{"id":1770,"date":"2006-08-28T00:00:00","date_gmt":"2006-08-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dopo-unifil-2-che-fare\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:21","slug":"dopo-unifil-2-che-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/08\/dopo-unifil-2-che-fare\/","title":{"rendered":"Dopo Unifil 2, che fare?"},"content":{"rendered":"<p>La risoluzione approvata dai ministri europei a Bruxelles nella loro riunione straordinaria del 25 agosto, sulla crisi del Libano e la forza Onu da inviarvi, \u00e8 molto deludente. I media hanno dato rilievo al pi\u00f9 congruo numero di truppe che alcuni membri dell\u2019Unione si sono alla fine decisi a mandare, in particolare al ripensamento della Francia, onde la riunione appare come un successo. Ma, in mancanza dell\u2019indicazione di una precisa prospettiva politica, di per s\u00e9 la missione militare non \u00e8 davvero molto significativa, anzi pu\u00f2 essere il prologo di un insuccesso. <\/p>\n<p>\u00c8 infatti ormai chiarissimo a tutti che la cessazione delle ostilit\u00e0 si regge dietro interpretazioni del tutto incongrue e intrinsecamente instabili da parte dei contendenti. Il Partito di Dio non intende disarmare e adombra un processo di reintegrazione politica del Libano che ha solo due possibili sbocchi: un Libano sotto l\u2019egemonia sciita oppure, non essendo tale egemonia accettata dagli altri, un altro round di guerra civile. Israele ha voluto una pausa di riflessione, ma tutto fa prevedere, a cominciare dal modo in cui gli sciiti vedono la tregua, che si potrebbe andare verso un secondo round del conflitto, come preannunciato dal ministro della Difesa, Peretz.<\/p>\n<p><b>Occorre una strategia politica<\/b><br \/>La forza Onu ha in realt\u00e0 un senso solo se accompagnata da una strategia politica, ma \u00e8 appunto questa strategia che risulta desolantemente assente dal burocratico pronunciamento dei ministri europei a Bruxelles \u2013 specchio della grave crisi in cui continua a versare l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Quale strategia politica? Fra le diverse indicazioni fornite dagli analisti, due appaiono particolarmente rilevanti. La prima \u00e8 l\u2019avvio di politiche occidentali volte a rafforzare la leadership moderata di Fuad Siniora e di quelli che l\u2019appoggiano (uno schieramento che largamente si sovrappone ma non coincide del tutto con il movimento del 14 Marzo \u2013 la manifestazione per l\u2019assassinio del presidente Hariri all\u2019origine del ritiro della Siria dal paese). La seconda \u00e8 l\u2019opportunit\u00e0 di una ripresa di contatto con la Siria, nel tentativo di cambiare le convenienze che determinano il posizionamento di questo paese nell\u2019equilibro di potere della regione.<\/p>\n<p>Entrambi questi obiettivi sono difficili da raggiungere. Innanzitutto, \u00e8 difficile sormontare l\u2019egemonia sciita e, in particolare, quella che esercitano gli sciiti del Partito di Dio. L\u2019esito del conflitto con Israele ha rafforzato l\u2019egemonia di questo partito. La sua capacit\u00e0 di intervento sul territorio in vista della ricostruzione \u2013 ben maggiore di quella del Governo \u2013 la sta rafforzando.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione nazionale di cui Sinora parla, a cominciare da quella fra milizia del Partito di Dio ed Esercito Libanese, \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9 che problematica. La coalizione del 14 Marzo rappresenta il modello cosmopolita ed estroverso che il presidente Hariri aveva iniziato a perseguire. Il Partito di Dio ha ben altri traguardi. Inoltre, le forze del 14 Marzo sono in minoranza rispetto a una dinamica demografica e politica che ha ormai di fatto reso obsolete anche le rinnovate basi dell\u2019accordo interconfessionale di Taif (che, concludendo la guerra civile del 1975-89, aveva cambiato quelle in favore dei maroniti, a loro volta ereditate dal mandato francese). <\/p>\n<p>Il Libano, sempre pi\u00f9, si prospetta come un paese a decisa dominanza sciita. In questa situazione, le interferenze esterne possono aiutare i moderati filo-occidentali, e perci\u00f2 sar\u00e0 utile una politica di sostegno a Siniora, ma devono procedere con cautela poich\u00e9 ogni forzatura esterna sui moderati libanesi pu\u00f2 trasformarsi in una forzatura interna e portare a uno nuovo scontro civile. Occorrer\u00e0 quindi venire incontro alle richieste del governo libanese, circa il contenzioso sulle fattorie di Cheeba\u2019a, i prigionieri, i campi minati, ma occorrer\u00e0 anche farlo in modo che le concessioni lavorino poi nelle mani del Governo e non in quelle del Partito di Dio.<\/p>\n<p><b>Il nodo della Siria<\/b><br \/>Difficile anche una ripresa dei contatti con la Siria, al fine di avvicinare (anche se non necessariamente alleare) questo paese all\u2019Occidente. Sono ormai numerose le voci che si levano in favore di una ripresa dei negoziati fra Israele e Siria, onde portare ad una restituzione del Golan in cambio di serie garanzie di sicurezza da parte siriana. Una di queste garanzie dovrebbe essere la cessazione dell\u2019appoggio di Damasco al Partito di Dio. <\/p>\n<p>Ma, a ben vedere, il nesso fra Siria e Hizbollah era effettivo quando la Siria esercitava una diretta tutela sul paese, mentre oggi questa tutela si \u00e8 per lo meno allentata e il nesso \u00e8 certamente meno cogente. Esso si riduce alla possibilit\u00e0 che la pace Siria-Israele porti ad interrompere l\u2019odierna logistica del traffico d\u2019armi. Ma, oltre a questo, cosa ci sia  in fondo al cuore dei siriani nessuno lo sa: il Golan, il Libano, il primato della Siria, il potere degli Assad e degli alawiti? O tutte queste cose insieme, sicch\u00e9 alla fine del negoziato Damasco intascherebbe il Golan ma potrebbe presentare altri conti.<\/p>\n<p>Anche qui, occorre cautela. L\u2019interruzione della logistica che oggi porta le armi allo Hizbollah non \u00e8 un risultato da trascurare, ma questo risultato non corrisponde a quello di cambiare il posizionamento regionale della Siria. Questo cambiamento richiederebbe una ripresa di costruttivi contatti fra Usa e Siria, pi\u00f9 e prima che una ripresa dei negoziati Siria-Israele. Ma la Rice non \u00e8 Kissinger e, quindi, oggi questa ripresa non \u00e8 plausibile. Una ripresa solo tra Siria e Israele potrebbe essere utile, ma il nuovo negoziato dovrebbe essere collocato in una prospettiva pi\u00f9 vasta onde non rischiare di trovarsi con risultati solo parziali tra le mani.<\/p>\n<p><b>Una prospettiva regionale<\/b><br \/>Dunque, le proposte che vengono fatte per un trattamento diplomatico della crisi \u2013 che la Unifil 2 \u00e8 semplicemente destinata a tamponare &#8211; prospettano risultati utili, quindi da perseguire, ma per nulla risolutivi. In effetti, la crisi libanese non \u00e8 che una delle emergenze di una regione che per motivi innanzitutto propri e poi per l\u2019insipienza delle politiche occidentali, \u00e8 ormai in costante convulsione. Per cui, una riflessione sul Libano oggi non pu\u00f2 che essere inclusa in una riflessione strategica sull\u2019insieme della regione. Due strategie si prospettano.<\/p>\n<p>Una colloca la crisi libanese in una prospettiva di lotta dell\u2019Occidente contro le forze ostili della regione, oggi contro l\u2019Iran, all\u2019apice di una piramide che comprende gli sciiti del Libano e dell\u2019Iraq. Questo fronte protegge il riarmo nucleare di Teheran, impedisce il consolidamento del governo nazionale uscito dalle elezioni irachene e rinsalda un fronte di forze risolute a buttare a mare Israele come non esisteva pi\u00f9 dalla fine degli anni Ottanta. La forza Onu \u00e8 vista come il primo passo di una riscossa da costruire assieme all\u2019attuale amministrazione Usa dopo il fallimento dell\u2019Iraq e mentre l\u2019Afghanistan resta incerto ed impervio. Questo \u00e8, per esempio, il senso dell\u2019editoriale di Riotta sul \u201cCorriere della Sera\u201d del 26 agosto: \u201cRoma e Parigi chiamano Bush\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019altra strategia vede la Unifil 2 e i passi diplomatici che pi\u00f9 sopra si sono prospettati come l\u2019inizio di una diplomazia complessiva volta a dare spazio alle forze che potrebbero essere amiche dell\u2019Occidente e che sono invece travolte o schiacciate dalle attuali politiche di scontro che l\u2019Occidente persegue. In questa prospettiva \u00e8 urgente un ritorno di Israele a negoziare una soluzione accettabile con i palestinesi. Una soluzione in questa direzione taglierebbe i denti a molte delle forze oggi ostili all\u2019Occidente, a cominciare dallo Hizbollah e, soprattutto, rafforzerebbe gli alleati arabi e musulmani dell\u2019Occidente, nel Nord Africa e nella penisola arabica. E avvicinerebbe, inoltre, quelle forze politiche islamiste che stanno imbastendo un discorso democratico all\u2019interno dei propri paesi. Non deve sfuggire che lo scontro essenziale sta da tempo avvenendo all\u2019interno del Medio Oriente e che a questo scontro \u00e8 legato il destino dei rapporti tra i paesi e i popoli di questa regione e quelli nostri. Perci\u00f2, l\u2019Occidente deve realizzare una strategia di alleanza e non di scontro totale.<\/p>\n<p>Questa seconda strategia \u00e8 quella che all\u2019Italia conviene seguire. Con la partecipazione alla forza Onu in prima posizione abbiamo fatto un passo giusto. Il secondo passo non deve muoversi sul sentiero strategico sbagliato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La risoluzione approvata dai ministri europei a Bruxelles nella loro riunione straordinaria del 25 agosto, sulla crisi del Libano e la forza Onu da inviarvi, \u00e8 molto deludente. I media hanno dato rilievo al pi\u00f9 congruo numero di truppe che alcuni membri dell\u2019Unione si sono alla fine decisi a mandare, in particolare al ripensamento della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1770"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1770"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1770\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67072,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1770\/revisions\/67072"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1770"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1770"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1770"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}