{"id":17830,"date":"2011-06-14T00:00:00","date_gmt":"2011-06-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-svolta-di-milano\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:12","slug":"la-svolta-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/06\/la-svolta-di-milano\/","title":{"rendered":"La svolta di Milano"},"content":{"rendered":"<p>Milano volta pagina, affidandosi a un nuovo Sindaco e a una nuova maggioranza in una fase decisiva della propria storia, quella che la vedr\u00e0 proiettata al centro dell\u2019attenzione del mondo in occasione dell\u2019Expo del 2015.<\/p>\n<p>\u00c8 certo impressionante (a parte ogni altra considerazione, in questa sede fuor di luogo) che la citt\u00e0 abbia voltato le spalle al Sindaco che l\u2019aveva lanciata verso un traguardo nuovo e ambizioso, forse non ancora ben compreso da Milano. Sicuramente, a Letizia Moratti non hanno giovato le diatribe successive all\u2019attribuzione dell\u2019Expo, che i milanesi non sentono ancora loro, accompagnando con sarcasmo e sostanziale indifferenza l\u2019attesa di un evento al quale sono stati attribuiti effetti decisivi per la collocazione internazionale della citt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Nel mondo<\/b><br \/>Ma c\u2019\u00e8, forse, in questo atteggiamento, del resto caratteristico di una certa propensione civica all\u2019<i>understatement<\/i> (nella migliore delle ipotesi) e all\u2019autoflagellazione (nella peggiore), la conferma di una diffusa convinzione: che cio\u00e8 l\u2019Expo possa s\u00ec consentire di accelerare qualche opera attesa da troppi anni, ma poco possa fare per modificare radicalmente la percezione di Milano sulla scena internazionale.<\/p>\n<p>Nel bene e nel male. I milanesi forse sottovalutano il ruolo che la propria citt\u00e0 mantiene a livello internazionale: tutte le classifiche sulla qualit\u00e0 della vita se non la proiettano nell\u2019alto della classifica, la vedono sempre implacabilmente prima, e assai distanziata, rispetto a qualunque altra metropoli italiana. Perfino nel turismo, qui alimentato dai grandi appuntamenti congressuali (e finalmente dotati ora di strutture acconce), Milano si colloca a sorpresa ai primissimi posti, con una permanenza media spesso pi\u00f9 lunga di quella di tante illustri citt\u00e0 d\u2019arte.<\/p>\n<p>Milano, insomma, resta la pi\u00f9 attrattiva citt\u00e0 d\u2019Italia per gli investimenti economici e finanziari. All\u2019ombra della Madonnina questi ultimi non cercano forse un tessuto sfolgorante di bellezze architettoniche e urbanistiche, ma sanno di trovare ancora una robusta rete fatta di decenti dotazioni infrastrutturali, efficienti servizi alle imprese, eccellenze in ambito formativo, sanit\u00e0 di primo livello, banche e finanza,  oltre che di gran parte di quel che resta in Italia di ricerca.<\/p>\n<p><b>Simbolo irrinunciabile<\/b><br \/>Negli anni, non remoti, in cui esercitavo le funzioni di assessore (anche) alle relazioni internazionali di Milano, rimanevo sempre stupito di cogliere quanto all\u2019estero la mia citt\u00e0 fosse ancora percepita come il simbolo irrinunciabile dell\u2019Italia produttiva e imprenditoriale, di quanto la sua immagine trascinasse (nel bene) quella di tutto il paese.<\/p>\n<p>Non credo che la situazione sia cambiata sostanzialmente: Milano resta ancora la porta d\u2019ingresso per l\u2019Italia intera; ma forse ne \u00e8 meno consapevole di un tempo. Con la conseguenza di alimentare polemiche (e confronti) spesso fuori di luogo; e di evitare accuratamente le questioni che davvero ne condizionano il futuro.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 reso pi\u00f9 problematico dal fatto che, per Milano, come per centinaia di medie citt\u00e0 europee, non esistono pi\u00f9 posizioni acquisite e vocazioni immutabili: la fine dell\u2019industria (almeno qui), anzi, e la trasformazione in citt\u00e0 dei servizi, pur vissuta senza i traumi che hanno desertificato tante altre citt\u00e0 svegliatesi orfane delle fabbriche, non consentono pi\u00f9 a nessuno di dormire sonni tranquilli. Il design, la moda fanno certamente di Milano un <i>brand <\/i>autorevole e riconosciuto; ma le professionalit\u00e0 che le sottendono si diffondono in tutto il mondo e promuovono una concorrenza che, a lungo andare, potrebbe diventare sempre pi\u00f9 insidiosa.<\/p>\n<p><b>Specificit\u00e0 e orgoglio<\/b><br \/>Risulta perci\u00f2 assai curioso, per non dire incomprensibile, l\u2019insistenza con la quale alcune forze politiche si stanno adoperando (promuovendo addirittura una mobilitazione popolare) per trasferire alcuni ministeri da Roma a Milano: c\u2019\u00e8 in questo gesto la negazione stessa di una specificit\u00e0 milanese finora fin troppo ostentata dalla citt\u00e0. La forza che Milano sentiva di esprimere era quella di essere radicalmente diversa da Roma: pietire ora dalla capitale il trasferimento di qualche secondario sportello pubblico (solo la Consob avrebbe senso fosse collocata definitivamente e completamente a Milano) rappresenta la negazione stessa di quella specificit\u00e0 e di quell\u2019orgoglio (ripeto: in parte, esasperati e ingiustificati).<\/p>\n<p>Ben altro serve a Milano. Il ruolo internazionale della citt\u00e0 dipender\u00e0 infatti, in primo luogo, dalla capacit\u00e0 di mantenere le proprie eccellenze, riconoscendole; e di difendere il proprio ruolo, ridefinendolo quando necessario. Pensiamo solo al grande patrimonio della rete universitaria e accademica che fa di Milano un\u2019autentica, e misconosciuta, citt\u00e0 degli studi. Rafforzare la propria attrattivit\u00e0 sugli studenti stranieri, richiamandone in numero sempre maggiore e costruendo una rete di collegamenti stabili per chi qui si \u00e8 laureato, significherebbe costruire un circuito di milanesi d\u2019adozione, sparsi per il mondo e  probabilmente inseriti nelle classi dirigenti di altri Paesi.<\/p>\n<p>Per farlo, occorre che le universit\u00e0 milanesi siano sempre pi\u00f9 competitive, sul fronte qualitativo; ma anche che tutta la citt\u00e0 si faccia sempre pi\u00f9 accogliente e sensibile alle esigenze (a partire dall\u2019alloggio) di studenti e <i>visiting professor<\/i>, per ribadire il proprio ruolo di grande centro nazionale della ricerca. Anche le grandi istituzioni culturali, a partire dalla Scala e dal Piccolo Teatro, svolgono oggi un ruolo insostituibile per affermare una qualit\u00e0 milanese che si proietta su tutta la cultura italiana.<\/p>\n<p><b>Patrimonio culturale<\/b><br \/>Non ho dati per dimostrare, come pure mi \u00e8 stato detto, che una tourn\u00e9e della Scala faccia vendere pi\u00f9 pizze in Giappone: ma certo essa contribuisce a far cogliere anche a pubblici lontani caratteristiche uniche del patrimonio culturale dell\u2019Italia, consentendo di cogliere i tratti pi\u00f9 autentici ed esclusivi di un\u2019autentica civilt\u00e0, che poi si riflettono nella capacit\u00e0 dei nostri produttori di incorporare valori immateriali che rendono uniche certe nostre produzioni industriali (competitive nonostante i costi, proprio perch\u00e9 dotate di un incommensurabile valore posizionale).<\/p>\n<p>Ancora: la forza del volontariato milanese contribuisce a sua volta a consolidare una presenza internazionale nell\u2019ambito della cooperazione allo sviluppo e delle grandi campagne umanitarie che qui sono espressione, di nuovo, della forza della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Una tentazione \u00e8 perci\u00f2 da sfatare: che difendere la proiezione internazionale di Milano spetti esclusivamente alle autorit\u00e0 pubbliche. Quando Milano si sentiva, anzi era, la cerniera dell\u2019Italia con l\u2019Europa, questo risultato dipendeva non da controverse decisioni politiche, ma dalla propensione dell\u2019impresa e della finanza cittadine a trascinare nel mondo la citt\u00e0 attraverso le proprie capacit\u00e0, anche di innovazione e di collaborazione tra soggetti diversi. <\/p>\n<p>Oggi che l\u2019identit\u00e0 sociale della citt\u00e0 si \u00e8 fatta pi\u00f9 labile e sfuggente, oggi che si moltiplicano i centri decisionali, che le grandi aggregazioni intorno alla borghesia produttiva e all\u2019aristocrazia operaia si sfrangiano e si atomizzano, diventa sempre pi\u00f9 difficile individuare centri di elaborazione di interessi comuni e condivisi, intorno ai quali la citt\u00e0 possa costruire strategie di comunicazione e attrattivit\u00e0 rivolte al mondo.<\/p>\n<p><b>Leadership<\/b><br \/>Spetta insomma in primo luogo alla societ\u00e0 civile di Milano manifestare la responsabilit\u00e0 di elaborare strategie di promozione che non si risolvano nella semplice comunicazione, ma affrontino in prospettiva i problemi sostanziali della citt\u00e0. Coinvolgendo, a differenza di quanto \u00e8 finora successo con l\u2019Expo, la cittadinanza, per recuperare un orgoglio civico che riconosca i punti di forza esistenti e individui quelli futuri.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questo invece il compito che spetta alla politica: in una citt\u00e0 democratica e pluralista come poche altre, perch\u00e9 espressione di interessi, poteri, autorit\u00e0 diffusi e ugualmente consolidati, la collocazione internazionale di Milano non si delibera a palazzo Marino, ma si costruisce giorno per giorno attraverso il recupero di una capacit\u00e0 di leadership, intesa come servizio e non come sopraffazione nei confronti del resto del paese. Ricordando che, in passato, Milano \u00e8 sempre stata fiera del proprio ruolo internazionale non perch\u00e9 convinta di poter fare da sola, ma perch\u00e9 sensibile alla responsabilit\u00e0 di favorire lo sviluppo del resto d\u2019Italia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano volta pagina, affidandosi a un nuovo Sindaco e a una nuova maggioranza in una fase decisiva della propria storia, quella che la vedr\u00e0 proiettata al centro dell\u2019attenzione del mondo in occasione dell\u2019Expo del 2015. \u00c8 certo impressionante (a parte ogni altra considerazione, in questa sede fuor di luogo) che la citt\u00e0 abbia voltato le [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17830"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17830"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17830\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63585,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17830\/revisions\/63585"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}