{"id":17730,"date":"2011-05-31T00:00:00","date_gmt":"2011-05-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lue-cambia-passo-nel-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:15","slug":"lue-cambia-passo-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/05\/lue-cambia-passo-nel-mediterraneo\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue cambia passo nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>Il 25 maggio la Commissione europea e l\u2019Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno lanciato una proposta di revisione della Politica europea di vicinato (Pev) che dal 2003 regola le relazioni dell\u2019Ue con i paesi vicini, ossia quelli dell\u2019Europa orientale, del Mediterraneo meridionale e del Caucaso.<\/p>\n<p>Non si tratta in realt\u00e0 di una rivoluzione copernicana, ma di una parziale riformulazione degli obiettivi e degli strumenti della Pev, unitamente a un incremento dei fondi ad essa destinati. Il documento, che sar\u00e0 discusso dal Consiglio dell\u2019Ue, \u00e8 il risultato di un processo di riflessione iniziato nel luglio 2010, prima, quindi, dei rivolgimenti politici nel mondo arabo, anche se questi ultimi hanno certamente reso tale revisione ancora pi\u00f9 urgente e necessaria.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 ambizioni<\/b><br \/>Il documento della Commissione \u00e8 stato pubblicato contestualmente ai rapporti annuali sullo stato di attuazione della Pev, divisi per paese e per settore. Il quadro che ne emerge \u00e8 ancora una volta disomogeneo, con alcuni paesi &#8211; tra i quali Marocco, Giordania e Moldova &#8211; e alcuni settori, che hanno fatto registrare sensibili progressi, mentre altri sono rimasti fermi o hanno visto deteriorarsi il quadro delle riforme.<\/p>\n<p>Il nuovo approccio ha tre direttrici principali.<\/p>\n<p>In primo luogo, la Commissione e l\u2019Alto rappresentante propongono di sostenere con pi\u00f9 decisione del passato i paesi vicini impegnati nella costruzione di una democrazia effettiva, che non si limiti al solo momento elettorale, ma includa i diritti civili e politici, come la libert\u00e0 di opinione ed espressione, la libera competizione tra partiti politici, l\u2019indipendenza della magistratura, ecc.<\/p>\n<p>In sostanza, bisogna assicurare che i paesi vicini costruiscano una democrazia profonda (\u201cdeep democracy\u201d) e non soltanto di facciata (\u201csurface democracy\u201d), com\u2019\u00e8 stato fino ad oggi per i governi autoritari del Sud del Mediterraneo, accomunati alle democrazie solo per gli appuntamenti elettorali, peraltro n\u00e9 liberi n\u00e9 imparziali. Per realizzare una vera democrazia nei paesi vicini, e in particolare in quelli del Sud del Mediterraneo, la Commissione e l\u2019Alto rappresentante propongono di impegnarsi di pi\u00f9 anche nel dialogo con le societ\u00e0 civili, elemento finora trascurato dalle politiche europee.<\/p>\n<p>Chiedono inoltre di sostenere non solo la crescita economica <i>tout court<\/i>, ma anche lo sviluppo sostenibile nei paesi vicini, con un\u2019attenzione speciale per la riduzione delle disparit\u00e0 regionali e sociali. Anche questo secondo obiettivo \u00e8 stato pensato soprattutto per i paesi del Mediterraneo meridionale che hanno registrato in questi anni una notevole crescita economica, ma anche una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che ha penalizzato soprattutto i giovani, in particolare quelli istruiti, e le donne. \u00c8 stata proprio questa sperequazione socio-economica, unitamente alla mancanza di libert\u00e0, alla base delle rivolte della \u201cprimavera araba\u201d.<\/p>\n<p>La terza direttrice di azione proposta dalla Commissione e dall\u2019Alto rappresentante \u00e8 il rafforzamento delle dimensioni regionali della Politica europea di vicinato, ad Est tramite l\u2019iniziativa del Partenariato orientale e a Sud tramite l\u2019Unione per il Mediterraneo, che pure versa in una grave crisi politica ed istituzionale.<\/p>\n<p><b>Nodo risorse<\/b><br \/>Per far fronte a questi nuovi e pi\u00f9 ambiziosi obiettivi, la Commissione e l\u2019Alto rappresentante propongono un significativo aumento dei fondi, finora piuttosto modesti, per i paesi vicini. Ai 5,7 miliardi di euro destinati al vicinato per il periodo fino al 2013, verranno aggiunti 1,242 miliardi di euro. \u00c8 previsto inoltre che la Banca europea per gli investimenti (Bei) incrementi il suo sostegno a favore dei paesi vicini, in particolare di quelli mediterranei. L\u2019obiettivo \u00e8 che giunga a finanziare da qui al 2013 una somma pari a quasi 6 miliardi di euro per i paesi della sponda Sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Il punto centrale della proposta si pu\u00f2 riassumere nella formula: pi\u00f9 sostegno da parte dell\u2019Ue ai paesi vicini in cambio di maggiori e pi\u00f9 incisive riforme democratiche (\u201cmore for more\u201d, \u201cpi\u00f9 in cambio di pi\u00f9\u201d, come recita il nuovo mantra della Commissione). I destinatari di questo nuovo approccio sono tutti i paesi vicini, sia orientali che mediterranei, ma \u00e8 soprattutto a questi ultimi che l\u2019Ue rivolge la sua proposta.<\/p>\n<p>I vicini del Mediterraneo si sono mostrati refrattari alle riforme auspicate dall\u2019Ue, soprattutto a quelle che dovevano portare a un sistema democratico e rispettoso dei diritti umani. L\u2019Ue, dal canto suo, ha basato la Pev sul principio della condizionalit\u00e0, ma lo ha poi applicato, all\u2019atto pratico, in modo erratico e spesso incoerente.<\/p>\n<p><b>Forma e sostanza<\/b><br \/>I regimi autoritari nei paesi dell\u2019area &#8211; alcuni sono ancora al potere &#8211; vedevano la Pev come un\u2019opportunit\u00e0 per approfondire i legami con l\u2019Ue sul piano economico e commerciale ed erano assai poco disposti a discutere di riforme politiche. D\u2019altro canto, l\u2019Ue, preoccupata che la stabilit\u00e0 di questi paesi venisse messa a repentaglio dall\u2019emergere di nuovi attori politici, come i partiti islamici, ha di fatto rinunciato a insistere sul tema delle riforme e della democrazia.<\/p>\n<p>Il nuovo approccio aspira dunque ad affrancarsi dall\u2019obiettivo di una \u201cstabilit\u00e0 formale\u201d, per privilegiare quella che Lady Ashton ha chiamato \u201cstabilit\u00e0 sostenibile\u201d. Come ha riconosciuto il Commissario europeo per l\u2019Allargamento e la politica di vicinato Fuele, l\u2019approccio precedente mancava di lungimiranza, e anche per questo si \u00e8 rivelato fallimentare. Pi\u00f9 condizionalit\u00e0 dunque, sia positiva &#8211; incentivi, come maggiori fondi, maggiori possibilit\u00e0 di accesso all\u2019Ue sia per i cittadini dei paesi vicini, sia per i prodotti in provenienza da questi paesi, in cambio di riforme &#8211; sia negativa &#8211; riduzione degli incentivi o misure coercitive, come le sanzioni, in caso di mancanza di riforme.<\/p>\n<p>Sono proposte tutt\u2019altro che rivoluzionarie, che mirano ad applicare ai paesi mediterranei una serie di incentivi gi\u00e0 promessi ai paesi dell\u2019Est nel quadro del Partenariato orientale. Inoltre, queste proposte erano gi\u00e0 state delineate in una precedente proposta della Commissione e dell\u2019Alto rappresentante, destinata ai soli paesi del Sud: il Partenariato per la Democrazia e la Prosperit\u00e0 condivisa nel Mediterraneo meridionale.<\/p>\n<p><b>Riequilibrio<\/b><br \/>La proposta sembra dunque rimettere in equilibrio le due principali componenti geografiche della Pev: la dimensione orientale e quella meridionale, riportando quest\u2019ultima pi\u00f9 vicina alla prima, anche perch\u00e9 non viene fatto alcun cenno a eventuali prospettive di adesione all\u2019Ue da parte dei paesi dell\u2019Europa orientale. In mancanza di nuovi allargamenti &#8211; oltre a quelli gi\u00e0 difficili ai paesi dei Balcani occidentali e alla Turchia &#8211; la Pev si configura sempre di pi\u00f9 come il grande quadro all\u2019interno del quale l\u2019Ue gestisce i rapporti bilaterali con una serie di paesi diversi tra loro.<\/p>\n<p>Molte sfide attendono comunque la nuova Politica di vicinato, D\u2019altronde, in una fase di ri-nazionalizzazione delle politiche estere, non \u00e8 facile arrivare a una coerente politica comune fra gli stati membri, come si \u00e8 visto chiaramente nel caso delle crisi in Nord Africa e dell\u2019intervento della coalizione occidentale contro il regime di Gheddafi in Libia.<\/p>\n<p>Tutt\u2019altro che scontata \u00e8 anche la cooperazione tra Bruxelles e le capitali europee sull\u2019immigrazione in provenienza dal Nord Africa, che \u00e8 una delle questioni centrali nei rapporti con i vicini del Sud.<\/p>\n<p>Alcuni europarlamentari del Partito popolare europeo hanno poi chiesto che i ventilati aumenti dei fondi della Pev siano ripartiti tra paesi del Sud e dell\u2019Est in modo che questi ultimi non siano penalizzati (in realt\u00e0, al momento i primi ricevono 6,9 euro a testa all\u2019anno e i secondi 5,2, se non si tiene conto dei fondi destinati all\u2019Autorit\u00e0 palestinese, che fa caso a s\u00e9). Si ripropone insomma all\u2019interno dell\u2019Ue la disputa tra i sostenitori dell\u2019uno e dell\u2019altro gruppo di paesi.<\/p>\n<p>L\u2019aumento dei fondi per la Pev nell\u2019ambito delle prossime prospettive finanziarie (2014-2020) sar\u00e0 inoltre complicato dalla scarsit\u00e0 di risorse dovuta alla crisi economico-finanziaria.<\/p>\n<p>Resta infine il rebus dell\u2019Unione per il mediterraneo (Upm). Non \u00e8 chiaro come la nuova Pev, con la sua maggiore enfasi sulla condizionalit\u00e0 e sul sostegno alla riforma dell\u2019assetto politico, potr\u00e0 conciliarsi e coordinarsi con l\u2019Upm, che punta invece alla realizzazione di alcuni progetti concreti nella regione mediterranea, relegando in una posizione marginale la promozione della democrazia e dei diritti umani.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi inoltre: <\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/eeas.europa.eu\/euromed\/docs\/com2011_200_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Partenariato per la Democrazia e la Prosperit\u00e0 condivisa nel Mediterraneo meridionale<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.ces.metu.edu.tr\/docs\/european_neighbourhood_policy.pdf\" target= \"blank\"><b><u> The European Neighbourhood Policy and the Southern Mediterranean<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/world\/enp\/pdf\/com_11_303_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Una nuova risposta per un vicinato che cambia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 25 maggio la Commissione europea e l\u2019Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno lanciato una proposta di revisione della Politica europea di vicinato (Pev) che dal 2003 regola le relazioni dell\u2019Ue con i paesi vicini, ossia quelli dell\u2019Europa orientale, del Mediterraneo meridionale e del Caucaso. 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