{"id":17930,"date":"2011-06-23T00:00:00","date_gmt":"2011-06-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-ambizioni-della-presidenza-polacca-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:09","slug":"le-ambizioni-della-presidenza-polacca-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/06\/le-ambizioni-della-presidenza-polacca-dellue\/","title":{"rendered":"Le ambizioni della presidenza polacca dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il primo luglio la Polonia, per la prima volta dall\u2019adesione all\u2019Ue, assumer\u00e0 la presidenza di turno semestrale dell\u2019Unione europea. \u00c8 una sfida impegnativa. Delineare le priorit\u00e0 della presidenza ed elaborare il programma del semestre richiede mesi di preparazione, sia a Bruxelles che a livello nazionale. Attualmente uno stato membro detiene la presidenza una volta ogni 14 anni: \u00e8 dunque molto importante non deludere le aspettative.<\/p>\n<p><b>Occasione unica<\/b><br \/>\nSar\u00e0 infatti la prima presidenza per la Polonia e molti sono curiosi di vedere come svolger\u00e0 tale ruolo un paese di recente adesione all\u2019Ue e che coltiva ambizioni regionali. Il primo obiettivo di Varsavia \u00e8 di promuovere un\u2019agenda per l\u2019Europa che vada ben oltre la semplice sommatoria degli interessi nazionali degli stati membri.<\/p>\n<p>La presidenza polacca pu\u00f2 inoltre essere considerata la prima vera prova per l\u2019assetto istituzionale post-Lisbona. Dopo l\u2019entrata in vigore del nuovo Trattato sono state portate a termine ben tre presidenze dell\u2019Ue, ma esse hanno avuto luogo in un momento di transizione e di non facile adattamento alle innovazioni. I paesi che hanno assunto la presidenza hanno dovuto inoltre fronteggiare impegnative emergenze interne: la Spagna la crisi economica, il Belgio l\u2019assenza di un governo nazionale, l\u2019Ungheria la disputa sulla controversa legge sull\u2019informazione.<\/p>\n<p>Nessuna delle presidenze post-Lisbona ha offerto un efficace modello di cooperazione interistituzionale, anche se si pu\u00f2 legittimamente sostenere che, ai sensi del Trattato di Lisbona, la presidenza di turno non deve assumere un ruolo da protagonista, ma limitarsi a coordinare le attivit\u00e0 correnti del Consiglio. La Polonia, in ogni caso, cercher\u00e0 di definire con pi\u00f9 chiarezza i limiti entro i quali la presidenza si pu\u00f2 spingere.<\/p>\n<p>Nei prossimi mesi, inoltre, l\u2019Unione dovr\u00e0 affrontare alcune prove cruciali per il suo futuro e l\u2019apporto della presidenza polacca potr\u00e0 essere particolarmente importante.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 ambiziose<\/b><br \/>\nC\u2019\u00e8 innanzitutto la crisi economica. Indebitamente considerata una crisi dell\u2019euro, essa \u00e8 in realt\u00e0 il risultato della negligenza di alcuni membri dell\u2019eurozona e dell\u2019infrazione di regole macroeconomiche fondamentali. Secondo un giudizio largamente condiviso, la Polonia, che non ha ancora adottato la moneta comune, \u00e8 l\u2019unico stato membro che ha attraversato indenne la crisi, anche grazie alle sue politiche di rigore.<\/p>\n<p>Varsavia ha mostrato seriet\u00e0 e responsabilit\u00e0 aderendo al Patto Euro Plus. Assumendo la presidenza dell\u2019Ue, la Polonia vorr\u00e0 diffondere all\u2019interno dell\u2019Unione maggiore ottimismo sull\u2019economia e sosterr\u00e0 con convinzione un solido approccio macroeconomico. Porr\u00e0 l\u2019accento sul nuovo modello di crescita, sulla valorizzazione del potenziale ancora inutilizzato del mercato unico, sull\u2019eliminazione degli ostacoli all\u2019integrazione economica e sul rafforzamento della competitivit\u00e0 dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>La seconda sfida \u00e8 costituita dai negoziati sul bilancio dell\u2019Ue per il 2012 e sulle prospettive finanziarie per il 2014-2020. Entrambe le questioni richiedono una gestione cauta, poich\u00e9 creeranno tensioni tra gli stati membri. Si riprodurr\u00e0 la divisione tra chi sostiene la necessit\u00e0 di aumentare il bilancio dell\u2019Ue e chi invece chiede tagli che lo portino sotto l\u20191% del Pil dell\u2019Unione. Raggiungere un accordo non sar\u00e0 facile: gi\u00e0 l\u2019anno scorso le divergenze tra le istituzioni e gli stati membri hanno rischiato di far naufragare il negoziato.<\/p>\n<p>La terza sfida riguarda il vicinato. Grazie alla sua posizione strategica, la Polonia ha assunto un ruolo di \u201cpatrocinio\u201d nei confronti dei vicini orientali dell\u2019Ue. Un esempio \u00e8 offerto dall\u2019impegno polacco per la realizzazione del Partenariato orientale. La presidenza dell\u2019Ue non potr\u00e0, comunque, rimanere indifferente ai cambiamenti epocali in corso sulla sponda sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Lo sviluppo degli eventi evidenzia la difficolt\u00e0 dell\u2019Ue di intervenire in modo rapido ed efficace, e molte critiche si sono levate per le profonde divisioni interne (emerse soprattutto sulla missione in Libia) e per i gravi ritardi ad assumere una posizione coerente sulla cosiddetta \u201cprimavera araba\u201d.<\/p>\n<p>La Polonia cercher\u00e0 di mediare tra le due dimensioni della politica di vicinato, quella orientale e quella mediterranea, sottolineandone la complementariet\u00e0, e proporr\u00e0 che si aumentino i fondi per lo sviluppo della cooperazione con i vicini dell\u2019est e del sud. L\u2019attuale revisione della politica di vicinato offre un\u2019ottima opportunit\u00e0 per creare nuove sinergie tra le due dimensioni, dedicando maggiore attenzione alla societ\u00e0 civile e anteponendo i valori agli interessi economici. La Polonia, del resto, vanta una certa esperienza nella transizione da un regime autoritario a uno democratico.<\/p>\n<p>Quanto detto sinora \u00e8 valido anche per la quarta sfida, quella della sicurezza. Senza l\u2019intervento della Nato, probabilmente, il corso degli eventi in Libia sarebbe stato diverso. L\u2019Ue dovrebbe riflettere sulla necessit\u00e0 di acquisire capacit\u00e0 militari proprie, anche iniziando con dimensioni ridotte. Ma la questione della sicurezza va ben oltre gli aspetti militari e di <i>intelligence<\/i>. La presidenza polacca porr\u00e0 l\u2019accento, in particolare, sulla sicurezza alimentare (tornata di attualit\u00e0 con le notizie che provengono dalla Germania), sulla sicurezza cibernetica e su quella energetica.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo impegno riguarda il mercato unico e, pi\u00f9 in generale, lo spazio di libert\u00e0, sicurezza e giustizia all\u2019interno dell\u2019Ue. L\u2019improvviso afflusso di immigrati in fuga dal Nord Africa ha provocato un acceso dibattito sulle frontiere interne dell\u2019Unione. Francia e Italia hanno perfino preso in considerazione la chiusura temporanea delle loro frontiere. La Danimarca voleva seguire la stessa strada, anche se poi, stando alle ultime notizie, \u00e8 tornata sui suoi passi. La Polonia vuole difendere la libert\u00e0 di movimento all\u2019interno dell\u2019Unione e, contemporaneamente, convincere gli stati membri che la rinuncia a Schengen metterebbe in discussione il mercato unico, provocando effetti potenzialmente devastanti. Tale dibattito, peraltro, si svolger\u00e0 proprio mentre Bulgaria e Romania premono per essere ammesse nell\u2019area Schengen.<\/p>\n<p>Senza dubbio la Polonia \u00e8 pronta ad assumere la presidenza e a offrire il suo contributo per affrontare le diverse crisi in atto. Le priorit\u00e0 di Varsavia sono chiare e riflettono i problemi e i bisogni attuali dell\u2019Unione. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che far\u00e0 leva sulla visibilit\u00e0 e influenza che si \u00e8 conquistata negli ultimi anni per rafforzare il profilo della presidenza di turno dell\u2019Ue nell\u2019era post-Lisbona.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo luglio la Polonia, per la prima volta dall\u2019adesione all\u2019Ue, assumer\u00e0 la presidenza di turno semestrale dell\u2019Unione europea. \u00c8 una sfida impegnativa. Delineare le priorit\u00e0 della presidenza ed elaborare il programma del semestre richiede mesi di preparazione, sia a Bruxelles che a livello nazionale. 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