{"id":17820,"date":"2011-06-11T00:00:00","date_gmt":"2011-06-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europei-in-fuga-dai-governi\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:12","slug":"europei-in-fuga-dai-governi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/06\/europei-in-fuga-dai-governi\/","title":{"rendered":"Europei in fuga dai governi"},"content":{"rendered":"<p>Contiamoli sulle dita di una mano: Spagna, Grecia, Slovenia, Malta e Cipro. Fanno cinque &#8211; e neppure tutti di prima grandezza -; e l\u00ec ci fermiamo. La pattuglia gi\u00e0 sparuta degli Stati dell\u2019Ue governati da coalizioni di centro-sinistra s\u2019\u00e8 costantemente assottigliata, dall\u2019inizio dell\u2019anno: fuori uno, senza colpo ferire, a ogni elezione. Dopo l\u2019Irlanda e la Finlandia, il Portogallo: le politiche 2011 nell\u2019Unione europea segnano un&#8217;ecatombe di governi; e sono tutti governi di centro sinistra.<\/p>\n<p>Tanto che, ormai, nell\u2019Ue, le formazioni al potere non di centro-destra, e talora con pesanti accenti xenofobi e anti-Islam, sono una specie in via d&#8217;estinzione. E l\u00e0 dove sopravvivono, poi, come in Spagna e in Grecia, se si votasse oggi, rischierebbero di scomparire. Fortuna che in Spagna si vota fra un anno (e allora, magari, le cose non andranno come alle municipali di maggio) e che per la Grecia c&#8217;\u00e8 ancora tempo, salvo collassi del paese e recessioni verso la dracma, che speriamo appartengano solo all\u2019inverosimile giornalistico.<\/p>\n<p><b>Svolta a destra<\/b><br \/>I risultati portoghesi sono stati senza sfumature, come lo erano gi\u00e0 stati quelli irlandesi e finlandesi: il Partito socialista, che guidava il governo dai primi anni duemila, s\u2019\u00e8 fermato al 28,1%, mentre il centrodestra ha superato, per la prima volta dalla fine del \u2018salazarismo\u2019, il 50% dei voti e dei seggi, con Psd al 38,6% e Cds all&#8217;11,7%.<\/p>\n<p>Pagano dazio, al voto, i governi dei paesi dell&#8217;euro forte, come la Finlandia, e quelli dei paesi dell&#8217;euro debole, come Irlanda e, appunto, Portogallo. Pagano dazio, cio\u00e8, i governi che subiscono le ricette del sacrificio e del \u2018giro di vite\u2019 loro imposte dai partner europei e dalle istanze tecniche sovra-nazionali, la Bce e l&#8217;Fmi. E pagano pure dazio i governi che stanno dalla parte di chi detta legge, ma che accettano di partecipare allo sforzo di salvataggio dei paesi pi\u00f9 malmessi. Vuoi vedere che, nell\u2019Europa della paura, la solidariet\u00e0 sia diventata un atteggiamento da punire, che la si eserciti fra Stati o verso i disperati in fuga  dalla povert\u00e0 e dalla violenza.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Europa che fatica a uscire dalla crisi del 2008 e che non riesce a blindare la sua moneta, che pure \u00e8 forte sui mercati dei cambi, dalle insidie della speculazione, i governi sono tutti, o quasi, ammalati di &#8216;cortoterminismo&#8217;: inseguono le pulsioni delle opinioni pubbliche, invece che pensare, senza miopie, a realizzare i propri programmi, e finiscono con il patire le scelte ancora pi\u00f9 &#8216;cortoterministe&#8217; dei loro cittadini. <\/p>\n<p>Dalle urne, escono solo no: ai sacrifici, alla solidariet\u00e0, all\u2019integrazione e alla generosit\u00e0, anche se, a ben guardare, i soldi dati a Grecia, Irlanda, Portogallo mica sono donati, ma solo prestati e a tassi non di favore. L\u2019unico s\u00ec \u00e8 quello alla paura, che induce a chiudere la porta e a barricarsi in casa. Discorsi che valgono per l\u2019immigrazione e nel sociale, oltre che nell\u2019economia e nella finanza.<\/p>\n<p><b>Senza precedenti<\/b><br \/>Il Partito popolare europeo (Ppe), che unisce i partiti dei 27 d\u2019ispirazione cristiana, gongola, dopo il voto in Portogallo &#8211; sia il Psd che il Cds sono suoi membri. Cos\u00ec, quando, il 23 giugno, i suoi leader si riuniranno a Bruxelles, per il vertice di partito che tradizionalmente precede il Consiglio europeo (23 e 24 giugno), ci saranno i capi di Stato o di governo di ben 17 Paesi Ue: non era mai successo nella storia dell\u2019Unione &#8211; gli altri sono 5 conservatori e 5, come abbiamo gi\u00e0 contato, di centro-sinistra: mosche bianche, ormai.<\/p>\n<p>Il presidente del Ppe, Wilfried Martens, ex premier belga, spiega cos\u00ec l\u2019avanzata senza precedenti: in Portogallo, come altrove, dice, \u201cci siamo guadagnati la fiducia dei cittadini per portare avanti le difficili, ma necessarie riforme economiche e strutturali\u201d. Per Martens, i voti centristi rafforzano \u201cla stabilit\u00e0 politica\u201d e danno slancio \u201calla crescita e alla creazione di posti di lavoro\u201d.<\/p>\n<p><b>L\u2019onda del rifiuto<\/b><br \/>Ma se il domino dei governi nell\u2019Ue dovesse continuare, il pendolo potrebbe ora rovesciarsi. Anzi, magari, un segnale d&#8217;inversione di tendenza sta gi\u00e0 partendo dall&#8217;Italia, con le amministrative e, adesso, i referendum. I prossimi grossi birilli saranno l&#8217;anno prossimo le presidenziali francesi e, poi, le politiche tedesche (oltre che le spagnole e, magari, le italiane, se ci fosse un\u2019accelerazione rispetto alle scadenze previste). <\/p>\n<p>Sarkozy e la Merkel, due \u2018pezzi grossi\u2019 dello schieramento europeo centrista e conservatore, rischiano, anche a giudicare dalle recenti municipali francesi e regionali tedesche &#8211; e lo stesso varrebbe per Berlusconi. Perch\u00e9, in realt\u00e0, l\u2019impressione \u00e8 quella che i voti 2011 siano di sanzione ai governi, quali che siano, pi\u00f9 che scelte politiche coerenti e costanti con barra al centro.<\/p>\n<p>Ma, attenzione! Se a guidare il pendolo della politica \u00e8 la paura, le oscillazioni possono andare fuori controllo: potrebbero persino spingersi pi\u00f9 in l\u00e0 di dove sono gi\u00e0 giunte e arrivare, cos\u00ec, in Francia al Fronte Nazionale di Martine Le Pen &#8211; l\u2019onda del rifiuto non la porter\u00e0 di sicuro all\u2019Eliseo, ma potrebbe portarla al ballottaggio, come gi\u00e0 riusc\u00ec a suo padre nel 2002; oppure, possono uscire dall\u2019asse destra-sinistra e deviare in Germania verso i Verdi, che, pi\u00f9 dei socialdemocratici, sono stati nelle ultime consultazioni regionali i veri beneficiari dell\u2019arretramento cristiano-democratico.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contiamoli sulle dita di una mano: Spagna, Grecia, Slovenia, Malta e Cipro. Fanno cinque &#8211; e neppure tutti di prima grandezza -; e l\u00ec ci fermiamo. 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