{"id":17900,"date":"2011-06-21T00:00:00","date_gmt":"2011-06-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leuro-alla-prova-della-crisi-greca\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:10","slug":"leuro-alla-prova-della-crisi-greca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/06\/leuro-alla-prova-della-crisi-greca\/","title":{"rendered":"L\u2019euro alla prova della crisi greca"},"content":{"rendered":"<p>La crisi del debito di alcuni paesi periferici dell\u2019Europa ha fatto gridare ancora una volta alla crisi dell\u2019euro. Crisi dovuta al fatto che la medicina che i paesi deboli devono prendere per rimediare ai propri debiti non farebbe che peggiorare il problema: Grecia, Portogallo e Irlanda (della quale, per i suoi legami con il Regno Unito, si tende a tacere, puntando il dito sull\u2019Europa meridionale) si sarebbero messi \u201cnei pasticci\u201d perch\u00e9, per anni, hanno speso di pi\u00f9 di quanto non abbiano incassato dal fisco.<\/p>\n<p><b>Onori e oneri<\/b><br \/>Si dimentica per\u00f2 che per anni, avendo investito molto indebitandosi (e l\u2019Irlanda comportandosi da paradiso fiscale), sono stati considerati paesi virtuosi e modelli da studiare. Ora, per\u00f2, l\u2019accumulo del debito ha fatto temere agli investitori che tali paesi non siano in grado di rimborsarlo, e i tagli alla spesa proposti dai governi, o imposti dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dall\u2019Unione europea (Ue), stanno facendo aumentare gli <i>spread <\/i>rispetto ai paesi virtuosi e. di conseguenza, l\u2019onere degli interessi passivi.<\/p>\n<p>L\u2019analisi della crisi \u00e8 ineccepibile; chiunque spenda a lungo somme eccedenti le entrate crea \u201ctimori\u201d nei propri creditori, quando ci siano sintomi di incapacit\u00e0 ad adempiere alle proprie obbligazioni. <\/p>\n<p>Poi per\u00f2, con un plateale salto logico, si attribuiscono le difficolt\u00e0 dei paesi in crisi alla moneta unica, sostenendo che ridurre costi e salari all\u2019interno di una unione monetaria non sarebbe praticabile e avrebbe effetti perversi sull\u2019onere del debito.<\/p>\n<p>Certo, al di fuori di un\u2019unione monetaria si pu\u00f2 sempre svalutare<i> individualmente<\/i> (come fanno gli Stati Uniti e come a lungo ha fatto l\u2019unione monetaria nel suo complesso rispetto ad alcune valute rifugio, come il franco svizzero, e sta facendo oggi anche rispetto a dollaro e sterlina), ma ci\u00f2 non fa che scaricare la perdita sui creditori, esattamente come un\u2019inadempienza esplicita, totale o parziale, del paese insolvente.<\/p>\n<p>Ad essere errato \u00e8 l\u2019assunto secondo cui far parte di una unione monetaria imponga automaticamente degli oneri agli altri partecipanti per la cattiva gestione della finanza di alcuni di essi, mentre la responsabilit\u00e0 per la situazione ricade prevalentemente su chi la situazione ha creato. L\u2019assunto, assai comodo per chi abbia concesso prestiti eccessivi a uno o pi\u00f9 paesi indebitati dell\u2019eurozona (Portogallo, Grecia, Irlanda), come hanno fatto sia le banche inglesi sia quelle francesi e tedesche, implica il tentativo di attribuire la responsabilit\u00e0 dei problemi al segno monetario (l\u2019euro) piuttosto che alla <i>governance <\/i>del debito; attribuibile &#8211; questa, non solo ai cattivi debitori, ma anche ai loro specularmente cattivi creditori, nonch\u00e9 a disattenti regolatori.<\/p>\n<p><b>Rafforzamento dell\u2019euro<\/b><br \/>\u00c8 il far parte di una unione politica, se mai, a innescare tali oneri; la Gran Bretagna, ad esempio, lamenta di essere chiamata a sopportare (in modesta misura) l\u2019onere del pacchetto di salvataggio portoghese, ma i paesi dell\u2019euro sarebbero chiamati a fare altrettanto &#8211; sia direttamente sia tramite il Fmi &#8211; se in crisi fosse la Gran Bretagna; che di difficolt\u00e0 economiche oggi ne ha a sufficienza. Questo tipo di analisi per\u00f2 permette agli euroscettici di parlare di \u201c<i>imbroglio dell\u2019eurozona<\/i>\u201d e di vantare la saggezza della decisione britannica di restare fuori dall\u2019euro.<\/p>\n<p>Le conseguenze politiche delle incertezze europee sono evidenti e aumentano i casi che dimostrano, oggi, il disamore per la moneta unica e ancor pi\u00f9 per l\u2019Unione. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 opportuno distinguere, senza confondere problema monetario e problema debitorio. Anche perch\u00e9 spesso gli \u201cal lupo al lupo\u201d hanno tutta l\u2019aria di servire ad allontanare l\u2019attenzione dai gravi problemi di altri paesi rispetto a quelli presi di volta in volta di mira.<\/p>\n<p>Non si fa infatti che parlare di crisi dell\u2019euro, ma l\u2019euro per mesi si \u00e8 rafforzato, e non poco, nei confronti sia del dollaro sia della sterlina. Si sostiene che non sarebbe opportuno avere un tasso d\u2019interesse unico per tutti i paesi dell\u2019euro; ma si dimentica che ci\u00f2 \u00e8 altrettanto vero per gli Stati Uniti, (ad esempio, tra California, Stato di New York o Louisiana), e che i differenziali di rischio portano, tenuto conto degli<i> spread<\/i>, ad avere tassi d\u2019interesse diversi da paese a paese anche nell\u2019Unione, cos\u00ec come avviene, all\u2019interno dei singoli paesi, tra impresa e impresa, settore e settore.<\/p>\n<p><b>Nostalgia immotivata<\/b><br \/>Il vero problema, per l\u2019euro, pare la memoria delle valute singole, che fanno ancora auspicare, ad alcuni nostalgici, ritorni al passato che nessuno pi\u00f9 ipotizzerebbe per il dollaro (se fallisce la Orange County nessuno pensa che la California possa crearsi una propria moneta); ma la tentazione esiste per il Marco e la Lira. Ma davvero era meglio portarsi in tasca venti valute per andare in giro per l\u2019Europa? Ma davvero non siamo pi\u00f9 ricchi e integrati che prima dell\u2019euro? Ma davvero si pu\u00f2 ancora pensare che l\u2019euro non sia una vera moneta, ma il ricordo di un paniere monetario? Sembra diffusa la nostalgia per differenziali di inflazione, svalutazioni competitive e crisi dei cambi, ed \u00e8 sgradita la disciplina che nessuno ha saputo, n\u00e9 voluto, imporre<i> ex ante<\/i>. Prima si fanno affari, e poi si cerca di attribuirne l\u2019onere alla parte pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi, sbandierata persino da un rappresentante della Grecia nell\u2019Unione, che il paese possa risolvere i propri problemi abbandonando l\u2019euro e ritornando alla dracma, dimostra solo che si parla spesso senza troppa consapevolezza. Il debito greco infatti \u00e8 denominato in euro e sarebbe impossibile convertirlo in dracme senza il consenso dei creditori; tanto pi\u00f9 al tasso di cambio, ormai irrilevante, del momento dell\u2019adesione alla moneta unica.<\/p>\n<p>Persino se la Grecia potesse farlo, per poi battere moneta in grande quantit\u00e0 per \u201cadempiere\u201d alle proprie obbligazioni in maniera (apparentemente) indolore, non potrebbe che vivere una crisi analoga a quella del marco tedesco degli anni Venti del secolo scorso. Tornerebbe utile &#8211; ottant\u2019anni dopo &#8211; l\u2019analisi di Costantino Bresciani Turroni (<i>Le vicende del marco tedesco<\/i>, Milano, 1931, ampliato, in inglese, nel 1937 col titolo <i>The Economics of Inflation: A Study of Currency Depreciation in Post-War Germany<\/i>, 1914-1923).<\/p>\n<p>Bisogna ricordare, infine, che il debito di una grande banca, americana, britannica, tedesca, \u00e8 un multiplo di quello portoghese, di quello greco; e mentre \u00e8 opportuno imporre regole a tali paesi, ne andrebbero imposte di assai pi\u00f9 stringenti ai loro creditori, senza lasciare troppi compiti politici, in Europa alla sola Banca centrale europea (Bce) a livello aggregato, e ai singoli paesi interessati in ordine sparso.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 Europa e maggiore capacit\u00e0 di analisi obiettiva parrebbero la terapia da adottare con urgenza. Se esiste un vero rischio di destabilizzazione dell\u2019intera area dell\u2019euro, a causa della crisi di paesi che rappresentano meno del 5% dell\u2019economia europea, i paesi maggiori devono farsi promotori \u00e8i\u00f9 attivamente di una politica comune; evitando che i singoli Stati si possano indebitare in misura eccessiva, assorbendo l\u2019eccesso di liquidit\u00e0 (e le esportazioni) dei paesi che si pretendono virtuosi e avvalendosi della complicit\u00e0 delle banche finanziatrici.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi del debito di alcuni paesi periferici dell\u2019Europa ha fatto gridare ancora una volta alla crisi dell\u2019euro. 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