{"id":17760,"date":"2011-06-06T00:00:00","date_gmt":"2011-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-accordo-euromediterraneo-per-il-salvataggio-dei-migranti\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:14","slug":"un-accordo-euromediterraneo-per-il-salvataggio-dei-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/06\/un-accordo-euromediterraneo-per-il-salvataggio-dei-migranti\/","title":{"rendered":"Un accordo euromediterraneo per il salvataggio dei migranti"},"content":{"rendered":"<p>Il problema del salvataggio dei migranti continua a presentarsi con una ripetitivit\u00e0 esasperante e drammatica. Nulla fa pi\u00f9 notizia, nemmeno i naufragi di centinaia di persone disperse nel mare della fatalit\u00e0. Molti paesi mediterranei condividono la sensazione di ineluttabilit\u00e0 di queste tragedie, ma sono ben attenti a mantenere lo <i>status quo <\/i>delle (virtuali) competenze per la ricerca e soccorso in mare (Sar, secondo l\u2019acronimo inglese di \u201cSearch and Rescue\u201d). Anche l\u2019Organizzazione marittima internazionale (Imo) svolge i suoi compiti in materia per lo pi\u00f9 notarile.<\/p>\n<p>Solo l\u2019Italia si sforza di rimanere fedele agli ideali di abnegazione nel salvataggio della vita umana in mare, fedele alla sua visione universale dell\u2019assistenza umanitaria e alle sue nobili tradizioni marinare. Nonostante tutte le incongruenze della sua politica migratoria, l\u2019Italia ha infatti sempre mantenuto un approccio di alto profilo sul soccorso dei migranti, assumendosi gravose responsabilit\u00e0 non solo lungo le proprie coste, ma anche nelle altrui zone Sar, come quelle di Malta, Libia e Tunisia.<\/p>\n<p>Per quanto commendevole, l\u2019azione dell\u2019Italia appare per\u00f2 svincolata da un disegno mediterraneo complessivo, quasi fosse un semplice riflesso condizionato. Ed invece \u00e8 proprio questa la strategia da perseguire: assumere un ruolo guida nel Sar mediterraneo dei migranti, coinvolgendo l\u2019Unione europea, l\u2019Imo e gli Stati confinanti in un\u2019attiva cooperazione operativa.<\/p>\n<p><b>Omissioni maltesi<\/b><br \/>Arroccata nella difesa della sua enorme zona Sar, considerata non un\u2019area di responsabilit\u00e0 internazionale, ma come una sorta di spazio strategico, Malta non reagisce alle tante proteste italiane. Da ultimo il 30 maggio il ministro dell\u2019interno Maroni ha dichiarato che \u201cle autorit\u00e0 maltesi hanno applicato in modo singolare le norme di diritto internazionale, omettendo di intervenire in soccorso dei migranti in un contesto ad alto rischio: potenzialmente poteva essere una tragedia. Le navi de La Valletta pur presenti nella zona, si sono limitate ad affiancare l&#8217;imbarcazione fino al momento del suo ingresso nelle acque Sar italiane, circa 22 miglia a sud di Capo Passero, avvisando solo allora il comando generale delle capitanerie di porto\u201d.<\/p>\n<p>Le giustificazioni di un tale comportamento possono essere tante, ma \u00e8 evidente che l\u2019approccio maltese al Sar, anche per i limitati mezzi a disposizione e per l\u2019impossibilit\u00e0 di accogliere migranti e richiedenti asilo, \u00e8 diverso da quello italiano: soccorrere quando possibile, limitandosi a sorvegliare e coordinare negli altri casi o anche a richiedere l\u2019intervento dei mezzi italiani. <\/p>\n<p>Illuminante \u00e8 al riguardo il parere del ministro maltese Mifsud Bonnici: le imbarcazioni provenienti dalla Libia, ha sostenuto, \u201channo il diritto di passaggio [nelle acque internazionali della Sar] e nessuno pu\u00f2 fermarle. Fino a che esse non sono in pericolo (\u201cdistress\u201d) la questione non si pone\u201d.<\/p>\n<p><b>Posizione dell\u2019Ue <\/b><br \/>Il problema dell\u2019intervento Sar nei confronti di migranti che non richiedano di essere soccorsi \u00e8 affrontato dalle Linee guida sul Sar elaborate da Frontex, l\u2019agenzia europea per la sicurezza dei confini, e approvate dal Consiglio dell\u2019Unione il 26 aprile 2010. La posione dell\u2019Ue \u00e8 analoga a quella maltese: i migranti non in evidente pericolo vanno assistiti nella navigazione, ma il paese responsabile del Sar pu\u00f2 anche non intervenire in soccorso se essi non lo richiedono. Il paese che ospita l\u2019operazione Frontex ha per\u00f2 la facolt\u00e0 di dichiarare una situazione Sar. Le ambiguit\u00e0 della linea di Frontex potrebbero essere superate se il Sar divenisse la sua missione principale. <\/p>\n<p>In questo caso l\u2019Agenzia potrebbe finalmente assumere una posizione pi\u00f9 chiara sui rischi intrinseci che devono far ritenere in pericolo un\u2019imbarcazione sovraccarica. Il Sar dovrebbe allora scattare automaticamente e si applicherebbero gli altri principi delle linee guida relative al c.d. \u201cluogo sicuro\u201d, secondo cui le persone salvate vanno sbarcate nel paese da cui esse provengono o attraverso le cui acque territoriali o zona Sar (e questo Malta non l\u2019accetta) sono transitate. Qualora ci\u00f2 non sia possibile, lo sbarco pu\u00f2 avvenire nel paese che ospita l\u2019operazione.<\/p>\n<p><b>Leadership dell\u2019Italia<\/b><br \/>Bench\u00e9 da anni usufruisca a piene mani del concorso dell\u2019organizzazione Sar italiana, Malta non ha stipulato alcun accordo di cooperazione operativa con il nostro paese. Ma lo ha fatto nel 2008 con la Grecia. I due paesi hanno infatti stabilito di \u201ccooperare nelle rispettive Sar rispondendo alle richieste reciproche di assistenza operativa \u2026 ma senza alcun obbligo per lo Stato che ha condotto un\u2019operazione di accettare qualsiasi richiedente asilo\u201d. Un accordo, questo, semplice e pragmatico che per\u00f2 Malta non ha sentito il bisogno di proporre all\u2019Italia, preferendo la via della collaborazione <i>de facto<\/i>, meno impegnativa dal punto di vista politico. La risposta italiana ad una simile discriminazione non pu\u00f2 che essere adeguata al proprio ruolo mediterraneo.<\/p>\n<p>L\u2018organizzazione Sar dell\u2019Italia fa capo al Comando generale delle Capitanerie di Porto (Maricogecap) che, nella veste di \u201cCentro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo\u201d per conto del ministero delle infrastrutture e trasporti, assicura lo svolgimento dei servizi marittimi di ricerca e salvataggio nell\u2019ambito delle zone Sar di giurisdizione italiana, e tiene i contatti con i centri di coordinamento del soccorso degli altri Stati, secondo la Convenzione di Amburgo del 1979. Queste funzioni sono regolamentate dal DPR. 28 settembre 1994, n. 662 che, oltre all\u2019impiego dei mercantili cui l\u2019Autorit\u00e0 marittima pu\u00f2 richiedere che intervengano in soccorso, prevede anche il concorso dei mezzi aeronavali della Marina Militare, della Guardia di Finanza e degli altri Corpi.<\/p>\n<p>Se non la migliore in Europa, l\u2019organizzazione Sar italiana \u00e8 senz\u2019altro la prima nel Mediterraneo per efficienza, slancio motivazionale e adeguatezza di mezzi. Correlato alla costante operativit\u00e0 del nostro servizio Sar \u00e8 il fatto che l\u2019ordinamento giuridico italiano sanziona penalmente l\u2019omissione di soccorso in mare da parte di chiunque, sia civile che militare, non intervenga dopo esserne stato richiesto dallo stesso servizio.<\/p>\n<p>A questo punto all\u2019Italia potrebbe non interessare pi\u00f9 n\u00e9 la riduzione della Sar maltese, n\u00e9 la formalizzazione della cooperazione bilaterale. Quanto piuttosto la creazione di uno spazio Sar comune in cui collaborare su base di reciprocit\u00e0 con tutti i paesi vicini, compresa l\u2019Algeria, la Tunisia e la futura Libia. Un\u2019area che si sovrapponga alle Sar nazionali (\u00e8 questo del resto che ha gi\u00e0 fatto Malta con parte della nostra Sar) e che sia specificatamente dedicata al salvataggio dei migranti.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/medsea.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> (Ipotesi di zona di cooperazione Sar-migranti del Mediterraneo centrale).<\/font><\/p>\n<p><b>Oltre i nazionalismi<\/b><br \/>\u00c8 tempo di abbattere i muri (d\u2019acqua) che nel Mediterraneo impediscono quella collaborazione che nei mari chiusi dovrebbe essere la regola e che nel campo Sar \u00e8 stata gi\u00e0 realizzata nel Mar Nero e nell\u2019Artico.<\/p>\n<p>Lo scorso 12 maggio Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti hanno gettato le basi, nell\u2019ambito dell\u2019<i>Arctic Council<\/i>, per un nuovo approccio al Sar fondato sull\u2019impegno a mettere in atto congiuntamente le necessarie misure di assistenza nelle rispettive Sar (delimitate prescindendo dagli spazi marittimi nazionali). Lo stesso pu\u00f2 essere fatto nel Mediterraneo avendo di mira il salvataggio della vita dei migranti.<\/p>\n<p>La Decisione Frontex pu\u00f2 essere di ausilio nella parte in cui stabilisce vari criteri per lo sbarco dei migranti salvati. Ma Frontex non basta a risolvere il problema. Che necessita invece di un pi\u00f9 ampio contesto, magari regolamentato da un accordo regionale, dedicato specificatamente al soccorso dei migranti che \u00e8 cosa diversa dall\u2019ordinario Sar, tenendo anche conto del Protocollo di Palermo del 2000 relativo al traffico illegale di migranti.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, che sinora si \u00e8 assunta le maggiori responsabilit\u00e0 anche nelle Sar altrui, ha mezzi, uomini e ambizioni per proporsi come leader di questo esercizio. L\u2019Ue, l\u2019Imo e gli Stati nordafricani non potranno che assecondare un progetto di cos\u00ec alto livello. Anche Malta, ottenute garanzie sul luogo di sbarco, ne dovr\u00e0 riconoscere la validit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema del salvataggio dei migranti continua a presentarsi con una ripetitivit\u00e0 esasperante e drammatica. Nulla fa pi\u00f9 notizia, nemmeno i naufragi di centinaia di persone disperse nel mare della fatalit\u00e0. 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