{"id":17670,"date":"2011-05-25T00:00:00","date_gmt":"2011-05-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strategia-bizantina-di-obama-in-medioriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:16","slug":"la-strategia-bizantina-di-obama-in-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/la-strategia-bizantina-di-obama-in-medioriente\/","title":{"rendered":"La strategia bizantina di Obama in Medioriente"},"content":{"rendered":"<p>Con il recente discorso al Dipartimento di Stato, il presidente Obama ha voluto pubblicamente chiarire la linea degli Stati Uniti sui drammatici sviluppi in Nord Africa e nel Medioriente. Ha anche annunciato alcune misure di assistenza soprattutto economica con cui gli Usa intendono sostenere il movimento di riforma politica e le masse che lottano per un cambiamento nei loro paesi.<\/p>\n<p>Un discorso del genere era necessario, poich\u00e9 l\u2019amministrazione, di fronte a situazioni impreviste e completamente nuove, ha dovuto prendere numerose decisioni e lo ha dovuto fare in tempi brevi, dando talvolta un\u2019impressione di incoerenza e incertezza. Quale linea ha dunque illustrato Obama?<\/p>\n<p><b>Idealismo temperato<\/b><br \/>Sin dal suo insediamento, Obama \u00e8 stato visto come un presidente idealista. Questa percezione non \u00e8 infondata ma, se non la si qualifica, pu\u00f2 essere fuorviante. Obama \u00e8 in realt\u00e0 un idealista moderato, che nell\u2019azione si fa guidare da un pacato realismo. Il suo \u00e8 un idealismo temperato. Quando \u00e8 salito alla Casa Bianca aveva forse delle illusioni, ma \u00e8 evidente che nei due anni trascorsi le ha dovute abbandonare.<\/p>\n<p>In effetti, si \u00e8 trovato a gestire un\u2019eredit\u00e0, assai difficile: due guerre in Medioriente, una situazione di \u201cnuova guerra fredda\u201d nella regione e l\u2019esplosione di una grave crisi economica e sociale a livello mondiale, con epicentro negli Stati Uniti. La sua priorit\u00e0 \u00e8 il ridimensionamento della proiezione mondiale del suo paese e una riabilitazione dei suoi fondamentali economici.<\/p>\n<p>Gli sviluppi in Nord Africa e Medio Oriente si sono aggiunti a questa non facile situazione, mettendo ulteriormente a nudo l\u2019insostenibilit\u00e0 delle alleanze americane nella regione. Non  ci si pu\u00f2 spendere in favore del movimento verde di Teheran e non appoggiare il popolo di piazza Tahrir e via via le altre masse che si stanno rivoltando contro dittature, la cui sostanza \u00e8, in fin dei conti, identica.<\/p>\n<p>Sono anni che si parla di duplicit\u00e0 dell\u2019Occidente, che critica i governi, ma poi li sostiene, nel silenzio di un\u2019opinione pubblica araba repressa e spaventata. L\u2019iniziativa ora, del tutto inedita, delle stesse masse arabe non permette pi\u00f9 nessuna duplicit\u00e0: o si \u00e8 con loro o contro di loro. Nel suo discorso Obama si \u00e8 nettamente schierato dalla loro parte.<\/p>\n<p>Tuttavia, sin dall\u2019inizio Obama ha capito che non poteva intervenire direttamente nelle varie crisi, sia perch\u00e9 appunto impegnato a gestire un inevitabile ridimensionamento della potenza americana, sia perch\u00e9 \u00e8 stato proprio l\u2019interventismo della precedente amministrazione a determinare, oltre che una crescita considerevole dei sentimenti anti-americani, i problemi che oggi condizionano e limitano l&#8217;azione degli Usa. Obama l&#8217;aveva gi\u00e0 detto, a chiare lettere, nel discorso di due anni fa al Cairo.<\/p>\n<p>Di qui la prudenza del suo discorso: appoggio alle popolazioni in rivolta, ma senza interventi diretti (o con interventi limitati e strettamente fondati sulla legalit\u00e0 internazionale, come in Libia). Un profilo tendenzialmente basso.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, \u00e8 anche evidente che gli Usa non possono contare sull\u2019aiuto europeo, molto limitato sia dal punto di vista militare che politico, bench\u00e9 gli eventi si stiano svolgendo nel \u201cvicinato\u201d dell\u2019Ue. In effetti, mentre Obama si \u00e8 sforzato di chiarire, con il suo discorso, cosa gli Usa intendono fare, una dichiarazione analoga non c\u2019\u00e8 ancora stata da parte europea. Gli europei si sono finora limitati a prefigurare un miglioramento della politica mediterranea in atto, ma senza nessuna novit\u00e0 sostanziale.<\/p>\n<p>Washington ha preso atto dell&#8217;insostenibilit\u00e0 dell&#8217;equilibrio regionale, qualunque sia l\u2019esito della \u201cprimavera araba\u201d. \u00c8 del tutto evidente che si sta profilando un nuovo quadro strategico nell&#8217;area. L&#8217;esito della trasformazione in atto non \u00e8 per\u00f2 prevedibile. Ed \u00e8 per questo che la Casa Bianca ha giustamente adottato un atteggiamento di cautela, pur esprimendo un appoggio trasparente e univoco ai processi di democratizzazione e riforma, con molta assistenza e pochissimo, preferibilmente nessuno, intervento militare.<\/p>\n<p><b>Profilo basso<\/b><br \/>Un&#8217;impostazione analoga ha avuto la parte del discorso dedicata al conflitto israelo-palestinese. Nell\u2019incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, svoltosi il giorno dopo il discorso di cui si \u00e8 detto, Obama ha espresso una posizione articolata, ma, in quanto tale, anche problematica: ha dato atto a Netanyahu dell\u2019impossibilit\u00e0 di negoziare con un\u2019entit\u00e0 palestinese come Hamas, che non riconosce l\u2019esistenza di Israele, e della necessit\u00e0 che Gerusalemme abbia adeguate garanzie di sicurezza, ma ha rimarcato l\u2019urgenza di una soluzione negoziata basata sul paradigma dei due stati e ha inserito un parametro inatteso, asserendo che i negoziati devono partire dall\u2019accettazione dei confini del 1967 con aggiustamenti &#8211; scambi di territorio &#8211; da concordare.<\/p>\n<p>In fondo, questo \u00e8 un nuovo tentativo di ottenere un blocco preliminare degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Nell\u2019incontro con Netanyahu, come nel discorso del giorno prima, Obama ha tuttavia sostenuto che devono essere le parti a raggiungere una soluzione negoziata: gli Usa non possono n\u00e9 vogliono imporre una soluzione dall&#8217;esterno. Ha infine annunciato il parere negativo degli Usa sulla mozione per il riconoscimento della Palestina come Stato indipendente, che i palestinesi sono intenzionati a presentare alla Assemblea generale dell&#8217;Onu a settembre.<\/p>\n<p>Il presidente americano ha quindi delle sue idee su come debba essere fatta la pace &#8211; diverse peraltro da quelle del suo consigliere Dennis Ross, che non era favorevole a indicare i confini del 1967 come base negoziale di partenza &#8211; ma ha anche messo in chiaro che gli Usa non intendono spendersi pi\u00f9 di tanto. Anche qui quindi una linea di basso profilo, pur nella riaffermazione di alcuni punti fermi.<\/p>\n<p><b>Onda corta e lunga<\/b><br \/>Questa strategia &#8211; che Edward Luttwak definirebbe probabilmente pi\u00f9 \u201cbizantina\u201d che \u201cromana\u201d &#8211; riconosce le forze del cambiamento come fattore di lungo periodo, mentre nel breve e medio termine sconta difficolt\u00e0 e arresti nel movimento di riforma. \u00c8 una posizione sostenuta, del resto, da molti autorevoli commentatori del Medio Oriente, fra cui, ad esempio, Rami Khouri.<\/p>\n<p>Compatibilmente con la loro situazione attuale, gli Usa si apprestano a sostenere con un robusto intervento economico e, laddove possibile, anche con sostegni diplomatici, l\u2019onda corta delle rivolte, con l\u2019obiettivo di aiutare l\u2019onda lunga della trasformazione politica e sociale. Questa strategia flessibile ha naturalmente dei limiti: gli Usa si riservano nuovi interventi e misure di base all&#8217;evoluzione della situazione. <\/p>\n<p>D&#8217;altronde la diplomazia \u00e8 gi\u00e0 al lavoro per evitare che il cambiamento danneggi gli interessi di fondo degli Usa e dell\u2019Occidente. In questo quadro, l\u2019attenzione \u00e8 puntata soprattutto sull&#8217;Egitto, dove si profila una coalizione fra neonazionalisti e religiosi nei confronti della quale i paesi occidentali dovranno presto prendere posizione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il recente discorso al Dipartimento di Stato, il presidente Obama ha voluto pubblicamente chiarire la linea degli Stati Uniti sui drammatici sviluppi in Nord Africa e nel Medioriente. 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