{"id":17860,"date":"2011-06-16T00:00:00","date_gmt":"2011-06-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/politica-estera-tra-discontinuita-e-regressione\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:10","slug":"politica-estera-tra-discontinuita-e-regressione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/06\/politica-estera-tra-discontinuita-e-regressione\/","title":{"rendered":"Politica estera tra discontinuit\u00e0 e regressione"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha impiegato decenni per acquisire una posizione autorevole nella comunit\u00e0 internazionale. Malgrado pesanti debolezze per l\u2019instabilit\u00e0 politica interna, l\u2019Italia faceva parte della pattuglia di punta (espressa dalla partecipazione al G7) della comunit\u00e0 internazionale e occupava una posizione di spicco in Europa.<\/p>\n<p>I governi tenevano la rotta con equilibrio: Europa, Usa, Onu, Mediterraneo, distensione Est-Ovest erano la stella polare. Agivano anche con coraggio quando, agli inizi degli anni ottanta, l\u2019Italia accett\u00f2 il dispiegamento sul proprio territorio dei missili Cruise per contrastare la minaccia degli SS20 sovietici. In sostanza, fino al 2001, l\u2019Italia ha seguito una linea di coerenza, continuit\u00e0, concretezza. Ha svolto un ruolo d\u2019avanguardia in Europa. Sapeva che, in caso contrario, sarebbe scivolata verso la marginalizzazione e l\u2019irrilevanza.<\/p>\n<p><b>Distacco dalla tradizione<\/b><br \/>\nSuccessivamente, la politica estera ha preso la strada della discontinuit\u00e0 e della regressione. Perch\u00e9 si \u00e8 arrivati a questo? Dopo le elezioni politiche del 2001, la nuova maggioranza ha voluto marcare una discontinuit\u00e0 rispetto al passato. Nella forma non \u00e8 avvenuto nulla, nella sostanza parecchio: in Europa, accantonamento dell\u2019equilibrio fra collaborazione intergovernativa e sovranazionalit\u00e0 a vantaggio della prima; in Medio Oriente, rinuncia all\u2019equilibrio fra Israele e mondo arabo a favore d\u2019Israele.<\/p>\n<p>Fu l\u2019inizio di una sequenza di errori &#8211; simboleggiati dal fallimento (inclusa la mancata approvazione del Trattato costituzionale) della presidenza italiana dell\u2019Unione Europea nella seconda met\u00e0 del 2003 e dall\u2019asse Aznar, Berlusconi, Blair durante il conflitto in Iraq &#8211; tutti evitabili. Tuttora non si capisce il motivo di questo radicale mutamento rispetto al passato. Alla base vi erano inesperienza, indifferenza, presunzione, fastidio per le regole europee.<\/p>\n<p>L\u2019errore fondamentale, che si \u00e8 trascinato dietro molti altri, \u00e8 stato la rinuncia alla tradizionale visione europea dell\u2019Italia: l\u2019Unione Europea ha cominciato ad essere irrisa dai membri dello stesso governo, l\u2019euro attaccato al momento della sua introduzione, il ruolo di sintesi, esercitato dall\u2019Italia fra l\u2019asse franco-tedesco, da un lato, e gli Stati medio-piccoli, dall\u2019altro, \u00e8 stato abbandonato. Lo schieramento incondizionato a fianco d\u2019Israele ha impedito all\u2019Italia di svolgere una politica mediterranea.<\/p>\n<p>Durante gli otto anni della presidenza Bush, i rapporti con gli Stati Uniti sono entrati in un\u2019inedita fase d\u2019esaltazione e subordinazione, poi ridimensionata da Barack Obama. Il legame con la Russia, gestito con assiduit\u00e0 e successo dai passati governi, ha acquisito un\u2019impronta personale e fuori da uno schema ragionevole di politica estera. Altrettanto va detto per quello con la Libia. Due presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano, in spirito di collaborazione istituzionale, hanno incoraggiato il governo a neutralizzare atteggiamenti scomposti e svolgere un ruolo propositivo nell\u2019integrazione europea.<\/p>\n<p><b>Prezzo elevato<\/b><br \/>\nIl distacco da una collaudata tradizione ha avuto un prezzo elevato. Ha facilitato il passaggio dalla discontinuit\u00e0 alla regressione. Negli ultimi mesi, gli orientamenti e propositi dell\u2019Italia sono cambiati da un giorno all\u2019altro. L\u2019indebolimento della politica estera \u00e8 diventato visibile in aree vitali per l\u2019Italia: lo attestano la spregiudicatezza verso l\u2019Europa sull\u2019immigrazione, (se l\u2019agenzia europea Frontex \u00e8 debole la responsabilit\u00e0 \u00e8 anche nostra), il litigio italo-francese (evitabile qualora avesse prevalso buon senso da entrambe le parti), la mancanza di un dialogo con la Germania, le contraddizioni giornaliere sull\u2019impegno militare in Libia, l\u2019ossessione per l\u2019arrivo dei rifugiati a Lampedusa.<\/p>\n<p>\u00c8 assurdo che un paese proiettato sul Mediterraneo sia privo di una politica in quest\u2019area vitale perch\u00e9 un partito di governo, la Lega Nord, subordina l\u2019interesse nazionale ai propri calcoli elettorali. La cecit\u00e0 arriva al punto d\u2019invocare l\u2019interruzione delle ostilit\u00e0 in Libia, magari prima della rimozione del colonnello Gheddafi, come solo modo per bloccare l\u2019arrivo dei profughi in fuga dal conflitto o proporre ridicoli blocchi navali. Politica estera e politica interna sono sempre state strettamente intrecciate, ma una dipendenza cos\u00ec vistosa dalla politica interna non era ancora avvenuta.<\/p>\n<p>Il crinale su cui agisce la politica estera del paese si \u00e8 assottigliato. Palazzo Chigi non fornisce un indirizzo. La Farnesina \u00e8 disorientata. Rimane la supplenza esercitata dal Quirinale sull\u2019Europa, verso gli Stati Uniti, in Medio Oriente (riconoscimento dello Stato palestinese). Oggi, come all\u2019epoca di Ciampi, interpreta gli interessi profondi del Paese e assicura la continuit\u00e0 dell\u2019azione internazionale dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Isolamento<\/b><br \/>\nLa disinvoltura di comportamenti porta a una presa di distanza, soprattutto da parte europea e americana, da un paese con cui bisogna andare d\u2019accordo, ma che viene associato alla inaffidabilit\u00e0. Ne consegue che l\u2019Italia rimane un interlocutore obbligato, ma non ricercato. D\u2019altra parte, la politica estera non agisce nel vuoto: ha bisogno della dignit\u00e0 delle istituzioni e della politica.<\/p>\n<p>Non ci si pu\u00f2 dunque aspettare nulla quando il Parlamento diventa un luogo volgare dominato dal mercanteggiamento di deputati, quando un partito di governo irride all\u2019unit\u00e0 nazionale, quando la Costituzione \u00e8 costantemente vilipesa, quando l\u2019obbligo del risanamento finanziario sollecitato da Bruxelles \u00e8 irresponsabilmente minimizzato (rinvio del pareggio di bilancio al 2016) da settori influenti della maggioranza, quando l\u2019economia ristagna. All\u2019estero, queste consuetudini, senza precedenti altrove, suscitano fastidio.<\/p>\n<p>\u00c8 inevitabile che la politica estera sia vittima di questo modo d\u2019agire e che ne soffrano i campi dove l\u2019Italia si fa valere (ad esempio in Afghanistan). Alla lunga il disimpegno dell\u2019Europa ha fatto sentire i propri effetti ovunque: eravamo degli europeisti seri e convinti; siamo diventati degli europeisti annoiati e distratti.<\/p>\n<p>\u00c8 casuale se un paese dalla collaudata tradizione europeista collezioni solo insuccessi (brevetto europeo, diffusione dell\u2019italiano nelle istituzioni comunitarie, made in Italy, servizio diplomatico europeo) e sia sparito, con l\u2019eccezione dello sforzo per stabilizzare l\u2019euro, dal dibattito intereuropeo?<\/p>\n<p>L\u2019Europa non ha aspettato l\u2019Italia: \u00e8 guidata da un asse franco-tedesco, non saldo come prima, ma ancora efficace. Un paese fondatore dell\u2019Unione europea ha perso ogni capacit\u00e0 propositiva in materia d\u2019avanzamento dell\u2019unit\u00e0 europea. Questa \u00e8 l\u2019amara verit\u00e0 e bisogner\u00e0 pur trovare un rimedio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha impiegato decenni per acquisire una posizione autorevole nella comunit\u00e0 internazionale. Malgrado pesanti debolezze per l\u2019instabilit\u00e0 politica interna, l\u2019Italia faceva parte della pattuglia di punta (espressa dalla partecipazione al G7) della comunit\u00e0 internazionale e occupava una posizione di spicco in Europa. 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