<p>Risale al 22 aprile la prima dichiarazione congiunta dall&#8217;inizio delle proteste, nella quale i \u201cComitati locali di coordinamento\u201d, in rappresentanza di diverse province della Siria, chiedono \u201cl&#8217;abolizione del monopolio del partito Baathista\u201d e \u201cl&#8217;istituzione di un sistema politico democratico\u201d, affermando che \u201cla Libert\u00e0 e la Dignit\u00e0 possono essere raggiunti solamente attraverso una pacifica transizione democratica\u201d.<\/p>\n<p><b>Escalation<\/b><br \/>Il 21 aprile il presidente abroga la legge sullo Stato d&#8217;emergenza, scioglie la Corte suprema per la sicurezza dello Stato e garantisce il diritto a manifestare pacificamente. Inoltre promette una nuova legge sulla libert\u00e0 di stampa. La firma del decreto n\u00b0 161 \u00e8 un atto simbolico (c&#8217;\u00e8 il sospetto che la legge sullo Stato d&#8217;emergenza verr\u00e0 sostituita da una anti-terrorismo, altrettanto dura) che doveva servire a placare oltre un mese di mobilitazioni.<\/p>\n<p>Intanto dalla pagina Facebook \u201cThe Syrian Revolution 2011\u201d gli oppositori avevano lanciato per venerd\u00ec 22 aprile una nuova giornata di protesta. Il giorno dopo infatti i siriani scendono massicciamente in piazza, accolti da una altrettanto massiccia reazione delle forze di sicurezza che in un solo giorno, secondo <i>Amnesty International<\/i>, fa 75 morti (secondo gli attivisti siriani 103) e diverse centinaia di feriti.<\/p>\n<p>Da questo momento in poi la situazione degenera rapidamente. Il regime capisce che le concessioni non bastano pi\u00f9 e vuole, una volta per tutte, ripristinare l\u2019ordine attraverso una \u201cpunizione esemplare\u201d. Il 25 aprile i carri armati raggiungono le citt\u00e0 di Daraa e Douma, l&#8217;esercito (la famigerata IV Divisione comandata da Maher al-Assad fratello del presidente) entra nelle due citt\u00e0 e i cecchini vengono posizionati sui tetti con l&#8217;ordine di sparare a qualunque cosa si muova.<\/p>\n<p>Daraa verr\u00e0 privata di luce, acqua e rifornimenti alimentari. Un vero e proprio assedio. <i>Amnesty International, Human Right Watch<\/i>, la Croce Rossa Internazionale e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani riferiscono di massacri, di centinaia di arresti arbitrari (7.000 da marzo), di torture, di presidi militari attorno agli ospedali per impedire il soccorso dei manifestanti, di funerali bersaglio delle forze di sicurezza.<\/p>\n<p>Adnan Mahmud, ministro dell&#8217;Informazione, dir\u00e0 che \u201ca Daraa, l&#8217;esercito \u00e8 intervenuto su richiesta della popolazione per ripristinare la sicurezza\u201d. Al salto di qualit\u00e0 della repressione corrisponde un salto di qualit\u00e0 delle rivendicazioni. Il popolo chiede la fine del regime. <\/p>\n<p><b>Risposta internazionale<\/b><br \/>Il segretario generale dell&#8217;Onu Ban Ki-moon ha fermamente condannato l&#8217;azione siriana, proponendo un&#8217;\u201cinchiesta indipendente\u201d. Stati Uniti e Unione europea hanno tentato di imporre sanzioni nel quadro Onu, ma hanno dovuto rinunciarvi per l&#8217;opposizione di Russia e Cina. Si sono quindi mossi unilateralmente, varando sanzioni contro singoli membri del regime.<\/p>\n<p>Anche Turchia e Iran (accusato dagli Stati Uniti di essere complice della Siria e di fomentare le rivolte in Bahrain e in Yemen) hanno condannato la repressione, anche se Teheran si \u00e8 limitata a condannare l&#8217;uso della forza non menzionando espressamente la Siria. <\/p>\n<p>Ferme condanne sono giunte anche dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. In Libano, la situazione siriana sta avendo un impatto enorme. Il ministro degli esteri libanese, Ali Shami, ha dato all&#8217;ambasciatore all&#8217;Onu, Nawwaf Salam, l\u2019istruzione di votare contro la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria. Il movimento sciita libanese Hezbollah, dal canto suo, sostiene apertamente il regime siriano e la sua politica repressiva.<\/p>\n<p>Israele, tecnicamente in guerra con la Siria, non ha ancora preso una posizione chiara, ma il regime degli Assad \u00e8 stato una controparte troppo docile per preferirne un&#8217;altra. L&#8217;Arabia Saudita ha espresso da subito il suo sostegno al regime di Damasco.<\/p>\n<p><b>Assedio<\/b><br \/>Il regime \u00e8 ancora solido e pu\u00f2 contare sulla fedelt\u00e0 degli apparati dello Stato, delle forze di sicurezza e sull&#8217;appoggio o sulla non-opposizione della comunit\u00e0 cristiana, delle due grandi citt\u00e0, Damasco ed Aleppo, e di una larga fascia della popolazione fedele o che teme una \u201clibanizzazione\u201d del paese.<\/p>\n<p>L&#8217;opposizione, sebbene non molto numerosa e circoscritta ad alcune aree, ha rotto gli indugi, \u00e8 determinata e sa di essere sostenuta dalla comunit\u00e0 e dall&#8217;opinione pubblica internazionale.<\/p>\n<p>La spunter\u00e0 chi resister\u00e0 di pi\u00f9. Ma gli assedi, si sa, possono durare a lungo e determinare grandi spargimenti di sangue. Il regime ha dalla sua un vantaggio che pu\u00f2 sfruttare nel breve termine: l&#8217;uso indiscriminato della forza. Gli oppositori possono per\u00f2 contare su qualcosa di pi\u00f9 duraturo, come il risveglio della coscienza civile e il desiderio di democrazia. Le rivoluzioni nordafricane hanno segnato un punto di non-ritorno nella storia della regione, e se Assad pensa di poter rispondere solo con i carri armati, rischia un grande abbaglio che potrebbe costargli caro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione in Siria \u00e8 rapidamente precipitata. Venerd\u00ec 20 maggio, ad un mese dalla revoca dello Stato d&#8217;emergenza e dopo un breve periodo di relativa calma, la repressione \u00e8 tornata a farsi particolarmente sanguinosa. 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